Il Dispari 20190424 – Redazione culturale

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Il Dispari 20190424 – Redazione culturale

Il Dispari 20190424

Per la concomitanza con la festività di Pasqua, l’edizione del quotidiano Il Dispari del 24 aprile 2019 non è stata pubblicata.

Le pagine culturali riprenderanno, come sempre, con cadenza settimanale a partire da lunedì 29 aprile 2019.

Grazie per l’attenzione

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

Il Dispari 20190415

Editoriale

Mario Ceroli dona la sua arte all’Antologia del Premio “Otto milioni” 2019.

Con una semplice frase “Carissimo Bruno, ho il piacere di comunicarvi che Mario Ceroli farà la copertina dell’antologia nuova”, Adriana Iftimie Ceroli mi ha ufficialmente messo al corrente che il Maestro Mario Ceroli ha ritenute degne della sua stima le attività artistiche, culturali e sociali Made in Ischia organizzate e divulgate dall’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA”.

Ciò ci onora enormemente e, nello stesso tempo, pone una più che prestigiosa pietra miliare sul percorso che da ormai oltre un decennio Roberta Panizza ed io andiamo inventando al solo scopo di “Fare riconquistare all’Arte in generale e alla Poesia in particolare il palco di primo piano che compete loro nell’attuale società italiana”.

Mario Ceroli, assiduo visitatore della nostra isola negli anni ’50-’60, oltre che essere lo straordinario artista rinomato a livello internazionale per le sculture e gli allestimenti scenici dei quali è zeppa la sua stupefacente produzione, è un uomo che ha familiarizzato con un numero indefinito di personaggi italiani e stranieri ricevendone attestati di stima che non si sono limitati al suo valore artistico, ma hanno coinvolto la sua cultura e la sua personalità umana.

Mario Ceroli è un’icona che una consistente parte della società, pur nelle tante sfumature sociali in cui essa si articola, stima, apprezza e di cui è sempre pronta ad ammirarne le produzioni.

Se Mario Ceroli può raccontare storie di suoi incontri con Picasso o Guttuso, con Montezemolo o Agnelli, con Villaggio o Benigni (in un elenco quasi interminabile), durante i quali i canoni artistici da lui espressi hanno trovato terreno fertile, beh! vuol dire che molti personaggi che fanno opinione saranno favorevolmente disposti “almeno” a dare uno sguardo all’antologia del premio “Otto milioni” 2019 per esprimere un proprio parere sulla bontà del nostro impegno.

Mario Ceroli, per chi lo conoscesse solo vagamente (non conoscerlo è impossibile se solo lo si indichi come l’autore del Cavallo presente all’ingresso della RAI!) può essere sinteticamente presentato così come ve lo proponiamo nella scheda che segue (prima parte), ma nelle prossime settimane avremo modo di completarne la presentazione e di approfondire la sua dinamica personalità affidandoci ad un’intervista esclusiva che Adriana Ceroli (a voi ben nota opinionista e poetessa di questa pagina) ci regalerà.

Chi è Mario Ceroli?

Prima parte: dall’inizio ai primi allestimenti di scenografie teatrali

Mario Ceroli (Castel Frentano, 17 maggio 1938) è uno scultore e scenografo italiano.

Si è formato all’Accademia di belle arti di Roma, sotto la guida di Leoncillo Leonardi, Pericle Fazzini e Ettore Colla.

In principio indirizzò il suo interesse verso le opere in ceramica, per poi dedicarsi alla scultura lignea.

Già nel 1957 cominciò a sperimentare l’uso del legno, prevalentemente tronchi di albero nei quali conficcava chiodi da carpentiere, vincendo, nel 1958, il premio per la giovane scultura italiana.

Subito dopo, alla fine degli anni Cinquanta, il legno diventò il suo materiale espressivo prediletto.

Nel 1964 espose, a Roma presso la Galleria La Tartaruga, alcune sagome, intagliate con una imponenza monumentale, che lo resero celebre ben oltre Roma, tanto che la sua affermazione sulla scena internazione giunse solo due anni dopo grazie ad alcune opere presentate alla Biennale di Venezia.

Di ritorno da un viaggio di formazione negli Stati Uniti, dove visse dal 1966 al 1968, Mario Ceroli debuttò, in qualità di scenografo, nell’allestimento del Riccardo III di W. Shakespeare per la regia di Luca Ronconi nel Teatro Stabile di Torino.

Il suo allestimento conquistò critica e pubblico per l’ardimento con cui volle racchiudere l’intero palcoscenico in un maxi involto scultoreo.

Sempre al teatro Stabile di Torino, nel 1969 fu collaboratore di Pasolini per l’allestimento di “Orgia”

Contemporaneamente, in quegli anni, intagliava, in maniera ripetitiva, nel legno grezzo sagome umane di notevoli dimensioni che subito assunsero il ruolo di simbologia distintiva della sua produzione.

Il 1972 fu l’anno del suo primo incontro artistico con la lirica che avvenne direttamente nella Scala di Milano con la “Norma” di Bellini.

I bozzetti e le immagini fotografiche riprodotte nel grazioso piccolo tomo “Ceroli alla Scala” (voluto e pubblicato dagli Amici della Scala) rappresentano una scena fuori da ogni convenzionalità, concepita, come si legge nella prima parte del libro come

… ideale scultura lignea che si trasfigura, attraverso un movimento a rotazione e tagli di luce, in un tempio o in una foresta”.
Bruno Mancini

Il Dispari 20190415

Il Dispari 20190415

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

Mario Ceroli e Adriana Iftimie Ceroli

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Il Dispari 20190415

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

Mario Ceroli

Il Dispari 20190415

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

Mario Ceroli

Il Dispari 20190415

“Promo uno” di Bruno Mancini – Quinta puntata

Continuiamo oggi a pubblicare, in anteprima e in ordine alfabetico, tutte le poesie inserite in “Promo uno” che è un’antologia composta da 52 poemi tratti da tutte le raccolte edite da Bruno Mancini: Davanti al tempo (1964); Agli angoli degli occhi (1966); Segni (1988); Sasquatch (2000); La sagra del peccato (2006); Incarto caramelle di uva passita (2007); Non rubate la mia vita (2008); Io fui mortale (2010); La mia vita mai vissuta (2013); Non sono un principe (2014).

Dalla raccolta “La mia vita mai vissuta”

Cicala – Formica

Inviperiti,
i racconti che non ho mai scritto
mi offendono
nel bagno a mezzogiorno
mentre civetto a radermi la barba,
in auto con lo stereo
durante il breve tratto fra l’ufficio e casa,
al bar di Gilda
nella stradina che conduce al porto,
a notte, quando si chiudono
i recettori esterni del mio corpo.

Inorridite,
le mie poesie stracciate nelle bozze
mi spiano
nel bagno a notte fonda
mentre mi reggo in piedi per scommessa,
in auto nelle notti
durante sbandate e derapate,
al night “Club Night”
nell’Angiporto della Galleria,
all’alba d’ogni giorno
quando l’altrui silenzio è il mio concerto.

Isteriche,
le donne che non ho mai voluto amare
mi sfidano
nel bagno all’ora della doccia
mentre trastullo il corpo nei ricordi,
in auto con l’amata
se sono in fuga verso il bosco dei misteri,
al bar della stazione
su quel binario di un treno mai partito,
nei pomeriggi in cui l’afa-respiro del mondo
è la mia noia ed è la mia fotografia.

Ignota,
la vita che non ho mai vissuto
mi aspetta dietro l’angolo di casa
o forse sulle scale di una reggia
oppure sotto il ponte rifugio dei barboni.
—°°°—

Dalla raccolta “La mia vita mai vissuta”

Credevo

“Ho scandagliato anfratti
grigiastre fenditure
malsane sudditanze per la mente
-la mia,
la tua di te che non lo sai,
la sua di chi m’amava,
l’altra del bischero-,
i sensi atrofizzati
in dormiveglie indotte,
lombrico nella mela…
per scrivere poesie”.

“Ho carezzato muschi
verdognoli tappeti
esuberanze futili ai margini del cuore
-il mio,
il suo di lei che non capiva,
il tuo di te che sempre amavi,
l’altro della battona-,
la mente assente
dalla pelle respirando colori,
piumino incipriante gole…
per scrivere poesie”.

“Fascicolo brogliacci
fogliastri ammuffiti
salvati dai mille traslochi di vita
-la mia,
la mia che non ho smesso di donare,
la mia che non ho smesso di godere,
la mia d’Ignazio-,
il mondo fuori stanza,
mi scopro uomo in giro
tra fronzoli e pepite…
per scrivere poesie”.

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

 

Simbolicamente l’uovo

Si considera che l’uovo contiene il germe che inizia e sviluppa la manifestazione in ogni modo e come tale è un simbolo universale che si spiega di per sé.

La nascita del mondo, partendo dall’uovo è un idea che accomuna i celti, i greci, gli egizi, i tibetani, i popoli indù, i vietnamiti, cinesi, giapponesi, siberiani ecc.

Il processo di manifestazione ha vari aspetti: l’uovo di serpente celtico, raffigurato sotto forma di un riccio fossilizzato, l’uovo eliminato sulla bocca di Knef, l’egiziano, e anche dal dragone cinese, rappresentano il Verbo.

L’uomo primordiale è nato da un uovo, secondo Prajapati in India e Pangu in Cina.

Altri eroi cinesi si dice che siano nati da due uova fecondate dal sole, o due uova ingerite dalla chioccia stessa.

Il più frequente è l’uovo cosmico, frutto delle acque primordiale, si divide in due per far nascere il cielo e la terra.

Molto spesso rappresenta il potere di creazione della luce.
Secondo il romeno Mircea Eliade, l’uovo ha il ruolo di un’immagine suprema della totalità.

Generalmente compare dopo il caos, come un primo principio di organizzazione.

Compare come simbolo di rinascita periodica della natura.

La tradizione delle uova di Pasqua che vengono colorate in diversi paesi è al di sopra dell’interpretazione empirico – razionale, essendo considerate come un germe.

L’uovo conferma e promuove la risurrezione, che non è una nascita, ma una ripetizione.

Sempre all’idea del germe, ma quello spirituale, si riferisce la tradizione alchimista dell’uovo filosofico.

Ventre dell’universo, chiude nel suo guscio gli elementi vitali e va usato dagli alchimisti che compongono, con la ebollizione nei vasi speciali, gli elisir, le pozioni magiche.

Concludo augurandovi Buona Pasqua dicendo che l’uovo è anche simbolo della prosperità.

Adriana Iftimie Ceroli

Il Dispari 20190408 – Redazione culturale

Il Dispari 20190408

Editoriale

Echi di diritti. Echi di pace

Il Sextante, diretto dalla giornalista e regista cinematografica Mariapia Ciaghi già più volte apprezzata opinionista di questa rubrica, in collaborazione con il Centro per la Pace e la Legalità Sonja Slavik e Il Comune di Mirano in provincia di Venezia ripropone la mostra sulla Pace mirata alle problematiche attuali della reciproca convivenza, per lanciare un messaggio rivolto alla cittadinanza e per riflettere sui valori della legalità, della vita e contro ogni tipo di violenza.

La mostra, che consta di una cinquantina di grafiche internazionali, archivio de Il Sextante, è stata inaugurata nel settembre 2018 a Roma presso lo Spazio MICRO di Paola Valori con la partecipazione della nostra Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ed è stata poi divulgata, ancora da DILA, nel contesto del progetto Made in Ischia presentato al Bookcity di Milano lo scorso autunno.

Ora viene riproposta a Mirano (VE), domenica 14 aprile, in Barchessa Giustinian Morosini di Villa Errera grazie alla collaborazione della Prof. Sonia Furlanetto, al Coordinatore del Centro per la Pace e la Legalità Sonja Slavik, Vincenzo Guanci e al Comune di Mirano guidato dalla sindaca Maria Rosa Pavanello che nel 2012 deliberò la ripresa delle attività del Centro Pace (attivo da anni) cambiandone la denominazione in “Centro per la Pace e la Legalità Sonja Slavik”: intendendo aggiungere il riferimento alla legalità come elemento imprescindibile per la pace, l’affermazione dei diritti umani e lo sviluppo di una società equa, e volendo, inoltre, intitolare il Centro a Sonja Slavik, scomparsa pochi mesi prima, a ricordo del suo instancabile impegno per la pace.

Mariapia Ciaghi ha le idee ben chiare quando parla di Pace.

Tanto chiare quanto condivise in maniera totale se solo andiamo indietro al lontano 27 dicembre 2010 ricordando il nostro “Manifesto della Pace” letto, per la prima volta, da Sacha Savastano nel salone Onofrio Buonocore della Biblioteca Antoniana di Ischia durante la celebrazione della Shoah con la partecipazione di Roberta Panizza.

Infatti, Mariapia Ciaghi ci ha rilasciata la seguente dichiarazione:

“La Pace non è solo assenza di guerra.
Di combattimenti cruenti, di bombardamenti sui civili, di morti, feriti, profughi e distruzioni.

È, certo, innanzi e soprattutto, il superamento di queste tragedie.

Ma è anche molto di più.

Pace è anche una vita sociale nella quale i rapporti interpersonali e la gestione dei conflitti quotidiani sono fondati sul profondo rispetto degli altri, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come è scritto nei principi fondamentali della Costituzione della nostra Repubblica.

Un rispetto che nasce dal riconoscimento della dignità, dei diritti e della libertà di tutti gli esseri umani, come solennemente indicato nei primi articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Ma una pace così concepita è possibile solo in un contesto di regole condivise e rispettate.

Perché non c’è dignità e non ci sono diritti laddove dominano la corruzione, la criminalità organizzata e la microcriminalità, le mafie note e quelle invisibili, i valori del denaro e del successo a qualunque costo e con qualunque mezzo.

È solo quando pace e legalità si uniscono, fecondandosi vicendevolmente, che nasce il contesto che permette a ciascuno – donne e uomini, giovani e vecchi – di crescere sempre e di arricchire se stessi attraverso la comprensione dell’altro, ogni giorno, quotidianamente.

È su questa strada che cammina il Centro per la Pace e la Legalità “Sonja Slavik”.

La mostra si protrarrà fino al 20 aprile 2019.

Durante il periodo espositivo sono previsti laboratori per bambini e adulti nel porticato.

Inaugurazione con Talent Show al Teatro Belvedere.

Dopo Roma e dopo Mirano, la mostra sarà esposta a Matera (capitale europea della cultura 2019).
E poi?

E poi, se ci sarà qualche istituzione ischitana che ne vorrà proporre l’allestimento sull’isola, saremo ben lieti di intercedere verso Mariapia Ciaghi per convincerla a rendere fattibile la proposta.

Bruno Mancini

Adriana Iftimie Ceroli

Poesia inedita

Poema 1

Ho cent’anni o forse solamente uno.
Un’immensità o solamente
il fischio che spacca la membrana
del silenzio della montagna.
L’uomo che sale, vincente
o perpetua vittima, che scende.

Mi alzo dalle nebbie del sonno:
quanta gente incontrerò oggi?
Il tuo viso vedrò oggi, Dio!
Guarda, questa fetta di pane ti somiglia.
Hai un arcobaleno di sudore intorno alla fronte,
cercando l’orizzonte che protegge la gente
dall’invasione del passato.
E i palmi delle mani ti somigliano,
una sopra l’altra come la vita che si aggancia
al senso della perdita.
L’uomo che amo
ha esattamente il tuo viso.
Gli accarezzo il corpo
e dico: Dio, senti com’è forte
il mio amore per te?
Senti che potrei perdermi in un abbraccio?
La gente che ti allontana,
scagliandoti pietre addosso,
ha il tuo viso. Sei tu l’innamorato
frustato per vedere dove penetra
il fulmine della sferzata.

 

Premi “Otto milioni”2019

Poesia – Arti grafiche – Musica – Narrativa Giornalismo – Recitazione

Iniziamo oggi a darvi riscontri relativi ai finalisti dellle sei sezioni del Premio “Otto milioni” 2019 e lo facciamo iniziando con la sezione Poesia.
Ecco gli Autori e i titoli delle 56 poesie finaliste.
Potrete voltare le vostre preferite accedendo alle pagine indicate nel link
http://www.emmegiischia.com/wordpress/poesie-finaliste-premio-poesia/,
e/o anche compilando il coupon presente in questa pagina e consegnandolo all’edicola presso la quale avete acquistato il giornale.

PS01 Adriana Iftimie Ceroli – Poema 1
PS02 Aldo Gallina – Il pegno
PS03 Flora Rucco – Neri
PS04 Adriana Iftimie Ceroli – La mia mente
PS05 Aleksandra Zavišjus – Fa veramente male
PS06 Alessandro Corsi – Sola parola
PS07 Angela Maria Tiberi – Zoccola
PS08 Anita Zvaigzne – Il giorno grigio
PS09 Anna Rancāne – Solo un singolo
PS10 Antonio Fiore – Dove finisce il cielo
PS11 Antonio G D’Errico – Le parole che ci sono
PS12 Adriana Iftimie Ceroli – Il mio nome
PS13 Antonio G D’Errico – Valzer
PS14 Assunta Gneo – Quando una mamma
PS15 Broņislava Dzene – Ho disegnato il tuo sorriso
PS16 Dante Ceccarini – Urla e silenzi
PS17 Angela Maria Tiberi – Nicoletta Tartaglino
PS18 Adriana Iftimie Ceroli – Andiamo via
PS19 Elīna Zālīte – Benedetta
PS20 Angela Maria Tiberi – Aida
PS21 Lucia Fusco – Delusioni
PS22 Casagni Enzo – Profumo e… amore
PS23 Dante Ceccarini – Manciate di terra
PS24 Casagni Enzo – I poeti
PS25 Eva Strazdiņa – Senti
PS26 Antonio G D’Errico – Rifugi sotto la neve
PS27 Flora Rucco – Figlia
PS28 Franco Maccioni – Risveglio
PS29 Giuseppe Ruotolo – Onda marina
PS30 Ingvar El Voron – Il motivo
PS31 Ingrīda Zaķe – La gioia del vento
PS32 Ilze Zeimule Stepanova – Sotto i rami di salice
PS33 Janis Jan Zarins – Nel calore estivo
PS34 Liga Sarah Lapinska – Acque blu
PS35 Lucia Fusco – Rimprovero
PS36 Ligija Kovaļevska – Permette di vivere cosi
PS37 Gallina Aldo – Transumanesimo
PS38 Lucia Fusco – Fiori recisi
PS39 Liga Sarah Lapinska – Appena nati
PS40 Aldo Gallina – Nella stanza di Chet
PS41 Modris Andžāns – L’ultimo viaggio
PS42 Nika Kolinz – Non con giusti
PS43 Sanita Simsone – In Memorium
PS44 Silvana Lazzarino – Dove sussurra il vento
PS45 Vera Di Prima – I vecchi
PS46 Vera Roķe – Sono
PS47 Angela Maria Tiberi – Cleopatra
PS48 Giovanna Guzzardi – Il sole dall’aereo
PS49 Milena Petrarca – Pensiero inesistente
PS50 Mairita Ķērpe Dūze – Il mare
PS51 Milena Petrarca – Antico Tramonto
PS52 Anita Ķēķe – Barche dei lini
PS53 Eva Mārtuža – Gli uccelli gridano
PS54 Eduards Aivars – Siamo passati sopra l’arcobaleno
PS55 Marija Gadaldi – Oh, anima mia!
PS56 Elita Viškere – Oggi

 

DILA

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