Il Dispari 20200525 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200525

Il Dispari 20200525 – Redazione culturale DILA

Bruno Mancini | Dal racconto “Così fu”

tratto da “Per Aurora volume settimo”

PARTE  2 – CAPITOLO 1

 

Sangue.

Un effluvio di sangue.

Un effluvio di sangue macerato.

Un effluvio di sangue macerato da almeno venti anni.

Non che io ne avessi già avuto la percezione in precedenza, e se anche per caso, chi sa quando, mi fossi altra volta imbattuto in tale sgradevole esalazione, certo non ne avevo associato al lezzo l’origine.

Eppure, compiuti pochi passi oltre il focolare, ho avuta una inspiegabile cognizione di dover seguire quel tenace effluvio di sangue macerato da almeno venti anni.

Attratto come da una calamita, stordito come da un etere, ciondolando come un ubriaco, il capo chino come un cane, le braccia pendule come una scimmia, gli occhi fissi come un ebete, ho raggiunto la scala di comunicazione tra il piano terra e gli ambienti sottostanti: cantina, dispensa, lavanderia, chiesa.

Esatto, un ambiente consacrato, ove, almeno due volte l’anno fin quando la Signora Aurora fu in vita, un sacerdote, con barba bianca e tanta voglia delle golosità alcoliche disponibili in casa, diceva messa alla presenza delle famiglie di tutti i domestici al completo (me compreso).

Per la verità, se non altro nelle ultime occasioni in cui fui presente, più che seguire il rito proposto dall’officiante, la mia attenzione divagava tra le futilità proposte dalle situazioni contingenti e le movenze di Gilda, che ogni anno di più sentivo appartenermi interamente.

Ignazio, molto meglio di me, sapeva fingere di aver fede e di pregare.

Mia madre avrebbe voluto accelerare la liturgia, ad esempio eliminando la bevuta del sangue che invece rappresentava il pezzo forte di Petrus, per riprendere i lavori domestici.

La Signora svestiva i panni di Donna Guascone, solo in quelle occasioni, e poggiava le dita alle tempie quasi a dotarsi di un paraocchi che ampliasse la sua concentrazione verso l’altare, nell’attesa di essere liberata, mediante il gesto della croce, dai peccati di cui si era pentita in confessione.

Tutti gli altri, comparse, vestiti sempre con gli stessi abiti della festa, ripetevano sempre le stesse scene, alzandosi, inginocchiandosi, e cantando e pregando sempre con gli stessi toni di voce, ogni volta che l’uomo sull’altare, Petrus, ne dava l’imput.

L’altare, un marmo bianco lungo non meno di tre metri e largo circa due metri, poggiava solo sui tre lati frontali sagomati utilizzando mattoni ricavati squadrando pietre verdi presenti in una località  chiamata Cavallaro.

Al suo centro era stata scalpellata un’ampia buca rotonda come un’ostia, nella quale la Signora Aurora, ad ogni cerimonia, voleva fosse collocato un contenitore di tela anch’essa bianca ripieno di sabbia raccolta durante la notte precedente lungo la marina antistante il vecchio cimitero di Sant’Anna a Cartaromana.

Appena Petrus raggiungeva l’altare, in essa, cioè nella sabbia depositata nella buca a forma di ostia, lei, e solo lei, la Signora Aurora, conficcava un pesante crocifisso di ferro lavorato a mano che mi colpiva per aver le quattro sporgenze tutte a forma di punta.

Potevo comprendere che ne fosse provvisto il lato lungo, dovendo penetrare nella sabbia per reggerne il peso, ma non riuscivo a dare una spiegazione agli altri aculei, anche perché la sagoma umana non era rappresentata né inchiodata né adagiata alla croce, bensì proprio le sue fattezze costituivano la geometria del simbolo, e quindi i suoi piedi – accavallati -, le sue braccia – distese-, la sua testa – eretta -, terminavano tutti in una struttura volutamente appuntita, forse per apparire come emblematici elementi  indicanti pungoli morali e spirituali.

 

Discesa, non so come, la scala; fiancheggiata la dispensa e la cantina; mi sono avvicinato all’altare, e forse inciampando, forse per una perdita di equilibrio, forse per una ulteriore mancanza di forze, mi sono trovato inginocchiato con le mani aggrappate al bordo di marmo consacrato.

Mancava il crocefisso.

Ho chiuso gli occhi, ho stretto i pugni per non piangere, ho espresso un desiderio, un’esigenza, una ragione di vita: “CAPIRE”.

Perché Gilda, la vita mia, la figlia di Aurora, il mio amore, la verità, la parte giusta della mia umanità, perché Gilda, la mia croce, la mia delizia, perché Gilda, la mia anima, la mia poesia…

tutto passato, tutto finito, tutto passato, tutto finito con un addio incomprensibile, ingiusto, immeritato, immotivato, venti anni fa…”.

Neppure avevo terminata la frase ed ho udito, o forse solo sentito nella mia mente, chiaramente, la voce inconfondibile di Aurora rimbalzare da una parete all’altra, dal soffitto al piano di calpestio, passando e ripassando davanti e dietro la mia testa, roteando, ondeggiando, oscillando, esatto oscillando, l’ho sentita ripetere tre, cento, mille volte: “Ancora pochi passi e la metempsicosi spirituale che intendevi costruire tra il tuo passato ed il tuo futuro sarà completata”.

è stato come il vento forte che anticipi l’arrivo del temporale mentre si è intenti, fermi sul lembo estremo della scogliera, ad ammirare il sole scomparire oltre un orizzonte sempre ambito e mai raggiunto.

Che fare?

Restare ad accogliere la nuova dimostrazione di forza della natura, con il corpo passivo e la mente eccitata?

Cercare riparo tornando, correndo, fuggendo?

Andare incontro alla tempesta, a braccia aperte, sforzandosi d’individuarne la provenienza scrutando i primi barlumi di lampi oltre le nubi squarciate dagli ultimi raggi rossi?

Mia madre ci portava laggiù, sotto l’altare, in fondo alla botola segreta, nel tugurio utilizzato, un tempo, quale ricovero dai bombardamenti e occasionale rifugio per combattenti della resistenza anti nazista.

Mia madre portava laggiù me e Ignazio durante la guerra, lasciandoci soli per non sottrarci spazio.

Una tomba.

Limitata in alto dal sacco di sabbia contenete la croce, di poco più alta di una tomba e di essa poco più spaziosa, la grotta tugurio riusciva ad accogliere al massimo due adulti in posizione distesa.

Finita la guerra, passato il pericolo nazista, solo Ignazio ed io conservavamo il ricordo di quei giorni e di quel luogo, rivisitandolo di tanto in tanto per fumare le prime sigarette proibite.

Appena posso, partirò per diventare un nuovo partigiano, un vero combattente – mi disse Ignazio nell’ultima occasione della nostra discesa -, e se dovrò fuggire, verrò a nascondermi qui.

Raccolse una vecchia coperta… una pentola di stagno… dei tronchetti di legno…  una corda… una bottiglietta d’olio, ed altri oggetti che immaginava potessero essergli utili in una tale eventualità e stipò tutto, ordinatamente, nell’angolo in fondo alla grotta.

Intanto che in me si sono accavallati simili ricordi, la voce di Aurora non ha smesso di ripetere ossessivamente, senza tregua “Ancora pochi passi e la  metempsicosi spirituale che intendevi costruire tra il tuo passato ed il tuo futuro sarà completata”, ed io ho caricato nel mio cervello l’ultimo brandello di coraggio, muovendomi carponi verso il retro dell’altare.

Gli ultimi passi sono i più faticosi, l’ultimo boccone è il più indigesto, l’ultima speranza è la più dolorosa.

Uno scheletro in posizione prona.

Trafitto alle spalle da un crocifisso.

Il crocifisso della Signora Aurora, di ferro lavorato a mano, penetrato attraverso uno squarcio nel telo bianco che reggeva la sabbia nella buca a forma d’ostia al centro del marmo.

Ho fatto appena in tempo a leggere il nome sulla piastrina di riconoscimento legata alla catena che avevamo avuto in regalo il giorno della prima comunione, Ignazio ed io, e non so ancora se sono morto durante tutto il tempo seguente in cui ho sognato.

Bruno Mancini

INFO emmegiischia@gmail.com

Tel. 3914830355 tutti i giorni dalle 14 alle 23.

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Editoriale

Continua la carrellata di eventi che l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” propone come contributo alla manifestazione di interesse internazionale “Il Maggio dei Libri” nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Infatti, DILA, lo scorso mercoledì 13 maggio, ha diffuso tramite collegamento al gruppo LENOIS di facebook la terza delle otto puntate previste nel primo ciclo in calendario.

Per il loro valido contributo alla produzione della terza puntata vanno ringraziati, insieme alla testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, Mariapia Ciaghi editrice del Magazine EUDONNA e della Casa editrice IL SEXTANTE, gli Artisti Milena Petrarca, Enzo Salvia, Liga Lapinska, Roberto Prandin, Nicola Pantalone, Chiara Pavoni, Valentina Gavrish.

Il prossimo appuntamento per questa serie di eventi è fissato alle ore 22 di mercoledì 27 maggio, sempre sul fruppo LENOIS di facebook, con una nuova puntata realizzata da numerosi Artisti di tutte le arti. Interviste, recensioni, letture di poesie e di prose e brani musicali non mancheranno di intrattenervi con interesse e complicità.

Vi aspettiamo in molti su

https://www.facebook.com/groups/LENOIS/

Per partecipare: INFO

emmegiischia@gmail.com

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Il Dispari 20200518 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200518

Dalla raccolta “Per Aurora volume quinto”

Così fu

PARTE 1 – CAPITOLO 12

Nel mio seguire un filo di intrecci meno folti, quasi una giungla casereccia, formato in prevalenza da liane di edere mediterranee e felci sovrastanti papaveri all’ombra delle ginestre (ginestra, fiore amato dalla mia donna) non ancora in fiore, la mole simmetrica del fabbricato, con i due balconi del primo piano poco distanti dagli angoli ed il portone di legno massiccio punteggiato alla estremità superiore da una nicchia votiva per un santo protettore, ad ogni passo, mi veniva incontro piano piano mostrando i segmenti di un puzzle che andavano continuamente ad accostarsi fino a formare la visone totale della sua struttura.

Finché, inaspettatamente, le piante e gli arbusti hanno finito di occupare parte del territorio, lasciando una chiazza semi desertica in corrispondenza del cortile antistante l’ingresso.

Un regalo della natura aveva permesso che il tavolo ed i sedili di lastroni lavici sistemati appena accanto al pozzo fossero soltanto ricoperti di muschio e piccoli fiori di campo, mentre, stupendamente incoronato da tralci di vite selvatica, il piano terra si confondeva con l’adiacente boscaglia.

Volevo, potevo, dovevo entrare? “Che sia più semplice raggiungere una meta che non goderne i privilegi?”

Mancavano molte ore al tramonto, ed io ho avuto voglia di entusiasmarmi per ogni particolare di quel luogo, né brullo né antico, né vivo né solingo, così simile ai contorni che la vita mi offriva nella quotidiana stagnazione di affetti e prospettive di speranze.

Bruno Mancini

Liga Sarah Lapinska segnala alcuni talenti internazionali amici dei progetti culturali Made in Ischia proposti dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

Con la sua voce vellutata, Eva Strazdiņa canta la poesia d’amore di Aleksandrs ČaksNella nebbia piange la finestra”. Eva ha un cuore coraggioso e una bella figlia, Sanija, che ha la voce forte di sua madre. Eva dice che le piacerebbe venire ad Ischia con me dopo la fine di questo periodo di quarantena per Covid-19.

Dzintra Delpere canta la ninna nanna che narra di un ragazzino che chiede pane a sua madre, ma sua madre gli promette che metterà un gatto nel carrello e, raggiungendo la luna, avranno giochi d’oro, mentre anche il gatto avrà i topi d’oro. Dzintra ha due figlie, entrambe cantano. “La felicità e una valore eventuale” dice Dzintra “Oggi ho alleviato il dolore. Ma ho imparato con un sorriso a superare le difficoltà. Io, in generale, non mi preoccupo di nulla. Ho grande tranquillità nell’anima e sto godendo questo attimo. Vale la pena fare qualcosa di bene per gli altri. La mia vita è come una festa “.

Guna Oškalna-Vējiņa si è spontaneamente interessata ai nostri eventi culturali quando aveva luogo la mostra DILA-IL DISPARI-IL SEXTANTE a Jelgava. Dice: “Mi sento meglio nel grembo della natura. Riflessioni. Luci. Giochi d’ombra. Preferisco scattare foto di paesaggi e di ritratti. Per poter fare qualsiasi lavoro, dobbiamo impararsi a dire grazie a Qualcuno che ci regala il talento. Voglio che la prima, giusta e migliore faccia si apra a me. E vista negli occhi. Sento come un solletico quando mi accorgo che una foto mi è riuscita bene. A me, ragazza timida, è stata assegnato il compito di fotografare gli attori nella mansione di corrispondente di un giornale. Ho anche lavorato come infermiera, ma non sono riuscita ad abituarmi alle morti, quindi non ho realizzato il mio sogno d’infanzia di diventare dottoressa. Con la macchina fotografica, regalatami da mio padre a 16 anni, mi sono resa conto che la fotografia è la mia vocazione. Lija Guļevska ha pubblicato un libro sul cardiochirurgo Romans Lācis contenente alcuni miei ritratti fotografici.”

Edgars Liepiņš insieme con Raimonds Pauls ha traversato, con le sue canzoni socialmente spiritose, tutta la Lettonia, comprese le province più remote. Edgars canta la poesia di Imants Ziedonis con la sua voce tragica. Perché già, non si può sapere il motivo Le anatre urlano nel fiume di notte e neanche tu dormi. Perché già, il motivo non si può sapere. Forse abbiamo troppo preso, forse non abbiamo abbastanza permesso, e forse non fa abbastanza dolore. Vado via con calma dalla casa. Le stelle brillano e il fango riposa, e si possono vedere i soldi di Felicita brillare. Non c’è niente, oh, è solo così solo di lato finge di piangere. Non c’è niente, oh, è solo così e solo nel silenzio profondo quindi dal lato finge di piangere. Perché già, non si può sapere il motivo. E forse non fa abbastanza dolore. Le anatre urlano nel fiume di notte. E neanche tu dormi. Dappertutto il rumore è muto e ovattato. Non c’è niente, oh, è solo così È solo nel silenzio profondo perché già, non puoi sapere il motivo. Non è niente, oh, è così e solo nel silenzio profondo perché già, non puoi sapere perché.

Igor Kulev, fischiettando melodicamente, ha suonato la canzone di Raimods Pauls, cantata da Alla Pugacheva con le parole di Andrey Voznesensky “Il milione di rose rosse” e melodie nasali dell’Asia centrale. Niko Pirosmani, un timido, povero pittore georgiano, una volta regalò milioni di fiori alla sua amata, ma, comunque, lei scelse un gran signore con il quale lasciò la Georgia per sempre. Niko dipinse piccoli disegni di pub e di caffè in colori vivaci.

Quando non abbiamo cose da regalare, è importante restare quali siamo e credere in ciò che sappiamo.

Grazie a tutti i miei amici non solo per la fiducia ma anche per la capacità di apprezzare i nostri talenti.

Liga Sarah Lapinska

 

Editoriale

Lo scorso mercoledì 6 maggio, da parte del gruppo fb LENOIS, è stata diffusa la seconda delle otto puntate preparate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” come contributo alla manifestazione di interesse internazionale “Il Maggio dei Libri” nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Chiara Pavoni, Emiliano Negro, Bruno Mancini, Roberto Prandin, Nicola Pantalone, Angela Maria Tiberi, Liliana Manetti, Michela Zanarella, Quinto Ficari, Gianni Rodari, Paola Sarcina, Vladimir Majakovskij, Barbara Maresti, Roberta Panizza, Wanda Roda, Alexian, Santino Spinelli, sono stati i protagonisti musicali insieme al poesie e brani di narrativa tratti da libri di autori vari.

Per il loro valido contributo operativo vanno ringraziati, inoltre, la testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, Mariapia Ciaghi editrice del Magazine EUDONNA e della Casa editrice IL SEXTANTE e tutti i TANTI altri Artisti che proporremo nelle successive sei puntate di questa prima serie in calendario tutti i mercoledì del mese di maggio e di giugno, alle ore 22.

Il prossimo appuntamento per questa serie di eventi è fissato alle ore 22 di mercoledì 20 maggio, con la puntata realizzata e condotta dalla frizzante, entusiasmante e dinamica Liliana Manetti (Ambasciatrice DILA per la Regione Lazio), che sarà impegnata in una serie di interviste, recensioni, letture di poesie e di prose che non vi aspettereste mai di gustare con tanto interesse e complicità. Vi aspettiamo in molti su https://www.facebook.com/groups/LENOIS/

Per partecipare: INFO emmegiischia@gmail.com Tel. 3914830355 tutti i giorni dalle 14 alle 23.

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200511

Editoriale

Lo scorso mercoledì 6 maggio, da parte del gruppo fb LENOIS, è stata diffusa la prima delle otto puntate preparate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” come contributo alla manifestazione di interesse internazionale “Il Maggio dei Libri” nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Guido Arbonelli e Natalia Benedetti sono stati i protagonisti musicali insieme alle poesie tratte dalla mia raccolta “La Sagra del peccato” lette da Antonio Mencarini con immagini di opere di arti grafiche di Milena Petrarca, Nunzia Zambardi, Liga Lapinska; musiche di Nicola Pantalone e Guido Arbonelli.

Il tutto accompagnato da una buona dose di IL DISPARI di Gaetano Di Meglio e dalla magia dell’isola d’Ischia poiché le registrazioni sono state effettuate in parte a Ischia, in occasione del Natale organizzato dall’Assessorato alla cultura, e in parte nell’aula magna della SIAM (Società d’incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano durante l’evento “Otto milioni” organizzato da DILA ed inserito nella programmazione del BookCity 2016.

Per il loro valido contributo operativo vanno ringraziati, inoltre, l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, Mariapia Ciaghi editrice del Magazine EUDONNA e della Casa editrice IL SEXTANTE, Liliana Manetti ambasciatrice DILA per la Regione Lazio, Chiara Pavoni attrice scenografa e registra teatrale, Maria Luisa Neri Presidente dell’Associazione “Arte del suonare”, Stefano Degli Abbati scrittore, Domenico Umbro musicista, Angela Maria Tiberi Presidente DILA per l’Italia, Roberto Prandin compositore musicale, Assunta Gneo scrittrice, Giulio Menichelli violinista, Giuseppe Lorin attore, Vito Nicola Paradiso chitarrista, Lucia D’Ambra Attrice, Katia Massaro Presidente onoraria OCEANOMARE DELPHIS, Ugo De Angelis scrittore, e tutti i TANTI altri Artisti che proporremo nelle successive sette puntate di questa prima serie in calendario tutti i mercoledì del mese di maggio e di giugno, alle ore 22.

Il prossimo appuntamento per questa serie di eventi è fissato alle ore 22 di mercoledì 13 maggio, con la puntata realizzata e condotta dalla fantastica bella e brava Chiara Pavoni che farà rimanere incollati sulle seggiole noi nottambuli, e nei letti i più pigroni.

Vi aspettiamo in molti su https://www.facebook.com/groups/LENOIS/ Per partecipare: INFO emmegiischia@gmail.com

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Chiara Pavoni

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Chiara Pavoni

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILAINTRODUZIONE all’antologia “Magari un’emozione”

L’emotività è una delle caratteristiche individuate per dare concretezza alla realizzazione dell’idea ispiratrice di questa antologia.

Per nulla strutturata sotto il profilo simmetrico, la composizione delle varie sezioni in cui essa è organizzata viene proposta come una serie di tasselli selezionati in base all’unico criterio della emozione, in apparenza latente, ma poi subito scoppiettante agli occhi di chi ne sappia leggere i palpiti primitivi.

Poesia, narrativa, ed arti grafiche in prima linea, seguite da giornalismo, recitazione e musica si intrecciano e si sovrappongono, si amalgamano, infine, nella dinamica volutamente scomposta che articola le pagine di questo libro.

Tutto è cominciato nel 2007, quando vide la luce il primo volume realizzato con i pochi contributi messi a disposizione da Aziende locali ischitane e da uno sparuto nugolo di Artisti disposti ad impegnare qualche loro risorsa sull’accattivante idea di vedere pubblicata una loro opera. Poi, una lunga storia, di piccoli ma continui successi, che ha costruite le premesse per le quali tutte le antologie degli ultimi quattro anni sono state gratificate dalla partecipazione alle edizioni Bookcity e, lo scorso anno, hanno avuto il privilegio di essere mostrate in pubblico nel big -stand allestito nel Castello Sforzesco di Milano, insieme ai nomi più altisonanti della letteratura mondiale, insieme alle collane più rinomate delle maggiori Case editrici internazionali e a disposizione di un pubblico numerosissimo composto da visitatori di provenienza cosmopolita.

Magari un’emozione!”, edita dalla giovane, competente e intraprendente Mariapia Ciaghi, proprietaria della Casa Editrice Il Sextante, sarà anche questa volta al centro di numerose iniziative artistiche e culturali che verranno proposte in biblioteche e luoghi di incontri pubblici, partendo, come sempre, appunto dal Bookcity di Milano 2019 #BCM19.

Noi sappiamo di aver avuto il coraggio di non sottomettere la nostra idealità ai compromessi di tipo commerciale e/o, peggio, di politica commerciale, e sappiamo che voi lettori sarete disposti a valutare favorevolmente le opere proposte dai tanti artisti presenti nel volume.

Bandite le pastoie accademiche che Ferdinando Martini contrastò, e che in precedenza Francesco De Sanctis e Pasquale Villari, pur provenendo dalla scuola di quell’insigne giurista -ma straordinario seccatore- che fu il marchese Basilio Puoti, avevano condannato, le nostre attuali proposte si slanceranno verso un percorso di sicuro respiro con l’audacia dei poeti cui sorride l’ideale di un’Arte nuova, in questa epoca che si è dischiusa al mondo sotto il segno della globalizzazione.

Anche nella parte letteraria sono state aperte nuove vie, ma occorre certamente che tutti coloro cui ferve in seno il fuoco sacro siano incoraggiati a scendere in campo aperto e misurarsi come in un torneo ad armi cortesi. Con tali intendimenti abbiamo voluto offrire alle nuove promesse delle Arti un mezzo per uscire dalla penombra o addirittura dal silenzio ed essere esposte alla viva luce della ribalta pubblicitaria, ove i migliori saranno facilmente individuati dal pubblico dei lettori che sa bene distinguere il grano dal loglio e che riconoscerà, in taluni dei novelli argonauti, i protagonisti di non lontane affermazioni di indubbio valore. Bruno Mancini

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Due poesie scelta tra quelle dedicate a tutti coloro che sono morti senza il conforto di un abbraccio.

Angela Maria Tiberi

Solitudine

Nell’aria si sente un canto di uccelli

felici di essere liberi di volare

e guardano noi uomini rinchiusi in casa

a causa della pandemia 2020.

No! Non voglio chiamare questo mostro

con il suo nome, né ricordare i giorni

trascorsi in casa.

La gioia mi prende ho due gioielli

accanto a me.

Sono piccini e arraffati,

non si lamentano di stare rinchiusi in casa.

Non andare a scuola è stata la privazione

dei ragazzi e piccini, non vedersi e giocare insieme.

Solo il computer e il telefonino sono stati

operatori di comunicazione del dialogo umano.

Questo mostro di virus ha portato con sé

tanti amori familiari dai capelli bianchi ma

giovani e piccini non sono mancati.

Camion di soldati in fila con le bare

senza fiori e preghiere.

Mai si dimenticano le vittime dei medici e

infermieri che hanno donato la vita per combattere

in prima linea di trincea questo mostro di virus.

Non voglio chiamarlo con il suo nome

ma in fondo ci ha uniti per riflettere

ed amare la natura stanca ed oppressa

dall’indifferenza umana.

Il Polo Nord si sta estinguendo per effetto serra.

Gli animali muoiono

in acqua non ci sono più i ghiacciai

e cosa rimarrà all’uomo?

Solo la speranza della realizzazione

del Regno dell’Amore…

 

Bruno Mancini

           

Dissertazioni – Strofa1/A

 

Perché  andiamo

dove fogli di cactus

affissi alle porte

chiudono umanità.

Dove orme di zoccoli

richiamano fughe.

Dove né bello, né buono,

né vero,

né noi. Andiamo a scrivere

quello che resta dei nostri palpiti,

delle nostre “disillusioni”

contro evanescenze prive di sogno.

 

Ora se vuoi, è l’ora di andare.

DILA

OTTO MILIONI

VIRUSISCHIA

 

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