Sul balcone assolato – Davanti al tempo-111

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Sul balcone assolato – Davanti al tempo-111

Davanti al tempo 111

Sul balcone assolato

Sul balcone assolato
solo
col desiderio di vederti

Insieme a te
il più invitto impero del mondo
vale quanto una mano di fumo
e di fumo
si rendon le travi
dei minuti
dell’ore dei giorni.
Sei una dea:
la più bella
più vera fra tutte.
E di te mi nutro.
“Oh scimmione felice felice
fin da quando sei meno d’un bruto?”
Era di giovedì venticinque
quando aprii i miei occhi novelli
quando nacqui
quando risorsi.”
Se sorridi e dici: “Su muori!”
Io mi annullo
o meglio “Obbedisco!”
Oh vagando tra alti cipressi
del tuo spiro sentissi il calore!
Come bello se già fossi morto!
Se vedendo volare uccelli
e sentendo cantare usignoli
con parole imitassi il lor canto
inseguendoli, sempre abbracciati!
Non promette sì tanto la vita.
E non mi spinge a credere al nulla.
E non cerco un regno per morti.
Non considero certo quel sogno.
Nei deserti dell’arso equatore,
sui ghiacciai nel bianco sommersi,
lungo l’inesplorato Rio,
nel silente regno dei muti,
sulle vette più alte più ignote,
dove il tempo è meno che niente,
ed inconscio dell’uomo è lo spazio,
e dov’anche le stelle son nuove,
sempre,
fino a quando vivrà l’universo,
fino a che l’infinito consente,
solitari,
negherem l’esistenza del cosmo
delle cose delle ricchezze
degli onori, degli uomini tutti.
Sotto travi legate con corde,
su le piume di splendidi uccelli,
nella notte,
che i suoni più vari distingue,
che i rumori più belli presenta
in un’aria priva di nebbia,
aspettiamo che il tempo infinito
lentamente trasporti lontano
ogni immagine, ogni ricordo,
e il mistero di questa esistenza,
la realtà,
la morte e l’amore
si riveli subita e viva
come luce da specchio riflessa.

Davanti al tempo


Sono quella cornice vuota

E sento bestemmiare

Il volo verticale di un elicottero

Un taglio alla fune del timone

Ho fatto un bagno casto

In un giorno

Tacetevi le parrucche

Pa pa pa

Capodanno

Ove non fossi stato

Là per la china

Davanti al tempo

Pulita ebbra visione

Tu non ignori

Lontano

E il battito del tramonto s’avanza

Misero

Allora sotto un mucchio di pàmpani

Ritroverai

Alzasti un altare

Tutto

Sruma

Giammai nuotai paesaggi

Nutre del suo rossore

Parla creatura

Ceri nel buio di una stanza

Orrore di gente perduta

Io desidero che l’ossa si sveglino

Padroni e dannati

Aprile millenovecento

Sorgi dal sonno possente speranza

Solo un’anguilla

Nel silenzioso

Un orrido abbandono

Un volto nel riposo dei colori

Scarno come il suo volto

Un gelido profumo d’acquavite

Io sono tuo silenzio

Insabbiando la barca

L’armonica lunga

Opachi chiarori di onde

Mentre insegue il sibilo del tempo

Mesta d’iridi fosforescente aurora

Scomposizione n°21-1

Scomposizione n°21-2

Scomposizione n°21-3

Scomposizione n°21-4

Attesa

La zingara parla

Bimbi verranno a lacerare i sonni

Aspramente

Segni d’amanti pregni di mistero

Candiano

Il sole già ti rende bianco

Fermarsi ancora un secolo

Un cielo d’ottobre

Apocalisse

Pensieri

E mi consolo

Ricordo

Il sapore dell’amore

Sarà speranza vana di salvezza

Passa la calamita d’uomini

Lampi di vitrea luce

Un eremita

Trapasso nel tuo essere sapendoti

Estasi

Felicità

Popolo pluriforme

Pensieri pensieri pensieri

Lacrimabondo salice

Perché

Sempre

Nel fremere delle foglie

Ora nel tuo ricordo

L’estate del ping-pong

Io non potrò più resistere

Venti cipressi per te

Io annego

Niente

Silfide nebulosa

Sui sassi

Bolle d’aria

Profuma

Scorre sul fiume gelida

Bianca la sua casa

Tremando

Quasi prova di fede e di amore

Rombo furente

Furtiva si stacca da quella quercia

Abbandono

Lapidato

Su un prato

Capelli al vento

Vivi e morti

Ottobre

Sentimento del passato

Nel mio deserto soffoco

Tu saresti…

Solleva dalla terra

Terra lontana

Voglio in un respiro vibrare

Nel nostro inferno poso

Il terrore della sterilità

Gocce d’anima

Sulla sabbia vergine

Alla carezza gelida

Estate

Sassi strappati nel salto di frana

Sul mare Tirreno

Son solo

Sul balcone assolato

Visione

Nudo

Mentre il sole è al nathir

Uomini

In una notte d’agosto

Sulle gocce del mare

Musica

Invidia

Vivo

Similitudine

Presso Formia

Conforto

Alba

Un ultimo lamento

Quando i suoni son note

Quando il silenzio è

Perché non basta volere

Quante volte ho vinto

Milano-Napoli

In un pomeriggio

In una domenica

Quando vivere è men che morire

Un nugolo di febbri mi dilania

Salgo su treni in corsa

In una stanza la luce

Torrente bianco

Chicchi di gioia

Quando quest’ora

T’azzannano nel tremore

Fingiamoli coriandoli

Temerario

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Bruno Mancini

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