Mario Fratti l’orgoglio italiano a New York

MARIO FRATT  Il teatro specchio di vita

Capace di restituire attraverso il teatro aspetti intensi e forti legati al tessuto umano e sociale che ripercorrono anche la storia a lui contemporanea, MARIO FRATTI, grande drammaturgo, scrittore e saggista, restituisce ai suoi personaggi autenticità nel loro essere vittime e carnefici di un destino predefinito dove spesso si sentono in trappola. Con pennellate asciutte e dirette Mario Fratti descrive nei suoi testi teatrali la vita nelle sfaccettature più complesse tra passioni, drammi, gelosie e vendette, entro cui gli stessi personaggi sono chiamati a confrontarsi passando da momenti di angoscia e smarrimento ad altri in cui l’ottimismo sembra possibile. Nato il 5 luglio del 1927 a L’Aquila, Mario Fratti si è presto

Mario Frattti

accostato al teatro dando prova di un talento straordinario riconosciuto a livello internazionale. Dopo un breve periodo tra i partigiani antifascisti, dopo la laurea presso la Ca’ Foscari di Venezia in Lingue e Letterature Straniere, si orienta al radiodramma e al romanzo, per decidere poi di scrivere unicamente per il teatro. Poco apprezzato in Italia, è in America a New York, dove giunge nel 1963, che trova riconoscimenti e il successo e dove decide di restare rientrando per varie occasioni in Italia.

Accanto al teatro si è dedicato alla docenza presso la prestigiosa Columbia University e poi all’Hunter College, dove ha insegnato fino al 1994. Oltre cento i testi da lui scritti e tradotti in venti lingue e rappresentati in tutto il mondo in 600 teatri. Opere che dal Suicido al Terrorista, dalla Gabbia agli Amanti, da Eleonora Duse a La vittima, dai Missionari a Brooklyn e Hugo, ispirata a Hugo Chavez, hanno risuonato e risuonano come una denuncia sociale in particolare soffermandosi sul divario sociale tra ricchi e poveri, in nome della giustizia sociale e dell’uguaglianza. Diretta e pungente la sua scrittura che in parte si richiama a quella di Luigi Pirandello e a Brecht, ha dato vita a storie lontane e vicine dove si snodano ingiustizie e ipocrisie, paure e speranze e dove l’uomo è sempre più solo con il proprio destino, incapace di guardare dentro se stesso e sempre più portato a utilizzare maschere, incapace di aprirsi al mondo che lo giudica e lo tiene in “gabbia”.

Mario Fratti e Goffredo Palmerini

Mario Fratti tra gli autori italiani più rappresentati in tutto il mondo ha scritto diverse commedie di cui va ricordata “Nine” ispirata al film di Fellini “Otto e mezzo” diventata un musical di grande successo con duemila repliche nei teatri di Broadway e poi un film con la regia di Rob Marshall. Numerosi sono stati i premi e i riconoscimenti ricevuti nella sua carriera tra cui il premio Rosso di San Secondo, Selezione O’ Neil, il Richard Rogers e sette “Tony Award”. Da sottolineare il riconoscimento per il successo raggiunto e il prestigio reso alla sua città natale, l’Aquila,  e all’Abruzzo consegnatogli dal Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo Giuseppe Di Pangrazio in occasione dei festeggiamenti per i suoi 90 anni lo scorso 5 luglio 2017 all’Aquila accolto dalle autorità e dal calore di amici e colleghi. Ad accompagnare la targa con un medaglione tondo di bronzo è la pergamena su cui sono state incise le seguenti parole: “ a Mario Fratti drammaturgo insigne e docente universitario emerito punto di riferimento della Cultura italiana negli Stati Uniti d’America il Consiglio Regionale d’Abruzzo in segno di ammirazione e gratitudine per l’onore e il prestigio che in ogni angolo del mondo Egli rende all’Abruzzo sua terra d’origine”.

Silvana Lazzarino

 

INTERVISTA A MARIO FRATTI

  1. Come nasce la passione per il teatro?

A partire da quanto accade nella vita dove sempre più si assiste a dialoghi e conflitti tra le persone.. Il teatro è un mezzo privilegiato per raccontare la vita.

  1. Quali gli autori della storia del teatro internazionale cui si è ispirato maggiormente e perché?   Pirandello e Bertolt Brecht per i loro testi impegnati dove l’uomo è posto al centro di diverse problematiche.

3.Che ricordo ha del suo esordio nella scrittura teatrale?

Ho esordito nel 1962 con l’atto unico il “Suicidio” al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

  1. Ha ricevuto qualche apprezzamento?

Lee Strasberg rimase molto colpito dalla rappresentazione. Grazie a lui ebbi l’occasione di rappresentarlo a New York all’Actor’s Studio e fu un successo anche per la perfetta messa in scena e l’ottima interpretazione degli attori.

5. Come mai ha deciso di trasferiti negli stati Uniti e in particolare a New York? Cosa l’ha colpita di questa straordinaria città e cosa l’ha spinta a restare?

Ho scelto di restare per la grande opportunità che questa città mi offriva.

  1. Le sue opere teatrali sottolineano la condizione dell’uomo di oggi, ma anche di 50 anni fa: un uomo chiuso nella propria solitudine incapace di manifestarsi per come è, sospeso tra essere e apparire. Tematiche queste che ritroviamo in altri grandi drammaturghi quali Pirandello. Quale aspetto della drammaturgia di Pirandello l’ha colpita?

La maschera, perché portiamo tutti una maschera.

7. “La Gabbia” tra i suoi maggiori successi è un dramma che parla della follia. Quali i punti di riferimento per il soggetto?

Mi sono ispirato ad un caso vero.

8. Di che parla?

Di una donna che salva un uomo sensibile che vive rinchiuso in una gabbia.

  1. Quale l’opera cui tiene di più e perché?

Non ce ne è una in particolare, sono orgoglioso di tutte perché sincere.

  1. Mi può parlare del Premio Magna Grecia Latina – New York?

Questo premio è stato creato con la collaborazione della famosa pittrice Milena Petrarca per unire le due culture.

11.Come ha incontrato Milena Petrarca presidente del Premio Magna Grecia a Latina?

L’ho incontrata al premio. E’ una grande artista e l’ammiro molto.

  1. Mi parli del Premio Fratti.

E’ stato creato per premiare i giovani di talento.

  1. In che modo ha contribuito alla diffusione del teatro italiano a New York?

Organizzando spettacoli e letture drammatiche invitando artisti e autori italiani.

  1. Quale il messaggio di fondo presente nella sua opera e cosa vuole sottolineare?

Il bisogno di collaborazione tra le persone.

  1. Lei è per un’uguaglianza sociale in cui a tutti sia data la possibilità di vivere dignitosamente e questo lo ha fatto presente nei suoi testi. Nessuno, almeno penso ha trattato questo argomento in modo così diretto arrivando con semplicità al pubblico.

Anche Cristo e Marx sono stati chiari e diretti nel parlare di uguaglianza e spirito di solidarietà.

  1. Il mestiere di attore permette di fuggire da se stessi e entrare in altre vite. Cosa pensa a riguardo?

Il recitare permette all’attore di vivere intensamente diverse sfaccettature della vita ogni volta che interpreta un ruolo sulla scena.

  1. Ha avuto modo di conoscere anche Tennesee Williams grande drammaturgo e scrittore. Come vi siete incontrati?

E’ stato facile incontrarci e conoscerci dato che abitiamo nello steso edificio e spesso abbiamo parlato dei suoi testi.

  1. Ha mantenuto un legame con la sua città natale L’Aquila?

Torno all’Aquila sempre volentieri e almeno una volta l’anno. E’ come aver mantenuto un legame tra le mie origini e l’universo americano grazie anche a spettacoli e rappresentazioni vissute come scambio culturale tra la compagnia americana e quella dell’Aquila.

19. Le sue rappresentazioni riempiono tutti i teatri del mondo dalla Russia alla Spagna, dalla Repubblica Cieca a Cuba, fino in Finlandia e in Cina. Una soddisfazione davvero grande anche per il messaggio che la sua opera racchiude: quello della lotta di classe. Me ne parli e quale il lavoro che meglio incarna questa tematica?

Sicuramente la “Vedova Bianca” dove si parla di mafia.

  1. Oltre a commedie e musical ha scritto anche un romanzo “Diario proibito” che non è stato capito perché considerato antifascista. Come mai?

Perché non volevano che si parlasse di crimini fascisti.

  1. Il suo teatro è semplice, essenziale e arriva al pubblico giocando sull’imprevedibilità e sulla sorpresa. Quale il segreto del suo successo?

Parto dalla conclusione di una storia e questo mi permette di sviluppare bene il mio lavoro.

  1. Ha scritto davvero molto e sempre con passione e spirito critico. Le sue commedie continuano a riscuotere successo ad ogni rappresentazione in tutto il mondo. A novant’anni Mario Fratti ha ancora un sogno da realizzare?

Voglio scrivere altri testi positivi e ottimisti.

Silvana Lazzarino

Silvana Lazzarino

Giornalista e poetessa. E- mail: sissilazza@virgilio.it

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GLI ALBERI RINASCONO CON EUGENIA SERAFINI

GLI ALBERI DI EUGENIA SERAFINI CON I LORO MICROCOSMI IN MOSTRA A FIRENZE NELLA PERSONALE “ARBOREA ITALIANA” A CURA DI CARLO FRANZA

Con stupore e meraviglia, con passione ed emozione ci si lascia avvolgere dalle rappresentazioni tra visione ed emozione di Eugenia Serafini volte a raccontare dei volti di una natura densa di poesia e solarità che spesso viene dimenticata in questo continuo avanzare di un progresso pronto a  stemperare ogni colore costruendo giungle di cemento. Osservando i suoi dipinti si possono respirare profumi, ascoltare suoni e cogliere i colori di spazi aperti dove la vita prende nuova forma lasciando indietro paure e malinconie.

Gli alberi di Eugenia Serafini
mostra a Firenze

Ad EUGENIA SERAFINI artista, di fama internazionale, che con creatività e sensibilità poetica partendo dalla natura e dai suoi orizzonti racconta dell’uomo e dei suoi percorsi fatti di sogni e speranze, desideri e attese, volgendo l’attenzione in particolare agli alberi, è dedicata la mostra che inaugura a Firenze il prossimo 8 aprile 2017 al Plus Florence- Salone delle Regole alle ore 18.00. Curata dal Prof Carlo Franza, storico dell’arte di fama internazionale e critico del quotidiano “Libero”, l’esposizione ARBOREA ITALIANA che si inserisce entro uno spazio dove è presente il progetto “SCENARI”, attraverso un percorso dove si susseguono immagini di alberi nelle loro diverse sfaccettature e colori, si sofferma su quanto la natura rappresenti un bene prezioso per l’uomo da custodire ora e in futuro, e su come la stessa regali in ogni suo aspetto energia, solarità e armonia chiedendo in cambio solo rispetto. Accanto a questo affiora il bisogno per l’uomo di oggi, sempre più preso dai ritmi frenetici e dai condizionamenti e preconcetti,. di recuperare la magia dell’innocenza e la possibilità di tornare per un attimo ad essere fanciullo.

Gli alberi di Eugenia Serafini
mostra a Firenze

Nata a Tolfa (RM) piccolo e interessante borgo etrusco, e attiva tra Roma e la Toscana, docente presso l’Università della Calabria, all’Accademia di Belle Arti di Carrara e all’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione Visiva di Roma, Eugenia Serafini non è soltanto una pittrice dalla rara sensibilità capace di costruire ponti di speranza dove uomo e natura siano in armonia, ma è anche poeta, performer e installazionista di gran talento e spessore emotivo.

Le sue opere si trovano in collezioni, musei e archivi di diversi paesi quali: Francia, Germania, Egitto, Lituania, Norvegia, Romania, Ucraina, Uruguay, Argentina e molti sono i premi e riconoscimenti ricevuti tra cui i più recenti: “Premio Artista dell’amo” al  Premium International Florence Seven Stars Firenze 2016, la “Targa alla Carriera” dal Comune di Tolfa nel 2014 e il “Leone d’Argento” per la Creatività 2013 alla Biennale di Venezia.

Il colore delicato e deciso della sua arte che racconta dei battiti di una natura permeata dal respiro del vento, dal filtrare dei raggi del sole o dal sottile rumore della pioggia, da forma alle immagini degli alberi, sorta di microcosmi abitati dal mistero della vita. E’ la vita nella sua continua ciclicità che si manifesta in essi guardando all’uomo al suo destino nella sua ricerca di un senso profondo a questa esistenza dove forse si è invitati a guardare dentro se stessi per capire le proprie fragilità da cui ripartire. Gli alberi di Eugenia Serafini da quelli più grandi a quelli più piccoli esprimono libertà, energia e vitalità conducendo chi li guarda a recuperare sogni lontani e dimenticati, desideri sopiti per troppo tempo e finalmente riabbracciati. Nei venti acquerelli su carta in mostra si susseguono alberi dalle chiome azzurre, altri piene di fiori o attraversate da colorate farfalle, e ancora alberi che diventano riparo per le cicogne o altri che animano il mondo di Pan, fino a ritrovare l’albero che prende il posto di una ciminiera. Essi hanno una vita propria diventando custodi di verità e bellezza: sono rifugio per gli animali, da essi germogliano fiori, e attraverso le loro fronde sussurra il vento, mentre per un attimo il tempo si ferma su tanta bellezza di sogni e aspettative per un domani migliore.

Eugenia Serafini

Un viaggio con gli occhi e la mente attraverso gli alberi di Eugenia Serafini per rinascere nei volti di una natura libera sollecitando lo stupore fanciullo di un animo semplice e pieno di attese. Così accanto a LAlbero azzurro, L’Albero del sogno e L’Albero delle cicogne sono Pan ruba l’albero e L’albero e la ciminiera. Alberi che nel loro diventare linee ideali tra la terra e il cielo vogliono quasi legare l’uomo agli elementi della natura stessa di cui egli è parte integrante. Ancorato alla terra mediante radici, l’albero rappresenta l’immagine idealizzata dell’uomo attaccato alle sue origini e allo stesso tempo il suo essere proteso verso l’alto in sintonia con i rami degli alberi.. I rami dell’albero distesi verso il cielo indicano infatti il desiderio dell’uomo di andare oltre le semplici apparenze. Così’ l’albero da una parte simboleggia l’origine di ciò che è stato l’uomo, i suoi sogni e la sua fantasia e ingenuità e dall’altra con la sua chioma protesa verso l’alto rappresenta il futuro ricco di speranza.

Il vocabolario di immagini che questa volta ci consegna con questa mostra” come sottolinea il Prof Carlo Franza: “è la chiave di volta di una metafora antica quanto l’uomo. L’albero del Paradiso terrestre, l’albero della vita, l’albero genealogico, l’albero degli ulivi che attorniavano Cristo nell’orto del Getsemani, l’Albero della Croce, gli alberi cedri del Libano, l’Albero dell’Arca di Noè, l’Albero del sapere, l’Albero del bene e del male, l’Albero dei simboli, senza dimenticare che Platone osservava che l’uomo stesso è “arbor inversa” e cioè le radici sono i capelli, i rami le braccia, poiché è piantato nei cieli”.

Rigogliosi e imponenti gli alberi di Eugenia Serafini esprimono gioia e serenità, vigore ed energia mostrando attaccamento alla terra e desiderio di libertà ad esplorare cosa si celi oltre questa realtà.

Dipinti che poco a poco conducono ad un abbraccio avvolgente e rassicurante con la natura, a suggellare quel legame tra l’individuo e la natura in quanto madre che rassicura e incanta; ma anche un’occasione per riappropriarsi di quelle perdute origini dove tutto ha inizio e intraprendere un nuovo viaggio inaspettato.

Silvana Lazzarino

 

ARBOREA ITALIANA”

mostra di EUGENIA SERAFINI

a cura di Carlo Franza

PLUS FLORENCE – SALONE DELLE REGOLE

Via Santa Caterina d’Alessandria, 15 – 50136 Firenze

tel.+39 0556286347

Inaugurazione 8 aprile 2017 ore 18.00

8 aprile – 19 ottobre 2017

Ingresso libero

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