Biblioteca Universitaria di Napoli

La Biblioteca Universitaria di Napoli apre le porte

Custoditi oltre un milione di libri, tra cui le incisioni dantesche attribuite al Botticelli e le primissime edizioni a stampa.

Biblioteca Universitaria di Napoli

Velluti luccicanti, ori laminati e minuziose decorazioni floreali: sono le preziosissime rilegature frutto del lavoro certosino dei più abili artigiani e orefici del Regno dei Borbone ad introdurci in un viaggio alla scoperta della Biblioteca Universitaria di Napoli, nel complesso della Casa del Salvatore, sede del Collegio Massimo dei Gesuiti dal 1554 al 1767 e successivamente culla della cultura borbonica.

Custodita in un antico complesso del centro storico, la Biblioteca oggi conserva oltre un milione di volumi, tra cui più di 148 manoscritti, circa quattromila cinquecentine e 464 incunaboli.

Molti sono testi rari, come le preziosissime incisioni dantesche attribuite al Botticelli.

La Biblioteca possiede la prima edizione napoletana della Divina commedia del 1477, di cui sono censite 14 copie al mondo, oltre la prima edizione fiorentina del poema di Dante del 1841 che ha addirittura un corredo di illustrazioni commissionate all’epoca al Botticelli. Un’opera in formato in folio impreziosita dal commento del Landino” spiega la direttrice Maria Lucia Siragusa.

Tra le primissime edizioni a stampa, poi, spicca il Lattanzio Firmiano dei due prototipografi Sweynheym e Pannartz, che nel 1465 introdussero in Italia la prima edizione a stampa.

Le legature pregiate furono volute dai Borbone: testi che si distinguono per un timbro particolare a secco che si trova all’interno.

Le copertine con cui sono legate queste opere sono il frutto delle migliori botteghe artigiane napoletane, a cui affluivano anche orefici e incisori che forgiavano sia i ferri sia gli attrezzi per realizzare queste decorazioni magnifiche sulle coperte.

“Decorazioni che si distinguono non solo perché hanno impresso il timbro delle armi dei Borbone – ha spiegato la direttrice Maria Lucia Siragusa – ma sono ancor più preziose perché restituiscono un dato storico che ci fa comprendere a cosa erano attenti i sovrani, dal momento che tutti i testi venivano scelti dai sovrani stessi”.

Roma 25 novembre 2021

Ufficio Stampa MIC

Biblioteca Universitaria di Napoli

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Papa Francesco e il ritratto di Maradona dell’artista Alex Caminiti

Il ritratto di Maradona dell’artista internazionale Alex Caminiti molto apprezzato da Papa Francesco in occasione dell’udienza arricchita dalla performance artistica: “Pace e Fratellanza tra Italia e Argentina”

Sua santità Papa Francesco ha posto una firma -segno indelebile- nell’opera  iconica di Alex CaminitiDiego Armando Maradona”. in occasione dell’Udienza Papale cui ha partecipato nei giorni scorsi l’artista di fama internazionale,   

Diego Armando Maradona di Alex Caminiti

Alex Camiti (nato a Messina nel 1977)  tra i più significativi esponenti dell’arte contemporanea a livello internazionale, attraverso dipinti, sculture, performance e video, guarda al bisogno dell’uomo di ritrovare sé stesso nella sua unicità e complessità, accogliendo non solo gioie e entusiasmi, ma anche dolori e preoccupazioni, abbracciando ogni aspetto di sé per arrivare a sentire a pieno la propria autenticità nel respiro infinito di quell’armonia dei contrari che appartiene ad ogni aspetto dell’universo.

La forza del segno che caratterizza la sua arte in particolare per la pittura e la scultura, partendo da un’idea diventa espressione visiva con cui definire il proprio sentire rispetto a quanto accade intorno entro una realtà umana e sociale imprigionata in regole e principi troppo rigidi lontane da quell’originario legame dove l’uomo era in armonia con sé e la natura.

I suoi segni e le stesure di colore, ma anche i tagli e gli squarci sulla materia restituiscono una visione dinamica e ironica dell’esistenza dove l’uomo cerca di recuperare un nuovo modo di osservare sé stesso e quanto intorno, compreso l’ambiente e la natura portando una ventata di fiducia in questo tempo di cambiamenti e possibilità.

Nell’incontro tra l’artista e il Papa si è creata una “performance inaspettata “, mentre l’artista mostrava al Papa il suo ritratto di Maradona il Pontefice ha firmato la tela per onorare il grande mito della Storia del Calcio.

Così l’artista Alex Caminiti vuole che l’opera “Diego Armando Maradona” firmata dal Pontefice diventi il Simbolo di Pace, Amore e Fratellanza tra il Popolo Argentino e il Popolo Italiano da sempre uniti e vicini, nello sport e nella vita.

Un’unione tra i due Paesi che si è intensificata e rinnovata attraverso l’elezione di Papa Francesco che è nato il 17 dicembre 1936 a Flores in Argentina con il nome di Jorge Mario Bergoglio figlio di emigranti piemontesi e che ha vissuto a Buenos Aires dove era Arcivescovo fino alla sua incoronazione Papale (avvenuta il 13 marzo 2013).

L’arte di Caminiti attraverso il costruirsi e decostruirsi delle forme, attraverso le pennellate veloci o i tagli inferti alla materia, sembra oltrepassare i limiti imposti da una realtà interiore e parallela dando voce a quel contesto onirico con cui far emergere una rappresentazione intensa e concreta della realtà di oggi. La sua arte vuole essere un po’ un grido di protesta e sfida al perbenismo e al narcisismo dilagante che si tramuta, spesso, in un eccesso quasi maniacale di iper-controllo,

Come non pensare ai quattro elementi che si riscontrano nella sua ricerca artistica quali energie di cui l’uomo dispone e che è chiamato ad accogliere e utilizzare a beneficio di tutta l’umanità?  Come non considerare questi elementi allo stesso modo di oggetti, frasi, materiali, lettere e metafore? Le parole dei versi, le frasi dei testi scritti da lui utilizzati, cosi come le performance e la gestualità del corpo sono un modo per essere ancor più dentro la realtà, la vita. Ma il suo sguardo è orientato a rintracciare le sue origini, dentro al suo essere e al ricordo della madre, rapporto e forma ideale e indissolubile.

opera di Alex Caminiti

Alex Caminiti ha esposto in numerose collettive e personali in Italia e all’estero, riscuotendo sempre riconoscimenti dalla critica.

Tra le varie partecipazioni ricordiamo quella alla Biennale del Fin del Mundo (Valparaiso – Cile 2015); Biennale di Curitiba (Brasile 2019) Percorsi dell’arte-arte contemporanea italiana verso il nuovo millennio ( Hanoi – Vietnam 2019). Selezionato dal Ministero degli Esteri per eventi espositivi negli Istituti Italiani di Cultura a Lima, Bogotà, Pechino, Tokyo, Copenaghen, Budapest, Losanna, Estoril, San Pietroburgo, Parigi e Toronto.

Nel 2015 crea la ‘Porta del Mare’ al Castello di Lipari ingresso del Museo Arte Contemporanea, con i maggiori artisti internazionali contemporanei Alberto Burri, Igor Mitoraj, Fabrizio Plessi, Mimmo Paladino, Renato Guttuso per citarne alcuni.

Il Maschio Angioino di Napoli ed il Castel dell’Ovo hanno fatto da cornice alle sue performance italiane. Nel 2019 è nominato Esperto per l’Arte Contemporanea del Comune di Messina. Alcune aziende come Ducati, Mercedes Smart creano alcune auto e moto attraverso dei lavori di Caminiti. Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private in Italia, Dubai, Estoril, Parigi, Oslo, Ginevra, New York, Miami, Shenzhen, Curitiba.

.Silvana Lazzarino

Alex Caminiti in udienza da Papa Francesco

e la performance artistica: “Pace e Fratellanza tra Italia e Argentina”

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ASL Napoli VERGOGNA 126 giorni per visita pneumologica

ASL Napoli VERGOGNA 126 giorni per visita pneumologica

Per la serie Esopo news

ASL Napoli VERGOGNA

Che le prestazioni sanitarie erogate dalla ASL della Campania siano un motivo di sommo discredito verso le Istituzioni nazionali è un comune modo di pensare.

Certamente corroborato da una vasta casistica di accadimenti che ciascuno di noi ha presente nel momento delle valutazioni.

Ove mai ce ne fosse bisogno, per aggiungere un segno di vergogna alla attuale situazione sanitaria Campana, ecco che ci giunge notizia della prenotazione di una semplice visita pneumologica resa disponibile ad oltre 4 (QUATTRO) mesi di distanza.

Per l’esattezza la visita pneumologica indicata con la prenotazione n. 207528421 effettuata il giorno 11 ottobre 2021 è stata fissata per il giorno 14 febbraio 2022… ossia dopo 126 (CENTOVENTISEI) giorni.

Se questo non è modo per dire a cittadini che senza i soldi necessari per accedere alla medicina privata (tanti soldi!) possono anche morire, certamente è un sistema infame di discriminazione assolutamente contrario ad ogni norma di civiltà ed alla stessa costituzione italiana.

VERGOGNA!

Salvo poi dovere subire finanche l’onta di presidenti, sceriffi, governatori, e direttori più o meno generali che si pavoneggiano in TV per i risultati ottenuti con, a loro dire, enormi sforzi ed impegni personali… VERGOGNA.

VERGOGNA ASL, 126 GIORNI DI

ATTESA CON I POLMONI IN MANO

Odissea sanità ischitana

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Antiquarium di Pompei riapre

Antiquarium di Pompei riapre

Riaperto al pubblico dal 25 gennaio 2021, nel suo rinnovato allestimento, l’Antiquarium di Pompei, spazio museale dedicato all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei.

L’edificio fu soggetto a vicende alterne. Inaugurato da Giuseppe Fiorelli nel 1873 circa e ampliato da Amedeo Maiuri a partire dal 1926, nel 1943 subì i danni del bombardamento che portò alla distruzione di una intera sala e alla perdita di diversi reperti.

Seguì un nuovo allestimento nel 1948.

Ma ancora nel 1980, il terremoto ne determinò nuovamente la chiusura per ben 36 anni e solo nel 2016, è stato possibile riaprirlo con ambienti dedicati ad esposizioni temporanee.

Orai si + restituito alla pubblica fruizione uno spazio, completamente rinnovato, che rimanda a quella che fu la prima concezione museale di Amedeo Maiuri e che costituirà un percorso di introduzione alla visita del sito.

Attraverso i reperti più rilevanti è ripercorsa la storia di Pompei dall’età sannitica (IV secolo a.C.) fino alla tragica eruzione del 79 d.C., con particolare evidenza all’inscindibile relazione con Roma.

Oltre a celebri testimonianze dell’immenso patrimonio pompeiano, come gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro, gli argenti di Moregine o il triclinio della Casa del Menandro, sono qui esposti anche i rinvenimenti dei più recenti scavi condotti dal Parco Archeologico: dai frammenti di stucco in I stile delle fauces della Casa di Orione al tesoro di amuleti della Casa con Giardino, agli ultimi calchi delle vittime dalla villa di Civita Giuliana.

L’allestimento, curato da COR arquitectos & Flavia Chiavaroli, è caratterizzato da una forte luminosità e riporta all’atmosfera dell’Antiquarium pensato da Amedeo Maiuri, grazie anche al recupero spaziale delle gallerie originali, al restauro delle vetrine espositive degli anni cinquanta e ad una loro rivisitazione. L’organizzazione è stata a cura di Electa.

La scoperta di Pompei nel 1748 porta a un’immagine nuova dell’Antico, che racconta gli aspetti della vita domestica e quotidiana.

Goethe nel 1786, vinto dallo stupore per quella quotidianità ritrovata, esclama: “Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Credo sia difficile vedere qualcosa di più interessante”.

Pompei offre per la prima volta la possibilità di trovarsi in una città media dell’Italia antica, all’interno di case con pareti decorate con affreschi che potevano riprodurre semplici partizioni architettoniche o raccontare dei miti e con tavoli in marmo dove il proprietario esponeva i propri oggetti più preziosi.

Biografie di uomini e di oggetti di cui a volte possiamo seguire tutto il percorso di vita fino al ritratto posto sulla propria tomba.

La prima sala è una sorta di presentazione, tramite pezzi iconici, dei vari momenti storici, offrendo una “summa pompeiana”, che introduce alla visita.

PRIMA DI ROMA

Il “Secolo Oscuro”

Durante l’età arcaica (VII-VI secolo a.C.) Pompei conobbe un grande sviluppo urbano, grazie alla forte influenza esercitata dalle città magno-greche ed etrusche presenti nell’area del Golfo di Napoli.

Furono pianificate grandi aree pubbliche come la piazza principale, costruiti templi (il santuario di Apollo e quello di Atena presso il Foro Triangolare), edificate abitazioni e la città venne difesa da mura di oltre 3 chilometri.

Il V secolo a.C. coincide con un profondo periodo di crisi: i templi non sono più frequentati, le mura abbandonate e si registra un significativo calo demografico.

È una crisi che riguarda quasi tutta l’Italia centro-meridionale, dovuta anche allo stanziamento di nuovi popoli provenienti dall’area appenninica: fra questi i Sanniti, che si stabilirono a Pompei e nella Valle del Sarno. Le tombe sannitiche del IV sec. a.C., scoperte al di sotto della necropoli romana di Porta Ercolano, con gli oggetti di corredo, in genere riferibili alla pratica del banchetto rituale, gettano luce su questa fase ancora oscura.

La fase dell’alleanza con Roma

Nel 308 a.C., due anni dopo aver subito la devastazione del proprio territorio ad opera dei Romani, le città della Valle del Sarno stipulano un trattato di alleanza con Roma: i fatti, narrati dallo storico romano Livio, costituiscono la prima testimonianza storica su Pompei.

Il suo ingresso fra le città federate coincide con una notevole attività edilizia che si riflette nella ristrutturazione del Tempio Dorico e in una rinnovata attenzione al culto di Apollo e, soprattutto, nella costruzione di un nuovo circuito murario, edificato con il sistema ad agger utilizzato anche a Roma.

Il restauro dell’antico Tempio Dorico del Foro Triangolare, in particolare, è documentato da una metopa in tufo raffigurante un episodio mitico (il supplizio di Issione o la costruzione della nave Argo) e da una serie di lastre di protezione in terracotta raffiguranti Minerva ed Ercole.

A partire dai primi decenni del III secolo a.C. inizia a svilupparsi la Pompei che tutti conosciamo, con le sue strade, allora semplici battuti, i suoi edifici pubblici e le sue abitazioni.

Il “secolo d’oro” di Pompei

Il II secolo a.C. può essere definito il “secolo d’oro” della città.

Seguendo le tappe della conquista romana in Oriente, gruppi di mercanti provenienti dalle città costiere della Campania raggiungono i principali porti del Mediterraneo: Delo, Rodi e Alessandria. Come le altre importanti città della Campania, anche Pompei rinnovò e moltiplicò in pochi decenni i propri monumenti.

Presso il Tempio Dorico furono costruiti un teatro, alcuni templi destinati a culti stranieri fra cui quello dedicato all’egiziana Iside, una serie di edifici per la formazione fisica, culturale e militare dell’élite locale come la Palestra Sannitica e la domus publica.

Poco lontano venne eretto il più antico edificio termale della città, le Terme Stabiane. Nell’area del Foro Civile fu interamente ricostruito il santuario di Apollo e intorno alla piazza, circondata da tabernae, si affacciarono nuovi monumenti, ispirati a quelli presenti a Roma: il tempio di Giove, la Basilica e, poco distante, il mercato pubblico (macellum).

Mercatores

L’attività dei mercanti pompeiani nel bacino del Mediterraneo è ben nota fin dal II secolo a.C. Iscrizioni di cittadini pompeiani sono state ritrovate sia a Delo, il più famoso porto dell’Egeo e crocevia globale di genti e di merci, sia nelle province ispaniche, dove le principali attività erano collegate allo sfruttamento minerario e al traffico degli schiavi. Una serie di oggetti esposti attesta l’arrivo di merci dall’Oriente e dall’Occidente del Mediterraneo, scambiate con rinomati prodotti locali, fra cui il vino e il garum: fra questi spiccano vasi e coppe da banchetto di produzione egea, piccoli contenitori di provenienza iberica e una quantità notevole di anfore rodie e puniche.

Privata luxuria

L’“immagine di Roma” era ben presente percorrendo le vie della città. Grandi case, talvolta perfino più lussuose di quelle presenti a Roma – dove l’angustia dei luoghi consentiva spesso solo un pericoloso sviluppo verticale – si aprivano sulle strade con alti portali.

In esse si poteva ammirare la vasta solennità di atri adatti a ricevere decine di visitatori ogni giorno per la cerimonia della salutatio e la sontuosità di ariosi peristili, dove gli ospiti erano accolti in sale da banchetto che richiamavano le magnifiche architetture della Grecia ellenistica.

Gli ingressi erano spesso segnalati da ricchi capitelli scolpiti di tufo, raffiguranti la trasfigurazione dei proprietari nella perfetta coppia maritale.

Anche i ceti intermedi godevano di un sereno benessere: le loro case erano più piccole ma decorate con ricercatezza, e in alcune si allestirono anche dei bagni privati.

ROMA VS POMPEI

Obsidio

Nel corso della dura e sanguinosa Guerra Sociale, che vide Roma opporsi agli alleati Italici (91-89 a.C.), Pompei aderì alla coalizione degli insorti e le fonti antiche testimoniano l’intervento diretto di Silla contro la città nell’89 a.C.

L’archeologia ci mostra i segni di questo assedio: lungo il settore nord-ovest delle mura sono ancora visibili i fori lasciati dai proiettili lanciati dalle catapulte.

Una preziosa serie di iscrizioni in lingua osca documenta il sistema di difesa messo in atto dai pompeiani: le milizie scelte erano disposte in difesa di singoli settori delle mura, gli ausiliari raggruppati presso le principali aree pubbliche e lungo i percorsi indicati con il nome delle antiche strade di Pompei, fra le quali si ricordano la víu sarinu (Via Salaria) e la víu mefíu (Via Mediana).

POMPEIS DIFFICILE EST

Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum

Un’espressione proverbiale attribuita a Cicerone ricordava che era più facile fare carriera a Roma che a Pompei.

La creazione di una colonia di veterani dell’esercito di Silla nell’80 a.C., Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum, cambiò per sempre la vita della città.

La classe dirigente sannitica fu sostituita anche brutalmente dai nuovi arrivati e Pompei assunse l’aspetto di una città romana dotandosi di edifici allora in voga, come il teatro per le rappresentazioni musicali (l’Odeion) e l’anfiteatro. Lungo le strade che uscivano dalla città furono create grandi necropoli monumentali, simili a quelle di Roma, e il suburbio venne popolato da grandi ville aristocratiche (come la Villa dei Misteri) e da una miriade di piccole fattorie, il cui aspetto ci è testimoniato da Villa Regina a Boscoreale.

TOTA ITALIA

Pompei Augustea

La lealtà di Pompei al nuovo sistema di potere creato da Augusto e dai suoi successori fu celebrata da una serie di monumenti sul lato orientale del Foro, costruiti da magistrati e da potenti personaggi locali, spesso donne come nell’Edificio di Eumachia.

Poco lontano dalla piazza fu ristrutturato il Macellum, luogo di riunione della potente congregazione degli Augustales e venne costruito su suolo privato il Tempio della Fortuna Augusta.

Nel lato opposto della città, l’enorme Palestra Grande fu destinata alla formazione fisica e culturale della gioventù pompeiana.

Lavori di ammodernamento interessarono l’antico teatro, dove l’ardita realizzazione dell’architetto M. Artorius Primus definì uno spazio al tempo stesso ludico e sacrale, nel quale la gigantesca statua di Augusto compariva al centro della scena.

Lo stesso avvenne nel Tempio di Venere, ristrutturato come luogo celebrativo delle origini della gens Iulia. Nelle case e nei più sontuosi mausolei, le statue e i ritratti dell’élite locale si ispiravano alle pose e alla foggia di quelli della famiglia imperiale, a cui rendevano esplicito omaggio di lealtà.

HIC HABITAT FELICITAS

Vivere nel lusso

Durante l’età giulio-claudia (27 a.C.-68 d.C.) Pompei godette di un rapporto diretto con la corte imperiale, che sotto Tiberio e Nerone soggiornò lungamente nell’area del Golfo, fra Capri e Baia. Un graffito ricorda forse la residenza in città di una delle mogli di Caligola e Svetonio narra che un figlio di Claudio vi trovò la morte durante un tragico gioco infantile.

Le ville e le case in città dell’aristocrazia e dei nuovi ricchi mostrano nell’articolazione architettonica degli spazi e negli arredi in marmo, bronzo e argento un nuovo gusto, anche filellenico e antiquario, una ricercatezza e un’esibizione di lusso che attestano un benessere socio-economico. Tra tutti si ricordano gli arredi della Casa del Menandro (appartenuta a un ramo della famiglia di Poppea Sabina, moglie di Nerone) e il prezioso tesoro di argenti rinvenuto a Moregine. Tra le scoperte più recenti, gli scavi della Regio V hanno restituito reperti di grande rilievo. Nel 58 d.C. Tacito racconta una grande rissa scatenatasi nell’anfiteatro, che vide contrapposti Nucerini e Pompeiani e che alla fine lasciò sul campo decine di vittime.

L’episodio causò una dura repressione da parte del Senato romano, che vietò i combattimenti gladiatori in città per quindici anni.

A FUNDAMENTIS REFICERE

Ma il mondo “dorato” della prima età imperiale cessa, in parte, di esistere a causa di un evento terribile, che trova eco nei rilievi della Casa di Cecilio Giocondo: il terremoto, anzi un lungo sciame sismico, più che un unico evento. Sotto il consolato di Regolo e di Virginio, Seneca ricorda che:

Pompei, frequentata città della Campania […]
è sprofondata a causa di un terremoto che ha devastato tutte le regioni adiacenti e che ciò è avvenuto proprio nei giorni invernali
che i nostri antenati garantivano essere al sicuro da un pericolo del genere.
Questo terremoto si è verificato alle None di Febbraio, sotto il consolato di Regolo e di Virginio, ed ha devastato con gravi distruzioni la Campania, regione che non era stata
mai al sicuro da queste calamità e che ne era sempre uscita indenne, anche se tante volte morta di paura […]
A questi danni se ne aggiungono altri: è morto un gregge di seicento pecore, alcune statue si sono rotte, alcuni dopo questi fatti sono andati errando con la mente sconvolta e non più padroni di sé.
(Seneca, Questioni Naturali, 6, 1, 1-2.)

Structores et pictores

Per l’enorme lavoro di ricostruzione della città non potevano essere sufficienti le poche officine di muratori (structores) o di decoratori (pictores) presenti in città al momento del terremoto.

Dopo lo sgombero delle macerie, dovettero intervenire decine di imprese specializzate provenienti da altre località, meno colpite o uscite indenni dal sisma.

E tutte queste maestranze composte da schiavi, lavoratori salariati, architetti, muratori, pittori e mosaicisti, dovevano risiedere a lungo in città o giungere quotidianamente dai centri vicini; e tutti dovevano mangiare, dormire, riposarsi.

Una città raddoppiata, per la quale bisognava costruire locande, luoghi di ristoro, alloggi, postriboli: in una parola la Pompei che oggi conosciamo percorrendo le sue principali strade.

L’ULTIMO GIORNO

Prima dell’eruzione, il Vesuvio appariva come una fertile montagna, le cui pendici erano occupate da ville rustiche dedite alla produzione di vino.

Nella convinzione di trovarsi in un luogo protetto dagli dei, i pompeiani vivono senza immaginare di essere sull’orlo di un vulcano.

Il 24 agosto o il 24 ottobre del 79 d.C., come suggeriscono recenti studi e scoperte, il Vesuvio riversa una pioggia di lapilli e frammenti litici su Pompei: l’eruzione durò fino al giorno dopo facendo crollare i tetti e mietendo le prime vittime.

I pompeiani tentarono di ripararsi nelle case o sperarono nella fuga, camminando sul letto di pomici che si andava formando, alto ormai più di 2 metri.

Ma alle 7.30 del giorno successivo una scarica violentissima di gas tossico e cenere ardente devastò la città: essa si infiltrò dovunque, sorprendendo chiunque cercasse di sfuggire e rendendo vana ogni difesa. Una pioggia di cenere finissima, depositata per uno spessore di circa 6 metri, aderì alle forme dei corpi e alle pieghe delle vesti e avvolse ogni cosa.

DILA

NUSIV

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Regione Campania piano economico a sostegno dei soggetti deboli per crisi coronavirus

Regione Campania piano socio economico a sostegno dei soggetti deboli per la crisi coronavirus COVID-19

Regione Campania piano socio economico testo completo pdf

Regione Campania piano economico a sostegno dei soggetti deboli per crisi coronavirus

Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, ha messo punto con l’ausilio delle organizzazioni sociali professionali ed economiche,  un piano socio economico a sostegno dei soggetti deboli per la crisi coronavirus COVID-19 composto dallo stanziamento COMPLESSIVO di 604.730.502 di euro che prevede:

MISURE DI SOSTEGNO PER LE POLITICHE SOCIALI
RISORSE: 272.291.987 €
AZIONI:
1. INTERVENTI A SOSTEGNO DI PERSONE IN STATO DI
DIFFICOLTÀ (COMPRESA INTEGRAZIONE ECONOMICA PER
DUE MESI PER LE PENSIONI AL DI SOTTO DEI 1.000 EURO)
128.361.213 €
2. AZIONI DI SOSTEGNO AI SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI SUL
TERRITORIO 98.560.384 €
3. INTERVENTI PER IL RECUPERO E LA REDISTRIBUZIONE
DELLE ECCEDENZE ALIMENTARI 2.400.000 €
4. ULTERIORI AZIONI PER LE PERSONE IMMIGRATE NEGLI
INSEDIAMENTI INFORMALI DEL BASSO SELE, DI CASTEL
VOLTURNO E COMUNI LIMITROFI
3.748.880 €
5. MISURE DI SOSTEGNO PER IL DIRITTO ALLO STUDIO 10.000.000 €
6. POTENZIAMENTO SERVIZI SOCIALI MEDIANTE
ANTICIPAZIONE RISORSE AGLI AMBITI TERRITORIALI 15.221.510 €
7. INTERVENTI A FAVORE DELLE FAMIGLIE CON FIGLI AL DI
SOTTO DI 15 ANNI

L’obiettivo principale al quale viene destinato una parte cospicua delle risolse risulta essere quello di sostegno  alle famiglie assegnando sostegno finanziario ai disabili e incrementando fino a 1.000 euro mensili (per due mesi)  gli assegni sociali e pensioni INPS inferiori a tale cifra.

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