Il Dispari 20210426 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20210426

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Cerimonia di premiazione nona edizione del Premio di Arti varie “Otto milioni”

A chiusura della nona edizione del Premio internazionale di arti varie “Otto Milioni”, si è tenuta a Roma, sabato 10 aprile 2021 alle ore 11 nello spazio magico “Interno 4” di Chiara Pavoni in via Della Lungara 44, la cerimonia di consegna degli attestati artisticamente decorati in oro dalla pittrice Milena Petrarca vincitrice della sezione Arti grafiche del Premio in oggetto.

Come era facilmente prevedibile, perdurando l’incertezza sulle restrizioni agli spostamenti imposte per il contenimento della pandemia COVID, l’incontro, intenso ma informale, è stato partecipato da pochi dei 29 artisti cui erano destinati i 33 diplomi.

Tuttavia, l’evento ha avuto un interessante sviluppo on-line con trasmissioni in streaming delle fasi salienti consistenti in lettura delle motivazioni e interviste.

Così che un caloroso ringraziamento è stato riservato alla attrice Chiara Pavoni che, non solo ha messo a disposizione il suo spazio magico “Interno 4”  con tutta la sua organizzazione in una situazione piuttosto problematica,  ma ha svolto funzioni di Madrina speciale della cerimonia in nome e per conto della nostra Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.

La nona edizione del Premio “Otto milioni” articolato in sei sezioni: poesia, narrativa, arti grafiche, musica, recitazione, giornalismo… come sempre ad iscrizione completamente gratuita, lascia quindi il poto alla decima edizione che sarà, anche questa volta, organizzata dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” con la collaborazione della testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, dell’Associazione algerina ADA di Dalila Booukhalfa, del magazine EUDONNA e della casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi,

Convinti che tutti i premiati saranno in prima linea per diffondere i progetti culturali Made in Ischia e che ne vorranno far parte ancora per il futuro, concludiamo questa nona edizione del Premio “Otto milioni” complimentandoci con

Angela Maria Tiberi

Anna Alessandrino

Chiara Pavoni

Dalila Boukhalfa

Daniel Hooper

Daniele Bartocci

Domenico Umbro

Elena Puccinelli

Emanuela Di Stefano

Gaetano Di Meglio

Jeanfilip

Liga Sarah Lapinska

Liliana Manetti

Luciana Capece

Maria Francesca Mosca

Maria Luisa Neri

Mariapia Ciaghi

Michela Zanarella

Milena Petrarca

Nicola Pantalone

Roberta Panizza

Roberto Prandin

Sacha Savastano

Santina Amici

Sergey Kyrychenko

Silvana Lazzarino

Soledad Lamas Gonzalez

Stefano Degli Abbati

Valerien Bressy

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Il Dispari 20210426 – Redazione culturale DILA

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Dall’occupazione all’8 settembre, la storia dei militari italiani in Albania

Niccolò Lucarelli (Prato, 1983) laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, storico militare.

Collabora con la Casa Editrice Il Sextante, con varie testate di settore e con lo Stato Maggiore dell’Esercito.

Delta Editrice pubblica nella collana War Set il suo nuovo volume Italiani in Albania. 1939-1945, dedicato alle vicende italiane nel Paese delle aquile durante la Seconda Guerra Mondiale.
Oltre al volume sull’Albania ha sinora pubblicato una monografia sulle Camicie Nere, e ha in preparazione due volumi sulle operazioni dell’Armata Rossa nell’Europa Orientale fra il 1944 e il 1945.

Questa descritta in Italiani in Albania. 1939-1945 è una pagina controversa della recente storia italiana, ancora poco affrontata in tutti i suoi risvolti.

Dalla facile occupazione del 1939, passando per l’ingloriosa campagna di Grecia dell’anno successivo,  il volume ripercorre un periodo controverso del colonialismo mussoliniano.

Se è vero che la storia di quella azione militare ci porta a credere che le basi in Albania fossero propedeutiche alla successiva campagna di Grecia  (che fu iniziata con spavalderia ma rivelò ben presto un volto assai diverso: fame, freddo, fango, pioggia, equipaggiamento e armamenti inadeguati), Niccolò Lucarelli, attraverso lo studio di documenti militari e civili italiani e albanesi, si prende il merito di aver ricostruito non solo il quadro bellico, ma anche la cronaca politica e sociale della fascistizzazione del Paese, avvenuta attraverso programmi di popolamento, industrializzazione e cura del territorio,

Niccolò Lucarelli ha rilasciato una lunga e articola intervista alla “nostra” Mariapia Ciaghi che ci proponiamo di pubblicare integralmente in una delle prossime settimane.

Intanto, siamo molto fieri di aver ricevuto il suo consenso a presentare personalmente il libro a Ischia in occasione di una serie di eventi letterari che abbiamo deciso (insieme a questa testata  giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, all’associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, alla Casa editrice IL SEXTANTE e al magazine EUDONNA di Mariap0ia Ciaghi), di programmare non appena le condizioni lo permetteranno.

In attesa di poter ringraziare Niccolò Lucarelli con un caloroso benvenuto a Ischia, vi invitiamo a leggere il suo volume disponibile anche sul sito www.deltaeditrice.it

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l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”,
Da 23 aprile al 30 maggio
con la collaborazione della testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, dell’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, del magazine EUDONNA e della casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi, è impegnata nella partecipazione alla manifestazione nazionale
“Il Maggio dei libri”
mediante la messa in rete di 30 puntate video, auto prodotti, contenenti florilegi di eventi culturali, artistici e sociali realizzati da DILA nel consueto solco del
Made in Ischia.
Le puntate saranno visibili in rete tutti i giorni a partire dalle ore 19 con base sul gruppo
fb LENOIS e su molti altri gruppi che normalmente ne condividono i post.
Ci sarete?

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Il Dispari 20210419 – Redazione culturale DILA

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Così e così

Paura per questa faccia bianca.

Amore per questi segni scuri su di lei.

Non ora che la consuetudine dei nostri incontri scandisce notti e giorni con tenerezze ed assuefazioni, non ora che i graffi sono diventati tocchi leggeri, morbidi.

Ci guardiamo un istante, e già sappiamo tutto: cosa fare e cosa fatto, per adempiere ciascuno al proprio compito.

Mi tolgo l’anello, allento il nodo alla cravatta, pongo la giacca sulla spalliera della solita sedia, vuoto le tasche, ti avvicino, e so che mi chiedi di cambiare le luci: accenderne una, spegnerne un’altra, trovare la giusta ombra per il braccio della lampada verde a coppa.

Devo lavare le mani, rimettere in ordine barba e capelli, poi posso toccarti.

Eri in attesa paziente, da ore, in una casa indaffarata, lasciando che i malumori e le allegrie, le ansie, le risa, i gridi, gli sbuffi e tutti ti avvolgessero senza impegnarti, senza cambiare di una virgola la tua serenità.

Come una biglia di vetro colorato in un boccale pieno.

Chiudo la porta e finalmente posso avvicinarti, ti guardo e sai che ti chiedo il sogno più bello, la linfa per la passione, le voglie, le inquietudini, i pudori, le trasgressioni più intime, inespresse, che vengono da sempre.

Ti chiedo l’anima del mondo, né poco né molto: l’anima del mondo.

Non sempre accade, perché a volte ci distoglie il palpitare di un peschereccio, a volte un’ansia di azioni perdute, a volte un vuoto stanco, pur sempre, senza l’angoscia di giovane amante impotente.

Stasera è un giorno diverso: altro tremore rallenta l’inizio del rito, altra eccitazione mi preme dal ventre alla bocca.

Scelgo con cura un disco di antichi ricordi.

Un semplice inchino, ti smuovo, ti abbraccio, e chiudo gli occhi in un ballo quasi immobile.

Da quanti anni non balliamo più!

Ti lasci dondolare, così che il fresco del volto privo di trucco, quasi in un bacio, mi sfiori.

Senza parole stappo il rosso migliore, una goccia ti bagna.

Lascio che asciughi da sola e sempre tenendoti per mano ti adagio sul letto.

“Farfalla ti voglio, farfalla con me.”

Lo disse l’Anima, ricordi?

Era l’estate più calda degli ultimi anni, il basolato di pietre laviche impolverato assorbiva odori e luci.

-“Ci invitano al Tempio.”

Rendere pubblico l’intimo, sposarci.

Non allora che per notti insonni disegnavamo futuri incerti per storie irreali, fantastiche, non nostre.

Oggi, è speciale, oggi, mentre la nebbia assale stanchi riflessi, ed occhi distratti scambiano il vero con l’ombra, e non basta una corsa per un po’ di calore, ma occorre un fuoco.

-“Maestri attendono al Tempio per unirci col sigillo della nostra cultura.”

Presentarci a mitici emblemi per un valore, a chiedere il placet per un destino di eletti, in un concorso di storie poetiche.

Lo so, vorresti restare in silenzio ad aspettare un altro giorno, un altro ancora con me, solo.

Proteggi la tua semplicità di affetti, statici, primitivi, e intanto una sottile ansia ti inonda di fascino.

Vorresti chiedermi riposo, ma, senza accorgertene, scegli il vestito più bello, acconci le pieghe, aggiungi collari di perle.

Paura di perdermi.

La stessa che avevi quando l’estate, abbandonato il nostro mare e il nostro cielo, mancò l’incontro con un amore appassionato.

Sei quasi pronta: bellissima.

Mi fermi le dita, mi chiedi:

-“Lo vuoi?”

Rispondo di sì.

Potresti ancora incatenare per sempre la conquista del tempo della nostra età.

Fino ad avermi in te completo, smaterializzato, assente, inutile, fatto pensiero.

Mi doni la favola.

Accetti l’idolo.

Ti sposti leggera, ambigua intrigante, stupendamente altera.
Immedesimarci nella vita e nella storia, nei sentimenti, nei delitti, nelle coscienze, nelle volontà, nei luoghi, nei vuoti, nei pensieri, non nostri, a volte retorici, allegorici, falsi, con inganni di ubiquità, di polifonia, di molteplicità esistenziali… contro il nostro banale: ecco la sfida!

La goccia si è estesa. Fino a colorare il tuo pallore.

Ti mostra arrossita mentre più vicina, come bocca che sfiora i capelli, in un sussurro:

-“Andiamo.”

Come mai prima sensuale e seducente, all’improvviso, mi appari nuova, spogliata, vibrante, completamente nuda, affascinante per ingenua verginità.

Acconcio il cuscino –mi scivoli sul petto-, spengo la luce del letto -sei tenera e calda-, poso la penna -il nostro silenzio è completo-, e chiudo gli occhi.

Paura per questi segni scuri su di lei.

Tu, candida carta; io, scrittore di noi.

Il Dispari 20210419 – Redazione culturale DILA

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A UN UOMO – IN MEMORIA DI GIOVANNI ROTUNNO

DI LUCIA FUSCO

Conosciamo i versi dei sublimi poeti dai libri di scuola o dalle parole d’amore delle canzoni.

Le parole immortali accompagnano la vita e rendono più bello il cammino.

Io ho avuto la Grazia di conoscere di persona un poeta, un uomo mite, gentile, che ha scritto una poesia per me: Giovanni Rotunno.

Regalava i suoi libri:”Ai ragazzi di ogni dove con amorevole comprensione, perché traggano motivi per fare propri i valori etici della vita e il rispetto della natura”, dedicando versi anche per gli animali: “Non c’è uomo per me / che mi faccia le coccole / e mi riempia la ciotola di cibo… …Ma che ti costa / accarezzarmi una sola volta? / ed io ti adoro / da qui all’eternità (Fammi una carezza)”.

Intenso e generoso, invitava i ricchi ad aprire i palazzi e il cuore, ha lasciato un grande vuoto in tutta la comunità che lo ha stimato e amato.

Ha pubblicato antologie, anche in inglese,vincendo diversi premi letterari: “Pensieri” nel 2005, “Thoughts”, nel 2007, “Pensieri 2” con traduzione in inglese, nel 2008, “Le parole della mia vita”, “Parole della mia vita 2”, “Pensieri di un ottuagenario” del 2015 e “Pensieri” del 2018.

Aveva 89 anni ma un cuore giovane.

Campano di San Donato di Carinola, Maresciallo dell’Aeronautica, rimasto a Latina Scalo in pensione.

In questo territorio con un gruppo di artisti aveva creato una famiglia unita dalla bellezza e dalla cultura.

Protagonista di tanti incontri culturali, al Circolo Cittadino di Latina, nei Teatri e nelle Piazze della provincia, molti presso la Trattoria da Elena a Sermoneta in momenti di convivialità, musica e poesia, alcuni della Delegazione per il Lazio dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” e di altre Associazioni nazionali e internazionali, declamava i suoi “pensieri”, con spirito di affetto ed eternità agli amici e alle belle signore.

Angela Maria Tiberi, Presidente Delegato Italia DIlA, sorella, amica, musa, lo ricorda a due anni dalla sua morte con un quaderno poetico “A UN UOMO”, Vitale Edizioni, 2021: amici, complici, fratelli.

Insieme ai suoi nipotini Vincenzo e Mirko, dei quali è stato nonno d’adozione e alla scrittrice Assunta Gneo lo hanno accompagnato negli ultimi tempi, quando, bisognoso di cure e medicine, è stato ricoverato a Villa Silvana a Cisterna.

Giovanni Rotunno aveva apprezzato il video a lui dedicato da Bruno Mancini, e poi si era spento, dimenticando il suo poetare, avvicinandosi agli angeli.

La medaglia di Cavaliere della Repubblicaper le sue qualità umane, professionali, insieme ai suoi libri, lo ha accompagnato in Paradiso.

L’IC Foscolo di Sparanise gli ha dedicato una lapide alla memoria.

Giovanni visitava spesso la terra campana,  ne ricordava i luoghi, la campagna, le tradizioni, la giovinezza, le radici, gli affetti.

Tanti gli amici che hanno apprezzato il lavoro di Angela Maria Tiberi oltre a quelli già citati: eccone solo alcuni… Pietrantonio Di Lucia, Pierluigi Coggio, Flora Rucco, Ugo De Angelis, Salvatore della tipografia di Lt Scalo, Milena Petrarca, Mafalda Cantarelli, Geltrude Nardelli, Manuela Ranaldi, Liga Lapinska, Sabrina Fardello, Vittorio Bertolaccini, Rosa della Corte, Enrica Macconi Martinelli, Dante Ceccarini, Sonia Testa, Michelangelo Angrisani, Cecilia Salaices, Fiorella Mancini, Paolo Mesolella, Roberta Cappuccilli e la Corale di Sant’Anna.

 

Nella foto scattata al MAP (Museo dell’Agro Pontino) a Pontinia durante un incontro di arte cultura e amicizia, sono riconoscibili (in prima fila da sinistra a destra) Manuela Ranaldi, Raffaele Greco, Milena Petrarca, Giovanni Rotunno, Lucia Fusco, Rosalba Maldera, Angela Maria Tiberi, Lina Savone Villa, e poi dietro un signore non identificato e Angelino Malandruccolo.

Il Dispari 20210419 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210419 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20210419 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20210412 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210412

Origine differente ma identico risultato

Il brano che propongo oggi, tratto dal mio racconto “La notizia virgola, la condanna punto” – inserito nel volume secondo della serie “Per Aurora”, scritto alla fine degli anni ’80 -, è di palese attualità anche se l’origine della riflessione in esso descritta (l’automatizzazione dei processi produttivi) è totalmente differente da quella odierna (la pandemia) che in questi mesi sta portando gran parte del popolo italiano alle identiche conclusioni.
Il personaggio descritto è effettivamente vissuto sulla nostra isola d’Ischia, godendo di una notevole notorietà.

Dal Racconto “La notizia virgola, la condanna punto”

Edoardo: -«Durante gli anni a cavallo del 1960, l’uomo più conosciuto in tutte le contrade dell’isola non era governato da abitudini, nel senso che non veniva posseduto da azioni ripetitive incontrollate.
Certamente era consuetudinario, totalmente, ma sempre in quanto poteva vantarsi di aver costruito razionalmente quel tipo di comportamento.»
Edith: -«Metodico abitudinario.»
Edoardo: -«Per non dimenticare le chiavi di casa, non lasciare il tempo alla pietanza di scuocersi, per ricordare le scadenze dei pagamenti, i santi ed i compleanni, per passare dall’uscio al letto la notte, dal letto al bagno la mattina (il pomeriggio e la sera riti adeguati), per trovare il libro il disco la penna la cravatta i calzini il numero di telefono del petulante sconosciuto, e poi dormire su un lato, sedere in un modo, guardare parlare pensare, finanche pensare, tutto veniva snocciolato dalla costruzione programmata che lui aveva preteso di organizzare.
Quando si accorse che aveva acceso una sigaretta (ne fumava quaranta al giorno) senza esserne cosciente, smise di fumare.
Ad un amico francese scrisse di non poter accettare che una sigaretta entrasse nella sua vita senza un avallo proveniente da una sua decisione.»
Tom: -«L’amico ribatté “Ma cosa dici! Fumare è un vizio”.»
Edoardo: -«E lui rispose: “Ed io lo uccido”.
I suoi standard ripetitivi erano coccolati, difesi, abbelliti, dichiarati.
Prodotti geniali di un assoluto epicureismo.
Come un orologio svizzero giapponese robotizzato satellitare della generazione che verrà, super garantito, iper indistruttibile, solennemente perfetto.»
Edith: -«Guarda che… »
Tom: -«Sì lo so.»
Edith: -«Vorrei che tu…»
Tom: -«Già fatto.»
Edith: -«Mi passi il bicchiere?»
Tom: -«Quale dei due?»
Edoardo: -«Provate ad invertire, andava dicendo, il senso di apertura e chiusura del frigorifero che avete da dieci anni, cambiate posto all’interruttore della luce nell’ingresso della vostra casa, modificate la posizione dei numeri sul disco telefonico, fate un esperimento, e poi ditemi per quante migliaia di volte vi sarete comportati come se non ci fossero stati cambiamenti.
Quasi sradicherete con un colpo la cerniera del caro vecchio frigo, riempirete di manate la parete ormai vedova dell’interruttore, cercherete di parlare con Bruno Mancini sulla linea telefonica riservata della donna più inchiappettabile secondo gli italiani.»
Tom: -«Ed aveva ragione.»
Edoardo: -«Fino a quando la sua mente, assolutamente mai distratta da attività lavorative e comunque neppure da quotidiane necessità di sopravvivenza, ebbe un parto che lui, per gli amici Scisciò, paragonò ad un miracolo.
E come tale voleva gridarlo al mondo intero.»
Tom: -«Scisciò nel ricordo di due suoi contemporanei veniva chiamato Scisciotto.»
Edoardo: -«Scisciò Scisciotto non era fesso.
Sappiamo per certo che in quel tempo si era già allenato a pensare, e forte della nuova abitudine che chiamava cogito, trascorse un quarto della vita, per lui breve, a decidere se rendere urbi et orbi manifesta la gestazione mentale (ricevendone i dovuti applausi e complimenti), oppure se organizzarsi in maniera tale da consentire che il miracolo fosse comprensibile, misterioso ma non troppo, cioè sfruttabile.
Naturalmente a totale beneficio di sé veggente profeta mago cartomante astrologo, paragonabile a Fidel Bud Cri Hit XIV – XII – VIII Greg Pio Giov Ma Maome, oltre che dei suoi aventi causa: pastorelli e pastori d’Abruzzo e Molise che ogni anno percorrevano due volte la dorsale Appenninica con i loro greggi.»
Tom: -«L’uomo è un animale di abitudini e la sua più grande abitudine è quella di lavorare.» Edoardo: -«Lavorare, lavorare diciotto ore il giorno.
Sono trascorsi poco più di duecento anni dall’epoca degli schiavi dell’America pre-rivoluzionaria. Quando arrivarono le lotte di classe diventarono dieci ore.
Ora otto ore e quaranta, vero?
Falso?
Scisciò viaggiava nel mondo al tempo delle canzoni di Gino (sapore di sale, il cielo in una stanza), il giorno in cui fu illuminato dalla risposta al suo dilemma… »
Tom: -«… se le dodici ore sono diventate otto e quaranta, domani con le nuove tecnologie potrebbero ridursi a trenta per settimana e forse se un inquilino importante di Londra lo richiedesse, forse, anche a meno.»
Edoardo: -«Un veggente, un indovino.
La birra è finita, concludi con i suoi pensieri.»
Edith: -«L’uomo è un animale di abitudini e la sua più grande abitudine è lavorare, lavorare, lavorare.
Toglietegli il lavoro e non saprà più come comportarsi, cosa fare, perché esistere.
Quasi aprisse il frigo dalla parte sbagliata.
Boccheggiante in apnea.
Quindi io, che non ho mai lavorato, prenderò posto su un balcone di Piazza Venezia ed alla folla oceanica osannante, confermerò la già sussurrata notizia della mia disponibilità.
Pronto ad istruirli, inquadrarli, gerarchizzarli, come un missionario, forte della cultura delle mie esperienze a governare le abitudini, e, in particolare, con la inattaccabile verità della mia assoluta adattabilità a vivere senza lavorare.
Allora sì, senza dubbio, tutti coloro che avevano gridato con rabbia “Vogliamo lavorare vogliamo lavorare”, mi acclameranno portandomi in trionfo.
Come il loro Re Custode Balia Allenatore Imperatore Comandante Duce!
Che voglio, un titolo una medaglia un tesoro un impero un esercito pronto a duellare morire sacrificarsi samurai donne prone e maschi incazzati… ?
AVRO’ TUTTO.»
Edoardo: -«Complimenti per aver ripetuto il suo pensiero tutto in un fiato.
Comunque, un terribile giorno, sbalordito, capì di essere incompleto.»
Edith: -«Si sentì privo di lavoro gratificante?»
Tom: -«Gli mancava una medaglia?»
Edith: -«Voleva un figlio?»
Edoardo: -«Ormai era quasi calvo, la vista indebolita gli concedeva a stento di leggere i giornali, aveva smesso di scazzottarsi con invadenti e rompicoglioni, non fumava, non beveva, non inseguiva sottane, per scelta, per abitudine.»
Tom: -«Abitudine voluta.»
Edith: -«Allora?»
Edoardo: -«Allora aveva dolorosamente compreso che nonostante tutti gli sforzi (ormai erano decenni che ci provava), neppure usando la super tecnica più raffinata della super benzina da formula uno che trascinava nel bagagliaio delle sue esperienze, mai avrebbe potuto rendere perfettamente organizzata ogni parte della sua vita.»
Edith: -«Infatti, gli sarebbe mancata in ogni caso l’abitudine del sogno, perché i sogni, quelli veri, non si possono governare.»

TWITTERONE dalla Lettonia

Helena Komarova ha ricevuto in dono da Liga Sarah Lapinska alcune antologie Made in Ischia

Liga Sarah Lapinska ci presenta così Helena Komarova ritratta in una foto con una dalle nostre antologie “Penne Note Matite“.
«Questa signora legge, da tempo, le nostre poesie con buon umore.
Ha fatto tanto bene nella sua lunga vita.
Ha perseguito, con le sue attività durante la sua vita, il pensiero che dice :”Mi piace dare ma talvolta sono troppo timida nel ricevere.”
Ora che è diventata fragile vorrebbe che la gente più giovane di lei fosse più entusiasta nel seguire il suo esempio.
Anche se lei orma ha grossi problemi nell’uscire di casa da sola, nonostante tutto, lei prova non solo ad aiutarci con un buon consiglio ma anche a rallegrarci con la sua ospitalità.
Ringraziamo Lei di tutto cuore!»

 

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Bruno Mancini

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