Il Dispari 20220523 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220523 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220523

Recensione di LUCIANA CAPECE

NAPOLI PUNTA DI DIAMANTE

Il trascorso di Napoli come città, si basa sulla storia antica, che vede la sua espansione sotto i riflettori di una civiltà proveniente da popoli diversi.

Essa ha subìto variegate pressioni, guerre bizantine e malattie, apportando periodi di declino economico, con riprese graduali nel tempo.

Più volte sottoposta al tremore del risveglio vulcanico <Sua Maestà il Vesuvio> colosso dal respiro pulsante.

Una vera attrazione fotografica mondiale.

Napoli, come una medaglia appesa al petto, ostenta il (Palazzo Reale di BORBONE) in magna Piazza Plebiscito, dove ancora oggi arredi, tendaggi, oggettistica, quadri, porcellane e dediche, narrano la vita politica, svoltasi alla fase epocale del < Regno Delle Due Sicilie > e non solo!

Il suo riuscire nelle imprese è dato nel renderla una perla di nicchia nel mondo, dovuto alla ferrea costanza dei cittadini che, senza tradirne le abitudini, con secretato amore, serbano l’attuale linguaggio partenopeo cui l’ idioma secolare nè attesta l’originalità! E nonostante il sequenziale cambiamento di nuovi modelli espressi con stile artistico, si vuole distinguere nella sostanza dei suoi valori.

Indiscutibile l’Arte che la circonda, Monumenti e Basiliche dedite al progresso delle epopee che furono, segnano episodi di materialismo palese.

L’ Università al presente FEDERICO II° è il cardine della sublimata CULTURA E LETTERATURA ove, mio Marito con fierezza tributò il suo onorato servizio dal 1987 al 1989.

Imponente (Maschio Angioino) fortezza con bastioni e torretta circolare domina la città e ne campeggia il vero Primato!

Con S. Gennaro e votive edicole nei quartieri, si fonde l’unione tra misticità e tradizione.

(La Galleria Principe Umberto) prezioso portico dedicato al Re D’ Italia, con i suoi decori a rilievo orna i centri commerciali ospitati all’ interno, affiancata da scalinate che ne denotano l’ entrata e l’ uscita.

Napoli esprime una bellezza coinvolgente, richiama Artisti planetari bensì ne abbia generato di idilliaca celebrità.

I Commediografi Attori di spessore Eduardo e Peppino De Filippo -il Mitico Totò- i Super Cantautori Roberto Murolo – Renato Carosone – Sergio Bruni – il Grande Tenore Enrico Caruso etc. ove col Teatro S. Carlo i Tenori di fama Internazionale hanno reso magica la loro voce nella soavità del firmamento.

Cui (O SOLE MIO) l’Inno alla città più baciata dai raggi solari, conferma quella bellavista meravigliosa nell’insieme LA COSTIERA AMALFITANA e incornicia una cartolina dai colori unici nella geografia italiana.

Napoli città ospitale a me cara, vissuta nel periodo vacanziero, ove visitando i suoi gioielli imperituri ha suggellato nel mio cuore, una pagina culturale senza fine.

Luciana Capece e Milena Petrarca

Scrittrice – Poetessa Saggista – Aforista – Prefatrice – Critico Letterario – Critico Teatrale –Recensionista, Luciana Capece, vincitrice della sezione POESIA della nona edizione del premio internazionale OTTO MILIONI con la poesia “Il cielo incenerito”, da oggi, entra a far parte della Redazione di questa pagina culturale, e sarà graditissima ospite dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” durante uno degli eventi programmati nella Biblioteca Antoniana durante il prossimo periodo estivo.

 

SILVANA LAZZARINO autrice di “Nel mio destino”

Un romanzo di seduzione, ossessione, mistero e…

 Spesso il destino riserva sorprese inaspettate.

Non si può essere sempre consapevoli di ciò che si cela nel proprio animo e in quei luoghi silenziosi della mente dove abitano stralci di percezioni che accompagnano ogni individuo fin dall’origine di questa esistenza.

D’improvviso queste percezioni si riaccendono facendo emergere moti emozionali e desideri talora indicibili e imprevedibili.

è’ quanto accade alla bella e sensuale Miranda protagonista del romanzo “Nel mio destino” (Kairos editore) quarantenne, sposata con Riccardo comandante di aerei con il quale ha un figlio adolescente appassionato di calcio e violino.

A scuotere la monotona eppur significativa vita dell’affascinante e brillante Miranda, determinata nell’affermarsi come ricercatrice nel campo dell’archeologia presso l’Università di Roma dove non mancano possibili prospettive per la sua carriera, sono due incontri che suscitano in lei nuove vibrazioni e desideri che rapiscono completamente il suo corpo e la sua mente quasi da non riconoscersi in quella nuova Miranda.

Eppure, la scoperta dell’altra sé, la mette innanzi a sensazioni mai provate prima che con grande coinvolgimento condivide quasi parallelamente con i due amanti.

Ma anche il marito pilota nei suoi scali tra Roma e Bangkok si lascia incantare da una giovanissima donna tailandese pronta a donarsi completamente a lui con amore sincero.

Dapprima centro del desiderio di Giorgio il bel giovane tenebroso ventottenne e poi di Roberto l’imprenditore cinquantenne dal sexappeal irresistibile anche per quegli occhi color ghiaccio magnetici, Miranda non può sapere di essere preda di due personaggi dalla mente distorta, accomunati da una certa maniacalità e abilissimi nel loro gioco di potere e seduzione, specie il secondo da cui la donna viene totalmente ipnotizzata senza immaginare di ritrovarsi completamente….

Diverse scene del romanzo si soffermano nel tratteggiare, con descrizioni a tinte hard, gli incontri della protagonista con i due uomini.

Pagina dopo pagina l’intreccio da romanzo “rosanero” avvolgerà il lettore sempre più, invitandolo a non fermarsi in questa carrellata di fotogrammi che scorreranno innanzi a suoi occhi… e potrà vedere Miranda e i suoi amanti come fossero in un film.

La prima presentazione di questo avvolgente romanzo sarà a Napoli il 27 maggio 2022 alle ore 17.30 presso la Libreria Raffaello (in Via Kerbaker. 35).

Anche Ischia, tramite l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” conoscerà le vicende di Miranda in un evento organizzato da Chiara Pavoni, con la presenza dell’Autrice, in una delle Case di Cultura DILA attive sull’isola.

Redazione DILA

Dalla raccolta di poesie “Davanti al tempo”

scritta da Bruno Mancini a Ischia 1960-1962 (circa)

Ove non fossi stato specchio di allodole

 

Ove non fossi stato specchio di allodole
roso da tarli
o solo canto di sirena
se mai una voce d’innocenza avessi udito
senza tristezza
ad invocarti
allora adesso
fortissimo
nel cielo il grido mio
oh libertà
starebbe a rompere anime pigre.
O tu sei dio
od io
orrendo nulla.

 

 

Il Dispari 20220523 – Redazione culturale DILA

Mauro Pietro Paolo Montacchiesi | LA POETICA DI BRUNO MANCINI

 

La poetica di Bruno Mancini sprigiona luminose scintille di feconda creatività, intona squillanti acuti di ardente pathos, raggiunge floridi apici di effervescente vivacità.

Un dettato lirico il suo, che, con una certa frequenza, indugia su questa naturale realtà immanente, perché esclusivamente spingendosi in profondità del suo senso, concedendole sensibile accoglienza nella mente, si può raggiungere lo scopo di un maggiore sentimento di solidarietà umana, di comprensione e di indulgenza verso gli altri.

Bruno è un vate, ovvero un profeta lirico, d’intensa, d’idealistica illuminazione, che, con rilevante magistero, con consistente ritmo, con intenso fervore, nell’universo circostante irradia la sua energia totalizzante, la sua veracità istintiva.

I sentimenti dell’Artista estrosamente si amalgamano nella loro più elativa concezione lirica, in uno scenario sublime che considera l’umano sentire.

Bruno Mancini è il regista di una rappresentazione scenica in soluzione romantica, ora idealista ora sentimentale, in cui si alternano gioie e dolori, che il regista-poeta denuncia e filma in immagini che si propagano nelle eco di confessioni, di emozioni in divenire.

L’estetica versificatoria di questo poeta è lessicalmente, idiomaticamente policroma, eclettica, un fantasmagorico caleidoscopio di emozioni.

Bruno è un funambolo che, con accattivante brio, si esalta nei virtuosismi di appassionanti parole.

La sua genialità consiste nel dare forza e senso ai suoi afflati, tanto da veicolarli, emotivamente, vividamente, come onde radio ad alta frequenza.

Il suo repertorio poetico è un sentiero intarsiato di gemme eterocromatiche, un divenire che trascende il tempo.

L’Ischitano di frequente ricorre alla riproposizione verbale, onde apportare ai suoi versi maggiore armonia, come pure per metterne in evidenza, con eleganza, la valenza semantica.

Valenza di frequente distinta, in considerazioni dissimili, poetando non esclusivamente con contenuti autoreferenziali, bensì innalzando sé stesso a grande nobiltà di spirito, in virtù delle sue analisi e delle sue meditazioni relative a variegate, oggettive rappresentazioni tematiche.

L’estetica manciniana è trapunta di orfismo, di ricami magicamente, evocativamente lirici.

Da una lettura psicologica della poetica di Bruno Mancini, si può ipotizzare che sia stato molto autonomo e allo stesso tempo amichevole con tutti, escludendo qualsiasi preconcetto e con una decisa concezione di equità sociale.

Per questa ragione è stato alquanto idiosincratico verso gli schemi dettati dalla società.

Con considerevole energia egli ha sempre aspirato a reificare le convinzioni riformiste che ha acquisito in gioventù.

Una necessità congenita d’indipendenza potrebbe tuttora arrecargli qualche complicazione relazionale in generale.

 

ESTDEUS IN NOBIS, AGITANTE CALESCIMUS ILLO

C’É UN DIO DENTRO DI NOI E CI SCALDIAMO PE

RCHÉ EGLI CI AGITA

(Ovidio-Fasti-VI-5)

 

Mauro Montacchiesi

https://en.wikipedia.org/wiki/Mauro_Montacchiesi

1° Premio LETTERARIO “VOCI – CITTÀ DI ABANO TERME” ed. 2014 per l’e-book “Làbrys-Opus Hybridum de Labyrinthismo”, Aletti Ed. – 1° Premio 2015 AIAM (Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma) PREMI CULTURA MEDUSA AUREA – Premio alla carriera letteraria al Premio Europeo Clemente Rebora di Roma 2018-19  – 1° Premio “Emozioni Poetiche” 2019 al Castello di Verrone con “Nell’essenza del nulla- 1° Premio Marchesato di Ceva di Cuneo con “La vita è amore” – 1° Premio letterario nazionale della VII edizione “Scriviamo insieme” con il libro “De Arte Atque litteris” 2017 – 1° Premio sezione Fiction Book Premio Il Litorale.

 

Sei poesie scelte da Mauro Pietro Paolo Montacchiesi come epitome della
produzione poetica di Bruno Mancini

Alla carezza gelida

Rive odorose d’alghe;
sabbia,
costrutta forma di castello
dalla fantasia fanciulla,
pregna di sole
e di sapore di pesce;
vento compagno
di lunghe solitudini;
soffio della mia vela
quand’era suo dominio il mare,
quando sognavo nella tua ebbrezza regni;
acque
da assiduo moto
risospinte a riva
sui miei piedi
docili
alla carezza gelida;
acque,
insensate,
indomite,
voraci,
gracili giganti deformati
dalla fantasia del tempo:

necessità di sonno
al ritorno.

——-°°°°°°°°°°—————

Alt

Cercano i cocci,
passi fasciati da bende adesive
nel bivio carboni-diamanti;
scoprono tagli
mani guantate di pelle umana
nel segno del cenno addio;
la mente respira affanno
all’apparire del gatto nero
lemme lemme
scodinzolante
in moto felino
lento lento,
e sono io che punto verso il centro
tenuto fermo, in bellavista oscena,
dal palo del semaforo
sempre e per sempre immobile
sul tuo colore rosso.

——-°°°°°°°°°°—————

Amico

Ho poco tempo
per essere
la copia antica
di me stesso,
o come bianca leggenda
attesa
da voce di grotta
sommersa
tra chele e aragosta
insinuante
e danze d’alga
incerta
e flussi di onda
nebulosa.

Mi punge una figura
di uomo nudo
col volto incastonato
da denti spezzati,
e un cuore in mano.
C’è ancora,

se voglio
un goccio di pazienza.

——-°°°°°°°°°°—————

Agli angoli degli occhi

Agli angoli degli occhi
sotto pigrizie amiche
prepara a morte
nostalgia.
Passa più parti
lampo di tempo indietro
indietro secoli
e sempre come sempre.
Cambia
se non adesso
a morte.
Alla viola nasce il pensiero
e posso ancora muovermi
venirti accanto
e senti la corteccia
vecchia e inutile.

——-°°°°°°°°°°—————

Ai comodi abbandoni

Ai comodi abbandoni
di sbalzanti ascensori,
vorticose bellezze
di scale acchiocciolate

Voglio la mia.

Per assurde ambizioni
m’invento atroci ossessioni:
orridi
oscuri oblii.

Voglio la mia
aspra e bollente.

Dalle false fattrici di misteri
insufficienti compromessi,
o principi
o Caini.

Voglio la mia
aspra e bollente
negra e ribelle.

I veri architetti della vita
dileggiano
con i loro antichi ermetismi,
o corde o grotte o celle.

Voglio la mia
aspra e bollente
negra e ribelle,
che sia la mia

Imbrigliati da enigmi
di torpori,
risvegli imbarazzanti
osteggiano.

Voglio la mia fantasia
aspra e bollente
negra
e ribelle,
che sia la mia,
in fuga solitaria.

——-°°°°°°°°°°—————

Albore

E sono passate le tre
e sono
passate.
Ti manca l’attesa
– ricordo le notti –
resisti agli affetti
– più certa di me –
rovisti:
e a poco
la luna seduta sul mare.

Bruno, Mancini

Il Dispari 20220509

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Angela Maria Tiberi intervista la Prof.ssa Erica Greco

D: -Come ha conosciuto l’artista Milena Petrarca, Presidente Associazione Internazionale Magna Grecia e Presidente delegata America del Nord per conto dell’Associazione Internazionale culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”?
R: -Quello con Milena Petrarca è stato decisamente un incontro fortuito!
Infatti, circa un anno fa, quando decisi di intraprendere la mia ricerca sulla figura di Ria Rosa (eccentrica sciantosa proto femminista del café chantant napoletano), mi imbattei per caso in un articolo online su cui compariva un commento dell’artista Milena Petrarca, la quale affermava di essere una diretta discendente di Maria Rosaria Liberti.
Subito decisi di contattarla tramite i social, così ci sentimmo telefonicamente ed ella mi raccontò tante sfaccettature inedite legate alla vicenda familiare della Liberti.

D: -Può raccontare come è iniziata la ricerca su Ria Rosa Liberti?
R: -Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Discipline della Musica e del Teatro nel 2020, iniziai a maturare l’idea del dottorato di ricerca.
Ho sempre avuto un forte legame con Napoli, la “città-teatro” per antonomasia, così iniziai a navigare sul web per trovare un tema da indagare che potesse riallacciarsi al panorama teatrale partenopeo.
Sul sito web “Identità insorgenti” trovai un bellissimo articolo su Ria Rosa a cura di Flavia Salerni e fin da subito mi innamorai del suo personaggio: ribelle, coraggiosa, irridente, Ria Rosa è una donna di palcoscenico volutamente fuori dagli schemi, che si distinse nel mondo del varietà per il suo forte impegno politico-sociale.
Femminista ante litteram, rivendica l’indipendenza della donna dall’uomo attraverso i testi delle sue canzoni, tutte caratterizzate da un’interpretazione brillante e da una seducente irriverenza.

D: -Sviluppi culturale della ricerca del dottorato ed imminenti obiettivi da raggiungere?
R: -Proprio in questo periodo sto riprendendo la ricerca su Ria Rosa in vista della possibile partecipazione a un convegno internazionale sulle forme dell’attivismo femminile in Italia.
Per ricostruire l’avventurosa vicenda storica e artistica di Ria Rosa Liberti è necessario scandagliare numerose fonti, a partire da giornali e riviste dell’epoca per poi passare all’analisi delle performance canore incise su disco fino al vaglio delle testimonianze orali, come quella preziosissima offerta da Milena Petrarca.

Ria Rosa Liberti Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Ria Rosa Liberti Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Milena Petrarca Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Milena Petrarca Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Erica Greco Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Erica Greco Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

NOTE CONDIVISE

attualità e poetica in una nuova opera
di Gioia Lomasti in collaborazione con Luciano Somma

Dopo una lunga amicizia scandita da condivisione ed assidua collaborazione attraverso la scrittura, nasce questo volume disponibile sui maggiori webstore e in libreria e tramite il canale di distribuzione.
Gli articoli trattati dagli autori collocano la poetica come punto cardine per la realizzazione di molti degli argomenti odierni tra storia, arte in genere e reminiscenze, unendo emozioni nella energia testuale.
Gioia Lomasti nasce a Ravenna, appassionata di letteratura nel suo insieme sin da bambina conquista l’attenzione della critica letteraria con la partecipazione a concorsi di poesia ed eventi culturali che la vedono tra i posti d’onore.
È autrice di opere in poesia e prosa dedicando parte dei suoi scritti al cantautorato italiano.
Co-fondatrice del sito vetrinadelleemozioni.com, spazio che riserva all’arte e alla musica.
Luciano Somma è nato a Napoli, diversi anni or sono, ha iniziato a scrivere testi per canzoni e poesie dall’età di 13 anni.
All’attivo moltissime pubblicazioni poetiche singole o in antologie anche scolastiche.
Collaboratore dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, fin dalle origini della sua costituzione, e della redazione di questa pagina culturale del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, Luciano Somma ha scritto e scrive su un numero imprecisato di periodici, ha vinto centinaia i premi tra cui due medaglie d’argento del Presidente della Repubblica, ed ha ricevuto la Laurea nel 1987 H.C. in lettere e filosofia.
È il poeta più presente in internet, decine i titoli accademici.

NOTE CONDIVISE DI GIOIA LOMASTI E LUCIANO SOMMA, L’ATTUALITÀ ESPOSTA ATTRAVERSO LA NOSTRA POETICA – ISBN 9791220396639 – distribuito da youcanprint.

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

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BRUNO MANCINI

Dalla raccolta di poesie

Incarto caramelle di uva passita

(2002)

Adesso musica!

All’angolo
di un vecchio palazzo
la plastica
sagomata a note musicali.
Di fronte
un muretto di pietre
vulcaniche
levigate da strusci continui.
Nel cielo
tutte, ma proprio tutte le stelle
lucenti come ciondoli
ad una festa di paese.

Avevo una camicia
bianca
avevi una gonna stretta
avevo un libro
in mano
avevi una borsetta

nel Juke box
Adriano Cementano
con ventiquattromila baci.

———————

Dalla raccolta di poesie

Incarto caramelle di uva passita

(2002)

E vai coi nostri

Scoreggiavano puzzolentemente
sputazzate e rasche di sigari toscani
bronchiti croniche
a volo dai palchi alla platea.

I pellerossa in bianco e nero
muori fellone
e vai coi nostri.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Bestemmie lunghe come una canzone.
Inferno paradiso santi e madonne
mamme e sorelle
per un refrain di puttanate in libertà.

Colonne di cartone
lacrime di cipolla
Buffalo Bill e il suo cavallo bianco.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Scaccolamenti di nasi scatarranti.
Rutti etnici al gusto di carrube
polifemiche presenze
le panche appiccicose di schifezze.

I bucanieri dalla benda all’occhio
onore, patria, fedeltà
Totò.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Lei
mi stringeva
a tratti
forte
il braccio
di nascosto.
Io
le toccavo
un poco
scalzo
il piede
di nascosto.

Com’era bello andare a cinema una volta.

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

DILA

NUSIV

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Il Dispari 20220516 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220516 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220516

Mauro Pietro Paolo Montacchiesi | LA POETICA DI BRUNO MANCINI

 

La poetica di Bruno Mancini sprigiona luminose scintille di feconda creatività, intona squillanti acuti di ardente pathos, raggiunge floridi apici di effervescente vivacità.

Un dettato lirico il suo, che, con una certa frequenza, indugia su questa naturale realtà immanente, perché esclusivamente spingendosi in profondità del suo senso, concedendole sensibile accoglienza nella mente, si può raggiungere lo scopo di un maggiore sentimento di solidarietà umana, di comprensione e di indulgenza verso gli altri.

Bruno è un vate, ovvero un profeta lirico, d’intensa, d’idealistica illuminazione, che, con rilevante magistero, con consistente ritmo, con intenso fervore, nell’universo circostante irradia la sua energia totalizzante, la sua veracità istintiva.

I sentimenti dell’Artista estrosamente si amalgamano nella loro più elativa concezione lirica, in uno scenario sublime che considera l’umano sentire.

Bruno Mancini è il regista di una rappresentazione scenica in soluzione romantica, ora idealista ora sentimentale, in cui si alternano gioie e dolori, che il regista-poeta denuncia e filma in immagini che si propagano nelle eco di confessioni, di emozioni in divenire.

L’estetica versificatoria di questo poeta è lessicalmente, idiomaticamente policroma, eclettica, un fantasmagorico caleidoscopio di emozioni.

Bruno è un funambolo che, con accattivante brio, si esalta nei virtuosismi di appassionanti parole.

La sua genialità consiste nel dare forza e senso ai suoi afflati, tanto da veicolarli, emotivamente, vividamente, come onde radio ad alta frequenza.

Il suo repertorio poetico è un sentiero intarsiato di gemme eterocromatiche, un divenire che trascende il tempo.

L’Ischitano di frequente ricorre alla riproposizione verbale, onde apportare ai suoi versi maggiore armonia, come pure per metterne in evidenza, con eleganza, la valenza semantica.

Valenza di frequente distinta, in considerazioni dissimili, poetando non esclusivamente con contenuti autoreferenziali, bensì innalzando sé stesso a grande nobiltà di spirito, in virtù delle sue analisi e delle sue meditazioni relative a variegate, oggettive rappresentazioni tematiche.

L’estetica manciniana è trapunta di orfismo, di ricami magicamente, evocativamente lirici.

Da una lettura psicologica della poetica di Bruno Mancini, si può ipotizzare che sia stato molto autonomo e allo stesso tempo amichevole con tutti, escludendo qualsiasi preconcetto e con una decisa concezione di equità sociale.

Per questa ragione è stato alquanto idiosincratico verso gli schemi dettati dalla società.

Con considerevole energia egli ha sempre aspirato a reificare le convinzioni riformiste che ha acquisito in gioventù.

Una necessità congenita d’indipendenza potrebbe tuttora arrecargli qualche complicazione relazionale in generale.

 

ESTDEUS IN NOBIS, AGITANTE CALESCIMUS ILLO

C’É UN DIO DENTRO DI NOI E CI SCALDIAMO PE

RCHÉ EGLI CI AGITA

(Ovidio-Fasti-VI-5)

 

Mauro Montacchiesi

https://en.wikipedia.org/wiki/Mauro_Montacchiesi

1° Premio LETTERARIO “VOCI – CITTÀ DI ABANO TERME” ed. 2014 per l’e-book “Làbrys-Opus Hybridum de Labyrinthismo”, Aletti Ed. – 1° Premio 2015 AIAM (Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma) PREMI CULTURA MEDUSA AUREA – Premio alla carriera letteraria al Premio Europeo Clemente Rebora di Roma 2018-19  – 1° Premio “Emozioni Poetiche” 2019 al Castello di Verrone con “Nell’essenza del nulla- 1° Premio Marchesato di Ceva di Cuneo con “La vita è amore” – 1° Premio letterario nazionale della VII edizione “Scriviamo insieme” con il libro “De Arte Atque litteris” 2017 – 1° Premio sezione Fiction Book Premio Il Litorale.

 

Sei poesie scelte da Mauro Pietro Paolo Montacchiesi come epitome della
produzione poetica di Bruno Mancini

Alla carezza gelida

Rive odorose d’alghe;
sabbia,
costrutta forma di castello
dalla fantasia fanciulla,
pregna di sole
e di sapore di pesce;
vento compagno
di lunghe solitudini;
soffio della mia vela
quand’era suo dominio il mare,
quando sognavo nella tua ebbrezza regni;
acque
da assiduo moto
risospinte a riva
sui miei piedi
docili
alla carezza gelida;
acque,
insensate,
indomite,
voraci,
gracili giganti deformati
dalla fantasia del tempo:

necessità di sonno
al ritorno.

——-°°°°°°°°°°—————

Alt

Cercano i cocci,
passi fasciati da bende adesive
nel bivio carboni-diamanti;
scoprono tagli
mani guantate di pelle umana
nel segno del cenno addio;
la mente respira affanno
all’apparire del gatto nero
lemme lemme
scodinzolante
in moto felino
lento lento,
e sono io che punto verso il centro
tenuto fermo, in bellavista oscena,
dal palo del semaforo
sempre e per sempre immobile
sul tuo colore rosso.

——-°°°°°°°°°°—————

Amico

Ho poco tempo
per essere
la copia antica
di me stesso,
o come bianca leggenda
attesa
da voce di grotta
sommersa
tra chele e aragosta
insinuante
e danze d’alga
incerta
e flussi di onda
nebulosa.

Mi punge una figura
di uomo nudo
col volto incastonato
da denti spezzati,
e un cuore in mano.
C’è ancora,

se voglio
un goccio di pazienza.

——-°°°°°°°°°°—————

Agli angoli degli occhi

Agli angoli degli occhi
sotto pigrizie amiche
prepara a morte
nostalgia.
Passa più parti
lampo di tempo indietro
indietro secoli
e sempre come sempre.
Cambia
se non adesso
a morte.
Alla viola nasce il pensiero
e posso ancora muovermi
venirti accanto
e senti la corteccia
vecchia e inutile.

——-°°°°°°°°°°—————

Ai comodi abbandoni

Ai comodi abbandoni
di sbalzanti ascensori,
vorticose bellezze
di scale acchiocciolate

Voglio la mia.

Per assurde ambizioni
m’invento atroci ossessioni:
orridi
oscuri oblii.

Voglio la mia
aspra e bollente.

Dalle false fattrici di misteri
insufficienti compromessi,
o principi
o Caini.

Voglio la mia
aspra e bollente
negra e ribelle.

I veri architetti della vita
dileggiano
con i loro antichi ermetismi,
o corde o grotte o celle.

Voglio la mia
aspra e bollente
negra e ribelle,
che sia la mia

Imbrigliati da enigmi
di torpori,
risvegli imbarazzanti
osteggiano.

Voglio la mia fantasia
aspra e bollente
negra
e ribelle,
che sia la mia,
in fuga solitaria.

——-°°°°°°°°°°—————

Albore

E sono passate le tre
e sono
passate.
Ti manca l’attesa
– ricordo le notti –
resisti agli affetti
– più certa di me –
rovisti:
e a poco
la luna seduta sul mare.

Bruno, Mancini

Il Dispari 20220509

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Angela Maria Tiberi intervista la Prof.ssa Erica Greco

D: -Come ha conosciuto l’artista Milena Petrarca, Presidente Associazione Internazionale Magna Grecia e Presidente delegata America del Nord per conto dell’Associazione Internazionale culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”?
R: -Quello con Milena Petrarca è stato decisamente un incontro fortuito!
Infatti, circa un anno fa, quando decisi di intraprendere la mia ricerca sulla figura di Ria Rosa (eccentrica sciantosa proto femminista del café chantant napoletano), mi imbattei per caso in un articolo online su cui compariva un commento dell’artista Milena Petrarca, la quale affermava di essere una diretta discendente di Maria Rosaria Liberti.
Subito decisi di contattarla tramite i social, così ci sentimmo telefonicamente ed ella mi raccontò tante sfaccettature inedite legate alla vicenda familiare della Liberti.

D: -Può raccontare come è iniziata la ricerca su Ria Rosa Liberti?
R: -Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Discipline della Musica e del Teatro nel 2020, iniziai a maturare l’idea del dottorato di ricerca.
Ho sempre avuto un forte legame con Napoli, la “città-teatro” per antonomasia, così iniziai a navigare sul web per trovare un tema da indagare che potesse riallacciarsi al panorama teatrale partenopeo.
Sul sito web “Identità insorgenti” trovai un bellissimo articolo su Ria Rosa a cura di Flavia Salerni e fin da subito mi innamorai del suo personaggio: ribelle, coraggiosa, irridente, Ria Rosa è una donna di palcoscenico volutamente fuori dagli schemi, che si distinse nel mondo del varietà per il suo forte impegno politico-sociale.
Femminista ante litteram, rivendica l’indipendenza della donna dall’uomo attraverso i testi delle sue canzoni, tutte caratterizzate da un’interpretazione brillante e da una seducente irriverenza.

D: -Sviluppi culturale della ricerca del dottorato ed imminenti obiettivi da raggiungere?
R: -Proprio in questo periodo sto riprendendo la ricerca su Ria Rosa in vista della possibile partecipazione a un convegno internazionale sulle forme dell’attivismo femminile in Italia.
Per ricostruire l’avventurosa vicenda storica e artistica di Ria Rosa Liberti è necessario scandagliare numerose fonti, a partire da giornali e riviste dell’epoca per poi passare all’analisi delle performance canore incise su disco fino al vaglio delle testimonianze orali, come quella preziosissima offerta da Milena Petrarca.

Ria Rosa Liberti Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Ria Rosa Liberti Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Milena Petrarca Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Milena Petrarca Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Erica Greco Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Erica Greco Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

NOTE CONDIVISE

attualità e poetica in una nuova opera
di Gioia Lomasti in collaborazione con Luciano Somma

Dopo una lunga amicizia scandita da condivisione ed assidua collaborazione attraverso la scrittura, nasce questo volume disponibile sui maggiori webstore e in libreria e tramite il canale di distribuzione.
Gli articoli trattati dagli autori collocano la poetica come punto cardine per la realizzazione di molti degli argomenti odierni tra storia, arte in genere e reminiscenze, unendo emozioni nella energia testuale.
Gioia Lomasti nasce a Ravenna, appassionata di letteratura nel suo insieme sin da bambina conquista l’attenzione della critica letteraria con la partecipazione a concorsi di poesia ed eventi culturali che la vedono tra i posti d’onore.
È autrice di opere in poesia e prosa dedicando parte dei suoi scritti al cantautorato italiano.
Co-fondatrice del sito vetrinadelleemozioni.com, spazio che riserva all’arte e alla musica.
Luciano Somma è nato a Napoli, diversi anni or sono, ha iniziato a scrivere testi per canzoni e poesie dall’età di 13 anni.
All’attivo moltissime pubblicazioni poetiche singole o in antologie anche scolastiche.
Collaboratore dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, fin dalle origini della sua costituzione, e della redazione di questa pagina culturale del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, Luciano Somma ha scritto e scrive su un numero imprecisato di periodici, ha vinto centinaia i premi tra cui due medaglie d’argento del Presidente della Repubblica, ed ha ricevuto la Laurea nel 1987 H.C. in lettere e filosofia.
È il poeta più presente in internet, decine i titoli accademici.

NOTE CONDIVISE DI GIOIA LOMASTI E LUCIANO SOMMA, L’ATTUALITÀ ESPOSTA ATTRAVERSO LA NOSTRA POETICA – ISBN 9791220396639 – distribuito da youcanprint.

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

BRUNO MANCINI

Dalla raccolta di poesie

Incarto caramelle di uva passita

(2002)

Adesso musica!

All’angolo
di un vecchio palazzo
la plastica
sagomata a note musicali.
Di fronte
un muretto di pietre
vulcaniche
levigate da strusci continui.
Nel cielo
tutte, ma proprio tutte le stelle
lucenti come ciondoli
ad una festa di paese.

Avevo una camicia
bianca
avevi una gonna stretta
avevo un libro
in mano
avevi una borsetta

nel Juke box
Adriano Cementano
con ventiquattromila baci.

———————

Dalla raccolta di poesie

Incarto caramelle di uva passita

(2002)

E vai coi nostri

Scoreggiavano puzzolentemente
sputazzate e rasche di sigari toscani
bronchiti croniche
a volo dai palchi alla platea.

I pellerossa in bianco e nero
muori fellone
e vai coi nostri.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Bestemmie lunghe come una canzone.
Inferno paradiso santi e madonne
mamme e sorelle
per un refrain di puttanate in libertà.

Colonne di cartone
lacrime di cipolla
Buffalo Bill e il suo cavallo bianco.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Scaccolamenti di nasi scatarranti.
Rutti etnici al gusto di carrube
polifemiche presenze
le panche appiccicose di schifezze.

I bucanieri dalla benda all’occhio
onore, patria, fedeltà
Totò.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Lei
mi stringeva
a tratti
forte
il braccio
di nascosto.
Io
le toccavo
un poco
scalzo
il piede
di nascosto.

Com’era bello andare a cinema una volta.

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220425

Gianluigi Filippini in arte Jeanfilip intervista la poetessa

Maria Francesca Mosca

vincitrice del premio di Poesia OTTO MILIONI 2021

Prima parte

Quando Bruno Mancini presidente Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” di Ischia mi ha invitato, come Presidente e Ambasciatore della Sede operativa della Regione Lombardia a realizzare un’intervista alla Dott.ssa Maria Francesca Mosca, come Artista “pittore” per me è stato un grande onore condividere suggestioni emozionali.

Ho cercato di porre delle domande e riflessioni alla Dott.ssa e poetessa Maria Francesca Mosca, in quanto nella sua professione di medico di famiglia, tutti i giorni è a contatto con delle persone che soffrono nel corpo e nell’anima.

Le risposte di Maria Francesca sono state, a mio parere, gratificanti, facendo emergere la sua grande sensibilità poetica.

Per ragioni di spazio pubblicheremo in due puntate l’intervista che ha concesso in esclusiva per questa la pagina culturale del quotidiano Il Dispari, dandovi appuntamento fin da ora al prossimo lunedì.

D: – Dottoressa o Poetessa? Mi racconti…

R – Cosa posso raccontare di me?
Ho sempre svolto con passione la mia professione di medico, come medico di base, in trincea, a diretto contatto con i miei pazienti, condividendo le problematiche di vita, curando, consigliando, consolando, cercando di essere presente quanto più potevo, instaurando nel tempo rapporti di amicizia e di fiducia.
Sono grata alla mia professione per quanto mi ha dato e mi ha permesso di dare.
Nella vita ognuno di noi affronta problemi più o meno grandi, difficoltà, lutti, e il saper emergere e superare rispecchiandosi anche nelle difficoltà altrui anziché chiudersi nella propria egoistica sofferenza, può aiutare, sempre.
Nella mia vita ho messo al primo posto gli affetti familiari e dalla serenità che ne è derivata ho tratto forza ed entusiasmo per dedicarmi agli altri, non solo nella professione, ma anche nel volontariato.
Da qui tanti incontri, tante esperienze di vita, condivisioni, spunti e la scrittura scorre fluida…
Ho sempre però tenuto i miei scritti” nel cassetto” sino al 2005, quando i miei figli, leggendo per caso un mio racconto, mi hanno convinta a partecipare ad un concorso letterario per Medici Scrittori “GIAN VINCENZO OMODEI ZORINI” di Arona dove, con stupore ed incredulità, mi sono classificata al secondo posto in quell’anno e al primo posto nell’Edizione successiva, diventando poi Membro del Comitato dei Lettori del Concorso stesso con l’occasione di conoscere personalità straordinarie!
Da lì in poi ho mosso i primi passi, partecipando a vari Concorsi ed ottenendo lusinghieri riconoscimenti, che mai avrei sperato, ma soprattutto ho avuto l’opportunità di conoscere artisti, scrittori, poeti e cultori dell’arte, persone interessantissime!
Secondo me la Poesia, come del resto la scrittura, può essere terapeutica, non a caso il titolo della mia prima, breve raccolta di racconti è stato appunto “Terapia dell’Anima”.
In questa raccolta, nella criticità di situazioni emotivamente molto intense, ho cercato di far emergere il ritratto di una realtà di vita che è sì confronto con il dolore e la sofferenza, ma anche e soprattutto riscatto attraverso l’Amore.

:

D: – Quando si è avvicinata alla Poesia?

:R: – La Poesia ha accompagnato la mia vita sin da bambina.
A volte con tenerezza rileggo i versi che scrivevo allora e con infantile rimpianto vorrei rivivere le prime, ingenue emozioni…:

D: – Che cos’è per lei la Poesia?

R: – Per me la Poesia è un’amica, una compagna, un rifugio in cui ritrovo serenità e armonia e, nella parola scritta, rinasce la voglia di creare, di rielaborare sensazioni ed emozioni rendendole vive e vibranti.

D: – Come e dove nasce una Poesia o Racconto?

R: – Una Poesia o la trama di un racconto nasce spontanea, quasi acquisisce con prepotenza una vita propria quando si manifesta l’urgenza di scrivere.

Basta un pensiero, una frase, una situazione e la realtà poetica si realizza immediatamente…

D: – Considerando la sua professione di medico, le sue poesie o riflessioni, nascono anche da un rapporto con le persone e la loro sofferenza?

R: – Nello svolgimento della mia professione di Medico mi trovo spesso a contatto con la sofferenza, fisica o spirituale, e il rapportarmi con le persone, condividere le loro ansie, le paure, spesso la non accettazione di una diagnosi e della malattia, la ricerca dei mille perché, mi ha sempre stimolato a cercare di dare un significato catartico alla sofferenza stessa.

D: – Come ha conosciuto l’associazione DILA e il premio “Otto milioni”?

R: – Ho conosciuto l’Associazione DILA grazie alla pubblicazione sul quotidiano Il Dispari di Gaetano Di Meglio dell’Intervista che Silvana Lazzarino ha proposto in occasione della presentazione a Roma presso la Libreria Hora Felix, organizzata dall’Associazione IPLAC (Insieme per la Cultura) del mio libro “Fili di rugiada” dedicato alle storie degli straordinari atleti dell’Hand Bike.
Ringraziando Bruno Mancini per l’attenzione riservata all’evento, ho avuto occasione di conoscere la sua straordinaria personalità e l’Associazione DILA con le molteplici e prestigiose iniziative tra cui il Premio “Otto milioni” a cui con entusiasmo e piacere ho partecipato.

Adriana Iftimie Ceroli ritorna a pubblicare i suoi “Simbolicamente”.

Bentornata Adriana nella Redazione di questa pagina culturale!

SIMBOLICAMANTE IL CERVO

Il cervo è stato spesso paragonato all’albero della vita perché ha le corna che si rigenerano periodicamente.

è il simbolo della fecondità, del ritmo della crescita e della rinascita.

Questi valori si riconoscono sia nelle decorazioni dei battisteri cristiani, ma anche nelle tradizioni musulmane, maya, pueblo ecc.

Allo stesso modo, il cervo è l’annunciatore della luce e fa vedere il sentiero verso la luce del giorno. In alcune civiltà, questa caratteristica prenderà un’ampiezza cosmica e spirituale.

Il cervo diventa un mediatore tra il cielo e la terra, come simbolo del sole che risorge e si alza sul cielo infinito.

Più tardi, raffigurato con una croce sulla fronte, diverrà l’immagine di Cristo.

Messaggero del divino, esso rappresenta alla serie di simboli associati: albero della vita, le corna e la croce.

Nell’iconografia mitologica greco-romana i cervi vengono messi a guidare il carro della dea Diana, dea della caccia.

Adriana Iftimie Ceroli

DILA

NUSIV

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Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Angela Maria Tiberi intervista la Prof.ssa Erica Greco

D: -Come ha conosciuto l’artista Milena Petrarca, Presidente Associazione Internazionale Magna Grecia e Presidente delegata America del Nord per conto dell’Associazione Internazionale culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”?
R: -Quello con Milena Petrarca è stato decisamente un incontro fortuito!
Infatti, circa un anno fa, quando decisi di intraprendere la mia ricerca sulla figura di Ria Rosa (eccentrica sciantosa proto femminista del café chantant napoletano), mi imbattei per caso in un articolo online su cui compariva un commento dell’artista Milena Petrarca, la quale affermava di essere una diretta discendente di Maria Rosaria Liberti.
Subito decisi di contattarla tramite i social, così ci sentimmo telefonicamente ed ella mi raccontò tante sfaccettature inedite legate alla vicenda familiare della Liberti.

D: -Può raccontare come è iniziata la ricerca su Ria Rosa Liberti?
R: -Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Discipline della Musica e del Teatro nel 2020, iniziai a maturare l’idea del dottorato di ricerca.
Ho sempre avuto un forte legame con Napoli, la “città-teatro” per antonomasia, così iniziai a navigare sul web per trovare un tema da indagare che potesse riallacciarsi al panorama teatrale partenopeo.
Sul sito web “Identità insorgenti” trovai un bellissimo articolo su Ria Rosa a cura di Flavia Salerni e fin da subito mi innamorai del suo personaggio: ribelle, coraggiosa, irridente, Ria Rosa è una donna di palcoscenico volutamente fuori dagli schemi, che si distinse nel mondo del varietà per il suo forte impegno politico-sociale.
Femminista ante litteram, rivendica l’indipendenza della donna dall’uomo attraverso i testi delle sue canzoni, tutte caratterizzate da un’interpretazione brillante e da una seducente irriverenza.

D: -Sviluppi culturale della ricerca del dottorato ed imminenti obiettivi da raggiungere?
R: -Proprio in questo periodo sto riprendendo la ricerca su Ria Rosa in vista della possibile partecipazione a un convegno internazionale sulle forme dell’attivismo femminile in Italia.
Per ricostruire l’avventurosa vicenda storica e artistica di Ria Rosa Liberti è necessario scandagliare numerose fonti, a partire da giornali e riviste dell’epoca per poi passare all’analisi delle performance canore incise su disco fino al vaglio delle testimonianze orali, come quella preziosissima offerta da Milena Petrarca.

Ria Rosa Liberti Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Ria Rosa Liberti Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Milena Petrarca Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Milena Petrarca Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Erica Greco Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Erica Greco Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

NOTE CONDIVISE

attualità e poetica in una nuova opera
di Gioia Lomasti in collaborazione con Luciano Somma

Dopo una lunga amicizia scandita da condivisione ed assidua collaborazione attraverso la scrittura, nasce questo volume disponibile sui maggiori webstore e in libreria e tramite il canale di distribuzione.
Gli articoli trattati dagli autori collocano la poetica come punto cardine per la realizzazione di molti degli argomenti odierni tra storia, arte in genere e reminiscenze, unendo emozioni nella energia testuale.
Gioia Lomasti nasce a Ravenna, appassionata di letteratura nel suo insieme sin da bambina conquista l’attenzione della critica letteraria con la partecipazione a concorsi di poesia ed eventi culturali che la vedono tra i posti d’onore.
È autrice di opere in poesia e prosa dedicando parte dei suoi scritti al cantautorato italiano.
Co-fondatrice del sito vetrinadelleemozioni.com, spazio che riserva all’arte e alla musica.
Luciano Somma è nato a Napoli, diversi anni or sono, ha iniziato a scrivere testi per canzoni e poesie dall’età di 13 anni.
All’attivo moltissime pubblicazioni poetiche singole o in antologie anche scolastiche.
Collaboratore dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, fin dalle origini della sua costituzione, e della redazione di questa pagina culturale del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, Luciano Somma ha scritto e scrive su un numero imprecisato di periodici, ha vinto centinaia i premi tra cui due medaglie d’argento del Presidente della Repubblica, ed ha ricevuto la Laurea nel 1987 H.C. in lettere e filosofia.
È il poeta più presente in internet, decine i titoli accademici.

NOTE CONDIVISE DI GIOIA LOMASTI E LUCIANO SOMMA, L’ATTUALITÀ ESPOSTA ATTRAVERSO LA NOSTRA POETICA – ISBN 9791220396639 – distribuito da youcanprint.

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

BRUNO MANCINI

Dalla raccolta di poesie

Incarto caramelle di uva passita

(2002)

Adesso musica!

All’angolo
di un vecchio palazzo
la plastica
sagomata a note musicali.
Di fronte
un muretto di pietre
vulcaniche
levigate da strusci continui.
Nel cielo
tutte, ma proprio tutte le stelle
lucenti come ciondoli
ad una festa di paese.

Avevo una camicia
bianca
avevi una gonna stretta
avevo un libro
in mano
avevi una borsetta

nel Juke box
Adriano Cementano
con ventiquattromila baci.

———————

Dalla raccolta di poesie

Incarto caramelle di uva passita

(2002)

E vai coi nostri

Scoreggiavano puzzolentemente
sputazzate e rasche di sigari toscani
bronchiti croniche
a volo dai palchi alla platea.

I pellerossa in bianco e nero
muori fellone
e vai coi nostri.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Bestemmie lunghe come una canzone.
Inferno paradiso santi e madonne
mamme e sorelle
per un refrain di puttanate in libertà.

Colonne di cartone
lacrime di cipolla
Buffalo Bill e il suo cavallo bianco.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Scaccolamenti di nasi scatarranti.
Rutti etnici al gusto di carrube
polifemiche presenze
le panche appiccicose di schifezze.

I bucanieri dalla benda all’occhio
onore, patria, fedeltà
Totò.

Com’era bello il cinema una volta.

°———°———°———

Lei
mi stringeva
a tratti
forte
il braccio
di nascosto.
Io
le toccavo
un poco
scalzo
il piede
di nascosto.

Com’era bello andare a cinema una volta.

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220509 – Redazione culturale DILA

 

Il Dispari 20220425

Gianluigi Filippini in arte Jeanfilip intervista la poetessa

Maria Francesca Mosca

vincitrice del premio di Poesia OTTO MILIONI 2021

Prima parte

Quando Bruno Mancini presidente Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” di Ischia mi ha invitato, come Presidente e Ambasciatore della Sede operativa della Regione Lombardia a realizzare un’intervista alla Dott.ssa Maria Francesca Mosca, come Artista “pittore” per me è stato un grande onore condividere suggestioni emozionali.

Ho cercato di porre delle domande e riflessioni alla Dott.ssa e poetessa Maria Francesca Mosca, in quanto nella sua professione di medico di famiglia, tutti i giorni è a contatto con delle persone che soffrono nel corpo e nell’anima.

Le risposte di Maria Francesca sono state, a mio parere, gratificanti, facendo emergere la sua grande sensibilità poetica.

Per ragioni di spazio pubblicheremo in due puntate l’intervista che ha concesso in esclusiva per questa la pagina culturale del quotidiano Il Dispari, dandovi appuntamento fin da ora al prossimo lunedì.

D: – Dottoressa o Poetessa? Mi racconti…

R – Cosa posso raccontare di me?
Ho sempre svolto con passione la mia professione di medico, come medico di base, in trincea, a diretto contatto con i miei pazienti, condividendo le problematiche di vita, curando, consigliando, consolando, cercando di essere presente quanto più potevo, instaurando nel tempo rapporti di amicizia e di fiducia.
Sono grata alla mia professione per quanto mi ha dato e mi ha permesso di dare.
Nella vita ognuno di noi affronta problemi più o meno grandi, difficoltà, lutti, e il saper emergere e superare rispecchiandosi anche nelle difficoltà altrui anziché chiudersi nella propria egoistica sofferenza, può aiutare, sempre.
Nella mia vita ho messo al primo posto gli affetti familiari e dalla serenità che ne è derivata ho tratto forza ed entusiasmo per dedicarmi agli altri, non solo nella professione, ma anche nel volontariato.
Da qui tanti incontri, tante esperienze di vita, condivisioni, spunti e la scrittura scorre fluida…
Ho sempre però tenuto i miei scritti” nel cassetto” sino al 2005, quando i miei figli, leggendo per caso un mio racconto, mi hanno convinta a partecipare ad un concorso letterario per Medici Scrittori “GIAN VINCENZO OMODEI ZORINI” di Arona dove, con stupore ed incredulità, mi sono classificata al secondo posto in quell’anno e al primo posto nell’Edizione successiva, diventando poi Membro del Comitato dei Lettori del Concorso stesso con l’occasione di conoscere personalità straordinarie!
Da lì in poi ho mosso i primi passi, partecipando a vari Concorsi ed ottenendo lusinghieri riconoscimenti, che mai avrei sperato, ma soprattutto ho avuto l’opportunità di conoscere artisti, scrittori, poeti e cultori dell’arte, persone interessantissime!
Secondo me la Poesia, come del resto la scrittura, può essere terapeutica, non a caso il titolo della mia prima, breve raccolta di racconti è stato appunto “Terapia dell’Anima”.
In questa raccolta, nella criticità di situazioni emotivamente molto intense, ho cercato di far emergere il ritratto di una realtà di vita che è sì confronto con il dolore e la sofferenza, ma anche e soprattutto riscatto attraverso l’Amore.

:

D: – Quando si è avvicinata alla Poesia?

:R: – La Poesia ha accompagnato la mia vita sin da bambina.
A volte con tenerezza rileggo i versi che scrivevo allora e con infantile rimpianto vorrei rivivere le prime, ingenue emozioni…:

D: – Che cos’è per lei la Poesia?

R: – Per me la Poesia è un’amica, una compagna, un rifugio in cui ritrovo serenità e armonia e, nella parola scritta, rinasce la voglia di creare, di rielaborare sensazioni ed emozioni rendendole vive e vibranti.

D: – Come e dove nasce una Poesia o Racconto?

R: – Una Poesia o la trama di un racconto nasce spontanea, quasi acquisisce con prepotenza una vita propria quando si manifesta l’urgenza di scrivere.

Basta un pensiero, una frase, una situazione e la realtà poetica si realizza immediatamente…

D: – Considerando la sua professione di medico, le sue poesie o riflessioni, nascono anche da un rapporto con le persone e la loro sofferenza?

R: – Nello svolgimento della mia professione di Medico mi trovo spesso a contatto con la sofferenza, fisica o spirituale, e il rapportarmi con le persone, condividere le loro ansie, le paure, spesso la non accettazione di una diagnosi e della malattia, la ricerca dei mille perché, mi ha sempre stimolato a cercare di dare un significato catartico alla sofferenza stessa.

D: – Come ha conosciuto l’associazione DILA e il premio “Otto milioni”?

R: – Ho conosciuto l’Associazione DILA grazie alla pubblicazione sul quotidiano Il Dispari di Gaetano Di Meglio dell’Intervista che Silvana Lazzarino ha proposto in occasione della presentazione a Roma presso la Libreria Hora Felix, organizzata dall’Associazione IPLAC (Insieme per la Cultura) del mio libro “Fili di rugiada” dedicato alle storie degli straordinari atleti dell’Hand Bike.
Ringraziando Bruno Mancini per l’attenzione riservata all’evento, ho avuto occasione di conoscere la sua straordinaria personalità e l’Associazione DILA con le molteplici e prestigiose iniziative tra cui il Premio “Otto milioni” a cui con entusiasmo e piacere ho partecipato.

Adriana Iftimie Ceroli ritorna a pubblicare i suoi “Simbolicamente”.

Bentornata Adriana nella Redazione di questa pagina culturale!

SIMBOLICAMANTE IL CERVO

Il cervo è stato spesso paragonato all’albero della vita perché ha le corna che si rigenerano periodicamente.

è il simbolo della fecondità, del ritmo della crescita e della rinascita.

Questi valori si riconoscono sia nelle decorazioni dei battisteri cristiani, ma anche nelle tradizioni musulmane, maya, pueblo ecc.

Allo stesso modo, il cervo è l’annunciatore della luce e fa vedere il sentiero verso la luce del giorno. In alcune civiltà, questa caratteristica prenderà un’ampiezza cosmica e spirituale.

Il cervo diventa un mediatore tra il cielo e la terra, come simbolo del sole che risorge e si alza sul cielo infinito.

Più tardi, raffigurato con una croce sulla fronte, diverrà l’immagine di Cristo.

Messaggero del divino, esso rappresenta alla serie di simboli associati: albero della vita, le corna e la croce.

Nell’iconografia mitologica greco-romana i cervi vengono messi a guidare il carro della dea Diana, dea della caccia.

Adriana Iftimie Ceroli

Il Dispari 20220411

Dal libro di Bruno Mancini “Per Aurora volume terzo”

La sesta firma – 14a e ultima puntata

Capitolo sesto

[—]

Meno uno.

La donna guascona lasciò trascorrere l’attimo necessario a che l’eco spersonalizzata di quella condanna estrema giungesse nel buio della mia salita tra curve di strade sconnesse costeggianti infidi burroni, ed allo sguardo immobile di Petrus impose: «Continua».

Io finii, con la memoria, in miseri vicoli malfamati al centro di un inestricabile labirinto diramato giusto alcuni passi dietro vetrine, dal lusso sfacciato, esposte sulla strada famosa per i monumentali palazzi della nobile società napoletana.

Tra folla di gente in lotta per la sopravvivenza, ancora maggiormente mortificata dal contatto fisico con i vicini spregiudicati venditori di beni essenziali a tassi d’usura.

Ero dove la luce del sole non si presentava per non avvilire lo scuro delle anime vaganti, dove i giorni non contavano perché sempre tutti identici ed inutili, dove i bambini ed i vecchi non conoscevano diritti, dove la vita di un forestiero valeva un quinto del suo orologio, dove le sigarette le droghe le puttane, dove, allora, quando… quando mi sembrava di incontrare Gilda adolescente, spilungona e scorbutica, che rompeva il naso ai maschi se la trattavano da femminuccia, salvo poi correre verso le mie gambe che reggevano la grossa moto regalo dell’ultimo esame universitario.

«Firma il registro» mi disse Aurora, contemporaneamente mostrando a tutti un ventaglio di seta giapponese, aperto, dai colori sgargianti, che la donna dell’appuntamento, la dolce Edith, l’anima della fantasia da sempre per me inseparabile compagna in tutte le vicende letterarie, aveva inteso consegnarle quale pegno d’adesione alla mia scelta.

Simile alla sua, certamente difficile.

Entrambe stupende per quanto di eterno, infine, avevano meritato nell’assoggettare ad un caduco amore terreno una immortalità esautorante qualsiasi sentimento.

Era quello stesso ventaglio modellato a forma di conchiglia che lei, la dolce Edith, la donna dalle mani ambrate, aveva agitato in semicerchi minacciosi voltando e voltando il busto eretto nelle lame del vestito nel giorno, per lei decisivo, del suo tenero «Appuntamento» con l’uomo dallo smoking bianco senza sfumature e dal fiore di ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) all’occhiello del bavero.

Non ebbi alcun dubbio nel comprendere la forza del sentimento che la cara Edith mi manifestava.

Congiunte dal lucente tessuto orientale, le stecche di bambù erano imperniate, nella parte inferiore, tramite un particolarissimo anello d’oro bianco con pietra di rubino.

Inconfondibile, esso era stato l’inseparabile gioiello dell’uomo dall’impeccabile smoking bianco senza sfumature e nessuno avrebbe mai potuto costringerlo a separarsene.

Era evidente che lui aveva deciso di privarsene da solo, lui, il professore Edoardo, lui, lo spietato cervello del tormento stilistico che aveva scavate le mie idee.

Non ebbi alcun dubbio nel comprendere il valore inestimabile del dono che mi offriva.

Aurora chiuse il ventaglio, lo roteò di mezzo giro e lo tenne in bilico sulla falangina dell’indice puntato verso di me.

Bene in vista.

Al centro della luce proveniente dalla finestra aperta.

Osservai per qualche attimo il suo volto impassibile e poi di nuovo rivolsi la mia attenzione al ventaglio fermo a mezz’aria, immobile, bene in vista, al centro della luce proveniente dalla finestra aperta.

Simile al braccio di una bilancia posato sul cuneo formato dal dito di Aurora, non dondolava.

Conoscevo troppo bene la Donna Guascona per non comprendere la doppia allegoria del messaggio che mi stava inviando.

Non ebbi alcun dubbio.

La fantasmagorica illusione ottica decorata sulla scintillante seta orientale, in perfetto equilibrio con la preziosa durezza della gemma di corindone rosso!

Nel mondo dell’arte, la fantasia ed il tormento stilistico, pur distinti e disuguali, si sarebbero equivalsi se fossero stati sorretti dal gancio della verità!

Nel mondo dell’esistenza, l’anima ed il cervello non avrebbero dovuto sopraffarsi per non precipitare entrambi!

L’indice della mia amica Aurora era rivolto verso di me, né per minaccia, né per richiamo, ma come segno di scelta elettiva.

Ritornai lentamente con lo sguardo negli occhi di Aurora, affinché vedesse le mie palpebre chiudersi tre volte.

Avvicinai il registro ad un bordo del cavalletto di sostegno, e con grande sforzo di concentrazione riuscii ad imprimere un sottile tratto accanto alle altre firme.

Poco più comprensibile del breve tracciato di un elettroencefalogramma, cardiogramma, quasi piatto, il mio nome, la quinta firma, avrebbe dovuto concludere il rito.

Fu come estrarre la madreperla a quindici metri di profondità in un’apnea al sorso finale.

Zero.

Il gesto ipnotico con il quale calai la testa per apporre la firma, e la lieve torsione del busto verso il lato del leggio, furono sufficienti a che l’ombra che m’incombeva alle spalle, il sofferto spirito di assurde avventure, il mostro ingordo e allucinato, fantasma tra le grotte inesplorate della mia coscienza, Ignazio, notasse le dita affusolate e l’inconfondibile armonia dei gesti che compivo.

 

La “Signora” disse «Ora».

Petrus chiuse gli occhi.

Ignazio, si spostò di un passo per scrutare le pieghe nascoste del mio viso.

Ci eravamo lasciati da così poco tempo che a lui, mio fratello gemello, bastardo avventuriero, furono sufficienti minimi particolari per riconoscermi.

La Donna Guascona infilò l’anello nuziale al dito della sposa.

Petrus compì lo stesso rituale all’anulare della mia mano.

Ignazio, il tormento di ognuno dei giorni e di tutte le notti che avevo trascorso insonni, l’umanizzazione della mia fantasia, scelse da solo la sua parte nella storia che andava a compimento.

Giunse al nostro contatto, avvicinandosi con i movimenti armonici di mia sorella, estrasse dalla tasca l’arma preferita per le sue battaglie (poteva sembrare una maxi penna stilografica), e con la voce profonda di mio padre scandì:

-«Manca un sigillo al vostro amore perché io possa andare a guardare il bene che non ho fatto.»

Con le dita affusolate di mia madre…

Bum

si fece esplodere la cartuccia… Bum

tra gli occhi

Bum

Uno schizzo rosso sangue…

Bum

sparso sull’album delle nostre nozze…

Bum

fu la sesta firma, la sua, posta ad avallare il sogno della mia vita.

Non firma, sigillo, aveva detto.

Ignazio, l’immortalità dei miei pensieri, liberò per noi, con il clamore che si conviene ad un amante tradito, la tanto attesa felicità terrena.

La sua sesta firma, il definitivo sigillo, fu l’indelebile riconoscimento della mia nuova coscienza.

Mi girai, guardai il suo corpo a terra con gli occhi vitrei in una maschera rossa, finsi di non riconoscermi, lo riconobbi, non piansi per non svelare il segreto del mio passato.

Strinsi in un abbraccio, antico e nuovo, Gilda, l’iconografia di tutto quanto avevo ed avrei amato, per sussurrarle, con il solo pensiero:

-«Il tormento è finito. Per me la vita ricomincia. La nostra unione sarà perfetta. Io per te sarò migliore».

Isidoro, il pupo giovane e adulto, non più frutto di un incontro sbagliato e prematuro, ci corse incontro con i movimenti armonici di mia sorella, mi strinse le gambe con le dita affusolate di mia madre, chiedendomi, tra pianto e sorriso, e con la voce profonda di mio padre:

-«Papà, papà mio, vorrai bene un poco anche a me?»

Fine

Dedicato a mia madre, dopo tanto tempo.

24/08/05, ore 03,15

Per Aurora volume terzo di Bruno Mancini

 

 

 

 

 

 

DILA

NUSIV

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Il Dispari 20220425 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220425 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220425

Gianluigi Filippini in arte Jeanfilip intervista la poetessa

Maria Francesca Mosca

vincitrice del premio di Poesia OTTO MILIONI 2021

Prima parte

Quando Bruno Mancini presidente Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” di Ischia mi ha invitato, come Presidente e Ambasciatore della Sede operativa della Regione Lombardia a realizzare un’intervista alla Dott.ssa Maria Francesca Mosca, come Artista “pittore” per me è stato un grande onore condividere suggestioni emozionali.

Ho cercato di porre delle domande e riflessioni alla Dott.ssa e poetessa Maria Francesca Mosca, in quanto nella sua professione di medico di famiglia, tutti i giorni è a contatto con delle persone che soffrono nel corpo e nell’anima.

Le risposte di Maria Francesca sono state, a mio parere, gratificanti, facendo emergere la sua grande sensibilità poetica.

Per ragioni di spazio pubblicheremo in due puntate l’intervista che ha concesso in esclusiva per questa la pagina culturale del quotidiano Il Dispari, dandovi appuntamento fin da ora al prossimo lunedì.

D: – Dottoressa o Poetessa? Mi racconti…

R – Cosa posso raccontare di me?
Ho sempre svolto con passione la mia professione di medico, come medico di base, in trincea, a diretto contatto con i miei pazienti, condividendo le problematiche di vita, curando, consigliando, consolando, cercando di essere presente quanto più potevo, instaurando nel tempo rapporti di amicizia e di fiducia.
Sono grata alla mia professione per quanto mi ha dato e mi ha permesso di dare.
Nella vita ognuno di noi affronta problemi più o meno grandi, difficoltà, lutti, e il saper emergere e superare rispecchiandosi anche nelle difficoltà altrui anziché chiudersi nella propria egoistica sofferenza, può aiutare, sempre.
Nella mia vita ho messo al primo posto gli affetti familiari e dalla serenità che ne è derivata ho tratto forza ed entusiasmo per dedicarmi agli altri, non solo nella professione, ma anche nel volontariato.
Da qui tanti incontri, tante esperienze di vita, condivisioni, spunti e la scrittura scorre fluida…
Ho sempre però tenuto i miei scritti” nel cassetto” sino al 2005, quando i miei figli, leggendo per caso un mio racconto, mi hanno convinta a partecipare ad un concorso letterario per Medici Scrittori “GIAN VINCENZO OMODEI ZORINI” di Arona dove, con stupore ed incredulità, mi sono classificata al secondo posto in quell’anno e al primo posto nell’Edizione successiva, diventando poi Membro del Comitato dei Lettori del Concorso stesso con l’occasione di conoscere personalità straordinarie!
Da lì in poi ho mosso i primi passi, partecipando a vari Concorsi ed ottenendo lusinghieri riconoscimenti, che mai avrei sperato, ma soprattutto ho avuto l’opportunità di conoscere artisti, scrittori, poeti e cultori dell’arte, persone interessantissime!
Secondo me la Poesia, come del resto la scrittura, può essere terapeutica, non a caso il titolo della mia prima, breve raccolta di racconti è stato appunto “Terapia dell’Anima”.
In questa raccolta, nella criticità di situazioni emotivamente molto intense, ho cercato di far emergere il ritratto di una realtà di vita che è sì confronto con il dolore e la sofferenza, ma anche e soprattutto riscatto attraverso l’Amore.

:

D: – Quando si è avvicinata alla Poesia?

:R: – La Poesia ha accompagnato la mia vita sin da bambina.
A volte con tenerezza rileggo i versi che scrivevo allora e con infantile rimpianto vorrei rivivere le prime, ingenue emozioni…:

D: – Che cos’è per lei la Poesia?

R: – Per me la Poesia è un’amica, una compagna, un rifugio in cui ritrovo serenità e armonia e, nella parola scritta, rinasce la voglia di creare, di rielaborare sensazioni ed emozioni rendendole vive e vibranti.

D: – Come e dove nasce una Poesia o Racconto?

R: – Una Poesia o la trama di un racconto nasce spontanea, quasi acquisisce con prepotenza una vita propria quando si manifesta l’urgenza di scrivere.

Basta un pensiero, una frase, una situazione e la realtà poetica si realizza immediatamente…

D: – Considerando la sua professione di medico, le sue poesie o riflessioni, nascono anche da un rapporto con le persone e la loro sofferenza?

R: – Nello svolgimento della mia professione di Medico mi trovo spesso a contatto con la sofferenza, fisica o spirituale, e il rapportarmi con le persone, condividere le loro ansie, le paure, spesso la non accettazione di una diagnosi e della malattia, la ricerca dei mille perché, mi ha sempre stimolato a cercare di dare un significato catartico alla sofferenza stessa.

D: – Come ha conosciuto l’associazione DILA e il premio “Otto milioni”?

R: – Ho conosciuto l’Associazione DILA grazie alla pubblicazione sul quotidiano Il Dispari di Gaetano Di Meglio dell’Intervista che Silvana Lazzarino ha proposto in occasione della presentazione a Roma presso la Libreria Hora Felix, organizzata dall’Associazione IPLAC (Insieme per la Cultura) del mio libro “Fili di rugiada” dedicato alle storie degli straordinari atleti dell’Hand Bike.
Ringraziando Bruno Mancini per l’attenzione riservata all’evento, ho avuto occasione di conoscere la sua straordinaria personalità e l’Associazione DILA con le molteplici e prestigiose iniziative tra cui il Premio “Otto milioni” a cui con entusiasmo e piacere ho partecipato.

Adriana Iftimie Ceroli ritorna a pubblicare i suoi “Simbolicamente”.

Bentornata Adriana nella Redazione di questa pagina culturale!

SIMBOLICAMANTE IL CERVO

Il cervo è stato spesso paragonato all’albero della vita perché ha le corna che si rigenerano periodicamente.

è il simbolo della fecondità, del ritmo della crescita e della rinascita.

Questi valori si riconoscono sia nelle decorazioni dei battisteri cristiani, ma anche nelle tradizioni musulmane, maya, pueblo ecc.

Allo stesso modo, il cervo è l’annunciatore della luce e fa vedere il sentiero verso la luce del giorno. In alcune civiltà, questa caratteristica prenderà un’ampiezza cosmica e spirituale.

Il cervo diventa un mediatore tra il cielo e la terra, come simbolo del sole che risorge e si alza sul cielo infinito.

Più tardi, raffigurato con una croce sulla fronte, diverrà l’immagine di Cristo.

Messaggero del divino, esso rappresenta alla serie di simboli associati: albero della vita, le corna e la croce.

Nell’iconografia mitologica greco-romana i cervi vengono messi a guidare il carro della dea Diana, dea della caccia.

Adriana Iftimie Ceroli

Il Dispari 20220411

Dal libro di Bruno Mancini “Per Aurora volume terzo”

La sesta firma – 14a e ultima puntata

Capitolo sesto

[—]

Meno uno.

La donna guascona lasciò trascorrere l’attimo necessario a che l’eco spersonalizzata di quella condanna estrema giungesse nel buio della mia salita tra curve di strade sconnesse costeggianti infidi burroni, ed allo sguardo immobile di Petrus impose: «Continua».

Io finii, con la memoria, in miseri vicoli malfamati al centro di un inestricabile labirinto diramato giusto alcuni passi dietro vetrine, dal lusso sfacciato, esposte sulla strada famosa per i monumentali palazzi della nobile società napoletana.

Tra folla di gente in lotta per la sopravvivenza, ancora maggiormente mortificata dal contatto fisico con i vicini spregiudicati venditori di beni essenziali a tassi d’usura.

Ero dove la luce del sole non si presentava per non avvilire lo scuro delle anime vaganti, dove i giorni non contavano perché sempre tutti identici ed inutili, dove i bambini ed i vecchi non conoscevano diritti, dove la vita di un forestiero valeva un quinto del suo orologio, dove le sigarette le droghe le puttane, dove, allora, quando… quando mi sembrava di incontrare Gilda adolescente, spilungona e scorbutica, che rompeva il naso ai maschi se la trattavano da femminuccia, salvo poi correre verso le mie gambe che reggevano la grossa moto regalo dell’ultimo esame universitario.

«Firma il registro» mi disse Aurora, contemporaneamente mostrando a tutti un ventaglio di seta giapponese, aperto, dai colori sgargianti, che la donna dell’appuntamento, la dolce Edith, l’anima della fantasia da sempre per me inseparabile compagna in tutte le vicende letterarie, aveva inteso consegnarle quale pegno d’adesione alla mia scelta.

Simile alla sua, certamente difficile.

Entrambe stupende per quanto di eterno, infine, avevano meritato nell’assoggettare ad un caduco amore terreno una immortalità esautorante qualsiasi sentimento.

Era quello stesso ventaglio modellato a forma di conchiglia che lei, la dolce Edith, la donna dalle mani ambrate, aveva agitato in semicerchi minacciosi voltando e voltando il busto eretto nelle lame del vestito nel giorno, per lei decisivo, del suo tenero «Appuntamento» con l’uomo dallo smoking bianco senza sfumature e dal fiore di ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) all’occhiello del bavero.

Non ebbi alcun dubbio nel comprendere la forza del sentimento che la cara Edith mi manifestava.

Congiunte dal lucente tessuto orientale, le stecche di bambù erano imperniate, nella parte inferiore, tramite un particolarissimo anello d’oro bianco con pietra di rubino.

Inconfondibile, esso era stato l’inseparabile gioiello dell’uomo dall’impeccabile smoking bianco senza sfumature e nessuno avrebbe mai potuto costringerlo a separarsene.

Era evidente che lui aveva deciso di privarsene da solo, lui, il professore Edoardo, lui, lo spietato cervello del tormento stilistico che aveva scavate le mie idee.

Non ebbi alcun dubbio nel comprendere il valore inestimabile del dono che mi offriva.

Aurora chiuse il ventaglio, lo roteò di mezzo giro e lo tenne in bilico sulla falangina dell’indice puntato verso di me.

Bene in vista.

Al centro della luce proveniente dalla finestra aperta.

Osservai per qualche attimo il suo volto impassibile e poi di nuovo rivolsi la mia attenzione al ventaglio fermo a mezz’aria, immobile, bene in vista, al centro della luce proveniente dalla finestra aperta.

Simile al braccio di una bilancia posato sul cuneo formato dal dito di Aurora, non dondolava.

Conoscevo troppo bene la Donna Guascona per non comprendere la doppia allegoria del messaggio che mi stava inviando.

Non ebbi alcun dubbio.

La fantasmagorica illusione ottica decorata sulla scintillante seta orientale, in perfetto equilibrio con la preziosa durezza della gemma di corindone rosso!

Nel mondo dell’arte, la fantasia ed il tormento stilistico, pur distinti e disuguali, si sarebbero equivalsi se fossero stati sorretti dal gancio della verità!

Nel mondo dell’esistenza, l’anima ed il cervello non avrebbero dovuto sopraffarsi per non precipitare entrambi!

L’indice della mia amica Aurora era rivolto verso di me, né per minaccia, né per richiamo, ma come segno di scelta elettiva.

Ritornai lentamente con lo sguardo negli occhi di Aurora, affinché vedesse le mie palpebre chiudersi tre volte.

Avvicinai il registro ad un bordo del cavalletto di sostegno, e con grande sforzo di concentrazione riuscii ad imprimere un sottile tratto accanto alle altre firme.

Poco più comprensibile del breve tracciato di un elettroencefalogramma, cardiogramma, quasi piatto, il mio nome, la quinta firma, avrebbe dovuto concludere il rito.

Fu come estrarre la madreperla a quindici metri di profondità in un’apnea al sorso finale.

Zero.

Il gesto ipnotico con il quale calai la testa per apporre la firma, e la lieve torsione del busto verso il lato del leggio, furono sufficienti a che l’ombra che m’incombeva alle spalle, il sofferto spirito di assurde avventure, il mostro ingordo e allucinato, fantasma tra le grotte inesplorate della mia coscienza, Ignazio, notasse le dita affusolate e l’inconfondibile armonia dei gesti che compivo.

 

La “Signora” disse «Ora».

Petrus chiuse gli occhi.

Ignazio, si spostò di un passo per scrutare le pieghe nascoste del mio viso.

Ci eravamo lasciati da così poco tempo che a lui, mio fratello gemello, bastardo avventuriero, furono sufficienti minimi particolari per riconoscermi.

La Donna Guascona infilò l’anello nuziale al dito della sposa.

Petrus compì lo stesso rituale all’anulare della mia mano.

Ignazio, il tormento di ognuno dei giorni e di tutte le notti che avevo trascorso insonni, l’umanizzazione della mia fantasia, scelse da solo la sua parte nella storia che andava a compimento.

Giunse al nostro contatto, avvicinandosi con i movimenti armonici di mia sorella, estrasse dalla tasca l’arma preferita per le sue battaglie (poteva sembrare una maxi penna stilografica), e con la voce profonda di mio padre scandì:

-«Manca un sigillo al vostro amore perché io possa andare a guardare il bene che non ho fatto.»

Con le dita affusolate di mia madre…

Bum

si fece esplodere la cartuccia… Bum

tra gli occhi

Bum

Uno schizzo rosso sangue…

Bum

sparso sull’album delle nostre nozze…

Bum

fu la sesta firma, la sua, posta ad avallare il sogno della mia vita.

Non firma, sigillo, aveva detto.

Ignazio, l’immortalità dei miei pensieri, liberò per noi, con il clamore che si conviene ad un amante tradito, la tanto attesa felicità terrena.

La sua sesta firma, il definitivo sigillo, fu l’indelebile riconoscimento della mia nuova coscienza.

Mi girai, guardai il suo corpo a terra con gli occhi vitrei in una maschera rossa, finsi di non riconoscermi, lo riconobbi, non piansi per non svelare il segreto del mio passato.

Strinsi in un abbraccio, antico e nuovo, Gilda, l’iconografia di tutto quanto avevo ed avrei amato, per sussurrarle, con il solo pensiero:

-«Il tormento è finito. Per me la vita ricomincia. La nostra unione sarà perfetta. Io per te sarò migliore».

Isidoro, il pupo giovane e adulto, non più frutto di un incontro sbagliato e prematuro, ci corse incontro con i movimenti armonici di mia sorella, mi strinse le gambe con le dita affusolate di mia madre, chiedendomi, tra pianto e sorriso, e con la voce profonda di mio padre:

-«Papà, papà mio, vorrai bene un poco anche a me?»

Fine

Dedicato a mia madre, dopo tanto tempo.

24/08/05, ore 03,15

Per Aurora volume terzo di Bruno Mancini

 

 

 

 

 

 

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

CS | Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

Nazionale Cantanti Lirici

Dando seguito al ns. CS del 21 febbraio 2022, comunichiamo i nominativi degli Artisti e dei Collaboratori DILA dei quali è stata accettata l’iscrizione al progetto culturale, sportivo e sociale denominato “Nazionale Cantanti Lirici” (nato nel 2016 da una iniziativa della compianta carissima Paola Occhi nell’ambito della sua partecipazione in qualità di Presidente della Sede Operativa DILA dell’Emilia Romagna):

Bruno Mancini – Presidente; Rosalba Grella – Vice Presidente; Gaetano Di Meglio – Addetto stampa; Angela Maria Tiberi – Scrittrice; Liga Sarah Lapinska – Traduttrice; Maria Luisa Neri – Musicista; Dalila Boukhalfa – Traduttrice; Chiara Pavoni – Regista; Milena Petrarca – Pittrice; Anna Di Trani – Direzione Commerciale; Christian Starinieri – Baritono; Francesca Palmentieri – Soprano; Graziano De Pace – Basso Baritono; Tiziano Barbafiera – Tenore; Alessandro Fantoni – Tenore; Elisa Benadduce – Soprano; Leonardo Cortellazzi – Tenore; Aleandro Marian – Tenore; Emanuele Cordaro – Basso; Tiziano Barontini – Tenore; Alberto Bianchi Lanzoni  – Basso; Leonardo Caimi – Tenore; Marco Iezzi – Tenore; Orlando Polidoro – Tenore; Alessandro Carmignani – Tenore e Controtenore; Alessandro Fantini – Tenore; Carlo Giacchetta – Tenore; Claudio Sgura – Baritono; Luciano Ganci – Tenore; Paolo Lardizzone – Tenore; Francesco Malapena – Tenore; Nicholas Ceragioli – Controtenore Pianista.

Con votazione palese i suddetti iscritti hanno nominato MARCO IEZZI loro portavoce nel rapporto con l’Associazione DILA, ciò allo scopo di fare in modo che tutte le iniziative che verranno attivate da DILA siano preventivamente concordate con gli iscritti in elenco.

A partire dal prossimo lunedì pubblicheremo, su questa stessa pagina, succinte schede informative delle professionalità di tutti i membri della Nazionale Cantante Lirici, ed entro le prossime settimane metteremo a punto un calendario delle prime attività che intenderemo intraprendere.

Ringraziando per l’attenzione e per la diffusione, resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.

INFO: dila@emmegiischia.com

Liga Sarah Lapinska intervista la pittrice Irina Befa

D: -Nei tuoi dipinti racconti la storia della tua vita?

R: -Sono nata in Kazakistan nella città di Kizil – Orda, ho vissuto diversi momenti difficili, proprio come tutti noi.

Sono arrivata in Germania nel 2003 e sei mesi dopo ho perso la mia figlia maggiore, Ludmila, in un incidente d’auto. Aveva 15 anni.

In quel momento io sono morta spiritualmente. 

La vita è diventata priva di significato per me.

Ma per l’altra mia figlia più giovane, mi sono imposta di combattere per la vita, e quindi ho deciso di dipingere in modo che Ludmila, in paradiso, fosse orgogliosa di sua madre.

Ora dipingo quando ho ispirazione e uno stato mentale creativo, insomma dipingo con cuore, anima ed emozioni.

Amo questo mondo e il mondo dell’arte, ammiro la rugiada che riflette il sole in tanti colori, la pioggia, l’arcobaleno che sorge dopo la pioggia, i fiocchi di neve tutti unici e irripetibili.

Le astrazioni sono il mio stile. I miei dipinti non possono essere ripetuti, come la natura.

Potrei dipingere per interi giorni. 

I miei primi dipinti erano neri. 

Erano come il mio dolore e la mia tristezza per la figlia perduta.

Dipingere è stata la mia salvezza: il ritorno alla vita.

Ringrazio le persone che mi hanno supportata.

Sono grata al mio destino che mi ha dato l’opportunità di incontrare il grande personaggio e pittore Ajub Ibragimov che, vedendo le mie opere, creduto in me.

Ajub mi ha aiutato molto.  Ha anche lui incontrato molte difficoltà .

Non è facile a 40 anni ricominciare la vita da zero.

Poi il destino mi ha fatto un altro regalo facendomi conoscere te, Liga Sarah, che sei una meravigliosa giornalista dall’anima grande e pura.

D:-  C’è forza interiore e speranza nei tuoi dipinti ed anche la tragedia. Assomigliano alla musica. Cosa ti ispira?

R: -Sì, paragono i miei dipinti alla musica. Con sinfonie e suite. Quando dipingo, ascolto musica. Secondo il diverso umore. Ascolto Bach, Beethoven, Bellini, Lara Fabian, Alice. A volte canto mentre dipingo, imparando le lingue nello stesso tempo.

I miei dipinti sono unici, il tema è l’universo, ecco perché piacciano. 

Amo la natura e spesso dipingo nella natura quando splende il sole. Dipingo e mi rilasso.

Mi piace nuotare… sono una ex atleta.

 

D: -Dipingi solo?

R: -No, sto scrivendo anche un libro. O meglio, saranno diversi libri.

Della la mia vita. Non ne rivelerò il contenuto per mantenere l’intrigo.

Sono anche fotografa e come tale preferisco ritrarre gli anziani e le vedute.

D: -Sei stata in Italia?

R: – Non sono stata in Italia, ma sogno di andare anche nella vostra bella isola d’Ischia.

Mia figlia è stata lì e si è innamorata di questa terra. Voglio innamorarmi anch’io dell’Italia.

Perché c’è tanto sole in Italia e persone divertenti e reattive.

Bella architettura, molti pittori, grandi cantanti e compositori.

D: – Come vivi in Germania?

R: – Cerco di realizzarmi come artista.

Nel 2021 ho partecipato alla mostra internazionale di Zurigo. 

La mostra si è svolta nonostante i problemi della pandemia.

Ha avuto luogo anche la mia prima mostra personale.

Ho una piccola galleria, Kunst Schtube.

Nel salone di bellezza, Bella Luna Thalasso Institut, non solo si ha l’opportunità di indossare una maschera, ma anche di godere e apprezzare l’arte.

D: -Hai nostalgia per i luoghi nativi?

R: -Sì, sono molto nostalgica della terra in cui sono nata. La mia infanzia è stato il periodo più importante della mia vita, quello in cui si forma il carattere e si sviluppa l’idea di come reagire in una situazione o nell’altra.

Ma, soprattutto, è importante per l’amore che ricevi.

Quanto a me, da mia madre.

È poi capire cosa significa amare e rispettare le persone.

E un’altra fase della vita in cui ami tutti, ma in modo già diverso. 

D: – Un tuo desiderio per noi tutti?

R: -Amatevi uno per l’altro perché la vita è breve.

La pace sulla terra è fondamentale.

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Due poesie di BRUNO MANCINI

 Dalla raccolta di poesie

“Davanti al tempo”

(1960 – 1963):

Lampi di vitrea luce

 Lampi di vitrea luce

riflessi

da universi di lacrime

la fantasia scolorano.

 

—————————-

 

Dalla raccolta di poesie

“Agli angoli degli occhi”

 (1962 – 1964): 

Le vacche magre

 

Le vacche magre

le vacche grasse

le vacche bianche

gli urli di morte

gli sgoccioli di pioggia

le fughe di treni

gli incontri, le attese, le pause

lo sguardo che attende

che posa

che cerca

che rompe.

 

La mano è buttata nella tasca

 

 

Il Dispari 20220404

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILACS | Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

La nostra Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha ricevuto la seguente comunicazione da redazione@ilmaggiodeilibri.it tramite aruba.it, il giorno 23 marzo 2022 alle ore 09.37:

“Complimenti Da Ischia L’Arte – DILA Mancini
La tua iniziativa e’ stata convalidata.
A breve verra’ pubblicata sul sito di ‘Il Maggio dei Libri 2022’.
Grazie e a presto.
La redazione del Maggio dei Libri 2022”.

L’iniziativa in riferimento nella e-mail, è denominata
DILA in vetrina
e consiste in ben 38 puntate di eventi web che andranno in rete dal 23 aprile al 31 maggio 2022 tutti i giorni alle ore 19.00 sulla pagina

Maggio dei libri 2022


e su tutti i social e i siti web che affiancano i nostri progetti culturali.

Le puntate conterranno video letture, interviste, musiche, arti grafiche, eventi organizzati e realizzati dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, in sinergia con la testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio e l’Associazione “ADA” di Dalila Boukhalfa.

Le puntate saranno dedicate a degenti, adulti, anziani, donne, insegnanti, professionisti, stranieri. studenti, artisti, scrittori, pittori, musicisti, giornalisti, editori e si svilupperanno sui seguenti temi: arti, arti visive, folklore, letteratura, paesaggio, sociale, musica, teatro, culture estere, artigianato.

Alla produzione dei video, che saranno realizzati a cura del sottoscritto, sono invitate ad intervenire tutte le Sedi operative di DILA attive sul territorio nazionale e all’estero, tutti coloro che ricoprono cariche operative nell’ambito delle varie attività di DILA, e mi riferisco, in particolare, ad Adriana Iftimie, Anes Chenah, Angela Maria Tiberi, Anna Di Trani, Assunta Gneo, Cecilia Salaices, Chiara Pavoni, Dalila Boukhalfa, Domenico Umbro, Enzo Casagni, Flora Rucco, Giuseppe Lorin, Jeanfilip, Lucia Fusco, Luciano Somma, Mafalda Cantarelli, Manal Serry, Maria Luisa Neri, Milena Petrarca, Natalina Stefi, Nicola Pantalone, Roberta Panizza, Rosalba Grella, Rosaria Zizzo, Stefano Degli Abbati, Virgilio Violo, Yousra Chenah, ed anche tutti i miei contatti.

Tenendo presente che TUTTI i vostri contributi dovranno pervenire a dila@emmegiischia.com entro e non oltre il prossimo 10 aprile, per concordare le modalità di realizzazioni e i tipi di contenuti da inserire nelle puntate potrete contattarmi al tel. 3914830355 (tutti i giorni dalle 15 alle 23).

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

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CS | Concorso Musicale Internazionale “Note sul Mare”

Il Concorso si svolgerà nelle mattinate dei giorni compresi tra il 2 e il 7 Maggio 2022 in via Paolo di Dono 31 a Roma in zona Eur.

Potrete leggere il Bando al link

https://www.emmegiischia.com/wordpress/concorso-note-sul-mare-x-edizione/

Si dà la possibilità di partecipare alle selezioni inviando un dvd o un link con la registrazione della propria esecuzione che dovranno pervenire insieme alla domanda di iscrizione entro il 5 Aprile 2022 all’indirizzo mail nerimarialuisa@libero.it oppure per posta all’indirizzo: Neri Maria Luisa, via Aniene 5, 00010 Sant’Angelo Romano RM.

Qualora si venisse ammessi al Concerto dei finalisti, per partecipare ai premi finali sarà necessaria l’esecuzione in presenza.

I criteri di valutazione attuati dalle varie Commissioni saranno:

Per i solisti

  • 1) base minima di 60/100
  • 2) padronanza tecnica del brano: correttezza delle note eseguite, intonazione, ritmo, uso del pedale, espressività musicale suddivisa in dinamica, fraseggio, ricerca del suono
  • 3) bonus all’interno delle categorie in considerazione delle varie età dei candidati
  • 4) i singoli commissari avranno una scala da 1 a 5 per dare un loro parere sul “poco-abbastanza-pienamente” raggiungimento degli obiettivi
  • 5) tutti i commissari voteranno per tutti i candidati ed il risultato sarà la media di tutte le somme dei punteggi dati alle varie voci, il risultato finale sarà dato dalla media di tutti i punteggi di tutti i commissari
  • 6) le valutazioni saranno pubbliche e il concorso verrà videoregistrato

Per la musica da camera oltre ai criteri di cui sopra verranno valutati

  • 1) L’identità interpretativa
  • 2) L’equilibrio sonoro
  • 3) L’equilibrio delle difficoltà tecniche. Per i gruppi scolastici saranno valorizzate oltre i criteri di cui sopra le seguenti voci: intonazione, insieme, orchestrazione, ritmo complesso, uniformità dell’abbigliamento, con bonus in base all’età

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

Bruno Mancini
Dalla raccolta di poesie
“Incarto caramelle di uva passita”
(2002)

Just
 

Just Walking on the rain…
Io ero
nel ventre di mia madre
-… of english, american…-
io ero
contratto, assordato, sballotto lato
-…bombs-.
io non ero ancora nato
in fuga tra i vicoli di Napoli.

Chi mai può dirmi stai calmo?
Sono le quattro all’alba
e tutto va bene.

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

DILA

NUSIV

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Il Dispari 20220411 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220411 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220411

Dal libro di Bruno Mancini “Per Aurora volume terzo”

La sesta firma – 14a e ultima puntata

Capitolo sesto

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Meno uno.

La donna guascona lasciò trascorrere l’attimo necessario a che l’eco spersonalizzata di quella condanna estrema giungesse nel buio della mia salita tra curve di strade sconnesse costeggianti infidi burroni, ed allo sguardo immobile di Petrus impose: «Continua».

Io finii, con la memoria, in miseri vicoli malfamati al centro di un inestricabile labirinto diramato giusto alcuni passi dietro vetrine, dal lusso sfacciato, esposte sulla strada famosa per i monumentali palazzi della nobile società napoletana.

Tra folla di gente in lotta per la sopravvivenza, ancora maggiormente mortificata dal contatto fisico con i vicini spregiudicati venditori di beni essenziali a tassi d’usura.

Ero dove la luce del sole non si presentava per non avvilire lo scuro delle anime vaganti, dove i giorni non contavano perché sempre tutti identici ed inutili, dove i bambini ed i vecchi non conoscevano diritti, dove la vita di un forestiero valeva un quinto del suo orologio, dove le sigarette le droghe le puttane, dove, allora, quando… quando mi sembrava di incontrare Gilda adolescente, spilungona e scorbutica, che rompeva il naso ai maschi se la trattavano da femminuccia, salvo poi correre verso le mie gambe che reggevano la grossa moto regalo dell’ultimo esame universitario.

«Firma il registro» mi disse Aurora, contemporaneamente mostrando a tutti un ventaglio di seta giapponese, aperto, dai colori sgargianti, che la donna dell’appuntamento, la dolce Edith, l’anima della fantasia da sempre per me inseparabile compagna in tutte le vicende letterarie, aveva inteso consegnarle quale pegno d’adesione alla mia scelta.

Simile alla sua, certamente difficile.

Entrambe stupende per quanto di eterno, infine, avevano meritato nell’assoggettare ad un caduco amore terreno una immortalità esautorante qualsiasi sentimento.

Era quello stesso ventaglio modellato a forma di conchiglia che lei, la dolce Edith, la donna dalle mani ambrate, aveva agitato in semicerchi minacciosi voltando e voltando il busto eretto nelle lame del vestito nel giorno, per lei decisivo, del suo tenero «Appuntamento» con l’uomo dallo smoking bianco senza sfumature e dal fiore di ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) all’occhiello del bavero.

Non ebbi alcun dubbio nel comprendere la forza del sentimento che la cara Edith mi manifestava.

Congiunte dal lucente tessuto orientale, le stecche di bambù erano imperniate, nella parte inferiore, tramite un particolarissimo anello d’oro bianco con pietra di rubino.

Inconfondibile, esso era stato l’inseparabile gioiello dell’uomo dall’impeccabile smoking bianco senza sfumature e nessuno avrebbe mai potuto costringerlo a separarsene.

Era evidente che lui aveva deciso di privarsene da solo, lui, il professore Edoardo, lui, lo spietato cervello del tormento stilistico che aveva scavate le mie idee.

Non ebbi alcun dubbio nel comprendere il valore inestimabile del dono che mi offriva.

Aurora chiuse il ventaglio, lo roteò di mezzo giro e lo tenne in bilico sulla falangina dell’indice puntato verso di me.

Bene in vista.

Al centro della luce proveniente dalla finestra aperta.

Osservai per qualche attimo il suo volto impassibile e poi di nuovo rivolsi la mia attenzione al ventaglio fermo a mezz’aria, immobile, bene in vista, al centro della luce proveniente dalla finestra aperta.

Simile al braccio di una bilancia posato sul cuneo formato dal dito di Aurora, non dondolava.

Conoscevo troppo bene la Donna Guascona per non comprendere la doppia allegoria del messaggio che mi stava inviando.

Non ebbi alcun dubbio.

La fantasmagorica illusione ottica decorata sulla scintillante seta orientale, in perfetto equilibrio con la preziosa durezza della gemma di corindone rosso!

Nel mondo dell’arte, la fantasia ed il tormento stilistico, pur distinti e disuguali, si sarebbero equivalsi se fossero stati sorretti dal gancio della verità!

Nel mondo dell’esistenza, l’anima ed il cervello non avrebbero dovuto sopraffarsi per non precipitare entrambi!

L’indice della mia amica Aurora era rivolto verso di me, né per minaccia, né per richiamo, ma come segno di scelta elettiva.

Ritornai lentamente con lo sguardo negli occhi di Aurora, affinché vedesse le mie palpebre chiudersi tre volte.

Avvicinai il registro ad un bordo del cavalletto di sostegno, e con grande sforzo di concentrazione riuscii ad imprimere un sottile tratto accanto alle altre firme.

Poco più comprensibile del breve tracciato di un elettroencefalogramma, cardiogramma, quasi piatto, il mio nome, la quinta firma, avrebbe dovuto concludere il rito.

Fu come estrarre la madreperla a quindici metri di profondità in un’apnea al sorso finale.

Zero.

Il gesto ipnotico con il quale calai la testa per apporre la firma, e la lieve torsione del busto verso il lato del leggio, furono sufficienti a che l’ombra che m’incombeva alle spalle, il sofferto spirito di assurde avventure, il mostro ingordo e allucinato, fantasma tra le grotte inesplorate della mia coscienza, Ignazio, notasse le dita affusolate e l’inconfondibile armonia dei gesti che compivo.

 

La “Signora” disse «Ora».

Petrus chiuse gli occhi.

Ignazio, si spostò di un passo per scrutare le pieghe nascoste del mio viso.

Ci eravamo lasciati da così poco tempo che a lui, mio fratello gemello, bastardo avventuriero, furono sufficienti minimi particolari per riconoscermi.

La Donna Guascona infilò l’anello nuziale al dito della sposa.

Petrus compì lo stesso rituale all’anulare della mia mano.

Ignazio, il tormento di ognuno dei giorni e di tutte le notti che avevo trascorso insonni, l’umanizzazione della mia fantasia, scelse da solo la sua parte nella storia che andava a compimento.

Giunse al nostro contatto, avvicinandosi con i movimenti armonici di mia sorella, estrasse dalla tasca l’arma preferita per le sue battaglie (poteva sembrare una maxi penna stilografica), e con la voce profonda di mio padre scandì:

-«Manca un sigillo al vostro amore perché io possa andare a guardare il bene che non ho fatto.»

Con le dita affusolate di mia madre…

Bum

si fece esplodere la cartuccia… Bum

tra gli occhi

Bum

Uno schizzo rosso sangue…

Bum

sparso sull’album delle nostre nozze…

Bum

fu la sesta firma, la sua, posta ad avallare il sogno della mia vita.

Non firma, sigillo, aveva detto.

Ignazio, l’immortalità dei miei pensieri, liberò per noi, con il clamore che si conviene ad un amante tradito, la tanto attesa felicità terrena.

La sua sesta firma, il definitivo sigillo, fu l’indelebile riconoscimento della mia nuova coscienza.

Mi girai, guardai il suo corpo a terra con gli occhi vitrei in una maschera rossa, finsi di non riconoscermi, lo riconobbi, non piansi per non svelare il segreto del mio passato.

Strinsi in un abbraccio, antico e nuovo, Gilda, l’iconografia di tutto quanto avevo ed avrei amato, per sussurrarle, con il solo pensiero:

-«Il tormento è finito. Per me la vita ricomincia. La nostra unione sarà perfetta. Io per te sarò migliore».

Isidoro, il pupo giovane e adulto, non più frutto di un incontro sbagliato e prematuro, ci corse incontro con i movimenti armonici di mia sorella, mi strinse le gambe con le dita affusolate di mia madre, chiedendomi, tra pianto e sorriso, e con la voce profonda di mio padre:

-«Papà, papà mio, vorrai bene un poco anche a me?»

Fine

Dedicato a mia madre, dopo tanto tempo.

24/08/05, ore 03,15

Per Aurora volume terzo di Bruno Mancini

 

 

 

 

 

 

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

CS | Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

Nazionale Cantanti Lirici

Dando seguito al ns. CS del 21 febbraio 2022, comunichiamo i nominativi degli Artisti e dei Collaboratori DILA dei quali è stata accettata l’iscrizione al progetto culturale, sportivo e sociale denominato “Nazionale Cantanti Lirici” (nato nel 2016 da una iniziativa della compianta carissima Paola Occhi nell’ambito della sua partecipazione in qualità di Presidente della Sede Operativa DILA dell’Emilia Romagna):

Bruno Mancini – Presidente; Rosalba Grella – Vice Presidente; Gaetano Di Meglio – Addetto stampa; Angela Maria Tiberi – Scrittrice; Liga Sarah Lapinska – Traduttrice; Maria Luisa Neri – Musicista; Dalila Boukhalfa – Traduttrice; Chiara Pavoni – Regista; Milena Petrarca – Pittrice; Anna Di Trani – Direzione Commerciale; Christian Starinieri – Baritono; Francesca Palmentieri – Soprano; Graziano De Pace – Basso Baritono; Tiziano Barbafiera – Tenore; Alessandro Fantoni – Tenore; Elisa Benadduce – Soprano; Leonardo Cortellazzi – Tenore; Aleandro Marian – Tenore; Emanuele Cordaro – Basso; Tiziano Barontini – Tenore; Alberto Bianchi Lanzoni  – Basso; Leonardo Caimi – Tenore; Marco Iezzi – Tenore; Orlando Polidoro – Tenore; Alessandro Carmignani – Tenore e Controtenore; Alessandro Fantini – Tenore; Carlo Giacchetta – Tenore; Claudio Sgura – Baritono; Luciano Ganci – Tenore; Paolo Lardizzone – Tenore; Francesco Malapena – Tenore; Nicholas Ceragioli – Controtenore Pianista.

Con votazione palese i suddetti iscritti hanno nominato MARCO IEZZI loro portavoce nel rapporto con l’Associazione DILA, ciò allo scopo di fare in modo che tutte le iniziative che verranno attivate da DILA siano preventivamente concordate con gli iscritti in elenco.

A partire dal prossimo lunedì pubblicheremo, su questa stessa pagina, succinte schede informative delle professionalità di tutti i membri della Nazionale Cantante Lirici, ed entro le prossime settimane metteremo a punto un calendario delle prime attività che intenderemo intraprendere.

Ringraziando per l’attenzione e per la diffusione, resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.

INFO: dila@emmegiischia.com

Liga Sarah Lapinska intervista la pittrice Irina Befa

D: -Nei tuoi dipinti racconti la storia della tua vita?

R: -Sono nata in Kazakistan nella città di Kizil – Orda, ho vissuto diversi momenti difficili, proprio come tutti noi.

Sono arrivata in Germania nel 2003 e sei mesi dopo ho perso la mia figlia maggiore, Ludmila, in un incidente d’auto. Aveva 15 anni.

In quel momento io sono morta spiritualmente. 

La vita è diventata priva di significato per me.

Ma per l’altra mia figlia più giovane, mi sono imposta di combattere per la vita, e quindi ho deciso di dipingere in modo che Ludmila, in paradiso, fosse orgogliosa di sua madre.

Ora dipingo quando ho ispirazione e uno stato mentale creativo, insomma dipingo con cuore, anima ed emozioni.

Amo questo mondo e il mondo dell’arte, ammiro la rugiada che riflette il sole in tanti colori, la pioggia, l’arcobaleno che sorge dopo la pioggia, i fiocchi di neve tutti unici e irripetibili.

Le astrazioni sono il mio stile. I miei dipinti non possono essere ripetuti, come la natura.

Potrei dipingere per interi giorni. 

I miei primi dipinti erano neri. 

Erano come il mio dolore e la mia tristezza per la figlia perduta.

Dipingere è stata la mia salvezza: il ritorno alla vita.

Ringrazio le persone che mi hanno supportata.

Sono grata al mio destino che mi ha dato l’opportunità di incontrare il grande personaggio e pittore Ajub Ibragimov che, vedendo le mie opere, creduto in me.

Ajub mi ha aiutato molto.  Ha anche lui incontrato molte difficoltà .

Non è facile a 40 anni ricominciare la vita da zero.

Poi il destino mi ha fatto un altro regalo facendomi conoscere te, Liga Sarah, che sei una meravigliosa giornalista dall’anima grande e pura.

D:-  C’è forza interiore e speranza nei tuoi dipinti ed anche la tragedia. Assomigliano alla musica. Cosa ti ispira?

R: -Sì, paragono i miei dipinti alla musica. Con sinfonie e suite. Quando dipingo, ascolto musica. Secondo il diverso umore. Ascolto Bach, Beethoven, Bellini, Lara Fabian, Alice. A volte canto mentre dipingo, imparando le lingue nello stesso tempo.

I miei dipinti sono unici, il tema è l’universo, ecco perché piacciano. 

Amo la natura e spesso dipingo nella natura quando splende il sole. Dipingo e mi rilasso.

Mi piace nuotare… sono una ex atleta.

 

D: -Dipingi solo?

R: -No, sto scrivendo anche un libro. O meglio, saranno diversi libri.

Della la mia vita. Non ne rivelerò il contenuto per mantenere l’intrigo.

Sono anche fotografa e come tale preferisco ritrarre gli anziani e le vedute.

D: -Sei stata in Italia?

R: – Non sono stata in Italia, ma sogno di andare anche nella vostra bella isola d’Ischia.

Mia figlia è stata lì e si è innamorata di questa terra. Voglio innamorarmi anch’io dell’Italia.

Perché c’è tanto sole in Italia e persone divertenti e reattive.

Bella architettura, molti pittori, grandi cantanti e compositori.

D: – Come vivi in Germania?

R: – Cerco di realizzarmi come artista.

Nel 2021 ho partecipato alla mostra internazionale di Zurigo. 

La mostra si è svolta nonostante i problemi della pandemia.

Ha avuto luogo anche la mia prima mostra personale.

Ho una piccola galleria, Kunst Schtube.

Nel salone di bellezza, Bella Luna Thalasso Institut, non solo si ha l’opportunità di indossare una maschera, ma anche di godere e apprezzare l’arte.

D: -Hai nostalgia per i luoghi nativi?

R: -Sì, sono molto nostalgica della terra in cui sono nata. La mia infanzia è stato il periodo più importante della mia vita, quello in cui si forma il carattere e si sviluppa l’idea di come reagire in una situazione o nell’altra.

Ma, soprattutto, è importante per l’amore che ricevi.

Quanto a me, da mia madre.

È poi capire cosa significa amare e rispettare le persone.

E un’altra fase della vita in cui ami tutti, ma in modo già diverso. 

D: – Un tuo desiderio per noi tutti?

R: -Amatevi uno per l’altro perché la vita è breve.

La pace sulla terra è fondamentale.

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220404 – Redazione culturale DILA

Due poesie di BRUNO MANCINI

 Dalla raccolta di poesie

“Davanti al tempo”

(1960 – 1963):

Lampi di vitrea luce

 Lampi di vitrea luce

riflessi

da universi di lacrime

la fantasia scolorano.

 

—————————-

 

Dalla raccolta di poesie

“Agli angoli degli occhi”

 (1962 – 1964): 

Le vacche magre

 

Le vacche magre

le vacche grasse

le vacche bianche

gli urli di morte

gli sgoccioli di pioggia

le fughe di treni

gli incontri, le attese, le pause

lo sguardo che attende

che posa

che cerca

che rompe.

 

La mano è buttata nella tasca

 

 

Il Dispari 20220404

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILACS | Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

La nostra Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha ricevuto la seguente comunicazione da redazione@ilmaggiodeilibri.it tramite aruba.it, il giorno 23 marzo 2022 alle ore 09.37:

“Complimenti Da Ischia L’Arte – DILA Mancini
La tua iniziativa e’ stata convalidata.
A breve verra’ pubblicata sul sito di ‘Il Maggio dei Libri 2022’.
Grazie e a presto.
La redazione del Maggio dei Libri 2022”.

L’iniziativa in riferimento nella e-mail, è denominata
DILA in vetrina
e consiste in ben 38 puntate di eventi web che andranno in rete dal 23 aprile al 31 maggio 2022 tutti i giorni alle ore 19.00 sulla pagina

Maggio dei libri 2022


e su tutti i social e i siti web che affiancano i nostri progetti culturali.

Le puntate conterranno video letture, interviste, musiche, arti grafiche, eventi organizzati e realizzati dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, in sinergia con la testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio e l’Associazione “ADA” di Dalila Boukhalfa.

Le puntate saranno dedicate a degenti, adulti, anziani, donne, insegnanti, professionisti, stranieri. studenti, artisti, scrittori, pittori, musicisti, giornalisti, editori e si svilupperanno sui seguenti temi: arti, arti visive, folklore, letteratura, paesaggio, sociale, musica, teatro, culture estere, artigianato.

Alla produzione dei video, che saranno realizzati a cura del sottoscritto, sono invitate ad intervenire tutte le Sedi operative di DILA attive sul territorio nazionale e all’estero, tutti coloro che ricoprono cariche operative nell’ambito delle varie attività di DILA, e mi riferisco, in particolare, ad Adriana Iftimie, Anes Chenah, Angela Maria Tiberi, Anna Di Trani, Assunta Gneo, Cecilia Salaices, Chiara Pavoni, Dalila Boukhalfa, Domenico Umbro, Enzo Casagni, Flora Rucco, Giuseppe Lorin, Jeanfilip, Lucia Fusco, Luciano Somma, Mafalda Cantarelli, Manal Serry, Maria Luisa Neri, Milena Petrarca, Natalina Stefi, Nicola Pantalone, Roberta Panizza, Rosalba Grella, Rosaria Zizzo, Stefano Degli Abbati, Virgilio Violo, Yousra Chenah, ed anche tutti i miei contatti.

Tenendo presente che TUTTI i vostri contributi dovranno pervenire a dila@emmegiischia.com entro e non oltre il prossimo 10 aprile, per concordare le modalità di realizzazioni e i tipi di contenuti da inserire nelle puntate potrete contattarmi al tel. 3914830355 (tutti i giorni dalle 15 alle 23).

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

CS | Concorso Musicale Internazionale “Note sul Mare”

Il Concorso si svolgerà nelle mattinate dei giorni compresi tra il 2 e il 7 Maggio 2022 in via Paolo di Dono 31 a Roma in zona Eur.

Potrete leggere il Bando al link

https://www.emmegiischia.com/wordpress/concorso-note-sul-mare-x-edizione/

Si dà la possibilità di partecipare alle selezioni inviando un dvd o un link con la registrazione della propria esecuzione che dovranno pervenire insieme alla domanda di iscrizione entro il 5 Aprile 2022 all’indirizzo mail nerimarialuisa@libero.it oppure per posta all’indirizzo: Neri Maria Luisa, via Aniene 5, 00010 Sant’Angelo Romano RM.

Qualora si venisse ammessi al Concerto dei finalisti, per partecipare ai premi finali sarà necessaria l’esecuzione in presenza.

I criteri di valutazione attuati dalle varie Commissioni saranno:

Per i solisti

  • 1) base minima di 60/100
  • 2) padronanza tecnica del brano: correttezza delle note eseguite, intonazione, ritmo, uso del pedale, espressività musicale suddivisa in dinamica, fraseggio, ricerca del suono
  • 3) bonus all’interno delle categorie in considerazione delle varie età dei candidati
  • 4) i singoli commissari avranno una scala da 1 a 5 per dare un loro parere sul “poco-abbastanza-pienamente” raggiungimento degli obiettivi
  • 5) tutti i commissari voteranno per tutti i candidati ed il risultato sarà la media di tutte le somme dei punteggi dati alle varie voci, il risultato finale sarà dato dalla media di tutti i punteggi di tutti i commissari
  • 6) le valutazioni saranno pubbliche e il concorso verrà videoregistrato

Per la musica da camera oltre ai criteri di cui sopra verranno valutati

  • 1) L’identità interpretativa
  • 2) L’equilibrio sonoro
  • 3) L’equilibrio delle difficoltà tecniche. Per i gruppi scolastici saranno valorizzate oltre i criteri di cui sopra le seguenti voci: intonazione, insieme, orchestrazione, ritmo complesso, uniformità dell’abbigliamento, con bonus in base all’età

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

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Bruno Mancini
Dalla raccolta di poesie
“Incarto caramelle di uva passita”
(2002)

Just
 

Just Walking on the rain…
Io ero
nel ventre di mia madre
-… of english, american…-
io ero
contratto, assordato, sballotto lato
-…bombs-.
io non ero ancora nato
in fuga tra i vicoli di Napoli.

Chi mai può dirmi stai calmo?
Sono le quattro all’alba
e tutto va bene.

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220328 – Redazione culturale DILA

DILA

NUSIV

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