Il Dispari 20200518 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200518 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200518

Dalla raccolta “Per Aurora volume quinto”

Così fu

PARTE 1 – CAPITOLO 12

Nel mio seguire un filo di intrecci meno folti, quasi una giungla casereccia, formato in prevalenza da liane di edere mediterranee e felci sovrastanti papaveri all’ombra delle ginestre (ginestra, fiore amato dalla mia donna) non ancora in fiore, la mole simmetrica del fabbricato, con i due balconi del primo piano poco distanti dagli angoli ed il portone di legno massiccio punteggiato alla estremità superiore da una nicchia votiva per un santo protettore, ad ogni passo, mi veniva incontro piano piano mostrando i segmenti di un puzzle che andavano continuamente ad accostarsi fino a formare la visone totale della sua struttura.

Finché, inaspettatamente, le piante e gli arbusti hanno finito di occupare parte del territorio, lasciando una chiazza semi desertica in corrispondenza del cortile antistante l’ingresso.

Un regalo della natura aveva permesso che il tavolo ed i sedili di lastroni lavici sistemati appena accanto al pozzo fossero soltanto ricoperti di muschio e piccoli fiori di campo, mentre, stupendamente incoronato da tralci di vite selvatica, il piano terra si confondeva con l’adiacente boscaglia.

Volevo, potevo, dovevo entrare? “Che sia più semplice raggiungere una meta che non goderne i privilegi?”

Mancavano molte ore al tramonto, ed io ho avuto voglia di entusiasmarmi per ogni particolare di quel luogo, né brullo né antico, né vivo né solingo, così simile ai contorni che la vita mi offriva nella quotidiana stagnazione di affetti e prospettive di speranze.

Bruno Mancini

Liga Sarah Lapinska segnala alcuni talenti internazionali amici dei progetti culturali Made in Ischia proposti dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

Con la sua voce vellutata, Eva Strazdiņa canta la poesia d’amore di Aleksandrs ČaksNella nebbia piange la finestra”. Eva ha un cuore coraggioso e una bella figlia, Sanija, che ha la voce forte di sua madre. Eva dice che le piacerebbe venire ad Ischia con me dopo la fine di questo periodo di quarantena per Covid-19.

Dzintra Delpere canta la ninna nanna che narra di un ragazzino che chiede pane a sua madre, ma sua madre gli promette che metterà un gatto nel carrello e, raggiungendo la luna, avranno giochi d’oro, mentre anche il gatto avrà i topi d’oro. Dzintra ha due figlie, entrambe cantano. “La felicità e una valore eventuale” dice Dzintra “Oggi ho alleviato il dolore. Ma ho imparato con un sorriso a superare le difficoltà. Io, in generale, non mi preoccupo di nulla. Ho grande tranquillità nell’anima e sto godendo questo attimo. Vale la pena fare qualcosa di bene per gli altri. La mia vita è come una festa “.

Guna Oškalna-Vējiņa si è spontaneamente interessata ai nostri eventi culturali quando aveva luogo la mostra DILA-IL DISPARI-IL SEXTANTE a Jelgava. Dice: “Mi sento meglio nel grembo della natura. Riflessioni. Luci. Giochi d’ombra. Preferisco scattare foto di paesaggi e di ritratti. Per poter fare qualsiasi lavoro, dobbiamo impararsi a dire grazie a Qualcuno che ci regala il talento. Voglio che la prima, giusta e migliore faccia si apra a me. E vista negli occhi. Sento come un solletico quando mi accorgo che una foto mi è riuscita bene. A me, ragazza timida, è stata assegnato il compito di fotografare gli attori nella mansione di corrispondente di un giornale. Ho anche lavorato come infermiera, ma non sono riuscita ad abituarmi alle morti, quindi non ho realizzato il mio sogno d’infanzia di diventare dottoressa. Con la macchina fotografica, regalatami da mio padre a 16 anni, mi sono resa conto che la fotografia è la mia vocazione. Lija Guļevska ha pubblicato un libro sul cardiochirurgo Romans Lācis contenente alcuni miei ritratti fotografici.”

Edgars Liepiņš insieme con Raimonds Pauls ha traversato, con le sue canzoni socialmente spiritose, tutta la Lettonia, comprese le province più remote. Edgars canta la poesia di Imants Ziedonis con la sua voce tragica. Perché già, non si può sapere il motivo Le anatre urlano nel fiume di notte e neanche tu dormi. Perché già, il motivo non si può sapere. Forse abbiamo troppo preso, forse non abbiamo abbastanza permesso, e forse non fa abbastanza dolore. Vado via con calma dalla casa. Le stelle brillano e il fango riposa, e si possono vedere i soldi di Felicita brillare. Non c’è niente, oh, è solo così solo di lato finge di piangere. Non c’è niente, oh, è solo così e solo nel silenzio profondo quindi dal lato finge di piangere. Perché già, non si può sapere il motivo. E forse non fa abbastanza dolore. Le anatre urlano nel fiume di notte. E neanche tu dormi. Dappertutto il rumore è muto e ovattato. Non c’è niente, oh, è solo così È solo nel silenzio profondo perché già, non puoi sapere il motivo. Non è niente, oh, è così e solo nel silenzio profondo perché già, non puoi sapere perché.

Igor Kulev, fischiettando melodicamente, ha suonato la canzone di Raimods Pauls, cantata da Alla Pugacheva con le parole di Andrey Voznesensky “Il milione di rose rosse” e melodie nasali dell’Asia centrale. Niko Pirosmani, un timido, povero pittore georgiano, una volta regalò milioni di fiori alla sua amata, ma, comunque, lei scelse un gran signore con il quale lasciò la Georgia per sempre. Niko dipinse piccoli disegni di pub e di caffè in colori vivaci.

Quando non abbiamo cose da regalare, è importante restare quali siamo e credere in ciò che sappiamo.

Grazie a tutti i miei amici non solo per la fiducia ma anche per la capacità di apprezzare i nostri talenti.

Liga Sarah Lapinska

 

Editoriale

Lo scorso mercoledì 6 maggio, da parte del gruppo fb LENOIS, è stata diffusa la seconda delle otto puntate preparate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” come contributo alla manifestazione di interesse internazionale “Il Maggio dei Libri” nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Chiara Pavoni, Emiliano Negro, Bruno Mancini, Roberto Prandin, Nicola Pantalone, Angela Maria Tiberi, Liliana Manetti, Michela Zanarella, Quinto Ficari, Gianni Rodari, Paola Sarcina, Vladimir Majakovskij, Barbara Maresti, Roberta Panizza, Wanda Roda, Alexian, Santino Spinelli, sono stati i protagonisti musicali insieme al poesie e brani di narrativa tratti da libri di autori vari.

Per il loro valido contributo operativo vanno ringraziati, inoltre, la testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, Mariapia Ciaghi editrice del Magazine EUDONNA e della Casa editrice IL SEXTANTE e tutti i TANTI altri Artisti che proporremo nelle successive sei puntate di questa prima serie in calendario tutti i mercoledì del mese di maggio e di giugno, alle ore 22.

Il prossimo appuntamento per questa serie di eventi è fissato alle ore 22 di mercoledì 20 maggio, con la puntata realizzata e condotta dalla frizzante, entusiasmante e dinamica Liliana Manetti (Ambasciatrice DILA per la Regione Lazio), che sarà impegnata in una serie di interviste, recensioni, letture di poesie e di prose che non vi aspettereste mai di gustare con tanto interesse e complicità. Vi aspettiamo in molti su https://www.facebook.com/groups/LENOIS/

Per partecipare: INFO emmegiischia@gmail.com Tel. 3914830355 tutti i giorni dalle 14 alle 23.

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200511

Editoriale

Lo scorso mercoledì 6 maggio, da parte del gruppo fb LENOIS, è stata diffusa la prima delle otto puntate preparate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” come contributo alla manifestazione di interesse internazionale “Il Maggio dei Libri” nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Guido Arbonelli e Natalia Benedetti sono stati i protagonisti musicali insieme alle poesie tratte dalla mia raccolta “La Sagra del peccato” lette da Antonio Mencarini con immagini di opere di arti grafiche di Milena Petrarca, Nunzia Zambardi, Liga Lapinska; musiche di Nicola Pantalone e Guido Arbonelli.

Il tutto accompagnato da una buona dose di IL DISPARI di Gaetano Di Meglio e dalla magia dell’isola d’Ischia poiché le registrazioni sono state effettuate in parte a Ischia, in occasione del Natale organizzato dall’Assessorato alla cultura, e in parte nell’aula magna della SIAM (Società d’incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano durante l’evento “Otto milioni” organizzato da DILA ed inserito nella programmazione del BookCity 2016.

Per il loro valido contributo operativo vanno ringraziati, inoltre, l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, Mariapia Ciaghi editrice del Magazine EUDONNA e della Casa editrice IL SEXTANTE, Liliana Manetti ambasciatrice DILA per la Regione Lazio, Chiara Pavoni attrice scenografa e registra teatrale, Maria Luisa Neri Presidente dell’Associazione “Arte del suonare”, Stefano Degli Abbati scrittore, Domenico Umbro musicista, Angela Maria Tiberi Presidente DILA per l’Italia, Roberto Prandin compositore musicale, Assunta Gneo scrittrice, Giulio Menichelli violinista, Giuseppe Lorin attore, Vito Nicola Paradiso chitarrista, Lucia D’Ambra Attrice, Katia Massaro Presidente onoraria OCEANOMARE DELPHIS, Ugo De Angelis scrittore, e tutti i TANTI altri Artisti che proporremo nelle successive sette puntate di questa prima serie in calendario tutti i mercoledì del mese di maggio e di giugno, alle ore 22.

Il prossimo appuntamento per questa serie di eventi è fissato alle ore 22 di mercoledì 13 maggio, con la puntata realizzata e condotta dalla fantastica bella e brava Chiara Pavoni che farà rimanere incollati sulle seggiole noi nottambuli, e nei letti i più pigroni.

Vi aspettiamo in molti su https://www.facebook.com/groups/LENOIS/ Per partecipare: INFO emmegiischia@gmail.com

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Chiara Pavoni

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Chiara Pavoni

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILAINTRODUZIONE all’antologia “Magari un’emozione”

L’emotività è una delle caratteristiche individuate per dare concretezza alla realizzazione dell’idea ispiratrice di questa antologia.

Per nulla strutturata sotto il profilo simmetrico, la composizione delle varie sezioni in cui essa è organizzata viene proposta come una serie di tasselli selezionati in base all’unico criterio della emozione, in apparenza latente, ma poi subito scoppiettante agli occhi di chi ne sappia leggere i palpiti primitivi.

Poesia, narrativa, ed arti grafiche in prima linea, seguite da giornalismo, recitazione e musica si intrecciano e si sovrappongono, si amalgamano, infine, nella dinamica volutamente scomposta che articola le pagine di questo libro.

Tutto è cominciato nel 2007, quando vide la luce il primo volume realizzato con i pochi contributi messi a disposizione da Aziende locali ischitane e da uno sparuto nugolo di Artisti disposti ad impegnare qualche loro risorsa sull’accattivante idea di vedere pubblicata una loro opera. Poi, una lunga storia, di piccoli ma continui successi, che ha costruite le premesse per le quali tutte le antologie degli ultimi quattro anni sono state gratificate dalla partecipazione alle edizioni Bookcity e, lo scorso anno, hanno avuto il privilegio di essere mostrate in pubblico nel big -stand allestito nel Castello Sforzesco di Milano, insieme ai nomi più altisonanti della letteratura mondiale, insieme alle collane più rinomate delle maggiori Case editrici internazionali e a disposizione di un pubblico numerosissimo composto da visitatori di provenienza cosmopolita.

Magari un’emozione!”, edita dalla giovane, competente e intraprendente Mariapia Ciaghi, proprietaria della Casa Editrice Il Sextante, sarà anche questa volta al centro di numerose iniziative artistiche e culturali che verranno proposte in biblioteche e luoghi di incontri pubblici, partendo, come sempre, appunto dal Bookcity di Milano 2019 #BCM19.

Noi sappiamo di aver avuto il coraggio di non sottomettere la nostra idealità ai compromessi di tipo commerciale e/o, peggio, di politica commerciale, e sappiamo che voi lettori sarete disposti a valutare favorevolmente le opere proposte dai tanti artisti presenti nel volume.

Bandite le pastoie accademiche che Ferdinando Martini contrastò, e che in precedenza Francesco De Sanctis e Pasquale Villari, pur provenendo dalla scuola di quell’insigne giurista -ma straordinario seccatore- che fu il marchese Basilio Puoti, avevano condannato, le nostre attuali proposte si slanceranno verso un percorso di sicuro respiro con l’audacia dei poeti cui sorride l’ideale di un’Arte nuova, in questa epoca che si è dischiusa al mondo sotto il segno della globalizzazione.

Anche nella parte letteraria sono state aperte nuove vie, ma occorre certamente che tutti coloro cui ferve in seno il fuoco sacro siano incoraggiati a scendere in campo aperto e misurarsi come in un torneo ad armi cortesi. Con tali intendimenti abbiamo voluto offrire alle nuove promesse delle Arti un mezzo per uscire dalla penombra o addirittura dal silenzio ed essere esposte alla viva luce della ribalta pubblicitaria, ove i migliori saranno facilmente individuati dal pubblico dei lettori che sa bene distinguere il grano dal loglio e che riconoscerà, in taluni dei novelli argonauti, i protagonisti di non lontane affermazioni di indubbio valore. Bruno Mancini

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Due poesie scelta tra quelle dedicate a tutti coloro che sono morti senza il conforto di un abbraccio.

Angela Maria Tiberi

Solitudine

Nell’aria si sente un canto di uccelli

felici di essere liberi di volare

e guardano noi uomini rinchiusi in casa

a causa della pandemia 2020.

No! Non voglio chiamare questo mostro

con il suo nome, né ricordare i giorni

trascorsi in casa.

La gioia mi prende ho due gioielli

accanto a me.

Sono piccini e arraffati,

non si lamentano di stare rinchiusi in casa.

Non andare a scuola è stata la privazione

dei ragazzi e piccini, non vedersi e giocare insieme.

Solo il computer e il telefonino sono stati

operatori di comunicazione del dialogo umano.

Questo mostro di virus ha portato con sé

tanti amori familiari dai capelli bianchi ma

giovani e piccini non sono mancati.

Camion di soldati in fila con le bare

senza fiori e preghiere.

Mai si dimenticano le vittime dei medici e

infermieri che hanno donato la vita per combattere

in prima linea di trincea questo mostro di virus.

Non voglio chiamarlo con il suo nome

ma in fondo ci ha uniti per riflettere

ed amare la natura stanca ed oppressa

dall’indifferenza umana.

Il Polo Nord si sta estinguendo per effetto serra.

Gli animali muoiono

in acqua non ci sono più i ghiacciai

e cosa rimarrà all’uomo?

Solo la speranza della realizzazione

del Regno dell’Amore…

 

Bruno Mancini

           

Dissertazioni – Strofa1/A

 

Perché  andiamo

dove fogli di cactus

affissi alle porte

chiudono umanità.

Dove orme di zoccoli

richiamano fughe.

Dove né bello, né buono,

né vero,

né noi. Andiamo a scrivere

quello che resta dei nostri palpiti,

delle nostre “disillusioni”

contro evanescenze prive di sogno.

 

Ora se vuoi, è l’ora di andare.

Il Dispari 20200504 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200504 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200504

“Vogliamo lavorare, Vogliamo lavorare”

Si avvera la profezia di Scisciotto/Scisciò , mitico personaggio ischitano degli anni ’60

 Dal volume di Bruno Mancini “Per Aurora volume secondo”, il capitolo settimo del racconto “LA NOTIZIA VIRGOLA, LA CONDANNA PUNTO

Edoardo: -«Durante gli anni a cavallo del 1960, l’uomo più conosciuto in tutte le contrade dell’isola non era governato da abitudini, nel senso che non veniva posseduto da azioni ripetitive incontrollate.
Certamente era consuetudinario, totalmente, ma sempre in quanto poteva vantarsi di aver costruito razionalmente quel tipo di comportamento.»
Edith: -«Metodico abitudinario.»
Edoardo: -«Per non dimenticare le chiavi di casa, non lasciare il tempo alla pietanza di scuocersi, per ricordare le scadenze dei pagamenti, i santi ed i compleanni, per passare dall’uscio al letto la notte, dal letto al bagno la mattina (il pomeriggio e la sera riti adeguati), per trovare il libro il disco la penna la cravatta i calzini il numero di telefono del petulante sconosciuto, e poi dormire su un lato, sedere in un modo, guardare parlare pensare, finanche pensare, tutto veniva snocciolato dalla costruzione programmata che lui aveva preteso di organizzare.
Quando si accorse che aveva acceso una sigaretta (ne fumava quaranta al giorno) senza esserne cosciente, smise di fumare.
Ad un amico francese scrisse di non poter accettare che una sigaretta entrasse nella sua vita senza un avallo proveniente da una sua decisione.»
Tom: -«Ma cosa dici! Fumare è un vizio.»
Edoardo: -«Rispose: “Ed io lo uccido”.
I suoi standards ripetitivi erano coccolati, difesi, abbelliti, dichiarati.
Prodotti geniali di un assoluto epicureismo.
L’orologio svizzero giapponese robotizzato satellitare della generazione che verrà, super garantito, iper indistruttibile, solennemente perfetto.»
Edith: -«Guarda che…»
Tom: -«Sì lo so.»
Edith: -«Vorrei che tu…»
Tom: -«Già fatto.»
Edith: -«Mi passi il bicchiere?»
Tom: -«Quale dei due?»
Edoardo: -«Provate ad invertire, andava dicendo, il senso di apertura e chiusura del frigorifero che avete da dieci anni, cambiate posto all’interruttore della luce nell’ingresso della vostra casa, modificate la posizione dei numeri sul disco telefonico, fate un esperimento, e poi ditemi per quante migliaia di volte vi sarete comportati come se non ci fossero stati cambiamenti.
Quasi sradicato con un colpo la cerniera del caro vecchio frigo, riempite di manate la parete ormai vedova dell’interruttore, cercato di parlare con Bruno Mancini sulla linea riservata della donna più inchiappettabile secondo gli italiani.»
Tom: -«Ed aveva ragione.»
Edoardo: -«Fino a quando la sua mente, assolutamente mai distratta da attività lavorative e comunque neppure da quotidiane necessità di sopravvivenza, ebbe un parto che lui, per gli amici Scisciò, paragonò ad un miracolo.
E come tale voleva gridarlo al mondo intero.»
Tom: -«Scisciò nel ricordo di due suoi contemporanei veniva chiamato Scisciotto.»
Edoardo: -«Scisciò Scisciotto non era fesso.
Sappiamo per certo che in quel tempo si era già allenato a pensare, e, forte della nuova abitudine che chiamava cogito, trascorse un quarto della vita, per lui breve, a decidere se rendere urbi et orbi manifesta la gestazione mentale (ricevendone i dovuti applausi e complimenti), oppure se organizzarsi in maniera tale da consentire che il miracolo fosse comprensibile, misterioso ma non troppo, cioè sfruttabile.
Naturalmente a totale beneficio di sé veggente profeta mago cartomante astrologo, Fidel Bud Cri Hit XIV – XII – VIII Greg Pioo Giov Ma Maome, invasato incardinato incunabolo incudine e martello, oltre che dei suoi aventi causa: pastorelli e pastori d’Abruzzo e Molise affaticati lungo la dorsale Appenninica che ogni anno percorrevano due volte con i greggi transumandi.»
Tom: -«L’uomo è un animale di abitudini e la sua più grande abitudine è quella di lavorare.»
Edoardo: -«Lavorare lavorare diciotto ore il giorno. Sono trascorsi poco più di duecento anni dall’epoca degli schiavi dell’America pre-rivoluzionaria.
Quando arrivarono le lotte di classe diventarono dieci ore.
Ora otto ore e quaranta, vero? Falso? Comunisti, sfascisti, mangiapreti, rovina famiglie, i bambini no, a quelli pensava morbosamente l’Emilio presidente tubatore.
Scisciò viaggiava nel mondo al tempo delle canzoni di Gino (sapore di sale, il cielo in una stanza), il giorno in cui fu illuminato dalla risposta al suo dilemma…»
Tom: -«… se le dodici ore sono diventate otto e quaranta, domani con le nuove tecnologie potrebbero ridursi a trenta per settimana e forse se un inquilino importante di Londra lo richiedesse, forse, anche a meno.»
Edoardo: -«Un veggente, un indovino. La birra è finita, concludi con i suoi pensieri.»
Edith: -«L’uomo è un animale di abitudini e la sua più grande abitudine è lavorare, lavorare, lavorare.
Toglietegli il lavoro e non saprà più come comportarsi, cosa fare, perché esistere. Quasi aprisse il frigo dalla parte sbagliata.
Boccheggiante in apnea.
Quindi io, che non ho mai lavorato, prenderò posto su un balcone di Piazza Venezia ed alla folla oceanica osannante, confermerò la già sussurrata notizia della mia disponibilità.
Pronto ad istruirli, inquadrarli, gerarchizzarli, come un missionario, forte della cultura delle mie esperienze a governare le abitudini, e, in particolare, con la inattaccabile verità della mia assoluta adattabilità a vivere senza lavorare.
Allora sì, senza dubbio, tutti coloro che avevano gridato con rabbia “Vogliamo lavorare vogliamo lavorare”, mi acclameranno portandomi in trionfo.
Loro Re Custode Balia Allenatore Imperatore Comandante Duce.
Che voglio, un titolo una medaglia un tesoro un impero un esercito pronto a duellare morire sacrificarsi samurai donne prone e maschi incazzati…?
AVRO’ TUTTO.»
Edoardo: -«Complimenti per aver ripetuto il suo pensiero tutto in un fiato.
Comunque, un terribile giorno, sbalordito, capì di essere incompleto.»
Edith: -«Si sentì privo di lavoro gratificante?»
Tom: -«Gli mancava una medaglia?»
Edith: -«Voleva un figlio?»
Edoardo: -«Ormai era quasi calvo, la vista indebolita gli concedeva a stento di leggere i giornali, aveva smesso di scazzottarsi con invadenti e rompicoglioni, non fumava, non beveva, non inseguiva sottane, per scelta, per abitudine.»
Tom: -«Abitudine voluta.»
Edith: -«Allora?»
Edoardo: -«Allora aveva dolorosamente compreso che nonostante tutti gli sforzi (ormai erano decenni che provava), neppure usando la super tecnica più raffinata della super benzina da formula uno che trascinava nel bagagliaio delle sue esperienze, mai avrebbe potuto rendere perfettamente organizzata ogni parte della sua vita.»
Edith: -«Gli sarebbe mancata in ogni caso l’abitudine del sogno, perché i sogni, quelli veri, non si possono governare.»

https://www.emmegiischia.com/wordpress/capitolo-settimo-scisciotto/

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