Il Dispari 20200608 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200608 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200608

EDITORIALE | Il MADE IN ISCHIA DILA parte dall’Algeria per IL MAGGIO DEI LIBRI

La decima edizione della manifestazione nazionale IL MAGGIO DEI LIBRI, con più di 14 mila attività già registrate e 3 milioni 900 mila partecipanti, sta riscuotendo un indiscusso successo nonostante la situazione sanitaria italiana ne abbia limitate le attività pubbliche.

Il Maggio dei Libri è un’iniziativa del Centro per il libro e la lettura (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo), con l’intervento di Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca, la partecipazione di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dell’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e con il patrocinio di Commissione Unesco.

La saggia e oculata scelta di puntare sul web e su tutti i canali di diffusione alternativi alla presenza fisica si sta dimostrando oltremodo vincente, tanto che il periodo di programmazione degli eventi va ben oltre la consueta data di conclusione del 31 maggio giungendo fino al prossimo 31 ottobre, diventando a pieno titolo uno straordinario trampolino per rilanciare e diffondere la lettura, attraverso spazi e strumenti digitali in attesa di riconquistare, il prima possibile, luoghi e socialità in presenza.

Il bilancio provvisorio restituisce l’immagine di una comunità di soggetti e istituzioni che ha risposto unitariamente all’emergenza, trasformandola in un’occasione per rafforzare e ampliare le reti territoriali, e per individuare e condividere buone pratiche utili anche ad essere utilizzate nel futuro.

“Sono grato e orgoglioso per questo primo bilancio, e non solo per gli ottimi dati quanto soprattutto perché la risposta delle reti territoriali costruite e curate in questi dieci anni è stata davvero straordinaria”, commenta il Direttore Angelo Piero Cappello. “Nonostante il momento storico inedito e le enormi difficoltà, tutti hanno voluto dare il proprio contributo, ingegnandosi per offrire contenuti culturali di qualità e all’insegna della vicinanza sociale, superando il distanziamento fisico con gli strumenti digitali. Desidero quindi ringraziare tutti gli organizzatori che finora hanno realizzato attività per Il Maggio dei Libri o hanno in programma di farlo nei prossimi mesi: il vostro impegno ha consentito di mantenere vive comunità e relazioni e di mostrare, quest’anno in modo particolarmente significativo, il valore dei libri e della lettura per il nostro benessere individuale e per la crescita e arricchimento collettivi”.

Come già abbiamo avuto modo di comunicare in precedenti edizioni di questa pagina culturale, l’Associazione “Da Ischia L’Arte à DILA” ha colto immediatamente la valenza dell’iniziativa, proponendo una lunga serie di eventi che, tutti comunque con il vessillo del MADE IN ISCHIA, sono già stati realizzati o sono in calendario da qui fino alla metà del mese di ottobre, ruotanti intorno a contributi artistici, sociali, editoriali e culturali provenienti  da molte regioni italiane e da diverse nazioni del mondo.

Cinque eventi li abbiamo già divulgati e ora desideriamo informarvi in maniera piuttosto dettagliata in ordine al contenuto e ai protagonisti che metteremo in scena il prossimo 10 giugno attraverso il gruppo LENOIS su facebook a partire dalle ore 22.00.

Quella di mercoledì prossimo sarà una puntata all’insegna dell’amicizia che diversi eminenti personaggi culturali del popolo algerino hanno desiderato tributare, tramite DILA, al popolo italiano e alla sua storia di eccellenza artistica.

Sempre con le costanti e determinanti collaborazioni dell’Associazione ADA di Dalila Boukhalfa, del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, della Casa editrice IL SEXTANTE e il magazine EUDONNA di Mariapia Ciaghi, e di tutti i Presidenti delle sedi operative DILA, la puntata che sarà trasmessa in streaming mercoledì vedrà impegnati:

Dahmani Fouad, iscritto al terzo anno di cultura italiana presso la facoltà di lingua italiana della Università di Algeri, artista, attore, pianista e cameraman specializzato in montaggio fotografico, master in discipline sportive, professore di teatro per ragazzi nella scuola primaria privata Assia Djebba, nonché Presidente del Club scientifico culturale  “La speranza” presso l’Università di Ali Lounici di Blida.  

Addou Merouane, dottore, vice Preside ed incaricato della sezione della facoltà pedagogia al dipartimento di lingua italiana Blida alla Università Ali Lounici El Afroun Blidain Algeria, Membro del laboratorio di ricerca LISODIP-ENS di Algeri.

Angela Maria Tiberi, poetessa, scrittrice, Presidente nazione Italia per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.

Mahfoudh Haddane, dottorando in Didattica italiana presso l’Università di Algeri, insegnante di lingua italiana presso l’Università di Ali Lounici Blida 2.

Liga Sara Lapinska, pittrice, scrittrice, poetessa, traduttrice lettone, ambasciatrice dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.

Youcef  Ouamara docente di inglese presso la scuola media Benyoucef Boumehdi detta ”TRIK CHREA“.

Larachiche Mohamed artista, scrittore, pittore, presidente dell’Associazione ”ElFikr e Ibdaa“ con sede a Elkhemiss in Algeria.

Dr. Othman Bendaho, Prof. Tydia Ait Ouazzou,  Prof. Abderrahmen Toutaoui,  Prof. Ouissem Benmeddah, Yassine Azrini, Houria Soudani, Youcef  Zerroukie. 

Le musiche del nostro mitico Nicola Pantalone saranno la ciliegina sulla torta.

Mentre li ringraziamo tutti, desideriamo esprimere grande gratitudine nei confronti dell’Università Blida 2 Ali Lounici El Afroun, Blida Algeria, chiamata università di Afroun, sia per il supporto logistico che ha reso realizzabile il video e sia per avere consentita la partecipazione di esponenti di primo piano della didattica e della direzione generale.

Blida 2 è una Università pubblica algerina situata ad El Afroun (BLIDA), al nord del paese. Fondata il 15 aprile 2013 è costituita dalle Facoltà di lettere e lingue, scienze umane e sociali, diritto pubblico e scienze politiche, scienze economiche, scienze commerciali e amministrative.

Annovera 32.000 studenti per corsi di studi delle lingue italiana, araba, francese, inglese.

Rettore il Professore Khaled Ramoul.

Per concludere vi propongo due poesie che potrete ascoltare in diverse lingua, compresa la lingua araba…

Dalla raccolta di poesie         

Non rubate la mia vita

(2005 – 2007) di

BRUNO MANCINI

Del dopo gioventù.

Frammenti di polvere,

nello sguardo,

nel respiro,

respiro.

Albicocca selvatica,

caduta dal ramo,

spiaccico la zolla,

spiaccicato.

Dov’era il pertugio,

del viscido verme,

rifugio,

rifuggo.

Non è così che mescoli i fronzoli.

Non è così che accogli i tuoi figli.

Affiora a capo la sciocca

mansuetudine.

 

Dalla raccolta di poesie

La sagra del peccato

(1957 – 2003) di

BRUNO MANCINI

C’è un patto

C’è un patto crudele

nel mio dono:

tu

devi prendere la mia sedia

la birra

il sigaro

la penna

per nascere

 

“Ti giro intorno

e non ti tocco”.

 

C’è un patto scellerato

nel tuo domani:

tu

devi prendere il mio sonno

il letto

il lume

le ombre,

per vivere

 

“Ti guardo dentro

e mi conosco”.

 

C’è un patto assurdo

nel tuo destino:

tu

devi prendere il mio amore

lo cerchi

ti sfugge

lo stringi

per essere

 

“Ignazio di Frigeria e D’Alessandro

col cuore di un poeta”.

 

Rettore Khaled Ramoul

Capo del dipartimento Lingua italiana Addou Merouane

3 Larachiche Mohamed

Fouad Dahmani

Mahfoudh Haddane

Merouane Addou

Fouad Dahmani

Il Dispari 20200601 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200601

Da “Per Aurora volume settimo

Così fu

PARTE 1 – CAPITOLO 11

“Neppure adesso, a cosa fatte, sarebbe facile inserirla, Gilda, con connotati essenziali in quegli anni amorfi nei contenuti e stupidi nelle forme.

Dov’ero quando nacque?
Ero nella sala d’attesa, insieme a mia madre che andava e veniva freneticamente da una stanza all’altra portando bacili d’acqua calda e tovaglie bianche, oppure camminava nervosamente, rumoreggiando, quasi contando i passi a voce alta dall’ingresso all’ultima porta in fondo al corridoio… e lo ricordo tutto piastrellato per mezzo di mattonelle esagonali, poste inseguendo linee parallele alle pareti, che apparivano del tipico colore grigio ottenuto mescolando in acqua, ora lo so, calce, cemento, pozzolana, con l’aggiunta di un pugno di polvere raccolta intorno alle pareti prevalentemente di creta formanti i margini dei sentieri verso l’Eremo del Monte Epomeo.
C’era scritto SALA TRAVAGLIO.
Non conoscevo quel termine TRAVAGLIO, non mi spiegavo il nervosismo di mia madre, e neppure davo peso ai gridi che arrivavano, quantunque smorzati, ben oltre le sedie di plastica rossa poste in due gruppi di quattro intorno alle pareti della minuscola saletta fino a riempirla quasi del tutto.
Seduto, silenzioso, composto, leggendo l’ultima avventura di Topolino contro Gambadilegno, non mi era concesso sapere che mia madre si trovava lì, ed io con lei, nella attesa che la ”Signora Aurora”, la reale “Dominus” del paese, partorisse Gilda.
Gilda, da lattante non era stata la più carina neonata della maternità, da bambina non veniva vezzeggiata come la più bella figliola della famiglia “Dominus”, da signorinella, alta e smunta, non richiamava gli sguardi appetitosi dei maschietti del rione.
Da quando, e come fosse avvenuto in lei il cambiamento fisico che mi dava i brividi finanche nel ricordo, non mi sembrava di averlo mai esaminato.
Eppure, a ripensarci, ero stato certo importante durante tutta la sua vita, dalla culla alle calze a rete, ma anche disperatamente incapace di percepire i flussi di attenzioni tipici delle diverse aspettative connaturate alla sensibilità delle sue differenti età, e ciò poiché li lasciavo sempre rimbalzare sugli schermi protettivi che alzavo a difesa delle mie convinzioni.
Dovrei, ma non posso.
Inventarmi una ragione per eludere il bisogno d’entrare nel covo dei ricordi sbiaditi perché lasciati, da soli, alle intemperie cadenzate secondo il monotono rincorrersi di stagioni assolutamente uguali da un anno all’altro; alle muffe nercrofobe degli insetti e dei piccoli animali – roditori, lucertole, bisce – vissuti tra le pieghe dei mobili e dei lumi e dei ninnoli sulle credenze così come nei massicci cassetti mai chiusi a dovere; alle polveri screanzate venute su da chi sa dove e penetrate attraverso gli interstizi tra gli infissi e tra le canne fumarie dei camini: memorie abbandonate come figli tra i cassonetti dei rifiuti.

Dapprima per scarso amore e poi per il collare di ferro che impone al vinto il vincitore.
Potrei, ma non voglio.
Scontrarmi con la mia coscienza ed accettare l’inizio e la fine, il guado e la stenosi, la fiera ribellione e il docile, accattivante ozio, tutti i passaggi segreti, ogni caduta nei pozzi dei desideri, miracoli, tradimenti, egoismi; ammettere, appunto, l’inizio e la fine dei giorni e delle notti che io solo conosco io solo ammansisco, io solo uccido.
Il nocciolo duro che respinge le mie pavide titubanze e mette a nudo l’inconsistenza delle mie aleatorie prese di coscienza, il nerbo crudele che mi fustiga verso lo spazio antico e noto, contro spezzoni di azioni già fatte, nel buio visibile oltre il portone di legno massiccio, il sibilo lancinante che dalla mia testa m’impone di andare per “CAPIRE”, è il dubbio.
Lo stesso dubbio.
Sempre lo stesso dubbio.
Sempre lo stesso dubbio di quando partii.
Sempre lo stesso dubbio di quando partii con un sacco vuoto di cose ma pieno di speranze.
Ormai è l’alba, la terra non torna indietro.
Il sole attende immobile”.

Bruno Mancini 

 

così

Segnaliamo i nomi dei finalisti delle cinque sezioni della nona edizione del premio internazionale “Otto milioni”.

Finalisti sezione POESIA

Anna Rancāne “Let- to- nia”; Aleksandra Kazanceva “Fiamme delle cenere di montagna”; Aleksandra Zavišjus-Bugarte “Corpo”; Anita Ķēķe “Svegliarsi”; Anita Zvaigzne “Amo questa Terra”; Broņislava Dzene “La tua vita”; Eduards Aivars “La coppia”; Edvīns Jansons “Senza tempo e senza spazio”; Elīna Zālīte “La tua dipendenza sono io”; Elita Viškere “Lascia che la mattina entri”; Eva Mārtuža “Il mondo si sta rigenerando”; Ināra Gaile “Non sono l’uccello”; Ingrīda Zaķe “Dedizione”; Ingvar El Raven “Trasforma il Destino”; Janis Jan Zarins “Una canzone d’amore”; Liga Sarah Lapinska finalista con quattro poesie “Agosto”, “Le canzonette della pace”, “Ninnananna”, “Non perderci”; Ligija Kovaļevska finalista con due poesie “Forse”, “Permettami vivere così”; Liliana Manetti finalista con tre poesie “Come una sirena”, “La lontananza”, “Un tuffo nell’arte”; Luciana Capece finalista con tre poesie “Il cielo incenerito”, “Saggezza poetica”, “Vivere di te”; Mairita Ķērpe Dūze “Il mare”; Maria Francesca Mosca finalista con due poesie “Ti racconterò di me”, “Vestimi d’azzurro”; Marija Gadaldi “Anima mia”; Marta Zemgune- Kronberga “Vorrei afferrare il tempo”; Milena Petrarca finalista con due poesie “Antico tramonto”, “Il Sogno di Marilyn”; Modris Andžāns “Il settimo paradosso”; Sanita Simsone “In Memorium”; Silvana Lazzarino “Il Segno oltre il tempo”; Vera Roķe finalista con due poesie “Non rompere il ponte”, “A proposito di affiliazione”.

Finalisti sezione ARTI GRAFICHE

Adam Ilyasov; Ajub Ibragimov finalista con due opere; Aleem Uddin Arts; Antonio Molina Vasconcelos; Arif Azad Painter; Art Linh; Astra Empele; Chijia He; Daniel Hooper; Ēriks Bāris; Fatima Daudova; Frank W. Tansey; German Vizulis; Guna Oškalna Vējiņa; Heino Blum; Herminia Mesquita; Ismail Akinc; Janis Drozdovs; Kārlis Īle; Kheyrollah Asghari; Lela Geleishvili; Liga Sarah Lapinska finalista con tre opere; Marcos Robson Mota; Maurizio Pedace; Mehtap Guler; Melinda Horvath; Migel Piñero; Milena Petrarca finalista con due opere; Milo Shor; Mirjana Milanovic; Nancy Avellina finalista con due opere; Nunzia Zambardi; Olga Ivanova; Onofre P.P. Pinheiro; Osama Salama; Roalds Dobrovenskis; Rubik Kocharian; Safa Bn; Sasho Kostov; Sayed A. Irfan; Sebastiano Grasso; Sergey Kyrychenko finalista  con due opere; Soledad Llamas Gonsalez; Spasa Maksimovic; Thamer M. Alhiti; Tomas Fernandez; Valdis Jaunskungs; Valerien Bressy; Vera Roķe;  Vilis Vizulis; Yuri Serebryakov; Zara Ilyasova finalista con tre opere   

Finalisti sezione MUSICA

Antonio Di Nauta “Champagne”; Circenīša Ziemassvētk “Canzone”; Domenico Umbro & Raffaele Pagliaruli “Leo Ornstein – Minuetto”; Dzintra Delpere Krāsaini “Sapņi”; Eva Strazdiņa “Quando quando quando”; Ivan Defabiani “Addio fiorito asil”; Liga Sarah Lapinska finalista con due brani “Abwoon d’Bashmaya” e ” Preghiera; Nicola Pantalone “Nun è peccato Valentina Gavrish “Musica ucraina”.

Finalisti sezione GIORNALISNO

Angela Maria Tiberi finalista con due articoli “Sara Guasti” e “Le voci del Nilo e il Festival delle Arti e Folclore Afro”; Anna Alessandrino “C’è differenza tra canzone e poesia”; Daniele Bartocci finalista con due articoli “Mancini” e “Realtà virtuali”; Emanuela Di Stefano “Letizia Caiazzo”; Liga Sarah Lapinska finalista con due articoli “Intervista con Raffi Kharajanyan” e “Mi ricordo. Non mi ricordo”; Michela Zanarella “Intervista Tiziana Mignosa”; Sacha Savastano “Happening culturale al Miramare e Castello”;

Finalisti sezione RECITAZIONE

Alessia Palomba “Sono quella cornice vuota”; Antonio Mencarini “L’amore per essere”; Chiara Pavoni “Amico rom”; Guido Arbonelli finalista con due recitazioni “Il brivido più lungo” e “Domani fosti mia”; Lucia D’Ambra “Macroscopiche assoluzioni”; Maria Luisa Neri finalista con due recitazioni “La forza di Ignazie” e “Soggiorno per uomini stanchi”; Nicola Pantalone “Indaco”; Nunzia Zambardi “Poesia di Enzo Monti”; Viktor Mishin finalista con due recitazioni “Облако” e “Скрипка.

 

Il Dispari 20200525 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200525

Il Dispari 20200525 – Redazione culturale DILA

Bruno Mancini | Dal racconto “Così fu”

tratto da “Per Aurora volume settimo”

PARTE  2 – CAPITOLO 1

 

Sangue.

Un effluvio di sangue.

Un effluvio di sangue macerato.

Un effluvio di sangue macerato da almeno venti anni.

Non che io ne avessi già avuto la percezione in precedenza, e se anche per caso, chi sa quando, mi fossi altra volta imbattuto in tale sgradevole esalazione, certo non ne avevo associato al lezzo l’origine.

Eppure, compiuti pochi passi oltre il focolare, ho avuta una inspiegabile cognizione di dover seguire quel tenace effluvio di sangue macerato da almeno venti anni.

Attratto come da una calamita, stordito come da un etere, ciondolando come un ubriaco, il capo chino come un cane, le braccia pendule come una scimmia, gli occhi fissi come un ebete, ho raggiunto la scala di comunicazione tra il piano terra e gli ambienti sottostanti: cantina, dispensa, lavanderia, chiesa.

Esatto, un ambiente consacrato, ove, almeno due volte l’anno fin quando la Signora Aurora fu in vita, un sacerdote, con barba bianca e tanta voglia delle golosità alcoliche disponibili in casa, diceva messa alla presenza delle famiglie di tutti i domestici al completo (me compreso).

Per la verità, se non altro nelle ultime occasioni in cui fui presente, più che seguire il rito proposto dall’officiante, la mia attenzione divagava tra le futilità proposte dalle situazioni contingenti e le movenze di Gilda, che ogni anno di più sentivo appartenermi interamente.

Ignazio, molto meglio di me, sapeva fingere di aver fede e di pregare.

Mia madre avrebbe voluto accelerare la liturgia, ad esempio eliminando la bevuta del sangue che invece rappresentava il pezzo forte di Petrus, per riprendere i lavori domestici.

La Signora svestiva i panni di Donna Guascone, solo in quelle occasioni, e poggiava le dita alle tempie quasi a dotarsi di un paraocchi che ampliasse la sua concentrazione verso l’altare, nell’attesa di essere liberata, mediante il gesto della croce, dai peccati di cui si era pentita in confessione.

Tutti gli altri, comparse, vestiti sempre con gli stessi abiti della festa, ripetevano sempre le stesse scene, alzandosi, inginocchiandosi, e cantando e pregando sempre con gli stessi toni di voce, ogni volta che l’uomo sull’altare, Petrus, ne dava l’imput.

L’altare, un marmo bianco lungo non meno di tre metri e largo circa due metri, poggiava solo sui tre lati frontali sagomati utilizzando mattoni ricavati squadrando pietre verdi presenti in una località  chiamata Cavallaro.

Al suo centro era stata scalpellata un’ampia buca rotonda come un’ostia, nella quale la Signora Aurora, ad ogni cerimonia, voleva fosse collocato un contenitore di tela anch’essa bianca ripieno di sabbia raccolta durante la notte precedente lungo la marina antistante il vecchio cimitero di Sant’Anna a Cartaromana.

Appena Petrus raggiungeva l’altare, in essa, cioè nella sabbia depositata nella buca a forma di ostia, lei, e solo lei, la Signora Aurora, conficcava un pesante crocifisso di ferro lavorato a mano che mi colpiva per aver le quattro sporgenze tutte a forma di punta.

Potevo comprendere che ne fosse provvisto il lato lungo, dovendo penetrare nella sabbia per reggerne il peso, ma non riuscivo a dare una spiegazione agli altri aculei, anche perché la sagoma umana non era rappresentata né inchiodata né adagiata alla croce, bensì proprio le sue fattezze costituivano la geometria del simbolo, e quindi i suoi piedi – accavallati -, le sue braccia – distese-, la sua testa – eretta -, terminavano tutti in una struttura volutamente appuntita, forse per apparire come emblematici elementi  indicanti pungoli morali e spirituali.

 

Discesa, non so come, la scala; fiancheggiata la dispensa e la cantina; mi sono avvicinato all’altare, e forse inciampando, forse per una perdita di equilibrio, forse per una ulteriore mancanza di forze, mi sono trovato inginocchiato con le mani aggrappate al bordo di marmo consacrato.

Mancava il crocefisso.

Ho chiuso gli occhi, ho stretto i pugni per non piangere, ho espresso un desiderio, un’esigenza, una ragione di vita: “CAPIRE”.

Perché Gilda, la vita mia, la figlia di Aurora, il mio amore, la verità, la parte giusta della mia umanità, perché Gilda, la mia croce, la mia delizia, perché Gilda, la mia anima, la mia poesia…

tutto passato, tutto finito, tutto passato, tutto finito con un addio incomprensibile, ingiusto, immeritato, immotivato, venti anni fa…”.

Neppure avevo terminata la frase ed ho udito, o forse solo sentito nella mia mente, chiaramente, la voce inconfondibile di Aurora rimbalzare da una parete all’altra, dal soffitto al piano di calpestio, passando e ripassando davanti e dietro la mia testa, roteando, ondeggiando, oscillando, esatto oscillando, l’ho sentita ripetere tre, cento, mille volte: “Ancora pochi passi e la metempsicosi spirituale che intendevi costruire tra il tuo passato ed il tuo futuro sarà completata”.

è stato come il vento forte che anticipi l’arrivo del temporale mentre si è intenti, fermi sul lembo estremo della scogliera, ad ammirare il sole scomparire oltre un orizzonte sempre ambito e mai raggiunto.

Che fare?

Restare ad accogliere la nuova dimostrazione di forza della natura, con il corpo passivo e la mente eccitata?

Cercare riparo tornando, correndo, fuggendo?

Andare incontro alla tempesta, a braccia aperte, sforzandosi d’individuarne la provenienza scrutando i primi barlumi di lampi oltre le nubi squarciate dagli ultimi raggi rossi?

Mia madre ci portava laggiù, sotto l’altare, in fondo alla botola segreta, nel tugurio utilizzato, un tempo, quale ricovero dai bombardamenti e occasionale rifugio per combattenti della resistenza anti nazista.

Mia madre portava laggiù me e Ignazio durante la guerra, lasciandoci soli per non sottrarci spazio.

Una tomba.

Limitata in alto dal sacco di sabbia contenete la croce, di poco più alta di una tomba e di essa poco più spaziosa, la grotta tugurio riusciva ad accogliere al massimo due adulti in posizione distesa.

Finita la guerra, passato il pericolo nazista, solo Ignazio ed io conservavamo il ricordo di quei giorni e di quel luogo, rivisitandolo di tanto in tanto per fumare le prime sigarette proibite.

Appena posso, partirò per diventare un nuovo partigiano, un vero combattente – mi disse Ignazio nell’ultima occasione della nostra discesa -, e se dovrò fuggire, verrò a nascondermi qui.

Raccolse una vecchia coperta… una pentola di stagno… dei tronchetti di legno…  una corda… una bottiglietta d’olio, ed altri oggetti che immaginava potessero essergli utili in una tale eventualità e stipò tutto, ordinatamente, nell’angolo in fondo alla grotta.

Intanto che in me si sono accavallati simili ricordi, la voce di Aurora non ha smesso di ripetere ossessivamente, senza tregua “Ancora pochi passi e la  metempsicosi spirituale che intendevi costruire tra il tuo passato ed il tuo futuro sarà completata”, ed io ho caricato nel mio cervello l’ultimo brandello di coraggio, muovendomi carponi verso il retro dell’altare.

Gli ultimi passi sono i più faticosi, l’ultimo boccone è il più indigesto, l’ultima speranza è la più dolorosa.

Uno scheletro in posizione prona.

Trafitto alle spalle da un crocifisso.

Il crocifisso della Signora Aurora, di ferro lavorato a mano, penetrato attraverso uno squarcio nel telo bianco che reggeva la sabbia nella buca a forma d’ostia al centro del marmo.

Ho fatto appena in tempo a leggere il nome sulla piastrina di riconoscimento legata alla catena che avevamo avuto in regalo il giorno della prima comunione, Ignazio ed io, e non so ancora se sono morto durante tutto il tempo seguente in cui ho sognato.

Bruno Mancini

INFO emmegiischia@gmail.com

Tel. 3914830355 tutti i giorni dalle 14 alle 23.

Il Dispari 20200525 – Redazione culturale DILA

Editoriale

Continua la carrellata di eventi che l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” propone come contributo alla manifestazione di interesse internazionale “Il Maggio dei Libri” nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Infatti, DILA, lo scorso mercoledì 13 maggio, ha diffuso tramite collegamento al gruppo LENOIS di facebook la terza delle otto puntate previste nel primo ciclo in calendario.

Per il loro valido contributo alla produzione della terza puntata vanno ringraziati, insieme alla testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, Mariapia Ciaghi editrice del Magazine EUDONNA e della Casa editrice IL SEXTANTE, gli Artisti Milena Petrarca, Enzo Salvia, Liga Lapinska, Roberto Prandin, Nicola Pantalone, Chiara Pavoni, Valentina Gavrish.

Il prossimo appuntamento per questa serie di eventi è fissato alle ore 22 di mercoledì 27 maggio, sempre sul fruppo LENOIS di facebook, con una nuova puntata realizzata da numerosi Artisti di tutte le arti. Interviste, recensioni, letture di poesie e di prose e brani musicali non mancheranno di intrattenervi con interesse e complicità.

Vi aspettiamo in molti su

https://www.facebook.com/groups/LENOIS/

Per partecipare: INFO

emmegiischia@gmail.com

Tel. 3914830355 tutti i giorni dalle 14 alle 23. …

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