Il Dispari 20190506 – Redazione culturale

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Il Dispari 20190506

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Editoriale

DILA – IL Dispari – Il Sextante – Eudonna nel palinsesto del Maggio sermonetano

Si svolgerà dal 5 Maggio al 26 Maggio 2019, nello stupendo scenario di uno dei borghi medioevali meglio preservati dalla speculazione edilizia e più conosciuti in Italia e all’estero, il programma voluto dall’Associazione “Maggio sermonetano” sostenuto dalla civica Amministrazione comunale, dalla locale pro loco e da un notevole gruppo di sponsor che, almeno in quella parte d’Italia, sono ben lieti di accompagnare i processi artistici verso una visibilità internazionale.

Con l’organizzazione e la direzione artistica di Massimo Gentile, Guido Di Falco, Francesco Monti; illustrazioni di Misfoh Wallace; grafica di Francesca Cocco; ufficio stampa di Stefano Cortelletti e con la collaborazione di Elvio Cesarano, Pietro Melia, Antonella Stemperini, Anna Maria Gentile, Angelica Minieri, Lidano Cantarelli, Veronica Tecchio, Mauro e Paolo Sezzi, Carol Yaple, Richard Klass, Sebastian Coluzzi, Marco Cambon, Gabriele Fusco, Gjovanna Faggiani, Reginaldo Falconi, Alfredo Pisano, Unitre Sermoneta, Centro Anziani e la Fondazione Caetani; diverse decine di artisti esibiranno la loro Arte tra piazze e palazzi,

All’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” è stato concesso il privilegio di entrare a far parte del calendario della manifestazione con ben due eventi che si svolgeranno domenica 12 maggio e domenica 19 maggio, a partire dalle ore 16.30, nell’antica Chiesa di San Michele Arcangelo.

“Le risorse territoriali collaborano per la pace”, è questo il titolo del programma DILA organizzato e condotto da Angela Maria Tiberi (Presidente DILA sede Operativa Lazio) e da Pierluigi Coggio, con la partecipazione di Flora Rucco, Milena Petrarca, Assunta Gneo, Lucia Fusco, e numerosi collaboratori dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, del quotidiano “Il Dispari” diretto da Gaetano Di Meglio, della Casa Editrice “Il Sextante” di Maripia Ciaghi e del magazine trimestrale “Eudonna”.

Ingresso libero, il microfono sarà aperto, previo accordo telefonico, per tutti gli interventi di carattere artistico, culturale e sociale.

Vi aspettiamo e, certamente, anche nelle prossime settimane vi terremo informati sul proseguimento dell’iniziativa.
Info: emmegiischia@gmail.com – Cell: 3914830355 (ore 12-23).
Bruno Mancini

Il Dispari 20190506 – Redazione culturale

Il Dispari 20190506 – Redazione culturale

Liga Sarah Lapinska intervista, in esclusiva per Il Dispari, Miguel Pinero

Miguel Pinero, artista venezuelano, ha partecipato a molte edizioni del Premio “Otto milioni” ottenendo lusinghieri piazzamenti ed alcune sue opere di arte grafica sono state pubblicate nelle antologie Made in Ischia presentate, dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, alle ultime edizioni del Bookcity di Milano nelle pubblicazioni della Casa editrice Il Sextante di Mariapia Ciaghi.

Lapinska:- “Namaste, Miguel!
Nelle tue opere vediamo, per esempio, riflessioni di Pablo Picaso, Gustav Klimt, Raffaello, che non sono certamente copie.
Perché questi artisti sono a te particolarmente vicini?”
Pinero:- “Nei paesi in cui la situazione è tesa, in cui si continuano le guerre classiche, le guerre ibride o le guerre civili la gente di solito capisce meglio il senso di pace.
In paesi più stabili molte persone pensano che guerre o semplicemente tragedie abbiano luogo lontano, nei paesi vicini, ma loro stessi sono troppo ricchi o vivono troppo perfettamente per affrontare improvvisamente un problema inaspettato.

Lapinska:- “Cosa vorresti dire a queste persone dalla tua esperienza, Miguel?”
Pinero:- “I grandi maestri dell’arte sono fonte d’ispirazione.
Quando la pace è assente, comprendiamo meglio che nella condizione senza libertà e senza giustizia non è facile sviluppare la pace, sia qui, sia su tutta la nostra terra, perché la pace è un diritto universale.

Lapinska:- “Quando dipingi, senti il bisogno di stare da solo? Di cosa hai più bisogno per creare un’opera d’arte?”
Pinero:- “Per creare ho bisogno solo dei miei pensieri e della mia immaginazione.

Lapinska:- “Parlaci di te, dei tuoi amici e della tua storia! So che sei un artista. Che cosa altro fai?”
Pinero:- “Sono un dottore in medicina pediatrica.
Sono già in pensione, quindi ora mi dedico all’arte e alla promozione dell’idea della pace nel mondo.
I miei amici sono i colleghi dell’arte e della medicina.
Mi piace la medicina orientale, come lo yoga.
Ho interesse per la filosofia buddista, tge, namaste.

Lapinska:- “Cosa pensi sia l’amore?”
Pinero:- “Come diceva Albert Einstein, l’energia che muove il mondo e con essa possiamo trasformarci per sempre.

Lapinska:- “Vuoi dire a me e ai tuoi lettori in Italia come vivono ora le persone in Venezuela? Se vuoi, raccontami una breve storia della tua vita. La tua vita o quella del tuo amico.”
Pinero:- “Attualmente il popolo venezuelano vive in una tragedia provocata dal regime di oppressione.
Abbiamo qui una grave crisi umanitaria. I miei 3 bambini sono andati via dal Venezuela.
Sogno la libertà nel mio paese.
Prego il nostro Signore per un aiuto internazionale che possa farci superare questa ignoranza e questa oscurità. Vorrei che, un giorno, tutte le persone vivessero la vita in pace.
C’è il messaggio di John Lennon: la pace è qualcosa in cui credi, sognando qualcosa che fai, qualcosa che sei e qualcosa che decidi.
Abbraccio cordiale della pace e molte benedizioni!
Namaste!

Liga Sarah Lapinska

Il Dispari 20190506 – Redazione culturale

Il Dispari 20190506 – Redazione culturale

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Simbolicamente il mare

Tutto fuoriesce dal mare e tutto ritorna dentro esso: luogo delle creazioni, trasformazioni e rinascite.
Acqua in movimento, il mare simbolizza uno stato intermediario tra le virtù ancora informali e le realtà formali, una situazione ambivalente che appartiene all’incertezza, fosse un bene o un male.

Da qui si dice che il mare è l’immagine o della vita o della morte.

Gli antichi greci e romani sacrificavano tori o cavalli, animali simbolo della fecondità, al mare.
Dalla Bibbia si nota il fatto che si era già a conoscenza del simbolo orientale delle acque primordiale di cui persino gli Dei avevano paura.
Secondo la cosmologia babilonese, Tiamat, cioè il mare, dopo che ebbe partecipato alla creazione degli dei, venne sconfitta e sottomessa ad uno di loro.

Questa vittoria, anteriore alla vita post caos, fu attribuita a Yahve.

Lui doveva padroneggiare il mare coi suoi mostri e i suoi ospiti.
Ecco perché nella Bibbia il mare è spesso considerato una creazione contro la volontà di Dio.
I visionari dell’Apocalisse declamano un nuovo mondo in cui il mare non esisterà più.
Per i mistici, il mare rappresenta il mondo ed il cuore umano, come nido delle passioni e dei peccati: il mare si trova tra noi e Dio.
Per noi invece è un dono, un posto incantevole, sbattuto da tempeste, agitato ma inaffondabile.
Tra poco arriverà l’estate ed io vi auguro di godere del meraviglioso mare dell’isola d’Ischia.

Adriana Iftimie Ceroli

 

Il Dispari 20190429 – Redazione culturale

Il Dispari 20190429

Il Dispari 20190429 – Redazione culturale

Continua la collaborazione di DILA con le iniziative culturali di Mariapia Ciaghi e di Paola Valori.

Nella locandina dell’evento “ECCE HOMO” (2 e 3 maggio ore 18 c/o Micro Viale Mazzini 1 Roma) si legge:

«Nel 500° Anniversario della morte di Leonardo da Vinci l’Artista Jeanfilip rende omaggio al genio rinascimentale con una reinterpretazione personale del più famoso affresco quattrocentesco raffigurante l’ultima cena.

Capolavoro conservato nell’ex-refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

L’iniziativa romana, frutto della collaborazione tra Il Sextante di Mariapia Ciaghi e Micro Arti Visive di Paola Valori, sarà inaugurata nell’ambito di un calendario di appuntamenti e attività collaterali dedicate al genio creativo di Leonardo Da Vinci e non solo. […]. Sempre nell’ambito della mostra sarà presentato dal prof. Francesco Muzzioli il libro di poesie di Lucia Marchi “Granelli di sabbia”».

Lucia Marchi, Direttrice della splendida biblioteca Casanatese di Roma (ultimamente in vacanza sulla nostra isola) presenterà la sua produzione poetica durante una tre giorni culturale che Mariapia Ciaghi sta organizzando a Ischia insieme alla nostra Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, in sintonia con Lucia Annicelli Direttrice della Biblioteca Antoniana e con lo scrittore Alberto Liguoro, e in perfetta collaborazione con Il Dispari di Gaetano Di Meglio

Non è improbabile che anche il dipinto di Jeanfilip, che abbiamo il piacere di proporvi in anteprima, assuma un ruolo di protagonista in tale occasione.

A proposito dell’opera di Jeanfilip, la giornalista Sonia Sbolzani ne ha brillantemente focalizzate le peculiarità artistiche ed emotive scrivendo:

«Ispirandosi all’affresco quattrocentesco dell’Ultima Cena nell’ex-Refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, Jeanfilip ha realizzato il trittico (composto di tre pannelli da 120 x 100 cm) dal titolo “Qualcuno di voi mi tradirà”, che nel 500° anniversario della morte di Leonardo gli rende omaggio con una reinterpretazione originale rappresentativa di quei “moti dell’anima” di cui il genio da Vinci dissertava nel suo “Trattato della pittura”.

In effetti, in quest’opera di notevole complessità stilistica ed iconografica, Jeanfilip si sofferma sulla psicologia dei vari personaggi mostrandone le diverse reazioni alla drammatica rivelazione di Gesù secondo il Vangelo Giovanni (13,21): chi è sorpreso, chi è incredulo, chi si angustia, chi è confuso, chi è sbigottito.

Queste emozioni sono espresse soprattutto dai gesti delle mani, raffigurate con tratti marcati nel loro agitarsi frenetico.

Disposti in gruppi di tre, alla destra e alla sinistra di Cristo, gli Apostoli in una sorta di moto ondoso sembrano divergere da lui, che resta solo e immobile al centro della scena, concentrato sulla dolorosa Passione che lo attende.

Statico nella sua maschera spettrale appare anche Giuda Iscariota, il traditore, il cui volto orrendo fa pendant con la mano rapace che sta per afferrare il pane (il gesto anticipato da Cristo per rivelare l’impostore).

Lui e Gesù sono gli unici consapevoli di quanto sta per avvenire e questa condizione li separa dagli ignari. […]

Può definirsi impressionista un pittore contemporaneo che si cimenta con la corrente ottocentesca di Monet e colleghi?

Sì, nella misura in cui sperimenta in modo personale la tecnica della pennellata rapida e “liquida”, rinunciando a focalizzarsi sui particolari per conferire maggior risalto ai suoi soggetti per mezzo di giochi luministici, chiaroscurali e cromatici che aspirano all’armonia dinamica degli accostamenti e al nitore dell’immagine complessiva.

Sia che approcci il figurativo, sia che indulga all’astrattismo o all’informale, Jeanfilip ama scomporre e ricomporre le forme su un’onda vagamente cubista per orchestrare le sue composizioni sulle note del dialogo costante tra colori e strutture in nome di un vitalismo creativo potente, producendo “macchie” di pittura che, nella contrapposizione dei toni, concorrono a determinare un’intensa animazione all’interno dell’impianto del dipinto.

In questo modo i volumi si delineano nello spazio secondo linee morbide e serpeggianti che incidono la tela, sublimando la materia per trasformarla in qualcosa di nuovo e di diverso, che riacquista sostanza agli occhi dell’osservatore.

In quest’opera, caratterizzata dal contrappunto di vibrazioni cromatiche calde e fredde,la limpidezza del colore lascia trasparire la luce evidenziando le sagome, la cui propinquità e sovrapposizione produce un inseguirsi di piani che originano profondità e salti luministici da una zona all’altra della composizione.»

Bruno Mancini

Il Dispari 20190429 – Redazione culturale

“Promo uno” di Bruno Mancini

Quinta puntata

Continuiamo a pubblicare, in anteprima e in ordine alfabetico, tutte le poesie inserite in “Promo uno” che è un’antologia composta da 52 poemi tratti da tutte le raccolte edite da Bruno Mancini: Davanti al tempo (1964); Agli angoli degli occhi (1966); Segni (1988); Sasquatch (2000); La sagra del peccato (2006); Incarto caramelle di uva passita (2007); Non rubate la mia vita (2008); Io fui mortale (2010); La mia vita mai vissuta (2013); Non sono un principe (2014).

Dalla raccolta “La mia vita mai vissuta”
Cicala – Formica

Inviperiti,
i racconti che non ho mai scritto
mi offendono
nel bagno a mezzogiorno
mentre civetto a radermi la barba,
in auto con lo stereo
durante il breve tratto fra l’ufficio e casa,
al bar di Gilda
nella stradina che conduce al porto,
a notte, quando si chiudono
i recettori esterni del mio corpo.

Inorridite,
le mie poesie stracciate nelle bozze
mi spiano
nel bagno a notte fonda
mentre mi reggo in piedi per scommessa,
in auto nelle notti
durante sbandate e derapate,
al night “Club Night”
nell’Angiporto della Galleria,
all’alba d’ogni giorno
quando l’altrui silenzio è il mio concerto.

Isteriche,
le donne che non ho mai voluto amare
mi sfidano
nel bagno all’ora della doccia
mentre trastullo il corpo nei ricordi,
in auto con l’amata
se sono in fuga verso il bosco dei misteri,
al bar della stazione
su quel binario di un treno mai partito,
nei pomeriggi in cui l’afa-respiro del mondo
è la mia noia ed è la mia fotografia.

Ignota,
la vita che non ho mai vissuto
mi aspetta dietro l’angolo di casa
o forse sulle scale di una reggia
oppure sotto il ponte rifugio dei barboni.
—°°°—

Dalla raccolta “La mia vita mai vissuta”
Credevo

“Ho scandagliato anfratti
grigiastre fenditure
malsane sudditanze per la mente
-la mia,
la tua di te che non lo sai,
la sua di chi m’amava,
l’altra del bischero-,
i sensi atrofizzati
in dormiveglie indotte,
lombrico nella mela…
per scrivere poesie”.

.

“Ho carezzato muschi
verdognoli tappeti
esuberanze futili ai margini del cuore
-il mio,
il suo di lei che non capiva,
il tuo di te che sempre amavi,
l’altro della battona-,
la mente assente
dalla pelle respirando colori,
piumino incipriante gole…
per scrivere poesie”.

.

“Fascicolo brogliacci
fogliastri ammuffiti
salvati dai mille traslochi di vita
-la mia,
la mia che non ho smesso di donare,
la mia che non ho smesso di godere,
la mia d’Ignazio-,
il mondo fuori stanza,
mi scopro uomo in giro
tra fronzoli e pepite…
per scrivere poesie”.

TWITTERONE

2) L’attrice Chiara Pavoni è una nuova amica dei progetti Made in Ischia organizzati dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.
Leggerà poesie, presenterà spettacoli, realizzerà video, ma di lei parleremo diffusamente nelle prossime settimane.


2) Si comunica la convocazione dell’Assemblea dei Soci dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” nella sede sociale di Via Gemito 27 – Ischia. Prima convocazione 27 /04/19 ore 20. Seconda convocazione 28/04/19 ore 20. Oggetto: Approvazione bilancio 2018; Rinnovo cariche sociali; Varie.

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

Il Dispari 20190415

Editoriale

Mario Ceroli dona la sua arte all’Antologia del Premio “Otto milioni” 2019.

Con una semplice frase “Carissimo Bruno, ho il piacere di comunicarvi che Mario Ceroli farà la copertina dell’antologia nuova”, Adriana Iftimie Ceroli mi ha ufficialmente messo al corrente che il Maestro Mario Ceroli ha ritenute degne della sua stima le attività artistiche, culturali e sociali Made in Ischia organizzate e divulgate dall’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA”.

Ciò ci onora enormemente e, nello stesso tempo, pone una più che prestigiosa pietra miliare sul percorso che da ormai oltre un decennio Roberta Panizza ed io andiamo inventando al solo scopo di “Fare riconquistare all’Arte in generale e alla Poesia in particolare il palco di primo piano che compete loro nell’attuale società italiana”.

Mario Ceroli, assiduo visitatore della nostra isola negli anni ’50-’60, oltre che essere lo straordinario artista rinomato a livello internazionale per le sculture e gli allestimenti scenici dei quali è zeppa la sua stupefacente produzione, è un uomo che ha familiarizzato con un numero indefinito di personaggi italiani e stranieri ricevendone attestati di stima che non si sono limitati al suo valore artistico, ma hanno coinvolto la sua cultura e la sua personalità umana.

Mario Ceroli è un’icona che una consistente parte della società, pur nelle tante sfumature sociali in cui essa si articola, stima, apprezza e di cui è sempre pronta ad ammirarne le produzioni.

Se Mario Ceroli può raccontare storie di suoi incontri con Picasso o Guttuso, con Montezemolo o Agnelli, con Villaggio o Benigni (in un elenco quasi interminabile), durante i quali i canoni artistici da lui espressi hanno trovato terreno fertile, beh! vuol dire che molti personaggi che fanno opinione saranno favorevolmente disposti “almeno” a dare uno sguardo all’antologia del premio “Otto milioni” 2019 per esprimere un proprio parere sulla bontà del nostro impegno.

Mario Ceroli, per chi lo conoscesse solo vagamente (non conoscerlo è impossibile se solo lo si indichi come l’autore del Cavallo presente all’ingresso della RAI!) può essere sinteticamente presentato così come ve lo proponiamo nella scheda che segue (prima parte), ma nelle prossime settimane avremo modo di completarne la presentazione e di approfondire la sua dinamica personalità affidandoci ad un’intervista esclusiva che Adriana Ceroli (a voi ben nota opinionista e poetessa di questa pagina) ci regalerà.

Chi è Mario Ceroli?

Prima parte: dall’inizio ai primi allestimenti di scenografie teatrali

Mario Ceroli (Castel Frentano, 17 maggio 1938) è uno scultore e scenografo italiano.

Si è formato all’Accademia di belle arti di Roma, sotto la guida di Leoncillo Leonardi, Pericle Fazzini e Ettore Colla.

In principio indirizzò il suo interesse verso le opere in ceramica, per poi dedicarsi alla scultura lignea.

Già nel 1957 cominciò a sperimentare l’uso del legno, prevalentemente tronchi di albero nei quali conficcava chiodi da carpentiere, vincendo, nel 1958, il premio per la giovane scultura italiana.

Subito dopo, alla fine degli anni Cinquanta, il legno diventò il suo materiale espressivo prediletto.

Nel 1964 espose, a Roma presso la Galleria La Tartaruga, alcune sagome, intagliate con una imponenza monumentale, che lo resero celebre ben oltre Roma, tanto che la sua affermazione sulla scena internazione giunse solo due anni dopo grazie ad alcune opere presentate alla Biennale di Venezia.

Di ritorno da un viaggio di formazione negli Stati Uniti, dove visse dal 1966 al 1968, Mario Ceroli debuttò, in qualità di scenografo, nell’allestimento del Riccardo III di W. Shakespeare per la regia di Luca Ronconi nel Teatro Stabile di Torino.

Il suo allestimento conquistò critica e pubblico per l’ardimento con cui volle racchiudere l’intero palcoscenico in un maxi involto scultoreo.

Sempre al teatro Stabile di Torino, nel 1969 fu collaboratore di Pasolini per l’allestimento di “Orgia”

Contemporaneamente, in quegli anni, intagliava, in maniera ripetitiva, nel legno grezzo sagome umane di notevoli dimensioni che subito assunsero il ruolo di simbologia distintiva della sua produzione.

Il 1972 fu l’anno del suo primo incontro artistico con la lirica che avvenne direttamente nella Scala di Milano con la “Norma” di Bellini.

I bozzetti e le immagini fotografiche riprodotte nel grazioso piccolo tomo “Ceroli alla Scala” (voluto e pubblicato dagli Amici della Scala) rappresentano una scena fuori da ogni convenzionalità, concepita, come si legge nella prima parte del libro come

… ideale scultura lignea che si trasfigura, attraverso un movimento a rotazione e tagli di luce, in un tempio o in una foresta”.
Bruno Mancini

Il Dispari 20190415

Il Dispari 20190415

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

Mario Ceroli e Adriana Iftimie Ceroli

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Il Dispari 20190415

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Mario Ceroli

Il Dispari 20190415

Mario Ceroli

Il Dispari 20190415

“Promo uno” di Bruno Mancini – Quinta puntata

Continuiamo oggi a pubblicare, in anteprima e in ordine alfabetico, tutte le poesie inserite in “Promo uno” che è un’antologia composta da 52 poemi tratti da tutte le raccolte edite da Bruno Mancini: Davanti al tempo (1964); Agli angoli degli occhi (1966); Segni (1988); Sasquatch (2000); La sagra del peccato (2006); Incarto caramelle di uva passita (2007); Non rubate la mia vita (2008); Io fui mortale (2010); La mia vita mai vissuta (2013); Non sono un principe (2014).

Dalla raccolta “La mia vita mai vissuta”

Cicala – Formica

Inviperiti,
i racconti che non ho mai scritto
mi offendono
nel bagno a mezzogiorno
mentre civetto a radermi la barba,
in auto con lo stereo
durante il breve tratto fra l’ufficio e casa,
al bar di Gilda
nella stradina che conduce al porto,
a notte, quando si chiudono
i recettori esterni del mio corpo.

Inorridite,
le mie poesie stracciate nelle bozze
mi spiano
nel bagno a notte fonda
mentre mi reggo in piedi per scommessa,
in auto nelle notti
durante sbandate e derapate,
al night “Club Night”
nell’Angiporto della Galleria,
all’alba d’ogni giorno
quando l’altrui silenzio è il mio concerto.

Isteriche,
le donne che non ho mai voluto amare
mi sfidano
nel bagno all’ora della doccia
mentre trastullo il corpo nei ricordi,
in auto con l’amata
se sono in fuga verso il bosco dei misteri,
al bar della stazione
su quel binario di un treno mai partito,
nei pomeriggi in cui l’afa-respiro del mondo
è la mia noia ed è la mia fotografia.

Ignota,
la vita che non ho mai vissuto
mi aspetta dietro l’angolo di casa
o forse sulle scale di una reggia
oppure sotto il ponte rifugio dei barboni.
—°°°—

Dalla raccolta “La mia vita mai vissuta”

Credevo

“Ho scandagliato anfratti
grigiastre fenditure
malsane sudditanze per la mente
-la mia,
la tua di te che non lo sai,
la sua di chi m’amava,
l’altra del bischero-,
i sensi atrofizzati
in dormiveglie indotte,
lombrico nella mela…
per scrivere poesie”.

“Ho carezzato muschi
verdognoli tappeti
esuberanze futili ai margini del cuore
-il mio,
il suo di lei che non capiva,
il tuo di te che sempre amavi,
l’altro della battona-,
la mente assente
dalla pelle respirando colori,
piumino incipriante gole…
per scrivere poesie”.

“Fascicolo brogliacci
fogliastri ammuffiti
salvati dai mille traslochi di vita
-la mia,
la mia che non ho smesso di donare,
la mia che non ho smesso di godere,
la mia d’Ignazio-,
il mondo fuori stanza,
mi scopro uomo in giro
tra fronzoli e pepite…
per scrivere poesie”.

Il Dispari 20190415 – Redazione culturale

 

Simbolicamente l’uovo

Si considera che l’uovo contiene il germe che inizia e sviluppa la manifestazione in ogni modo e come tale è un simbolo universale che si spiega di per sé.

La nascita del mondo, partendo dall’uovo è un idea che accomuna i celti, i greci, gli egizi, i tibetani, i popoli indù, i vietnamiti, cinesi, giapponesi, siberiani ecc.

Il processo di manifestazione ha vari aspetti: l’uovo di serpente celtico, raffigurato sotto forma di un riccio fossilizzato, l’uovo eliminato sulla bocca di Knef, l’egiziano, e anche dal dragone cinese, rappresentano il Verbo.

L’uomo primordiale è nato da un uovo, secondo Prajapati in India e Pangu in Cina.

Altri eroi cinesi si dice che siano nati da due uova fecondate dal sole, o due uova ingerite dalla chioccia stessa.

Il più frequente è l’uovo cosmico, frutto delle acque primordiale, si divide in due per far nascere il cielo e la terra.

Molto spesso rappresenta il potere di creazione della luce.
Secondo il romeno Mircea Eliade, l’uovo ha il ruolo di un’immagine suprema della totalità.

Generalmente compare dopo il caos, come un primo principio di organizzazione.

Compare come simbolo di rinascita periodica della natura.

La tradizione delle uova di Pasqua che vengono colorate in diversi paesi è al di sopra dell’interpretazione empirico – razionale, essendo considerate come un germe.

L’uovo conferma e promuove la risurrezione, che non è una nascita, ma una ripetizione.

Sempre all’idea del germe, ma quello spirituale, si riferisce la tradizione alchimista dell’uovo filosofico.

Ventre dell’universo, chiude nel suo guscio gli elementi vitali e va usato dagli alchimisti che compongono, con la ebollizione nei vasi speciali, gli elisir, le pozioni magiche.

Concludo augurandovi Buona Pasqua dicendo che l’uovo è anche simbolo della prosperità.

Adriana Iftimie Ceroli

 

DILA

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