Primo Memorial Oliviero Beha a Fiano Romano

PRIMO MEMORIAL OLIVIERO BEHA.  L’OPERA “IL CICLISTA” DI ANDREATRISCIUZZI ALL’EX CORRIDORE FILIPPO SIMEONI A FIANO ROMANO

ANDREA TRISCIUZZI artista romano, di fama internazionale, le cui opere legate a contesti contemporanei, ma anche al sacro sono presenti in tutto il mondo dall’Europa, all’Australia, dall’Africa al Giappone, senza dimenticare gli Stati Uniti, ha saputo con eleganza e incisività attraverso la sua arte che tocca le emozioni della vita, raccontare le ansie e le speranze dell’uomo, le sue paure e le sue rivincite. Il Maestro Trisciuzzi in particolare attraverso la scultura dove privilegia materiali quali bronzo e resina, si è soffermato sulla ricerca di risposte che l’uomo si pone su questa vita e sulla difficoltà nel costruire rapporti autentici tra individui sempre pronti a innalzare barriere o mettere avanti pregiudizi, rinunciando spesso ad essere se stessi.

Primo Memorial Oliviero Beha Fondo Valle del Tevere 10 settembre 2017 Il premio “il Ciclista” di Andrea Trisciuzzi assegnato a Filippo Simeoni. Nell’immagine Andrea Trisciuzzi

Formatosi a Pietrasanta è sotto la guida di Ferruccio Vezzoni professore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara che ha acquisito i segreti dell’arte del modellare, fondamentali nel suo lavoro dove accanto all’aspetto sacro, affronta tematiche sociali, dando ampio spazio ai ritratti realizzati per personaggi noti tra cui Peppino De Filippo, Mike Bongiorno e Papa Giovanni Paolo II.

Ma Trisciuzzi ha anche legato la sua arte agli sport realizzando sculture come “La donna in bicicletta”, “l’uomo in biciletta” e la “Famiglia in bicicletta” essedo egli stesso appassionato di cielismo. A proposito di ciclismo Andrea Trisciuzzi è stato chiamato a realizzare dagli organizzatore dal Gran Fondo della Valle del Tevere (Cicloclub Fiano Romano) ) una scultura raffigurante un ciclista quale premio per il PRIMO MEMORIAL DEDICATO AD OLIVIERO BEHA giornalista d’inchiesta, scrittore, saggista, per anni alla Rai in qualità di conduttore in radio e televisione, morto a 68 anni lo scorso 13 maggio 2017.

Primo Memorial Oliviero Beha. Il Ciclista di Andrea Trisciuzzi

 A FIANO ROMANO (RM) nell’ambito dell’evento dedicato al ciclismo in programma il prossimo 10 settembre 2017, con una parte agonistica che prevede un percorso medio di 88 km e uno lungo di 120 km.si svolgerà il Primo Memorial Olivero Beha con la partecipazione di ex ciclisti professionisti laziali e di personalità e ciclisti amatoriali che hanno contribuito alla crescita del movimento ciclistico nella regione Lazio. Il premio del Memorial, costituito dall’opera del Maestro Andrea Trisciuzzi, sarà assegnato a FILIPPO SIMEONI ex campione italiano corridore professionista tra il 1995 e il 2009.

Si tratta di una scultura intensa ed essenziale in cui il ciclista e la bicicletta sono stilizzati a rappresentare un tutt’uno come fossero una cosa sola. Un’opera lineare e armoniosa, come anche quelle legate agli altri sport – corsa, sci, ginnastica- dove si evince energia e

Il Ciclista di Andrea Trisciuzzi

dinamismo, cui si unisce quel senso del movimento che richiama la libertà e il coraggio di andare avanti per vincere. Il 10 settembre a FIANO ROMANO nell’ambito del “Fantabici” si potrà ammirare questa prestigiosa opera del Maestro Trisciuzzi che sintetizza i valori dello sport e della vita: coraggio e lealtà, ma anche capacità di risollevarsi e credere in se stessi. Un’opera preziosa che lega questi due protagonisti del giornalismo d’inchiesta e del ciclismo. Oliviero Beha giornalista controcorrente famoso per le sue inchieste anche in ambito sportivo, che ha saputo incarnare quella determinazione e quell’ardire necessari per denunciare i mali della società, è molto vicino a Filippo Simeoni che alla fine ha trovato il coraggio di ammettere il proprio errore e quello altrui. Tredici anni fa Simeoni contribuì a far emergere il caso di doping legato alla figura del Dott. Ferrari medico del suo rivale Lance Armstrong, il quale gli consiglio l’uso di eritropoietina. Lo stesso Armstrong in pista nel Tour de France del 2004 minacciò Simeoni dandogli del bugiardo in pubblico penalizzandolo pesantemente perché aveva rotto il muro dell’omertà. Con alle spalle un passato di successi, l’essere caduto nella rete del doping, la denuncia e la squalifica,

Il Ciclista di Andrea Trisciuzzzi

Simeoni poi aveva trovato la forza pe risollevarsi e vincere nel 2008 al campionato italiano per ritirarsi l’anno seguente a causa di un’ingiusta decisione che lo escludeva dal Giro d’Italia, conseguenza del suo essersi esposto contro il grande sistema.

Accanto ad opere legate agli sport Trisciuzzi si è soffermato sul sociale con sculture di ampio respiro anche dedicate alla figura della donna. Tra queste spiccano “Maternità universale” in legno e resina dalla forma allungata e la splendida “Donna con le Ali”, in resina bianca, dove la figura femminile semiseduta con le ali semiaperte al posto delle braccia, chiusa in gabbia, richiama la drammatica situazione in cui vivono tante donne accora vittime di violenze, abusi e pregiudizi da cui è necessario liberarsi. Anche le sue opere di arte sacra comunicano forti emozioni come la “Lampada della Pace” realizzata nel 2001 e benedetta da Papa Giovanni Paolo II e poi portata in Terra Santa quale segno di pace, e la famosa “Croce Astile” alta metri 2.20, benedetta da Papa Giovanni Paolo II e portata al Polo Nord nel 2003 per la Messa di Pasqua. Da qui poi il cammino della Croce prosegue verso il Polo Sud, per arrivare a San Pietroburgo e giungere in Italia. La “Croce Astile” in filoresina bronzata rappresenta il viaggio dell’uomo in questa esistenza: essa è un invito ad una rinascita descritta attraverso le otto figure nel loro salire a fatica verso l’apice.  All’uomo è data la possibilità di ritrovare la bellezza della vita, ma tutto questo attraverso un percorso di dolore espresso nei tratti e nei lineamenti sofferenti delle prime tre figure nella loro scalata verso il punto più alto della Croce

Silvana Lazzarino

 

PRIMO MEMORIAL DEDICATO AD OLIVIERO BEHA,

NELL’AMBITO DELL’EVENTO CICLISTICO

 Organizzato dal Fondo della Valle del Tevere- Cicloclub  FIANO ROMANO

 domenica 10 settembre 2017

PER INFO www.cicloclubfianoromano.it

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La Farfalla simbolo di libertà e rinascita

LA FARFALLA PROTAGONISTA DELL’OPERA DI EVGENY ANTUFIEV IN MOSTRA A ROMA ALLA GALLERIA SARA ZANIN

 Semplicemente osservando il battito d’ali di una farfalla la cui vita è breve ci si rende conto quanto questa esistenza sia fragile e intensa ad un tempo, come essa possa prendere forma in un attimo e l’attimo dopo sparire. Di fragilità e di forza, di rinascita e continuità del tempo legate al destino degli esseri viventi in linea con l’energia dell’universo dove tutto si evolve, racconta l’artista EVGENY ANTUFIEV con la sua mostra Eternal Garden in corso presso la Galleria Sara Zanin a Roma fino al 16 giugno 2017. Ancora per una settimana circa ci si può confrontare con questo ipotetico mondo in un percorso visivo ed emotivo dove la vita non muore e si rinnova con la leggerezza del battito di ali di farfalla.

La farfalla è infatti protagonista della mostra di Antufiev con riferimenti agli studi sulle farfalle ad opera dello scrittore, saggista ed entomologo Vladimir Nabokov che ad un certo punto della sua vita ha scelto di ritirarsi con la moglie Vera in una stanza di albergo al Montreux Palace Hotel per dedicarsi proprio allo studio di queste splendide creature: le farfalle. La terrazza di questo albergo per più di 10 anni dal 1964 al 1977 -anno della sua morte- era diventata per lo scrittore la sua “montagna magica” e prima di morire queste furono le sue parole: “una certa farfalla sta già spiccando il volo”. Nabokov lavorò dal 1941 al ‘48  al Museo di Zoologia comparativa di Harvard dove riorganizzò la collezione di farfalle e pubblicò numerosi articoli scientifici.

La farfalla protagonista della mostra Eternal Garden  di Evgeny Antufiev alla Galleria Sara Zanin di Roma

La mostra presenta le immagini proprio di quella stanza dove soggiornò Vladimir Nabokov che Antufiev ha avuto modo di immortalare così da poter partire da queste per la creazione delle sue opere. Così il visitatore da una parte, grazie alle immagini entra in un atmosfera in cui è restituita l’idea di qualcosa che dura nel tempo e apre all’eternità e dall’altra scopre le forme solide di sculture che solo in apparenza resistono al tempo. Emerge l’essere attaccati alla terra a ciò che da sicurezza e l’essere proiettati verso qualcosa che non si conosce in cui recuperare energia e leggerezza, poesia e mistero. In questa mostra emblematica si racconta di due vite: quella delle farfalle e quella dello scrittore Nabokov: l’una è la parte libera e irrazionale, l’altra il lato che cerca risposte con la ragione. Ma la farfalla nel suo essere il risultato di una metamorfosi, del passaggio da una vita ad un’altra, della vita che si trasforma, è simbolo di rinascita. Ad essa si associa l’idea di evoluzione con il passaggio a diverse esperienze e prese di coscienza che poi restano nel tempo. Ciò che dura poco e poi rinasce unisce la fragilità con la durata ad indicare il superamento della fine e della morte. Il collezionismo cui si dedica lo scrittore Nabokov attraverso una raccolta metodica, nasce dal bisogno di raggruppare diverse identità nel loro continuo trasformarsi. Le forme sfidando la materia restituiscono energia, quell’energia che è origine di ogni cambiamento e principio di vita. Il 9 giugno 2017 nella Galleria Sara Zanin dalle ore 20.00 si potrà assistere ad un grande evento con protagonista la musica che incontra l’arte. Il CORO ACCADEMIA ALMA VOX  eseguirà appositamente per le opere di EVGENY ANTUFIEV parte del propri repertorio e anche il brano intitolato “La farfalla” scritto dallo stesso Antufiev.

L’arte di Evgeny Antufiev che tende a mettere in relazione il visibile e l’invisibile, il materiale e l’immateriale, diventa riflesso per cogliere quel legame sottile e talora impercettibile tra l’uomo e la natura, l’uomo e le sue origini guardando a possibili orizzonti di eternità proprio a partire da una farfalla.

Silvana Lazzarino

EVGENY ANTUFIEV

Eternal Garden

z2o Sara Zanin Gallery

.Via della Vetrina, 21 Roma

fino al -16 Giugno 2017

ingresso libero

CORO ACCADEMIA ALMA VOX

L’Associazione musicale Accademia Alma Vox nasce nel 2017 con l’intento di creare un coro, formato da ragazzi di età compresa tra i 16 ed i 24 anni, molti dei quali provengono da esperienze musicali maturate nei cori di voci bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e del Teatro dell’Opera di Roma. La direzione musicale ed artistica è stata affidata al maestro Josè Maria Sciutto con la collaborazione del maestro Alberto De Sanctis. Il repertorio spazia dalla musica rinascimentale a quella contemporanea.

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I ritratti dei nipoti di Augusto all’Ara Pacis

 I RITRATTI DEI PRINCIPI DESTINATI ALLA SUCCESSIONE IMPERIALE N MOSTRA ALL’ARA PACIS

Sovrano di grande intuito e umanità, Augusto, costruì con ingegno la gloria del suo impero mostrando interesse verso il suo popolo che lo apprezzava e rispettava. Capacità nel gestire gli equilibri interni alla politica e strategia bellica hanno fatto di questo imperatore una figura di grande prestigio anche per il mostrarsi misurato nei periodi di pace. Sotto Augusto Roma e il suo impero vivono una nuova età come sottolinea Orazio nel “Carme Secolare” e un periodo di pace come accennato da Virgilio nella “IV Egloga”.

I ritratti dei nipoti di Augusto

Alla famiglia di Augusto è dedicata una suggestiva esposizione presso l’Ara Pacis a Roma dove sono esposti, dal 17 maggio scorso, i calchi in gesso dei ritratti dei suoi nipoti designati alla successione imperiale. Per la prima volta attraverso questo progetto, promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale, in cui viene riunita la famiglia di Augusto viene offerta la possibilità di vedere un apparato iconografico e documentario inedito dove respirare la bellezza di un patrimonio artistico come pochi, che viene qui valorizzato. Le copie in gesso dei ritratti della Gens Giulio Claudia, appartengono alla Fondazione Sorgente Group che ha interamente finanziato il progetto affidando il coordinamento alla dottoressa Valentina Nicolucci curatrice per il settore archeologico.

Sono visibili al pubblico i sei calchi provenienti dalla Fondazione Sorgente Group che vanno a completare la serie: accanto a Marcello, nipote preferito di Augusto, sono i ritratti di Gaio e Lucio Cesari, cui seguono i volti di Antonia Minore, Germanico e Gaio adulto. In particolare, il ritratto di Marcello è considerato il migliore esemplare del volto del giovane principe. La famiglia del grande imperatore si completa con questi ritratti di principi nessuno dei quali gli è succeduto.

I ritratti dei nipoti di Augusto

Il figlio di Ottavia sorella di Augusto , Marcello, adottato e designato come erede, muore in giovane età e i due figli di  Giulia e Marco Agrippa, Gaio e Lucio, dopo la morte di Marcello pur avendo una veloce e intensa carriera militare, e politica, non succedettero ad Augusto perché morti prematuramente, rispettivamente a causa di una ferita riportata in un combattimento in Licia il primo e per una malattia mentre si trovava a Massilia in Gallia nel 2 d.C il secondo.

I due ritratti di Gaio e Lucio, che rappresentano i personaggi da giovani, ci restituiscono un’impressione di grande freschezza. Di Gaio Cesare è presente anche un secondo ritratto dove è raffigurato in età più matura.  Da citare anche i ritratti di Antonia Minore, figlia di Marco Antonio e Ottavia, raffigurata come divinizzata con i capelli trattenuti da un cercine di alloro sormontato da una corona decorata in rilievo, e di suo figlio Germanico, adottato da Tiberio per volere di Augusto, il quale però non è mai arrivato alla successione. Il ritratto di Marcello, confermato essere il miglior ritratto conosciuto del giovane principe e presentato per la prima volta nel 2008 presso la Sala di Augusto nella sede del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo, è considerato tra i maggiori capolavori della prima età augustea.         .

Silvana Lazzarino

LA DINASTIA GIULIO CLAUDIA VIENE RIUNITA

CON I CALCHI IN GESSO DEI RITRATTI DEI NIPOTI DI AUGUSTO

Museo dell’Ara Pacis

Lungotevere in Augusta, Roma

Orario: tutti i giorni dalle ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it

dal 17 maggio 2017

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Luigi Ontani tra ironia e leggerezza

LUIGI ONTANI A ROMA A PALAZZO CARPEGNA CON UNA MOSTRA PER RIPERCORRERE  IL VIAGGIO DELL’UOMO TRA IRONIA E LEGGEREZZA

Un viaggio nel tempo a scoprire come aspetti del passato possano entrare nel presente per ricreare nuove espressioni in cui convivono arte antica e moderna, si riscoprono nelle opere intense e avvolgenti di LUIGI ONTANI artista di fama internazionale che costantemente utilizzando le diverse espressioni dell’arte tra pittura e scultura, installazione e video con l’utilizzo anche di arie musicali, intreccia mito, leggenda e aspetti allegorici con l’originalità del contemporaneo. Un viaggio con cui attraversa luoghi, culture vicine e lontane tra occidente e oriente, recuperando diversi loro aspetti per riproiettarli in contesti reali e ordinari conferendo agli stessi nuova espressione.

A questo mago dell’arte, provocatore e capace di trasformare la percezione della realtà in altro rispetto all’ordinario e capace di fermare il tempo della storia dell’uomo anche per un attimo fissandolo nel tessuto visivo e percettivo dei suoi lavori, è dedicata la mostra che si inaugura il 17 maggio a Roma presso la sede dell’ Accademia Nazionale di San Luca Palazzo Carpegna, (piazza dell’Accademia di San Luca 77) dove resterà aperta fino al 22 settembre 2017.

La mostra LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico che vuole essere un omaggio all’artista per ricordare l‘assegnazione avuta nel 2015 del Premio Presidente della Repubblica 2015, presenta circa sessanta opere che sottolineano i momenti più significativi del suo percorso, allestite lungo i tre piani del palazzo che creano un dialogo con le opere delle collezioni storiche.

Si procede dai tableaux vivants dell’artista, iconografie viventi che Ontani assume su di sé come simulacri, prendendo le sembianze di figure storiche, mitologiche, letterarie e popolari tra cui Leonardo, Raffaello, San Luca; si passa poi alle fotografie ritoccate a mano, per soffermarsi sulle opere legate ai ricordi dei suoi viaggi e soggiorni in Oriente (dal 1972 ad oggi), in cui la sua poetica risente dei colori e delle tradizioni di quei luoghi.

Luigi Ontani mostra a Roma Palazzo Carpegna

Agli anni Ottanta fanno riferimento tematiche legate alle maschere e all’ibridazione di idoli espresse con la realizzazione di diverse sculture facendo uso di materiale, quali la cartapesta, il legno, la ceramica e il vetro di Murano, Il percorso rivela poi le Anamorpose (foto lenticolari realizzate dal 2000 ad oggi), per giungere agli elementi di arredo in ceramica e vetro, e concludersi con la serie delle ErmEstEtiche, dei Canopi e dei BellimBusTi realizzati in ceramica.

Un viaggio a rintracciare l’identità dell’uomo attraverso le potenzialità offerte dall’arte che ridisegna le maschere del mondo con cui reinventare la vita tra mitologia e classicità, sogno e mistero, e a ripercorrere quanto realizzato dall’uomo con quella leggerezza che sfuma nell’ironia. Il catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato in occasione della mostra presenta un testo critico di Ester Coen, un’ampia intervista di Hans Ulrich Obrist e contributi di scrittori quali Aurelio Picca e Emanuele Trevi, unitamente ad una selezione di testi di Francesca Alinovi, Goffredo Parise, cui l’artista è particolarmente legato, e una poesia inedita di Valentino Zeichen. All’inaugurazione del 17 maggio sarà presente l’artista.

Silvana Lazzarino

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico

Accademia Nazionale di San Luca

Palazzo Carpegna, piazza dell’Accademia di San Luca 77, Roma

Inaugurazione 17 maggio 2017 ore 18

17 maggio-22 settembre 2017

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GLI ALBERI RINASCONO CON EUGENIA SERAFINI

GLI ALBERI DI EUGENIA SERAFINI CON I LORO MICROCOSMI IN MOSTRA A FIRENZE NELLA PERSONALE “ARBOREA ITALIANA” A CURA DI CARLO FRANZA

Con stupore e meraviglia, con passione ed emozione ci si lascia avvolgere dalle rappresentazioni tra visione ed emozione di Eugenia Serafini volte a raccontare dei volti di una natura densa di poesia e solarità che spesso viene dimenticata in questo continuo avanzare di un progresso pronto a  stemperare ogni colore costruendo giungle di cemento. Osservando i suoi dipinti si possono respirare profumi, ascoltare suoni e cogliere i colori di spazi aperti dove la vita prende nuova forma lasciando indietro paure e malinconie.

Gli alberi di Eugenia Serafini
mostra a Firenze

Ad EUGENIA SERAFINI artista, di fama internazionale, che con creatività e sensibilità poetica partendo dalla natura e dai suoi orizzonti racconta dell’uomo e dei suoi percorsi fatti di sogni e speranze, desideri e attese, volgendo l’attenzione in particolare agli alberi, è dedicata la mostra che inaugura a Firenze il prossimo 8 aprile 2017 al Plus Florence- Salone delle Regole alle ore 18.00. Curata dal Prof Carlo Franza, storico dell’arte di fama internazionale e critico del quotidiano “Libero”, l’esposizione ARBOREA ITALIANA che si inserisce entro uno spazio dove è presente il progetto “SCENARI”, attraverso un percorso dove si susseguono immagini di alberi nelle loro diverse sfaccettature e colori, si sofferma su quanto la natura rappresenti un bene prezioso per l’uomo da custodire ora e in futuro, e su come la stessa regali in ogni suo aspetto energia, solarità e armonia chiedendo in cambio solo rispetto. Accanto a questo affiora il bisogno per l’uomo di oggi, sempre più preso dai ritmi frenetici e dai condizionamenti e preconcetti,. di recuperare la magia dell’innocenza e la possibilità di tornare per un attimo ad essere fanciullo.

Gli alberi di Eugenia Serafini
mostra a Firenze

Nata a Tolfa (RM) piccolo e interessante borgo etrusco, e attiva tra Roma e la Toscana, docente presso l’Università della Calabria, all’Accademia di Belle Arti di Carrara e all’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione Visiva di Roma, Eugenia Serafini non è soltanto una pittrice dalla rara sensibilità capace di costruire ponti di speranza dove uomo e natura siano in armonia, ma è anche poeta, performer e installazionista di gran talento e spessore emotivo.

Le sue opere si trovano in collezioni, musei e archivi di diversi paesi quali: Francia, Germania, Egitto, Lituania, Norvegia, Romania, Ucraina, Uruguay, Argentina e molti sono i premi e riconoscimenti ricevuti tra cui i più recenti: “Premio Artista dell’amo” al  Premium International Florence Seven Stars Firenze 2016, la “Targa alla Carriera” dal Comune di Tolfa nel 2014 e il “Leone d’Argento” per la Creatività 2013 alla Biennale di Venezia.

Il colore delicato e deciso della sua arte che racconta dei battiti di una natura permeata dal respiro del vento, dal filtrare dei raggi del sole o dal sottile rumore della pioggia, da forma alle immagini degli alberi, sorta di microcosmi abitati dal mistero della vita. E’ la vita nella sua continua ciclicità che si manifesta in essi guardando all’uomo al suo destino nella sua ricerca di un senso profondo a questa esistenza dove forse si è invitati a guardare dentro se stessi per capire le proprie fragilità da cui ripartire. Gli alberi di Eugenia Serafini da quelli più grandi a quelli più piccoli esprimono libertà, energia e vitalità conducendo chi li guarda a recuperare sogni lontani e dimenticati, desideri sopiti per troppo tempo e finalmente riabbracciati. Nei venti acquerelli su carta in mostra si susseguono alberi dalle chiome azzurre, altri piene di fiori o attraversate da colorate farfalle, e ancora alberi che diventano riparo per le cicogne o altri che animano il mondo di Pan, fino a ritrovare l’albero che prende il posto di una ciminiera. Essi hanno una vita propria diventando custodi di verità e bellezza: sono rifugio per gli animali, da essi germogliano fiori, e attraverso le loro fronde sussurra il vento, mentre per un attimo il tempo si ferma su tanta bellezza di sogni e aspettative per un domani migliore.

Eugenia Serafini

Un viaggio con gli occhi e la mente attraverso gli alberi di Eugenia Serafini per rinascere nei volti di una natura libera sollecitando lo stupore fanciullo di un animo semplice e pieno di attese. Così accanto a LAlbero azzurro, L’Albero del sogno e L’Albero delle cicogne sono Pan ruba l’albero e L’albero e la ciminiera. Alberi che nel loro diventare linee ideali tra la terra e il cielo vogliono quasi legare l’uomo agli elementi della natura stessa di cui egli è parte integrante. Ancorato alla terra mediante radici, l’albero rappresenta l’immagine idealizzata dell’uomo attaccato alle sue origini e allo stesso tempo il suo essere proteso verso l’alto in sintonia con i rami degli alberi.. I rami dell’albero distesi verso il cielo indicano infatti il desiderio dell’uomo di andare oltre le semplici apparenze. Così’ l’albero da una parte simboleggia l’origine di ciò che è stato l’uomo, i suoi sogni e la sua fantasia e ingenuità e dall’altra con la sua chioma protesa verso l’alto rappresenta il futuro ricco di speranza.

Il vocabolario di immagini che questa volta ci consegna con questa mostra” come sottolinea il Prof Carlo Franza: “è la chiave di volta di una metafora antica quanto l’uomo. L’albero del Paradiso terrestre, l’albero della vita, l’albero genealogico, l’albero degli ulivi che attorniavano Cristo nell’orto del Getsemani, l’Albero della Croce, gli alberi cedri del Libano, l’Albero dell’Arca di Noè, l’Albero del sapere, l’Albero del bene e del male, l’Albero dei simboli, senza dimenticare che Platone osservava che l’uomo stesso è “arbor inversa” e cioè le radici sono i capelli, i rami le braccia, poiché è piantato nei cieli”.

Rigogliosi e imponenti gli alberi di Eugenia Serafini esprimono gioia e serenità, vigore ed energia mostrando attaccamento alla terra e desiderio di libertà ad esplorare cosa si celi oltre questa realtà.

Dipinti che poco a poco conducono ad un abbraccio avvolgente e rassicurante con la natura, a suggellare quel legame tra l’individuo e la natura in quanto madre che rassicura e incanta; ma anche un’occasione per riappropriarsi di quelle perdute origini dove tutto ha inizio e intraprendere un nuovo viaggio inaspettato.

Silvana Lazzarino

 

ARBOREA ITALIANA”

mostra di EUGENIA SERAFINI

a cura di Carlo Franza

PLUS FLORENCE – SALONE DELLE REGOLE

Via Santa Caterina d’Alessandria, 15 – 50136 Firenze

tel.+39 0556286347

Inaugurazione 8 aprile 2017 ore 18.00

8 aprile – 19 ottobre 2017

Ingresso libero

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