Come i cinesi – volume secondo – Ambiguità capitolo 4

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Come i cinesi – volume secondo – Ambiguità capitolo 4

Ambiguità

Capitolo 4°

 Clara quella notte del 24 ottobre non si consentiva azioni che mi potessero distogliere dal putiferio delle tempeste di domande, attese, ricordi, immagini e sentimenti che senza alcun dubbio e con molta evidenza mi possedevano non solo mentalmente.

Ma quella notte del 24 ottobre Clara non usciva dal raggio della mia visuale.

Con l’accappatoio di spugna lungo fino alle caviglie, davanti allo specchio ovale ad asciugare i capelli, truccando gli occhi con movimenti consueti (il rosso sulle labbra, il piumino sulle gote, la spazzola dal manico d’argento), Clara più che vivermi intorno m’immergeva completamente nella sfera cosmica della sua presenza.

Mi appartenevo meno di un biscotto inzuppato nel latte.

Intanto che si avvicinava l’ora, Clara velava le gambe distese verso l’alto con calze di seta trasparente, Clara chinata cambiava le scarpe, Clara, il busto eretto e il seno scoperto, portava le braccia dietro la schiena, ed io cominciai a rincorrere visioni e delizie, giorni e notti. Completamente dissociato, fuso in un passato presente futuro. Il nostro.

La mia mente si assentava dietro i ricordi.

Quando le lunghe passeggiate che l’inverno, petulante per le deboli piogge, aveva consentito lungo le marine mosse da canne ed oleandri e mirti frizzanti di brezze, con l’azzurro del grande orizzonte incerto per nuvole a nembi o cumuli in rapidi movimenti di sopraffazioni, e il mare specchio di venti e di soli densi dei rossi tramonti, salvate solo dalla memoria, orbe di affetti, lasciavano il passo alle notti di una estate infinitamente immobile, baldanzosamente sprezzante dei nostri uragani, statica, laccata, accoccolata nella soavità della risacca, estasiata per la purezza di luce delle minime forme stellari, -le sabbie, smosse, ancora calde all’alba-.

Clara ed io insonni.

Ecco che ora s’avvicina il turno.

Scoppiarono fulmini nel cielo in tempesta.

E la garanza rosa vinse.

-«Chi era?»

Il nome, era ciò che Clara voleva sapere.

-«Cosa importa!» rispondevo sapendo di essere sincero.

La bicicletta passando attira lo sguardo al vezzo di un piccolo bordo giallo che, inserito attorno al raggio di una ruota, durante il rotolamento sembra moltiplicarsi fino ad ottenere, alla massima velocità, di essere visto come un cerchio nel cerchio: un alone di colore più brillante.

Il particolare acquistando vivacità blocca, a chi osserva, il sapore dello sforzo della corsa, e non consente a colui che pedala di rendersene conto.

-«Quante volte?»

-«Tante.»

Allora lei si gettava a cercare il suo tutto con bramosie che non le erano mai state rivelate, sensuale in abbandoni per scelte captate dalla voglia di somigliarmi e di assecondarmi, di prendermi interamente e di cedermi senza ritegno, libera di ambire di imitarmi, decisa a donare i suoi pudori in cambio di una partecipazione totale alla matrice della mia sessualità più intima.

Cercava i desideri reconditi del maschio complice compagno e vi si abbandonava pronta a proporsi con orgasmi impetuosi, continui, asfissianti, per poi, sfinita, ricominciare; pronta a tutto: a credere nel suo vero sesso, a ricevere dal centro delle cosce -belle lisce carnose carnali-, dai capezzoli grandi e tesi, dalle labbra schiuse e spavalde, dai glutei superbi, dal culo, dalla fica, dai denti, dal collo, dalle dita dei piedi, le sbornie di una virilità incredula, le carezza di mani finalmente libere da inutili rispetti, il peso del corpo a schiacciarla, le frasi di un’altra lingua e di un’altra libertà, scossa, sbattuta, stordita.

Canoa dal docile lago al ritmo sfrenato delle rapide.

-«È tuo prendilo!»

-«Ti faccio male?»

-«Si, ancora, ancora!»

-«Che vuoi di più, parla!»

-«Tutto ciò che tu vuoi.»

-«Ed io che voglio?»

-«Avermi insieme a lei.»

E sento bestemmiare il cielo

e sento l’aria pungermi la carne

e sento quel malvagio gallo

in vicinanza di morte

di Cristo ricordarmi il tradimento.

-«Puttanaaa!!

È vero, ma tu menti».

Urlava premeva più forte urlava premeva più velocemente urlava premeva più forte più veloce urlava più più -il dubbio, il mio dubbio, pretesa di possesso- per Clara che non cessava orgasmi.

Sfidavamo il massimo del piacere, se c’è un massimo al piacere e lo gettavamo a pale sui terminali delle nostre

intimità.

 “D’altri diluvi

una colomba ascolto”.

-«Portala, ti prego, falla venire.»

Apriva gli occhi per guardare il mistero che l’incatenava sfidandole il clitoride -ed ero io a farlo- fiorito tra le tenere labbra da poco rasate -ed ero stato io a volerlo- per la prima volta -per mano sua-; chiudeva gli occhi e le tornavano con l’impeto dei primi giorni -avvinghiata alla virilità del suo nuovo uomo-, le unghie nella carne -ti amo, ti voglio, sono più femmina-, le sue voglie incontenibili; si guardava nello specchio grande -un flash già troppo per godere- prona, -le tette a dondolo, le labbra aperte, la schiena tesa ed arcuata, morbida, la mia faccia nei capelli, in alto i fianchi quanto più in alto possibile-, posseduta incredibilmente posseduta dalla schiena alla gola.

Mistero.

Lei che non aveva voluto accettarvi quasi nemmeno una carezza, lei stringeva, spingeva, spremeva, posseduta dalla schiena alla gola.

Un dito era stato un’offesa.

Il maschio aveva vinto, il maschio senza pietà: dalla schiena alla gola.

Lo baciava, lo leccava, lo stringeva al petto e sui capezzoli e chiedeva baci mani oscenità, tutto.

-«Ti prego, falla venire, voglio vederti con lei.»

-«Con te!»

Il respiro, l’affanno, l’urlo

-«Sìììì…», senza memoria, asfissiata, un attimo, e giù sul letto di fianco immobile, solo la mia mano sulla faccia a seguirne, tenera, i contorni.

Nella più bella notte

della più bella estate

le tue belle labbra

bella,

le promesse più belle

hanno cantate.

 

TESTO COMPLETO IN LETTURA LIBERA

Dedica – Introduzione

Ambiguità

Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Capitolo 6

Capitolo 7

Capitolo 8

Capitolo 9

Capitolo 10

Il nodo

Il nodo

Così e così

Il premio

La coda

Il chioccolo del fringuello

Il chioccolo del fringuello

Come i cinesi volume secondo

Come i cinesi volume secondo di Bruno Mancini

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Come i cinesi volume secondo

seconda edizione

ID 29z5vq

ISBN 978-1-4710-5423-5

Bruno Mancini
ISBN 978-1-4710-5423-5
Versione 4 | ID 29z5vq
Creato: 13 settembre 2022
Modificato: 14 settembre 2022
Libro, 98 Pagine
Libro stampato: A5 (148 x 210 mm)
Standard Bianco e nero, 60# Bianco
Libro a copertina morbida
Lucido Copertina
Prezzo di vendita: EUR 14.00

Titolo Per Aurora volume quarto
Sottotitolo Il Libro di Sonia – Il Nodo
Collaboratori Bruno Mancini
ISBN 978-1-4710-5423-5
Marchio editoriale Lulu.com
Edizione Nuova edizione
Edizione ampliata
Licenza Tutti i diritti riservati – Licenza di copyright standard
Titolare del copyright Bruno Mancini
Anno del copyright 2022

Dialoghi, intimità, ragionamenti, passioni, le irrazionali note, cadute, catarsi, sdegni, i vari volti di un atto, gli equivoci, i nodi, le sfide, i sensi dei vinti, i come, perché, dove, se, che abbiamo macinato più contro di noi per dare che non verso di noi per avere, più sciocchi per idoli che lucidi d’esperienze, sempre senza pause catalizzatrici.

Per Aurora volume secondo

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seconda edizione

Racconti

Ambiguità

Il nodo

Il chioccolo del fringuello

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