Wegil Roma: “L’invisibilità non è un superpotere”. Foto e lastre per dire no alla violenza sulle donne

Wegil Roma. L’invisibilità non è un superpotere. La mostra a cura di Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA, è in corso fino al 6 febbraio 2020

Di portata nazionale e non solo, quello della violenza sulle donne è un tema doloroso che riguarda tutta la società. Risuona come un grido di dolore, disperazione, solitudine, come un grido di aiuto,, trattato dalle pagine della cronaca nera e dai talk show televisivi del dolore con parole e immagini che commuovono e fanno riflettere, ma che poi al di fuori di questi canali resta nell’ombra. Vittime di violenze, la maggior parte delle donne si trovano nell’impossibilità di reagire e trovare la forza per dar voce ad un dolore non solo fisico, ma anche morale con cui sono costrette a convivere. Un dolore che ferisce fuori e dentro, nel corpo e nell’animo, fino a diventare un peso insopportabile se alla lunga si resta da soli.

Wegil Roma. L’invisibilità non è un superpotere mostra di foto e radiografie

A restituire entro un contesto artistico di forte impatto visivo ed emotivo, visibilità a questa realtà drammatica che ancora si nasconde silenziosa negli ambienti dove manca il rispetto e la libertà di essere se stessi, è la mostra “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPER POTERE, Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne” che è stata inaugurata a Roma WeGil in Largo Ascianghi 5, il 16 gennaio 2020 alle ore 18.30,  cui hanno collaborato Pangea – Reama, l’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e l’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano. All’anteprima per la stampa svoltasi il 16 gennaio alle ore 11.00 sono intervenuti Giovanna Pugliese, Assessora al Turismo e Pari opportunità della Regione Lazio,; Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria della Regione Lazio; Simona Lanzoni, Vice Presidente Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice di Reama; Marzia Bianchi, fotografa, curatrice e collaboratrice Pangea – Reama; Maria Grazia Vantadori – Chirurga, referente Casd – Centro Ascolto Soccorso Donna dell’Ospedale San Carlo e componente Reama; Fabrizio d’Alba, Direttore Generale Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini e l’attrice Francesca Reggiani.

Wegil Roma. L’invisibilità…mattonelle di Marzia Bianchi

Promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con la Fondazione Pangea Onlus, promotrice di Reama, la rete per l’Empowerment e l’auto mutuo aiuto per le donne vittime di violenza, l’esposizione, “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPERPOTERE” curata da Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA, presenta 10 fotografie e 10 radiografie che raccontano il mondo di dolore e silenzio in cui vivono le donne vittime di violenza. Autrice delle fotografie è Marzia Bianchi, fotografa e collaboratrice di Pangea – Reama, che ispirandosi alle parole delle donne accolte dallo sportello antiviolenza on line di Reama (www.reamanetwork.org), ha trasformato la narrazione in immagini. Alle fotografie sono affiancate, in totale anonimato delle radiografie gentilmente concesse dall’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma e dall’ ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, effettuate alle donne arrivate nei Pronto Soccorso e che hanno dichiarato di aver subito violenze.

Wegil Roma. L’invisibilità…pescerossoweb_credits -®Marzia Bianchi

Così afferma la fotografa Marzia Bianchi:” L’invisibilità non è un superpotere… vuole dunque rompere il muro di silenzio che coinvolge le donne che hanno subito violenza: nella mostra sono i loro corpi, le loro lesioni a parlare, intrecciando singole storie in un unico racconto. Le vite delle donne sono diverse eppure lo schema della violenza si ripete, prevalentemente a opera di un compagno, familiare o conoscente”.

Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea e coordinatrice della rete Reama. sottolinea come la mostra sia l’occasione per noi di svelare quello che molto spesso le donne non riescono a dire o nominare una volta giunte al pronto soccorso. Però i corpi, le lesioni parlano per loro e raccontano di vertigini di orrore quotidiano. Chi accoglie deve saper decodificare i silenzi e attribuire la giusta dimensione alle lesioni incompatibili con quanto narrato”.

L’invisibilità…non è un superpotere…

Mariagrazia Vantadori, chirurga dell’ospedale San Carlo Borromeo, nonché referente del Casd, Centro Ascolto Soccorso Donna del San Carlo ha evidenziato come i tanti anni di attività lavorativa e di esperienza sul campo, l’abbiano portata a decodificarele loro lesioni, ad andare oltre il non detto e ad aiutare le donne a orientarsi per uscire dalla violenza con il sostegno della rete territoriale e dei centri antiviolenza. Far capire loro che quanto accaduto non deve ripetersi mai più e che non sono sole è essenziale e in tal senso i presidi sanitari sono uno snodo importantissimo della rete”.

 L’esposizione nasce dall’esperienza ventennale di Fondazione Pangea che ha incontrato migliaia di donne in tutto il mondo e dall’incontro tra la Dr.ssa Maria Grazia Vantadori, chirurga nonché referente CASD – Centro Ascolto Soccorso Donna dell’Ospedale San Carlo e componente della rete Reama, e la fotografa Marzia Bianchi, collaboratrice di Pangea – Reama. Dopo la tappa romana la mostra sarà ospitata in altri luoghi del Lazio a partire dalla Provincia di Frosinone dal 6 al 27 marzo 2020.

Silvana Lazzarino

 

 L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPER POTERE

Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne

a cura di Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA.

WeGil – Largo Ascianghi 5, Roma

orario: tutti i giorni 10.00-19.00

Inaugurazione  16 gennaio 2020  ore 18.30

16 gennaio – 6 febbraio 2020

ingresso libero

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Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

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Il Dispari 20191230

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Editoriale | Il racconto “La Notizia” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume secondo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/ per-aurora-volume-secondo/paperback/product-4637203.html
IL RACCONTO
LA NOTIZIA – Capitolo 22°

[…]
-“Tu ed io faremo il colpaccio.
Scardineremo, bruceremo, annulleremo, supereremo, affosseremo, ridicolizzeremo, mortificheremo, sputeremo in faccia alla telefonata ricevuta in diretta da Bruno Imenottero.
Che vuoi che sia la sua santità, per di più soltanto al telefono, in rapporto alla realizzazione scenica in diretta della mia teoria!
Noi mostreremo la morte a schermo intero e inquadratura fissa in diretta satellitare mondovisione.
La Signora spogliata del suo decoro, della sua intimità e della sua riservatezza.
Nel momento cruciale.
La morte non sarà più immutabile, né più immortale.
Adele, vecchia patanccia padanaccia pervertita animalofila dei miei disgusti, se non la smetti di maneggiare libidinosamente il gatto nero umanizzato da Rob, ti sputo in faccia due caffè alla cicuta.
Che ne pensi Rob?
É o no una cazza di idea?”

-“Architetterò tutto rapidamente.
Va bene ci sto.
Mostreremo in diretta la decapitazione di un martire, eseguita dagli antagonisti dei nobili scopi petroliferi dei nostri finanziatori e delle civiltà loro collegate.
Farò tremare di invidia i discendenti della antica inquisizione.
Hai detto bene, ridicolizzerò Bruno Imenottero e la sua santità.
Sbatterò in faccia all’umanità, con tutta la veemenza della rabbia che mi coltivo, la morte senza veli e senza trucchi.
Signore e Signori, ecco a voi lo spettacolo unico ed irripetibile, pietoso e cruento, umano e mortale ecc.
Ancora una volta sarò il primo.
Al lavoro, e visto che la tua inutile propaggine anale, Emma, oh no, Adele, non potrà collaborare in alcuna maniera, inutile è inutile, le affiderò il gatto.
Almeno si guadagna la pagnotta.
Accompagnalo a pisciare e cagare in queste ore per noi di febbrile lavoro.
Mi raccomando Adele, ogni due ore nel vasino, e non mangiare i suoi croccantini.”…

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Eccellenze femminili |Susana, la Signora dei fiori

“Nata sotto il segno di terra della Vergine”, Susana Gil nacque a Buenos Aires nel 1926.
Suo padre era l’avvocato Enrique Gil, era bella, colta e brillante.

Parlava inglese, giovanissima lavorava al British Council, dove conobbe sir William Walton, classe 1902, affascinante, stimato e famoso compositore e musicista inglese, “una personalità magnetica”, lo definì Susana.

Era il 1948, un colpo di fulmine, lui le fece una corte insidiosa, lei capitolò chiedendogli sicurezza e fedeltà.

Lui era stato donnaiolo e sciupafemmine e si sposarono pochi mesi dopo, nonostante il parere contrario dell’avvocato Gil e di tutti i familiari che avrebbero voluto un amore diverso per Susana.

I due sposi si trasferirono per breve tempo nella Londra del dopoguerra, dove lui continuò per poco i suoi adulteri.

Lei rimase incinta ma Walton non voleva figli così Susana, messa alle strette perché scegliesse di essere solo madre o moglie scelse di abortire per non perdere l’amore di William.

Feriti entrambi, i Walton decisero di andare a vivere all’estero per costruire un matrimonio sano.

William era stato a Napoli venticinque anni prima e conosceva la città di “sole e canzoni”, dove lavorare in pace alle sue opere romantiche, di sapore pucciniano.

Non fu possibile affittare una casa nella città partenopea, perché bombardata impietosamente, così scelsero Ischia, dove portarono la loro Bentley e si stabilirono presso il Convento di San Francesco, dove c’era un pianoforte.

Nel 1949 acquistarono una collina di sassi con una vista strepitosa sul mare, nel bosco di Zaro e la chiamarono “La Mortella”, per via dei mirti selvatici che crescono sul terreno roccioso e arido e perché il mirto è pianta sacra in diverse culture, nelle mitologie del passato.

Vissero a Casa Cirillo.

Nel 1956 l’amico paesaggista Russell Page progettò un giardino verticale, rispettando la naturale conformazione della collina, inserendo nelle formazioni laviche fontane, piscine, ruscelli, sculture marmoree di Simon Verity e furono piantate meravigliose piante acquatiche.

Volle creare “una poesia dello spazio” per Walton e il suo lavoro di artista.
Silenzio e bellezza.

Scalette e sentieri uniscono la parte bassa del giardino, l’ingresso, con il punto più alto dove Susana volle uno straordinario teatro che guarda sul mare di Forio.
Le rocce del giardino danno drammaticità all’ambiente naturale e Susana piantò centinaia di diverse specie di piante, acquistandole da tutto il mondo.

Prima che nel 1957 arrivasse l’acqua a Ischia, i Waltonl’ acquistavano da autocisterne e avevano costruito due cisterne sotterranee per l’acqua piovana.

Nel 1962 finalmente scavarono nella roccia vulcanica, selvaggia e suggestiva, la loro casa.

Laurence Olivier, che andava a trovarli spesso con Vivien Leigh, Maria Callas, Charlie Chaplin chiamava il loro paradiso “la cava di pietra”, per via dell’immane lavoro di scavo che necessitava il sogno di Susanne ma i Walton erano felici nel loro “idillio vulcanico”.

William, già cavaliere nel 1951 e nominato all’Ordine al merito nel 1967, fu riconosciuto come uno dei grandi uomini della musica britannica e le loro sporadiche visite in Inghilterra si trasformavano in occasioni ufficiali.

Gli ottant’anni di William furono celebrati come evento nazionale.

Per oltre cinquant’anni Susana dedicò se stessa, con la sua instancabile mitica forza, alla sua passione e competenza botanica, alla curiosità per la bellezza primordiale di Ischia ed ebbe la forza di creare un gioiello tra i più affascinanti d’Italia e del mondo, mentre William componeva musica.

Le piaceva la vita ischitana, ne conosceva la storia, donna di preziosa affabilità imparò l’italiano e il dialetto in modo da poter interagire con gli isolani, chi l’ha conosciuta la descrive intimamente innamorata del marito, piena di simpatia e fascino.

Dolcemente femminile, amava andare a fare acquisti per tutta l’isola, cucinare, ricamare, passeggiare nel giardino alla ricerca di erbe commestibili e orchidee selvatiche.

Insieme a oltre 800 specie di piante e fiori Susana portò degli uccelli “rari” come il colibrì e il merlo indiano, amava osservare i loro amori e ascoltarne il canto.

Morì l’8 marzo 1983, vent’anni dopo William.
Il loro passaggio terreno permane nel giardino dove riposano le loro ceneri “Il suo spirito tutela il giardino” dice la pietra che accoglie le ceneri di William.
Recita l’epitaffio per lei: “Questo pergolato verde è dedicato a Susana, che ha amato teneramente, ha lavorato con passione e creduto nell’immortalità“.

Sembra di poterla incontrare nel giardino, nelle grotte, sulle scale, col suo gusto eccentrico per l’abbigliamento, i cappellini divertenti, il sorriso.

Il loro amore per la bellezza risuona ancora in quel luogo magico.

Susana rimase vedova per oltre vent’anni.
Non volle risposarsi perché l’amore con William era stato “troppo forte per essere ripetuto“.
I nostri cuori sussultavano durante le nostre passeggiate pomeridiane, quando sedevamo su quelle grandi pietre a guardare verso il mare

Lucia Fusco

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

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Il Dispari 20191216

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Editoriale | Anche “Vasco e Medea” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

Bruno Mancini DAL LIBRO
Per Aurora volume primo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/per-aurora-volume-primo/paperback/product-18665923.html
IL RACCONTO
Vasco e Medea – Capitolo 8°

[…]
I grossi lastroni di lava grigia levigati dai passi di migliaia di persone, orlavano un tratto minimo dello spiazzo destinato alle manovre di attracco; subito accanto, una macchia bruttura di asfalto sconnesso adduceva a diverse stradine, queste sì, già dal primo impatto, coreografiche, quasi personalizzate dagli abitanti e dalle attività annesse.
Scelsero, è facile intuirne il motivo, il viottolo a tratti in leggera pendenza incassato tra pareti di tufo verde chiazzate da prepotenti arbusti di gialle ginestre –ginestra, fiore amato dalla mia donna-.
Su in cima, oltre filari di limoni ed oleandri carichi di frutti e di fiori, giunsero ad un gruppo di vecchie costruzioni tinteggiate con impasti di calce dai colori pastello, chiari, luminosi; prive di un ordine apparente e senza segni esterni identificativi che non fossero gerani rosso fuoco ai balconi, glicini appiccicati alle pareti.
Due pini e due palme tutti ultracentenari, quasi cingevano come baluardi il più vecchio palazzo, al cui ingresso un alto cancello di ferro battuto adornato da volute arabesche mostrava, in fondo ad un viale polveroso, tratti sconnessi di un muro di cinta in parte crollato, formato da pietre grigie semplicemente sovrapposte, che ostruiva, spezzava, limitava, la fitta boscaglia e le piante di alto fusto subito accanto predominanti.
Una strada di recente costruzione, sgradevole, sgraziata, stonata, si immetteva in quella minima piazzola, dal lato opposto rispetto alla direzione del loro arrivo, a sinistra del cancello, completando il suo percorso in una specie di slargo appositamente adibito a deposito di rifiuti.
Assurdo.
Criminali.
La vecchia villa sfregiata.
Pazzi.
Stronzi.
L’incanto accecato.
Rimasero confusi tra ginestre (ginestra, fiore amato dalla mia donna) e pattume, ognuno fisso, con i sentimenti oltraggiati, tentando di capire se profanare è una vendetta od una maledizione, se il male sopravvive a se stesso per debolezza del suo antagonista oppure per sciocchi abbagli di clemenza.
Mai un silenzio li aveva visti così uniti, insieme indifesi, cruenti, aggressivi.
“Maledetti.
Siate maledetti.”
Da Vasco e Medea lo stesso grido.

Fu lì che lo rividero…

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

A Vasco

A cavallo dell’orso
scimmiotta
la folla disseminata
nel prato di uno stadio
-Ah Vasco!-
tra fumo stellare
il verso del lupo nella steppa:
Uhh Uhh Uhh.

Ritorna assassino
nell’ombra ballerina dei vincenti
il fallo abbandonato
nella doccia
-Ah Vasco!-
per uomini incerti
in teneri sguardi alla luna:
Uhh Uhh Uhh.

Quando
un giorno avrai uno specchio
avrai due occhi
per ascoltare una canzone
in solitudine
-Ah Vasco!-
dimmi quel posto.
Io vengo.
Uhh Uhh Uhh.

Dal racconto “Vasco e Medea” scritto da Bruno Mancini

 

Angela Maria Tiberi intervista DOMENICO UMBRO

in esclusiva per IL DISPARI

Diplomato in clarinetto al Conservatorio Tchaikovsky, diplomato a Perugia con Ciro Scarponi all’Accademia italiana di clarinetto.
Corsi di alto perfezionamento con i docenti Ciro Scarponi, Pasquale Lorenzo, Guido Arbonelli, Francesco Giardino, Fabrizio Meloni, Giuseppe Garbarino, Alessio Vicario.

Per il terzo anno consecutivo è stato presente al Bookcity di Milano 2019, come musicista dei progetti culturali Made in Ischia presentati dall’Associazione Da Ischia L’Arte-DILA.

Infatti, DILA l’aveva già proposto come concertista solista, prima nell’Auditorium del Museo delle Culture MUDEC (2017) e poi nell’Aula Magna della Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri –SIAM e nell’Auditorium di Mare Culturale Urbano (2018).

Con Raffaele Pagliaruli ha costituito il “Duo Giavanese” che ha in calendario numerosi concerti a Milano, Torino, Giaveno e in Svizzera.

Ha ricevuto numerosi attestati di stima e calorosi consensi dal pubblico e dalla stampa.

D:- Quale emozione ha ricevuto nel partecipare agli eventi DILA – ISCHIA e suonare i brani di Roberto Prandin?
R:- Emozionante partecipare agli eventi DILA e suonare a MILANO nella sede dell’Accademia della Scala; altrettanto emozionante eseguire le composizioni di Roberto Prandin.
Insieme a Raffaele Pagliaruli abbiamo eseguito i due brani musicali per clarinetto, flauto e voce recitante “La forza di Ignazie” e “Soggiorno per uomini stanchi“, scritti appositamente per l’evento Bookcity dal compositore Roberto Prandin su testi di Bruno Mancini.

D:- Quando è avvenuto il primo incontro con Bruno Mancini?
R:- L’incontro con Bruno Mancini è iniziato tre anni fa, nel 2017, grazie al mio maestro Guido Altobelli, poi ho partecipato al Bookcity – MUDEC di Milano, e successivamente ho tenuto fermi i contatti con Bruno per gli eventi con DILA.
Nel 2018 ho eseguito la sinfonia “Ischia op. 45” di Roberto Prandin.

D:- Quali sono i prossimi obiettivi?
R:- Suonare a Torino, Svizzera, Milano, Ischia.

Mi complimento con Domenico Umbro per l’alta prestazione dei concerti che ha eseguito nell’Aula della SIAM e alla Cascina Casottello di Milano, insieme a Raffaele Pagliaruli, alla violinista Maria Luisa Neri e alla pianista Santina Amici.

Angela Maria Tiberi

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

Prossimamente:
“Il ritorno di Emanuela Di Stefano”

Poetessa, pittrice, decoratrice, opinionista di questa testata giornalistica, primo premio “Otto milioni” 2014 assegnato dalla Giuria presieduta dal Comune di Torrenova alla sua poesia “Il mare il pescatore ed io“.

M’assopisco sul tuo letto
e tu mi racconti
di un pescatore senza remi
innamorato di te e di me.
Un uomo libero e audace
che intride i suoi occhi
da una terra all’altra,
che m’incendia
da una duna all’altra,
come tu infrangi
le onde sugli scogli
per placar le braccia piene al tocco,
verso la meta a me più cara.
è gonfio il respiro e
m’accompagna in questo sogno
da raccontare al mondo.
Non vi è limite
a questa nostra passione,
sempre in movimento affonda
morbidi baci, ingordi
e divorati sulla tavola
imbandita di una notte d’amore.

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

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Il Dispari 20191209

Il Dispari 20191209 – Redazione culturale

Editoriale | “L’appuntamento” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume primo

http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/per-aurora-volume-primo/paperback/product-18665923.html

IL RACCONTO
L’Appuntamento – Capitolo 4°

Non ricordo di averlo visto mai prima così bello e sicuro.

Non avrei potuto trovare una piega fuori posto allo smoking bianco senza sfumature, alla camicia sbottonata sul collo, alla barba tondeggiante, alle dita con l’inseparabile anello di rubino, alle mani poggiate sul bavero che inserivano all’occhiello una ginestra (ginestra fiore amato dalla mia donna).

Neppure le sue fantasticherie, le sue ostinazioni, i suoi dubbi, le sue speranze, se fossero venuti in superficie avrebbero tolto bellezza alla sfida che si accingeva ad accettare.

Verificare. In maniera definitiva. Senza alibi.
Senza veli.
Verificare.
Sapeva bene che andando all’appuntamento si sarebbe, in modo irreversibile, preclusa la possibilità di salire sull’ultimo battello in partenza dall’isola verso le certezze della sua vita.
Eppure mentre poggiava il piede sul primo gradino… non so, mi turba l’ennesima incertezza…

Bruno Mancini

Il Dispari 20191209 – Redazione culturale

Il Dispari 20191209 – Redazione culturale

Stupiti dal reportage fotografico esclusivo di
Alberto Ghirardini dal “Fronte oceanico del Massachusetts”

A volte, dove meno te lo aspetti, ti capita di sbattere il muso contro realtà magnifiche che non avresti mai immaginato potessero essere, non dico realizzate, ma nemmeno semplicemente concepite in realtà sociali che gli stereotipi comuni ci inducono a credere propense alla “coltivazione” di ben altre colture, sì colture e non culture.

Un parco pubblico, donato ai cittadini da grossi e piccoli benefattori, che abbia come tema la poesia, sembra un vero e proprio anatema se collocato nella pragmatica vitalità dei discendenti di coloro che le terre americane hanno utilizzate, nei secoli, come pascoli o come pozzi petroliferi o come suoli per la costruzione di grattacieli!

Eppure, grazie al nostro singolare inviato specialissimo sul fronte oceanico del Massachusetts, Alberto Ghirardini, oggi dobbiamo stracciare cataste di pregiudizi alla vista delle foto con cui egli ci documenta che in Osterville esiste un meraviglioso parco denominato “GIARDINO DELLE POESIE” .

Lì, molte poesie sono proprio esposte fisicamente alla lettura del visitatore, all’aperto, su un tragitto a passerella.

Ne ha fotografate due: la prima è dedicata agli alberi “TREES” appunto e inizia dicendo che “Mai un poema potrà essere più bello di un albero…“, e la seconda dal titolo “THE ROSE” (che poi è stata messa in musica e cantata dolcemente da Bette Midler e la si può trovare e ascoltare su youtube) ha un finale dolce e malinconico quanto basta dicendo “Ricordati in inverno che sotto la neve amara, giace il seme che con l’amore del sole in primavera diventerà una rosa“!

Le passerelle portano i nomi dei singoli o delle famiglie dei donatori; il parco è di circa 10 acri, ha panchine qua e là, e si snoda tra sentieri con nomi e targhe dedicate a persone care; gli alberi portano le diciture latine e USA del nome botanico; si è immersi nel silenzio più totale.

Conoscendo la mia inclinazione ai versi o testi scritti, Alberto Ghirardini mi ha stupito con un regalo che mi fa piacere di condividere con tutti voi… e se qualcuno passerà da quelle parti ce ne mandi una sua considerazione.

Bruno Mancini

Il Dispari 20191209

Il Dispari 20191209 – Redazione culturale

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Il Dispari 20191209 – Redazione culturale

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Il Dispari 20191209

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1) Da Liga Sarah Lapinska

Per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ho regalato alcune mie opere pittoriche
a) “The Morning of Princess” all’attrice, giornalista e bella lady, Ilze Zeimule-Stepanova: una delle finaliste dei Premi Made in Ischia “Otto milioni”..
b) “The Meditation about the Peace” alla nostra stimata Anastasya Lide, omaggiandone
la saggezza e la cordialita.
c) “Our Rainbows” al mio amico Vilis Ļevčenoks, adesso molto occupato, che da tempo supporta le nostre attività.

2) Da Lucia Fusco

La vita ci insegna che bisogna volare alto” scriveva Alda Merini, ma la violenza spinge in basso l’umanità tutta.
La violenza cesserà solo quando gli esseri umani condanneranno nel cuore ogni tipo di violenza, contro persone, animali, cose, idee, popoli, ideali.

In occasione della Giornata Contro la Violenza sulle Donne, tra le tante belle ed emozionanti manifestazioni nel territorio lepino ha ottenuto grande risalto l’evento AMORE SICUREZZA DONNA organizzato dal Cif di Latina, Centro Italiano Femminile.
La Presidente Fiorella Mancini ha gentilmente ospitato presso la Casa del Combattente diverse voci.

Un pubblico numeroso ha potuto ricevere il saluto iniziale del sindaco Damiano Coletta e l’invito al rispetto tra tutti gli esseri umani, per poi godere dei contributi di Patrizia Ciccarelli, Assessore alle Politiche di Welfare; Veronica Manfrin, Psicologa; Marita Ricagni, Presidente Regionale del Cif.

I ragazzi della Vigormusic hanno letto diverse testimonianze di donne vittima della violenza domestica e presentato il corto “Donne Allegre” per condannare il dramma della prostituzione, sottolineando la prepotenza che a volte si fa indifferenza, l’uso e l’abuso della donna, la violenza fisica, verbale, metalinguistica.

La regista Donatella Cotesta ha recitato un brano dal film “La Ciociara” vibrante di dolore e orgoglio, passando in sala tra i presenti.

Il Maestro Francesco Molinari ha cantato accompagnandosi con la chitarra, come un moderno rapsodo.

La sala era adornata dei quadri maestosi e colorati della valentissima artista Milena Petrarca, Presidente Sede operativa della Regione Campania per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA“, vibranti di femminilità e bellezza.

Tra il pubblico Flora Rucco, artista e critica d’Arte; Angela Maria Tiberi, poetessa e Presidente DILA Nazione Italia; Abbè Laurent Kpogo, ViceVescovo di Lomè; Mileda Polizzi, Presidente Fidapa; Gianna Castellitto, Vice Presidente INR WHEEL; Carmen Milluzzo, Ispettrice Crocerossine; Eugenio Annino, Presidente Serra Club; Franco Federici, Presidente della Fedelissima Onlus; Giorgio Loddo di UCID; Franco e Laila Pitton del Rotary Club di Pomezia.

È la cultura, l’atteggiamento, il modo di esprimersi ogni giorno che va cambiato, che deve virare verso il Rispetto”, questo è il messaggio che, come un seme, rimane di questo bell’evento che si è concluso con un potente concerto del Gruppo Cantautorando.

3) Da Angela Maria Tiberi

“La Traviata” ha riscosso uno strepitoso successo al Teatro Moderno di Latina.
L’associazione Latina Lirica è stata premiata dal pubblico per lo spettacolo organizzato con tanta passione dalla famiglia Cappelli e un grande elogio va riconosciuto al Direttore Domenico Cappelli che sceglie i protagonisti tra i big della lirica, il quale ha dichiarato “L’Opera è l’unica arte completa, sintesi perfetta di tutte le altre“.

Il soprano Linda Campanella ha saputo interpretare magnificamente il personaggio di Violetta. tanto che l’ultimo saluto al suo amato ha commosso il pubblico riuscendo a toccare l’anima degli spettatori.

Giuseppe Varano ha interpretato superbamente il personaggio di Alfredo e molta commozione ha suscitato nel pubblico cantando le celebri arie dell’opera di Verdi.

Il Baritono Giorgio Gatti ha interpretato splendidamente il ruolo del Marchese Germont .
Grandioso è stato tutto il cast lirico.

In seguito avremo modo di parlare ampiamente degli Artisti che hanno resa indimenticabile questa produzione di musica lirica, senza escludere la possibilità che ciascuno di loro rilasci un’intervista esclusiva per le colonne di questa pagina culturale IL DISPARI alla quale ci onoriamo di poter dare un nostro piccolissimo contributo.

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Giocattoli antichi della Collezione Capitolina al Museo delle Mura di Roma

Giocattoli antichi esposti dal 14 dicembre 2019 nella mostra “RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, SI GIOCA” con una selezione di 137 pezzi appartenenti alla Collezione Capitolina

Da sempre il gioco ha accompagnato il percorso dell’individuo nelle sue diverse età dall’infanzia all’adolescenza, dalla giovinezza alla maturità, inclusa la vecchiaia, così da fargli sperimentare l’entusiasmo di questa attività da considerarsi non solo strumento di svago, ma anche strumento per migliorare le proprie prestazioni

Giocattoli antichi: esposizione a Roma Museo delle Mura

Diversi sono stati i giochi intesi come passatempo che hanno caratterizzato epoche e culture fin dall’antichità: dai greci a romani, e poi in età medioevale e con il Rinascimento l’arte del gioco ha permesso di realizzare nuove strategie ludiche e diversi modi e occasioni per divertirsi unendo anche a volte il lato ginnico e sportivo.

Con il passare dei secoli in sintonia con le trasformazioni socio culturali che hanno visto in particolare con il XXI secolo l’avanzare del progresso scientifico e tecnologico, anche il modo e gli spazi deputati al gioco sono cambiati. L’avvento del digitale e di internet hanno dato vita a contesti nuovi in cui creare la dinamica del gioco spesso simulando la vita reale

Resta però sempre vivo l’interesse per un particolare categoria di giocattoli legati al passato: i giocattoli antichi di cui sarà possibile ammirare una preziosa selezione esposta a partire dal 14 dicembre 2019 a Roma presso il Museo delle Mura. Si tratta di una selezione di esemplari della Collezione capitolina di giocattoli antichi ospitata nell’esposizione “RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, SI GIOCA” aperta fino alk 1marzo 2020 ad ingresso libero.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra a cura di Emanuela Lancianese ed Ersilia Maria Loreti con una selezione di 137 giocattoli antichi appartenenti alla Collezione capitolina, anticipa la grande esposizione che si potrà ammirare al Museo di Roma a Palazzo Braschi da aprile a settembre 2020 dove per la prima volta verrà esposta al pubblico la più grande selezione della collezione mai messa in mostra.

Giocattoli antichi; esposizione a Roma Museo delle Mura

Per lo più riferibili alla cosiddetta “età d’oro” del giocattolo compresa tra il 1860 e il 1930I i 137 pezzi della Collezione di giocattoli antichi, sono esposti nelle torri dell’antica Porta di S. Sebastiano entro un percorso articolato intorno ad un nucleo di giochi di guerra in cui sono presenti diverse tipologie di aerei e navi, armi, carri armati, fortini e soldatini. La scelta di questa tipologia di giochi risponde all’esigenza di coniugare la conoscenza di una serie di opere della Collezione con la valorizzazione di Porta S. Sebastiano, che era parte dell’antica struttura difensiva della città all’interno della quale armi e militari sono realmente stati presenti per secoli.

Senza disposizione cronologica e tipologica i giochi di guerra si presentano corredati da altri pezzi “fuori contesto” come bambole, pupazzi, macchinine, una bicicletta, un monopattino. Questo al fine di restituire un contesto ludico, libero e senza regole”, e offrire al visitatore la sensazione di affacciarsi in una stanza di bambini per osservare il loro spazio di gioco. Ad esempio ci si può soffermare a curiosare tra soldatini di epoche diverse che si sfidano sugli spalti di castelli in miniatura.

Dislocata su due piani del Museo la mostra “RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, SI GIOCA” al primo piano propone per i visitatori un video di animazione (di circa 3 minuti) di presentazione realizzato dal videomaker Francesco Arcuri in cui viene presentato un mondo in miniatura dove prendono vita gli antichi oggetti, colti in dettagli anche minimi, sullo sfondo della città nelle sue attività quotidiane. Il video si si avvale di due differenti tecniche di animazione: la stop motion con cui i giocattoli prendono vita su green screen e l’animazione digitale 2D con cui viene animato lo scenario anch’esso realizzato con elementi appartenenti alla collezione e dove sono inseriti giocattoli.

I giochi di guerra (armi, fortini, soldatini, navi, aerei e carri armati) sono esposti al secondo piano distribuiti in “angoli gioco” accanto a bambole, maschere e macchinine, nella ricostruzione volutamente disordinata e incongrua di una stanza di bambini. Da una parte uno spazio agguato e un angolo dedicato alla lettura, uno spazio domestico per le bambole con un piccolo guardaroba per giocare a travestirsi, e poi diverse imbarcazioni in navigazione sovrastate da velivoli di ogni genere. È presente anche una sala dedicata al gioco libero, con macchine da corsa e personaggi dei cartoni animati, e sono previsti laboratori didattici per scuole, bambini e famiglie di cui verrà data comunicazione.

 

Silvana Lazzarino

 

“RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, SI GIOCA”

a cura di Emanuela Lancianese ed Ersilia Maria Loreti.

Museo delle Mura, Roma

dal 14 dicembre 2019 al 1 marzo 2020

ingresso libero

 

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Ginevra Barboni: un talento di famiglia

Ginevra Barboni tra le 50 registe più promettenti al mondo conferma un talento di famiglia nel mondo del cinema

Ginevra Barboni

Figlia e nipote d’arte Ginevra Barboni conferma il talento di famiglia nel mondo del cinema in qualità di regista e sceneggiatrice.  Ad avvalorarlo la notizia giunta da poco con cui la Black Lab Film Co ha inserito Ginevra Barboni tra le 50 registe più promettenti al mondo. Dopo i successi riscossi all’estero, e non solo in Italia, del suo primo cortometraggio La vita che ti aspetta”, Ginevra è concentrata per realizzare un nuovo lavoro che ha scritto insieme al padre. Si tratta del corto “La chiusura del cerchio”, dalla delicata sceneggiatura che tocca la tematica dell’eutanasia.

“Nasco a Roma il 4 giugno 1989. Dopo aver conseguito due stage in “filmaking” e “digital filmaking” presso la “New York Film Academy” di New York, nel dicembre 2013 ho conseguito la laurea triennale in Studi Italiani presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi in critica letteraria dal titolo “Perelà, un uomo di fumo a cavallo fra due secoli” – racconta di sé Ginevra. Suo nonno è stato E. B. Clucher: da “Lo chiamavano Trinità” in poi, tanto per citare un titolo tra i tanti film che ha diretto, ha fatto un pezzo di storia indimenticabile del nostro cinema. Suo padre, Marco Tullio, è  noto sceneggiatore di cinema e tv, e negli ultimi anni anche scrittore di successo..

Ginevra Barboni e Tommaso Maggi, con i rispettivi padri Marco Tullio Barboni noto sceneggiatore e regista e Angelo Maggi doppiatore

E’ del 2016 la Laurea Magistrale in Televisione, Cinema e New Media di Ginevra, conseguita  presso l’Università IULM di Milano con una tesi, seguita dal prof. Giovanni Chiaramonte, intitolata “Lo Specchio di Andrej Tarkovskij: un film tra memoria e ricordo. “In quello stesso anno frequento il corso di formazione “Scrivere con la luce” di Ercole Visconti presso la Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti di Milano, e l’anno seguente partecipo alla Masterclass “Showrunner: creare e produrre serie tv” di Neil Landau dell’ UCLA, School of Theatre, Film and Television” – ricorda Ginevra con tanta nostalgia.

Nell’inverno del 2016 ricopre anche il ruolo di assistente alla regia nel programma “Master of Photography” prodotto da Sky Arte e nel 2017 come operatrice di macchina in studio e per i confessionali nella seconda edizione dello stesso programma.

Ginevra Barboni e Tommaso Maggi e i rispettivi genitori

Non contenta di aver già ottime basi professionali, Ginevra si specializza ulteriormente lo scorso anno con un master in “Direttore della fotografia, operatore di ripresa e montaggio” presso l’Accademia Nazionale del cinema di Bologna tenuto dai docenti Mauro Marchetti, Rocco Marra e Paolo Vanghetti.

Ginevra continua a raccontarsi con il suo sorriso luminoso,  che non la abbandona mai: “Ho imparato nel set a lavorare a fianco di mio padre già dal 2008, come assistente alla regia e aiuto operatore per suoi cortometraggi, tra i quali  “Il grande forse” con Philippe Leroy e Roberto Andreucci. La fotografia era di Maurizio Calvesi e le Musiche di Franco Micalizzi. Ho poi continuato con “Chimeres Absentes” di Fanny Ardant, “Pensiero Giallo” ed “Idea Malvagia” di Pierfrancesco Campanella, e ho fatto anche il direttore della fotografia nel film “Tundra” di Federico Mattioni. E di mio nonno ho sempre ammirato tutta la sua produzione, ovviamente“. Quest’anno Ginevra Barboni ha realizzato come autrice, produttrice e regista, la sua opera prima, il cortometraggio “La vita che ti aspetta”, insieme al collega ed amico Tommaso Maggi, figlio d’arte anch’egli: suo padre Angelo Maggi è quel magnifico  doppiatore che tutto il mondo conosce, ad esempio, come voce italiana di mostri sacri come Tom Hanks o Bruce Willis.

Ginevra Barboni

Sono così felice che la mia prima creatura cinematografica abbia già riscosso finora ben quindici riconoscimenti: da poco tempo l’abbiamo presentato ai festival internazionali, ed è stato un esordio straordinario”.

Ricordiamo infatti che la pellicola ha vinto come miglior sceneggiatura originale al Los Angeles Film Award, miglior cortometraggio a tema LGTBQ al Detroit Shetown Film Festival e miglior cortometraggio a tema LGTBQ al Lady Filmmakers Festival.

A ciò si sono aggiunti altri prestigiosi traguardi: miglior cortometraggio italiano alla competizione mensile e Grand Jury Award alla competizione annuale all’Oniros Film Festival; premio “La città del cortometraggio” al Social Word Film Festival; miglior regista del festival al Barcelona Planet Film Festival.

Per concludere, miglior cortometraggio e miglior Cinematographer all’European Cinematography Award; Award of distinction al Canada Short Film Festival; e ben 4 nominations: all’Indie Short Fest del Los Angeles International Film Festival come miglior cortometraggio a tema LGTBQ e miglior regista; come miglior cortometraggio straniero al Gold Movie Award; per la miglior attrice protagonista al Barcelona Planet Film Festival. Ulteriori info a  www.ginevrabarboni.com

Silvana Lazzarino

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Andrea Casta ha già conquistato i social con “Birth”

Andrea Casta famoso violinista elettrico e il videoclip “Birth” realizzato nella recentissima struttura ipertecnologica del Planetario di Cosenza

Violinista, cantante ed entertainer internazionale ANDREA CASTA negli ultimi anni, con il suo violino elettrico, grazie a una collaborazione con i più importanti dj del mondo e la sua anima di globe trotter, è stato uno dei protagonisti indiscussi dei più prestigiosi locali e club in Italia e all’estero.

Andrea Casta violinista elettrico e il brano “Birth”

Portavoce dello stile italiano, si è esibito nelle notti di mezzo continente, dal 2010 compie circa un tour all’anno in Medio Oriente, dove ha suonato a Dubai, ad Abu Dhabi, in Bahrein, in Israele, in Libano e in Qatar. Altre mete largamente esplorate appartengono alle Repubbliche ex – sovietiche: Russia, Ucraina, Kazakistan, Turkmenistan. Nel 2015 ha compiuto un tour estivo che lo ha portato in Turchia, Grecia ed Azerbaijan, insieme ad occasioni che lo hanno portato a Mauritius, Seychelles, Egitto e Spagna. Anche i club dislocati nel nucleo centrale dell’Europa lo hanno ospitato: da Berlino ad Amsterdam, da Nizza a Londra, dalla Svizzera alla Croazia per arrivare fino a Repubblica Ceca e Romania.

Lo scorso 31 ottobre 2019 è uscito il suo nuovo videoclip BIRTH il cui video è stato realizzato, con le riprese dei giovani registi Loren e Ervin Bedeli, nel Planetario G.B. Amico di Cosenza, nuovissima struttura inaugurata la scorsa primavera, scelta per le sue caratteristiche architettoniche e tecnologiche che confermano la vocazione alla scienza e all’arte della città calabrese.

Andrea Casta violinista elettrico e il suo brano “Birth”

Il nuovo singolo dell’artista è il quinto episodio del racconto fantascientifico” The Space Violin Project”, iniziato nel luglio del 2018 con un percorso musicale che va  dall’electro di “Double Sun” alla tech house di “Warp 6”, passando per scelte sonore progressive in “Black Hole Tale”, fino a “The River”, tutti successi che hanno fatto ballare migliaia di fan del globetrotter Casta in giro per il mondo.

“Birth”, invece, si avvicina alla future bass: nel brano il violino elettrico rallenta insieme ad una voce femminile su un groove di ispirazione dubstep, la melodia poi esplode in un drop cinematico ispirato dall’energia della nascita evocando tutte le speranze ed emozioni che precedono le avventure nello spazio del protagonista.

Nel video, nel quale il musicista riprende il suo viaggio nel futuro nei panni del Commander AJ, s’immagina che all’interno della struttura si svolga il suo addestramento in vista della prossima missione nello spazio: a istruirlo un’intelligenza artificiale impersonata dall’affascinante proiettore del planetario che, attraverso i suoi “occhi”, dà vita ad un omaggio ad HAL 9000, il supercomputer protagonista di 2001 Odissea nello Spazio.

Andrea Casta violinista elettrico

Andrea Casta ha maturato una visione musicale e un’esperienza artistica unica grazie ad un utilizzo del violino elettrico molto personale e contemporaneo. Negli ultimi anni ha intensificato le sue collaborazioni con i dj, diventando uno dei performer più richiesti in tutto il mondo e che più ha appassionato il mondo social avvicinando le nuove generazioni e il pubblico internazionale allo strumento violino

Oggi Andrea Casta ha più di 700mila ascolti su Spotify, quasi 200mila followers sui diversi social network, e negli ultimi anni si esibisce tra le 170 e 200 date all’anno in tour che lo hanno portato in 28 nazioni del mondo.

Silvana Lazzarino

 

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