Bruno Sacco: il ritratto di Artemisia alla libreria Hora Felix a Roma

Il suo libro “ARTEMISIA E GLI OCCHI DEL DIAVOLO” la presentazione a Roma alla libreria Hora Felix il 27 aprile 2019

Protagonista della scena artistica della prima metà del XVII secolo, pittrice e intellettuale dal talento straordinario,, ARTEMISIA GENTILESCHI,  ambiziosa e intraprendente, antesignana dell’affermazione delle attitudini femminili, ha fatto propri gli  insegnamenti dei suoi contemporanei e degli antichi maestri scultori e pittori per restituire una pittura dallo stile versatile e mutevole di grande forza espressiva come si evince ad esempio in capolavori quali:  “Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, “Ester e Assuero” del Metropolitan Museum di New York, “l’Autoritratto” come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut.

Grazie al suo talento e ad un carattere determinato e senza scrupoli  Artemisia Gentileschi (Roma, 8 luglio 1593 – Napoli, 14 giugno 1653), nel suo percorso umano e professionale tra sofferenze e successi, tradimenti e attimi di respiro è riuscita giovanissima ad entrare all’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze, a superare le violenze familiari, le difficoltà economiche; sostenuta dall’amore del suo amante il nobile Francesco Maria Maringhi, fedele compagno di una vita.

Dopo gli inizi presso la bottega paterna a Roma dove da prova di un talento innato, per il ritratto e la resa realistica nei gesti, grazie anche all’assimilazione di certi aspetti della pittura romana di quegli anni come la luce drammatica e gli scorci intimi, giunge a Firenze dove non solo è la prima donna ad entrare all’Accademia del Disegno, ma riceve diverse committenze ampliando il suo linguaggio con forme più eleganti e raffinate sulla scorta del Cigoli e dell’Allori. Seguono gli anni romani dove risente dell’influenza di Simon Vouet con il preziosismo cromatico che fa interagire con aspetti naturalistici del de Ribera.

A ripercorrere la sua avvolgente vicenda è il romanzo dello scrittore e poeta Bruno Sacco, nato a Portici (Napoli) docente in materie letterarie presso il liceo di Portici Filippo Silvestri, che si è dedicato con passione e professionalità a restituire il vero volto di Artemisia donna coraggiosa e pronta a farsi strada in un mondo, come quello delle arti, in cui la figura maschile era sempre in prima linea.

L’opera di Sacco “ARTEMISIA E GLI OCCHI DEL DIAVOLOedita da Kairòs (2017) che prende il via dagli anni napoletani quando la pittrice è già nota altrove come a Firenze, verrà presentato a Roma alla Libreria Hora Felix (in Via Reggio Emilia 89) il 27 aprile alle ore 17.00. L’incontro che vede come moderatrice la Presidente Iplac Maria Rizzi, scrittrice di gialli di successo, avrà quali relatori Paolo Buzzacconi e Valeria Bellobono, mentre le letture saranno affidate all’attrice Leda Conti con all’attivo diversi successi televisivi e teatrali.

Sulle orme del suo mito Caravaggio, nella primavera del 1630 Artemisia giunge a Napoli per aprirsi a nuove esperienze d’arte e di vita. Viene a contatto con una città ricca di fervore culturale e di talenti artistici, ma anche preda di una triste decadenza economica e sociale; un luogo dove convivono fasto e miseria,  incontri imprevedibili e inspiegabili apparizioni, illusioni d’amore e torbide manovre di satanismi.

Entro questo scenario si snoda la vicenda umana e artistica  di questa donna sensibile e anticonformista, che vuole rompere coni fantasmi del passato  controverso, recuperando il senso della bellezza dell’amore nell’incontro con un giovane nobile di origine spagnola, poi illusorio non potendo cancellare quel passato che metterà a dura prova la sua dignità di donna e di artista. Ad arricchire la serata gli intermezzi musicali dei fratelli Gelone con musiche del Seicento.

Silvana Lazzarino

Nato a Portici, Bruno Sacco, dopo il suo percorso di studi e la laurea in Lettere con la tesi su Guido Gozzano con la cattedra del critico letterari e filologo Salvatore Battaglia all’Università Federico II di Napoli, si è dedicato per molti anni all’insegnamento di materie letterarie presso il liceo di Portici “Filippo Silvestri”, coltivando parallelamente la scrittura creativa tra poesia e narrativa. La sua raccolta di liriche “Segreti” si è classificata al secondo posto al Concorso Letterario nazionale Città di Castello per la sezione poesia nel 2016 ed è pubblicata dalla casa editrice Luoghi Interiori (2017). Il suo recente romanzo “Artemisia e gli occhi del diavolo”  edito dalla Kairòs (2017) di grande successo è dedicato alla grande artista Artemisia antesignana dell’affermazione del talento femminile, di cui restituisce un’immagine autentica e intensa

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Il Dispari 2017-07-03

Il Dispari 2017-06-26 –  Redazione culturale

Il Dispari 2017-07-03

Editoriale

Natalia Benedetti e Guido Arbonelli “Duo Namaste”

La parola Namaste è originaria di una zona compresa tra l’India e il Nepal ma è utilizzata anche in molte regioni dell’Asia e nell’Australia meridionale.

Essa, pur essendo letteralmente traducibile con “mi inchino a te” in quanto deriva dal sanscrito “namas” (inchinarsi, salutare con reverenza) e “te” (a te), viene comunemente associata ad una valenza spirituale, per cui può forse essere interpretata in modo più completo come un saluto alle qualità divine che sono in te. Unita al gesto di congiungere le mani e chinare il capo, acquisisce l’ulteriore significato di “le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te”.

Ciò può definirne quindi il significato ultimo come un saluto tramite il quale si riconosce la sacralità sia di chi porge il benvenuto sia di chi lo riceve.

Natalia Benedetti e Guido Arbonelli

hanno scelto questo nome per il loro duo di clarinetti e canto, quale augurio di grande simbiosi che vogliono stabilire con i loro ascoltatori.

Ad Ischia ne abbiamo avuto un esempio recente durante la loro esibizione del Natale 2016 durante la quale hanno suonato anche il bellissimo inno “Girotondo di emozioni”, scritto da Guido e cantato da Natalia, dedicato a Ischia con il quale hanno vinto il premio internazionale “Otto milioni” edizione 2016.

Natalia

è anche professore di strumento e direttrice dell’Orchestra della scuola media Cocchi-Aosta e Liceo Jacopone di Todi, mentre Guido, oggi docente al Conservatorio “Cherubini” di Firenze, ha fatto parte di numerose orchestre internazionali quali la NIS simphony orchestra (Serbia), Orchestra Sinfonica di Perugia e dell’Umbria, Arturo Toscanini orchestra, Queen’s College orchestra-Usa, Orchestra Sinfonica di Constanta-Romania, nonché delle orchestre della Rai di Torino e Napoli, ed ha tenuto il corso per Professori d’orchestra presso il Teatro lirico Sperimentale di Spoleto nell’anno 2007.

Guido Arbonelli e Natalia Benedetti

hanno svolto attività concertistica a Ischia fin dagli anni ’80, invitati spesso dal compianto M° Vincenzo Sena.
Inoltre, i due musicisti hanno svolto spesso attività di docenza in masterclasses nei vari comuni dell’isola d’Ischia.
Di conseguenza, l’Isola, con il suo sole e calore, mare e amore è da sempre rimasto nel cuore del Duo tanto quando, in internet, trovano la notizia del premio letterario Made in Ischia “Otto milioni” organizzato dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ne rimangono attratti fino al punto di scrivere la canzone “Girotondo di Emozioni”che ora va n giro per il mondo con i loro concerti.

Bruno Mancini

Il Dispari 2017-07-03

IL DOPPIO E LA COPIA CON CARAVAGGIO NEL PATRIMONIO DEL F. E .C.

Avvolgente e provocatoria, intensa e eloquente nel realismo con cui cattura fatti, atmosfere sacre e profane, e in quei contrasti unici di luci ed ombre che restituiscono allo spazio e alle figure un profondo realismo, l’opera del Caravaggio figura tra le più importanti nello scenario dell’arte del Seicento, apre ad un nuovo modo di percepire e sentire la vita nel suo scorrere con drammi e passioni, misteri e verità.

A parlare sono i suoi personaggi sia legati alla mitologia, sia al sacro o al profano, senza dimenticare le splendide nature morte dove il taglio di luce esalta ogni dettaglio accarezzando un nuovo modo di restituire spazi ordinari che diventano straordinari.
Caravaggio, tanto studiato da storici dell’arte e critici, tra cui Rossella Vodret, maggiore esperta al mondo di questo straordinario artista, è al centro della mostra in corso fino al 16 Luglio presso gli spazi di Palazzo Barberini a Roma.

Giulia Silvia Ghia,

in occasione dei trent’anni del F.E.C. (Fondo edifici di culto) presenta “Il Doppio e la Copia” quattro dipinti, o meglio due coppie di dipinti messi a confronto, due di certa mano caravaggesca e gli altri copie antiche che ritraggono rispettivamente San Francesco in meditazione del 1606 e La Flagellazione di Cristo del 1607.
Due tematiche di forte impatto emotivo e visivo, legate al sacro che Caravaggio restituisce con quegli squarci di luci che si aprono attraverso zone scure a rappresentare da una parte la meditazione sulla morte e dall’altra l’accettazione della flagellazione

I dipinti con San Francesco

in meditazione –l’uno proveniente dalla chiesa di San Pietro a Carpineto Romano e in deposito alle Gallerie Nazionali di Arte Antica e l’altro proveniente dalla chiesa romana di Santa Maria della Concezione (nota come Chiesa dei Cappuccini)– sono stati per anni al centro di una complessa vicenda attributiva conclusasi, dopo operazioni di restauro e ricerche tecniche eseguite – contestuali e parallele – su entrambi i dipinti, con l’attribuzione dell’originale alla tela proveniente dalla chiesa di San Pietro a Carpineto, oggi in deposito presso Palazzo Barberini.

La copia della pala del Caravaggio con la Flagellazione di Cristo, proveniente dal Museo di Capodimonte di Napoli che fu commissionata al Merisi dalla famiglia De Franchis, e collocata nella loro cappella nella chiesa di San Domenico, è stata attribuita al noto copista di Caravaggio, Andrea Vaccaro collocata oggi nella cappella del Rosario di San Domenico.

Nel dipinto di San Francesco

in meditazione (1606)in cui il frate è raffigurato con in mano un teschio e davanti un tronco su cui poggia una croce, la novità iconografica è proprio il teschio qui ad indicare la precarietà della vita di fronte all’ineluttabilità della morte, anticipando il motivo delle vanitas nature morte in cui accanto a fiori, frutta, o strumenti musicali e libri appare anche un teschio.
Nella Flagellazione, il Cristo, legato alla colonna dai tre aguzzini, si prepara a sopportare il dolore senza mostrare gesti strazianti ed è reso nella sua vulnerabilità come qualsiasi essere umano.
Un’opera del Caravaggio “I musici” del 1595 è esposta fino al 16 luglio a Napoli presso Palazzo Zevallosa Stigliano in via Toledo e in essa sono rappresentati quattro giovani suonatori in concerto, una sorta di allegoria di Amore e Musica.

Silvana Lazzarino

Grande successo per la mostra di Milena Petrarca vincitrice del premio “Otto milioni” 2017

Grande successo per la mostra di Milena Petrarca a Pozzuoli, sua terra natia, dedicata ad Artemisia Gentileshi.

Infatti, inaugurata il 15 Giugno ne era prevista la durata fino al 30, ma il notevole interesse suscitato nel pubblico e nella critica ne hanno consigliata la proroga per un altro mese!
Così sarà possibile visitarla tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 23 nella sede del Bistrò-Galleria-Apotecha—Art Port in via Solfatare 131/133.
Organizzata dal Dott. Nicola Fasano art tutor scopritore di Milena quando lei aveva solo 15 anni, tra i dipinti più significativi spicca “Il volto di Artemisia – omaggio di Milena”.
Affiancate a Milena Petrarca espongono anche le pittrici Rosalia Tortorelli e Veronica Longo.

Pietrantonio Di Lucia, noto critico d’arte, ha scritto:

All’orizzonte uno sfumato tra leonardesco e seicentesco.” e poi “Oggi la pittrice Milena Petrarca dipinge nello sfondo un paesaggio fantasioso e un tantino partenopeo a marcare la sua origine in quel di Napoli, città del canto, della musica e dell’Arte. Quel paesaggio è dato relativo e mai realistico oggettivo; è presente e passato; è oggi e storico periodo che vide le peripezie e i capolavori della bella Artemisia… ma è pure il paesaggio evanescente, prospettiva aerea di Leonardo. Quanta storia puoi leggere in quel dipinto di paesaggio!”

Silvana Lazzarino ha scritto di lei:

Scultrice e poetessa di grande sensibilità, stilista e ritrattista che dona emozioni oltre il tempo legate all’uomo e alla sua vita tra gioie e malinconie, passioni e speranze, le opere di Milena Petrarca, presenti nei musei italiani e americani ed in prestigiose collezioni americane, francesi, inglesi e cinesi, incantano gli occhi e la mente per quel loro essere sospese tra realtà e sogno, mistero e poesia, avvolte da una luce che traspare da colori ora caldi e accesi, ora freddi e opachi.”

Nata a Pozzuoli nel 1950, vive e lavora a Latina trasferendosi periodicamente anche a New York.
Ha studiato all’istituto d’Arte Filippo Palizzi di Napoli, dove ha conseguito il titolo di maestra d’Arte.
Allieva del grande Scultore Lelio Gelli, è stata docente di discipline pittoriche presso il liceo Artistico di Latina.
Sue composizioni poetiche e sue opere pittoriche faranno parte della nuova Antologia dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” dal titolo “Penne Note Matite”, di prossima pubblicazione, a cura di Bruno Mancini e di Roberta Panizza e con la collaborazione di Silvana Lazzarino, edita da “Il Sextante” di Maria Pia Ciaghi.

Grande successo per Milena Petrarca. Le due Muse

Il Dispari 2017-06-26Il Dispari 2017-06-26

Editoriale 

Rita Cuccaro, che alcuni di voi certamente ricorderanno come mirabile interprete di canzoni classiche italiane durante eventi proposti nella Biblioteca comunale Antoniana diretta da Lucia Annicelli, nell’Hotel Parco Verde della famiglia Buono diretto da Guerino Cigliano e nel ristorante Coquille dell’On. Salvatore Lauro, Rita Cuccaro, dicevo, ha, proprio ultimamente, pubblicato il magnifico CD “Credere all’amore” in cui spicca la canzone “L’amore c’è” scritta dal cantautore italo australiano, Peter Ciani, particolarmente noto e amato qui a Ischia per aver dedicato diverse sue canzoni alla nostra Isola (Ischia Marrana, Ischia Ischia, e l’inno Mare mare dedicato al Comm. Agostino Lauro in occasione del premio di poesia “Otto milioni” sono solo alcuni titoli delle sue canzoni dedicate a Ischia).

Contattata telefonicamente dalla nostra Redazione, Rita Cuccaro ci ha stupiti ed entusiasmati con la bella idea di comunicarci, in anteprima, che ha già iniziato le registrazioni dei brani che faranno parte del suo prossimo album dal titolo provvisorio “I sogni si vivono a Ischia”.

Album in cui ha intenzione di inserire alcune delle canzono scritte dal cantautore siciliano Enzo Salvia, ed in particolare “Coquille” vincitrice del premio musicale “Otto milioni” (presentata in anteprima all’EXPO e al Bookcity di Milano nell’Autunno 2015), e “Nelle bugie dei sogni” anch’essa vincitrice di un’edizione del premio “Otto milioni”.

A questo punto è facile prevedere che Rita Cuccaro sarà invitata a presentare i suoi “lavori” discografici nel Museo Etnografico del mare e che li illustrerà nel modo che le resta più congeniale: Cantando!
Auguri Rita, Ischia ti aspetta!

Silvana Lazzarino al “Giardino segreto dell’anima” in Campinola di Tramonti 

C’è un luogo su questa Terra, e in particolare lungo la Costiera Amalfitana, dove i pensieri diventano parole e i ricordi riaffiorano inattesi a scandagliare sensazioni che il tempo non cancella. è  il “Giardino Segreto dell’anima”, sito a Campinola di Tramonti, custodito come uno scrigno dai coniugi Enza Telese e Antonio De Marco che amorevolmente da oltre quindici anni si dedicano alla manutenzione di questo scenario di piante e fiori, dove i colori e i profumi sono i protagonisti di un concerto unico fatto di sfumature visive ed emotive in cui ritrovare qualcosa di se stessi, del proprio vissuto tra nostalgie e attese, gioie e speranze.

Un giardino botanico sperimentale, dove tra i tanti tipi di fiori si resta incantati dalle 200 piante di rose e dalle molteplici variazioni cromatiche dei glicini.

Ed è proprio all’interno di questo spazio, dall’atmosfera quasi da sogno lontana dalla routine quotidiana, adatto a recuperare il bello e il vero nascosto nelle parole e negli sguardi delle persone -spesso difficile da carpire in contesti lontani dalla natura dove i ritmi della vita scorrono troppo veloci-, che lo scorso 16 giugno 2017 si è svolto l’appuntamento con la poesia e la letteratura all’interno dell’XI edizione di incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Commissione Europea.

Un appuntamento nato in virtù del gemellaggio tra incostieraamalfitana.it di cui è direttore artistico Alfonso Bottone e il “Photofestival Attraverso le Pieghe del Tempo” di cui è direttore artistico Lisa Bernardini che insieme, da circa due anni, portano avanti un percorso dove la cultura diventa occasione per riscoprire le bellezze del territorio nazionale.

La serata, accanto all’assegnazione del premi per il terzo Concorso Nazionale di Poesia “Il Giardino segreto dell’anima” alla presenza della presidente di giuria Sonia Giovannetti, ha visto “Incontri d’autore” con la poetessa Silvana Lazzarino e gli scrittori Simonetta Bumbi e Ugo De Angelis intervistati da Alfonso Bottone.

Antonino Giordano, Gerardo Pagano e Maria Antonietta Rotter, classificati rispettivamente al primo al secondo e al terzo posto, dopo essere stati invitati da Alfonso Bottone a parlare delle proprie emozioni legate alle loro opere hanno ricevuto il premio da Antonio De Marco ed Enza Telese.

L’attrice Vania De Angelis ha letto le opere premiate regalando forti emozioni con un’interpretazione che ha commosso il pubblico presente.

La scrittrice Simonetta Bumbi con il suo “Iostoconletartarughe” (Emigli) ha fatto emergere la durezza della vita che spesso porta dolore e sofferenza.

La “nostra” Silvana Lazzarino, Socia dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” e valentissima opinionista della Redazione culturale di questo quotidiano “Il Dispari” diretto da Gaetano Di Meglio, ha presentato la sua raccolta poetica Oltre le immagini tra visione ed  emozione” (Pagine) in cui dipinge le emozioni della vita.

Non solo della sua, ma la vita in chiave universale toccando ricordi passati e presenti attraverso i luoghi più nascosti e intimi che la natura regala nei suoi volti ora solari, ora abitati dalla notte.

Ha chiuso l’interessante serata l’architetto e scrittore Ugo De Angelis con il libro “In quella foto c’è Maria” (Nane) con il quale ha restituito una visione storica e sociale ai personaggi e ai fatti, accaduti nel mese di Luglio del 1902 alle Ferriere di Conca, che portarono al martirio della piccola Maria Goretti..

Bruno Mancini

La filosofia e il filosofo

 La filosofia è ricerca della verità?
Esiste o non esiste una verità assoluta?
La verità va ricercata, sempre.
Il nostro cervello  lavora e non si appiattisce mai, è sempre alla ricerca di realtà da scoprire, è  motore sempre in funzione, che viaggia dalla nascita ed è in continuo movimento fino all’esaurirsi della sua energia.
Il pensiero che produce subisce continue evoluzioni ed elabora sempre qualcosa di diverso, spesso tenta di volare, per andare oltre l’assoluto, ma poi deve fermarsi e rientrare.

Se è vero che la filosofia è ricerca continua, allora la troviamo nella vita semplice di tutti i giorni.
La filosofia è pensiero, mobile e nobile,nche si modifica costantemente col passare degli anni. Filosofare è ricercare.
Questo è normale anche in un bambino, che non conosce ancora il mondo, il significato delle  stelle, della luna, del  sole e dell’universo che lo circonda e non è interessato ancora alla ricerca più profonda, ma è sempre impegnato a scoprire il nuovo ed ha voglia di apprendere, di sapere e di migliorare.

Questa è filosofia.

Ma allora il bambino è il vero filosofo?
Dunque, se noi riusciamo a conservare quel bambino dentro di noi, possiamo sperare di filosofare tutta la vita?
Dobbiamo augurarci che l’uomo dia più spazio al bambino che ha dentro, per sperare di vedere un mondo migliore.
Tutti i padri della filosofia, da Talete a Platone, ad Aristotele, a Socrate, a Pitagora e fino ai pensatori odierni, hanno espresso il loro pensiero, ma nessuno ha scoperto quello che cercava.
Una verità è certa e sicura: “Ognuno di noi, preso isolatamente, non vale nulla”, è ciò che sostiene il filosofo Aldo Masullo ed è, a mio avviso, una grande verità, è frutto della saggezza di un grande studioso.

La filosofia, dunque, è per l’uomo, fin dalla nascita, ricerca del vero, del nuovo,del suo simile, del suo spirito, della sua anima, della sua natura e dell’impossibile.

Ma allora, senza fare confusione con la fede, anche la religione è filosofia o potremmo definirla tale?
Dagli inizi della storia dell’umanità a tutt’oggi la scienza ha raggiunto moltissimi traguardi, ma l’uomo non ha scoperto la verità che cercava.
Spesso individuiamo nelle persone sagge, nel linguaggio, nel modo di fare, di pensare, di vivere, nel modo di sdrammatizzare, un filosofare perpetuo.

È uno stile di vita semplice, è un modo di vedere le cose, un po’ alla buona, non esasperato.
Si accentuano il comportamento e il linguaggio filosofico più avanti negli anni, con la maturità, con l’esperienza della vita, con l’andare verso gli altri, con la conoscenza e se si ha un poco di cultura in più, questo aiuta maggiormente nel relazionarsi al prossimo, aiuta a vivere e può essere di aiuto anche a chi ci sta vicino.

Il percorso della vita di ognuno di noi può essere breve o può essere lungo, io so quanto tempo ho vissuto, ma non quanto tempo vivrò ancora, questo non lo sa nessuno di noi, è il mistero della vita, ma so che l’impegno della ricerca è stato forte e che alla fine non ha prodotto i risultati sperati. L’uomo si è accorto sicuramente di avere scoperto solo un mondo bellissimo, che non ha saputo godere, apprezzare e proteggere.
Napoli, Marzo 2017
Adolfo Giuliani

Pietro Lapiana

Tra pensieri e sentimenti vagando

Poeta sensibile alle tematiche giovanili in quanto ha svolto l’attività di insegnante per 25 anni nelle Scuole Elementari Statali e per oltre dieci anni è stato docente di Italiano e Storia negli Istituti Tecnici e Professionali,  Pietro Lapiana ha collaborato, come corrispondente, con vari giornali e riviste, tra cui “Cronache Italiane”.

Ha conseguito notevoli premi letterari.

Concordo con il poeta che gli affetti familiari costituiscono il fulcro dell’esistenza.
La sofferenza per la morte della madre non è stato mitigata con la sua poesia, nonostante che sia passato mezzo secolo dal tragico giorno e la scomparsa del padre è stata dolore incolmabile e le sue emozioni nefaste si trovano nei suoi versi.
Toccante la sua poesia:

Mio padre

Era parco di lodi e carezze
ma immenso il suo amore,
abbondava di tenerezze
celate nei recessi del cuore…
Non faceva mai mancare niente,
sopportava sacrifici e privazioni,
all’occasione si mostrava indulgente
pur di assecondare le loro aspirazioni…
Onusto di malanni più che d’età diede l’addio,
l’ultimo brindisi con i suoi cari a Capodanno,
poi una sincope nefasta lo involse nell’oblio,
solo e in silenzio, forse capì che la vita è inganno.
Era mio padre.

La sua anima poetica la troviamo in questi versi

… E scrivo

Meditabondo,
illuminato
da lampi di luce,
raccolgo parole
dal profondo
del cuore,
e scrivo.

Presidente della sede operativa di Sermoneta con competenza su tutta la Provincia di Latina per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, nonché Presidente delegato Regione Lazio per conto dell’Accademia Internazionale “Arte e Cultura di Michelangelo Angrisani”.

l Dispari 2017-06-19

Il Dispari 2017-06-19

Editoriale

Ilde Consales, mi ha scritto:
Carissimo Bruno, ti ringrazio infinitamente!!
Sono onoratissima di essere anche io sui vostri siti!!!!..”,

po ha scritto ai suoi amici:
…con mia grande sorpresa e con tanta gratitudine verso lo scrittore Bruno Mancini, che ha voluto dedicare sui siti di Ischia emmegiischia.com e ildispari24.it/it/, uno spazio alla mia persona, e al M° Santina Amici, che ci ha messi in contatto.
Assieme daremo vita a stimolanti attività culturali, in cui le musiche del M° Roberto Prandin e i versi di Bruno Mancini e dei poeti che seguono i progetti artistici Made in Ischia promossi dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”saranno i protagonisti.
Il pensiero vola anche ai miei cari e agli amici con cui condivido tanti bei ricordi dell’Isola Verde: Erika Russo, Ezio Russo, Marcella Franchini, Raffaele Giusto, Ivana Pomicino, Manuela Pomicino.”,

e di nuovo ha scritto a me:
“Che straordinaria sinergia di talenti! Sono felice ed emozionata di entrare nella vostra grande famiglia! Grazie infinite, caro Bruno Mancini!”

Ma chi è Ilde Consales?

Ilde Consales è
Professore universitario di ruolo (II Fascia) di Linguistica italiana presso Roma Tre University.
Precedentemente Ricercatore di ruolo e Docente universitario presso Università Roma Tre.
Precedentemente Docente di Linguistica italiana e di Didattica della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Macerata.
Precedentemente Ricercatore a progetto presso Università per Stranieri di Siena.
Precedentemente Ricercatore al CNR di Firenze presso Accademia della Crusca.
Dottorato di Ricerca (PhD) presso Università degli Studi Roma Tre.
Relatrice al 2° Convegno Internazionale di Linguistica e Glottologia Italiana (CILGI 2) presso la Uniwersytet Wrocławski (sede di Economia, Diritto e Scienze dell’Amministrazione), patrocinato dall’Accademia della Crusca e dalla Società degli Italianisti Polacchi ove ha parlato di. “Le voci degli affetti e dei moti dell’animo. Le interiezioni nella grammaticografia italiana”.
Relatrice in qualità di Visiting Professor presso la Slezská Univerzita v Opavě (Rep. Ceca).

Ma Ilde Consales è anche

Soprano e cantante del Duo Tamiri con al pianoforte: M° Santina Amici) e negli ultimi mesi ha effettuato concerti presso l’Orto Botanico di Roma per l’AER (Associazione Ecologica Romana), voci recitanti Lucilla Di Pasquale, Isabella Colucci, musiche di Tiersen, Fauré, Bellini, Händel, Martini, Pergolesi, poesie di Tognolini, Lorca, Dell’Era, Schwarz, Klimer – 11 Maggio 2017; nella Chiesa di S. Maria dei Miracoli (meglio nota come una delle due “Chiese gemelle” di Piazza del Popolo, ed è quella di destra provenendo da Piazzale Flaminio) con Valentina Licastro (flauto), Carla Martirano (flauto), Santina Amici (organo), per i musicisti Cambristi di Roma con musiche di Bach, Händel, Vivaldi, Gluck, Massenet, Schubert, Marcello, Chaminade, Tulou, Gomez – 11 Giugno, 2017; nella Chiesa di S. Michele Arcangelo, Romari con M° Santina Amici all’organo (18 marzo 2017.

Presentiamo Ilda Consales,

e le diamo un caloroso benvenuto da parte di tutta la Redazione, perché con lei, finalmente, si chiude il cerchio che ci porterà alla realizzazione di video di alto spessore culturale, nei quali uniremo poesia, canto, musica, arti visive, recitazione. spot commerciali e immagini della nostra splendida isola d’Ischia.
Qui di seguito ho piacere di fare qualche nome di Artisti che sono in lista per entrare in questi progetti che avranno, certamente, il supporto della pagina culturale del quotidiano Il Dispari Redazione culturale diretto da Gaetano N Di Meglio, della splendida rivista trimestrale Eudonna di Mariapia Ciaghi, di tutti i siti (e ne sono veramente molti!) che seguono con interesse le nostre iniziative), insieme alla diffusione televisiva del programma Mancineide.

Faranno parte del progetto, oltre ovviamente a Ilde Consales e Santina Amici: Roberta Panizza poetessa e Direttrice Artistica di DILA, Liga Sara Lapinska poetessa pittrice nonché Ambasciatrice DILA in Lettonia, Angela Maria Tiberi presidente della sede operativa DILA per la provincia di Latina, Silvana Lazzarino poetessa e opinionista specializzata in critica artistica, Neri Maria Luisa direttrice musicale DILA nonché presidente dell’Ass. Arte del Suonare, Guido Arbonelli prof. Conservatorio Firenze, Roberto Prandin compositore, Antonio Mencarinii mitica VOX, Patrizia Canola pittrice che attualmente espone al Museo Etnografico del Mare di Ischia, Milena Petrarca vincitrice del premio di Arti grafiche “Otto milioni” edizione 2016, e TUTTI i poeti, TUTTI gli artisti di arti grafiche e TUTTI i musicisti che hanno già fatto parte di una nostra antologia (se ce lo chiederanno), e poi anche la mia amica del cuore Katia Massaro presidente onorario di Oceanomaredelphis fotografa per hobby così come Roberto Federico.
Certamente dimentico molti amici, ma loro sapranno perdonarmi:-)
Bruno Mancini

Il Dispari 2017-06-19

Ajub Ibragimov

:dipinti melodici come le correnti delle acque e le vibrazioni delle stelle.

Ajub Ibragimov è un pittore con un suo stile inconfondibile, perché ha suo mondo unico e nelle sue composizioni talvolta meditative, talvolta espressive, tutte piene di musica, usa sia colori splendenti, sia rilassanti.
Ajub è un pittore ceceno, nato il 18.07.1969.
Ha cominciato a disegnare e poi a dipingere, ispirato da artisti a lui vicini, quando aveva otto o nove anni.
Da bambino era stimato per come riusciva a sviluppare la sua arte, dipingendo la sua ispirazione, interna ed esterna, con colori e zigzag filigranati.
Ispirato, come dice lui stesso, specialmente dalla natura, dal silenzio come l’inizio di tutte le musiche, sia quelle espresse con i colori, sia quelle proprie delle note.
Il suo maestro Adam Ilyassov, molto orgoglioso di Ajub.Adam, è sicuro, proprio come Ajub, che l’arte e la bellezza uniscono il mondo, i popoli, le fratture, superando i confini violenti di fraintendimenti e crudeltà.

A Grozny, Ajub

ha partecipato alla prima mostra nella sua vita, con le sue opere pittoriche in stile ebru: uno stile conosciuto dai tempi degli antichi persiani che era molto apprezzato in Cecenia dove veniva sviluppato da tradizionalisti artisti turchi.
Il significativo modo della pittura ebru è la danza dei colori, la musica dell’Universo, la dominanza dell’ elemento acqua, il movimento perpetuo in diversi ritmi, in diversi frequenze.
La tecnica per creare queste opere inizia con il preparare la propria anima aprendola per l’amore contemplativo, e poi prosegue usando colori che non risplendono nell’acqua e non corrono tutti insieme.

Ajub, di solito,

usa l’acrilico e l’olio aggiungendovi colle speciali per far fluire colori luminosi sulla carta marmorizzata, inumidita d’acqua come è il fondamento e l’inizio di tutte le vite.
Nel 2002 Ajub si è trasferito in Germania, pare per sempre.
Adesso abita a Norimberga e lavora in una grande industria per guadagnare i soldi necessari a continuare nella sua arte.
Quasi tutto il suo tempo libero lo dedica alla sua arte.
Non ha il conto del numero delle sue opere, sono tantissime.
Ama donarle aspettandosi, timidamente ma senza chiedere, di ricevere in cambio almeno i costosi materiali necessari alla realizzazione delle sue opere.
Dice che il suo stile di pittura è il futurismo astratto, ma nei suoi quadri crea tante forme, anche immagini e simboli concreti.
Non ha preso dal futurismo la sua aggressività, ma il dinamismo sì.
Come tanti emigranti internazionali che non accettano i confini dell’arte e non vogliono accettarli tra i popoli e tra i paesi, Ajub è anche un dadaista, negando la violenza, ma non diventando nichilista.

É, certo, un’esteta:

i suoi quadri sono anche decorativi.
É anche un surrealista, come quasi ogni dadaista.
Sto guardando ancora e ancora i quadri di Ajub.
Astrazioni filigranate, tutte nello stesso tono.
La voce di Ajub, quando ho parlato con lui, aveva intonazioni melodiche, proprio come i suoi quadri.
Ajub è uno stupendo artista disegnatore.

Dipinge strumenti musicali e tele

Vuole diventare un artista disegnatore professionista, ma non ha i soldi per gli studi.
Ajub lavora rapidamente, ha tanta forza creativa, come l’abbiamo, talvolta, noi timidi, noi limpidi, noi che conosciamo tanti segreti dei miti e della bontà.
Durante la mia lunga permanenza a Ischia in occasione della cerimonia di premiazione del premio “Otto milioni” dedicato al Comm. Agostino Lauro e sponsorizzato dall’Istituto Agostino Lauro del quale è Presidente l’On. Salvator Lauro, ho avuto modo di capire che a Ischia sono in molti a poter prendere in considerazione l’idea di promuovere l’arte di Ajub, così armonica e quasi terapeutica.
Così necessaria per tutti.
Tutti.

Liga Sarah Lapinska

Ricordandovi che il 20/03e l’8/05 abbiamo pubblicato 2 serie di 3 poesie finaliste del premio “Otto milioni”, oggi ne pubblichiamo altre 3.
Tutti i componimenti scritti da Autori stranieri sono stati tradotti in italiano da Liga Sarah Lapinska (che ringraziamo per il grande lavoro svolto) la quale, Socia Fondatrice DILA, oltre ad essere un’eccellente pittrice, poetessa e fotografa è anche traduttrice della lingua lettone in italiano, in inglese e in russo.

Franco Maccioni

Cod. 07
Franco Maccioni
Nello spiraglio di luce

L’incredula notte
nascondeva avanzi consumati.
Dietro lo spiraglio aperto
la luna filtrava argentei raggi
tra gli alberi sommersi dal sonno.
Avevo i tuoi occhi di pianto
uniche stelle generose
che dall’immenso cielo
potevo tuffarmi con gioia.
Dall’immensità del nostro amore
nell’incredula notte trascorsa,
l’orizzonte scopriva il nuovo giorno.
Le nostre mani si tenevano strette
e i tuoi occhi risplendevano ancora.
La luce del giorno abbagliava
tracciando nei nostri volti
una tremenda forza di vivere.

Antonio Fiore

Cod. 08
Antonio Fiore
A mia madre

Non si potrà sottrarre
una sola briciola di tempo
per prorogare di quanto le stelle
hanno già scritto
nella nitida luce che arde,
ma che puntualmente si spegnerà,
a prescindere dal vento,
quando la notte scenderà
per addormentare le membra.

Colmo di speranza
l’anima si dilungherà
verso l’infinito sogno,
e su questa terra
che gela la polvere dei tuoi sandali,
nel freddo silenzio
mi ritrovo a respirare i mille ricordi
da riesumare per chi ha tanto amato
e resterà ad amarti.

 

Angela Tiberi

Cod. 09
Angela Maria Tiberi
Cancellarmi

Cancellarmi dal tuo cuore vorresti,
ma in fondo alla tua anima
ci sono i ricordi di quei meravigliosi
momenti vissuti insieme
nel rito di quell’amore immenso che ci ha unito
fino all’estremità del cielo.
I sussurri sono dentro di noi
come lo scroscio di una cascata fresca
che accarezza ancora la nostra pelle di ricordi
indimenticabili siamo noi uniti nelle nostre anime,
anche se il silenzio ci vuole chiudere nell’oblio.
C’è una luce in noi… esiste il nostro amore
che tu vorresti cancellare come avrei voluto io.
No, non si può il nostro calore lo conosce anche il cielo.
Tu rimani in me come io in te,
e tu lo sai anche se smetti di sentirmi,
ormai vivi in me come io in te.

Il Dispari 2017-06-19

 

Il Dispari 2017-06-12

Il Dispari 2017-06-12 Editoriale Eudonna: Giugno 2017 Con il numero di Giugno della rivista Eudonna, prossimamente in edicola,

Il Dispari 2017-06-12

Editoriale

Eudonna: Giugno 2017

Con il numero di Giugno della rivista Eudonna, prossimamente in edicola, l’Associazione culturale Da Ischia l’Arte- DILA proporrà, avvalendosi della preziosa collaborazione di tutta la Redazione della sezione cultura & società del quotidiano Il Dispari diretto da Gaetano Di Meglio, i principali progetti Made in Ischia ideati ed organizzati in sintonia con Mariapia Ciaghi, Founder e CEO di Il Sextante che è l’Editore della rivista.

Eudonna: Giugno 2017 fra eventi, musica e incontri

Importante punto di riferimento di appassionati lettori e addetti ai lavori, stampato e distribuito in 10.000 copie, il magazine Eudonna che esce tra pochi giorni (sarà disponibile nell’edicola della Piazzetta San Girolamo di Ischia porto) sarà dedicato all’artista sarda Maria Lai, alle filandere di Salzano e ad Anna Gaddo.
Nel numero i nomi, le storie e le vicende di donne che hanno cambiato per sempre il volto della società, dell’arte e del mondo del lavoro.
In occasione della presentazione, che avverrà a Roma il prossimo 22 Giugno 2017 nella sede di Micro a Porta Mazzini, sarà presentata anche la seconda tappa espositiva del progetto “OPEN generazioni a confronto” ideato e curato da Paola Valori.
La mostra romana “Il rivisitismo di Fulber, i sentieri di Roy” è dedicata a Fulvio Bernardini, in arte Fulber.

Si tratta – come ci dice Mariapia Ciaghi–

di un ciclo di mostre dedicate al confronto generazionale tra artisti.
Un viaggio itinerante con diversi appuntamenti che si ripeteranno nel corso dell’anno tra gallerie, spazi istituzionali e privati con l’obiettivo di offrire al pubblico un’ambiziosa programmazione, incentrata sulla contaminazione tra talenti emergenti e personalità già consolidate.
Quanto prima, valuteremo il tuo progetto di proporne una tappa in una sede idonea ischitana… magari proprio nel Museo Etnografico del Mare e, senza che questa sia una promessa, posso sbilanciarmi dicendoti che confido di poterla realizzare.”

La mostra “Il rivisitismo di Fulber, i sentieri di Roy”,

aperta tutti i giorni (tranne la domenica) dal 22 al 26 Giugno dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, nasce dalla collaborazione tra Paola Valori e Mariapia Ciaghi e prevede l’esposizione di alcune delle grandi tele più rappresentative del lavoro di Fulber (Fulvio Bernardini) esposte a partire dal 2013 nelle principali capitali europee, a cura del MIIT di Torino.

Sempre in occasione della presentazione di Eudonna, il 26 Giugno alle ore 21:00, a Roma presso la galleria d’arte MICRO, l’Orchestra Mandolinistica Romana diretta dalla Maestra di musica Teresa Fantasia proporrà un concerto di musica classica e popolare, con l’intento di dare un’ampia panoramica sulle diverse sonorità di un’orchestra a plettro in funzione dei differenti stili musicali.

L’Orchestra Mandolinistica Romana, porta avanti una ricca tradizione musicale in perfetto equilibrio tra professionismo, attività amatoriale, divulgazione.
Cuore dell’orchestra è il mandolino, con tutta la sua famiglia (mandolino, mandola, mandoloncello), uno strumento che vanta più di tre secoli di vita, con un repertorio che spazia dai capolavori dell’età barocca, alla musica popolare, a quella contemporanea.

Bruno Mancini

UN GENIO TRA TEATRO E CINEMA

UNA MOSTRA RACCONTA TOTÒ NELLA SUA NAPOLI

Attore per eccellenza dalla risata inconfondibile e contagiosa capace con la sua ironia e mimica di conquistare un pubblico sempre più vasto, Totò (Antonio De Curtis) rivalutato solo dopo la sua morte e pertanto affiancato a grandi nomi quali Charlie Chaplin e Buster Keaton, è stato artista a tutto tondo passando con disinvoltura dal teatro al cinema alla televisione, mai stanco di improvvisare.
Attraverso i suoi personaggi ha raccontato le sfaccettature dell’uomo e della società a lui contemporanea, in particolare quella povera del dopoguerra alle prese con le difficoltà e la voglia di rimettersi in gioco, sempre con una comicità pungente e quell’immancabile affettuosa ironia che ne smorzava il dramma.

La mostra TOTÒ GENIO, in corso a Napoli fino al 9 luglio 2017,

allestita presso le tre sedi di Palazzo Reale, Maschio Angioino e San Domenico Maggiore, lo ricorda a distanza di cinquanta anni dalla sua scomparsa avvenuta il 15 aprile 1967.

L’esposizione, promossa e co -organizzata dal Comune di Napoli in collaborazione con le maggiori istituzioni culturali del paese, ripercorre la carriera di Totò dando ampio spazio alla sua figura poliedrica che ha sempre saputo stupire raccontando aspetti della vita gioiosi e malinconici, giocando sull’improvvisazione e l’imprevisto con quell’ingenuità cui legava un’ironia spesso beffarda e pungente fonte di soluzione per uscire da situazioni non sempre facili.

Curata da Alessandro Nicosia,

che ha coordinato anche la direzione generale del progetto, insieme a Vincenzo Mollica, la mostra prodotta da C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare), attraverso centinaia di documenti si sofferma sulla vita e l’arte di un genio intramontabile: accanto a fotografie, filmati, costumi di scena, locandine di film, vi sono interviste, disegni, riviste e giornali d’epoca, spezzoni cinematografici e televisivi e ancora manoscritti personali, lettere, cimeli e materiale inedito,

Il rapporto tra Totò e i grandi della cultura del Novecento “Genio tra i geni” viene ripercorso negli spazi del Museo Civico di Castel Nuovo con le interviste a personaggi di spicco della cultura e dello spettacolo italiani tra cui: Dario Fò, Roberto Benigni, Andrea Camilleri, Mina, Fiorello.
Sono poi i disegni di Fellini per Totò e quelli realizzati negli anni ’50 da Ettore Scola per la rivista satirica “Marc’Aurelio” e gli oltre trenta schizzi di Pasolini per “La terra vista dalla luna”, senza dimenticare i disegni di celebri fumettisti come Crepax, Pratt, Manara, Onorato e Pazienza.

Nella sezione “Totò, che spettacolo!”

La vita, il varietà, la poesia, le canzoni, la biblioteca, le cose di Totò allestita presso Palazzo Reale è analizzato il rapporto tra Totò e le arti passando dai costumi di scena originali, ai filmati e installazioni multimediali”, per poi trovarsi di fronte all’immancabile baule di scena, che Totò portava sempre con se nei teatri e nei set cinematografici.

Il percorso si chiude con “Dentro Totò”

allestito presso il Convento di San Domenico Maggiore attraverso cui scoprire nuovi aspetti della figura del grande artista, un Totò più “privato” come attraverso le 250 fotografie in cui è ripreso nei fuoriscena dei suoi film, nei momenti di vita quotidiana, nelle serate mondane, fotografie che rivelano le sue passioni, come quella per gli animali.
Il catalogo, edito da Skira, è introdotto da una prefazione di Goffredo Fofi.

Silvana Lazzarino
Fino al 9 luglio 2017

Le Ragunanze & DILA: cerimonia premiazione quarta edizione

Il, 28/05/2017 è stata effettuata la cerimonia di premiazione della 4^ Ragunanza di poesia e fotografia.

Un evento che ogni anno regala grandi emozioni agli organizzatori e agli Artisti.
Ringrazio in primis tutti gli autori premiati che con la loro presenza hanno reso possibile questa iniziativa, grazie anche a coloro che hanno scelto semplicemente di partecipare unendosi a noi.
Un sincero grazie ai componenti di Giuria, al presidente Roberto Ormanni, a Giuseppe Lorin, Fiorella Cappelli, Eduardo Fiorito, Dario Amadei, Elena Sbaraglia, Lorenzo Spurio, Alessandro Bagnato che si sono impegnati con professionalità, scegliendo tra le numerose opere i vincitori. Ringrazio Rita Rag Angelelli direttrice editoriale de Le Mezzelane Casa Editrice, che ha realizzato l’antologia con le opere delle tre edizioni precedenti.
Un grazie a Valerio D’Amato che ci ha donato lo scatto di copertina dell’antologia ed è stato con noi.
Un grazie speciale ad Andrew J A Bulfone e a Monica Fiorucci, grandi sostenitori della nostra associazione.
Grazie a Daniele Franceschini per le riprese video ed il servizio fotografico.
Un ringraziamento a chi ci ha ospitato, l‘Aps Bel Repiro, a chi ha patrocinato l’evento, a chi ha collaborato con noi pubblicizzando il concorso, in particolare il quotidiano “Il Dispari” diretto da Gaetano Di Meglio, Magic BlueRay, Radio Doppio Zero, Golem Informazione, l’Associazione culturale Euterpe, L’Associazione culturale “Da Ischia l’Arte – DILA” e il suo presidente Bruno Mancini.
Ringrazio gli ospiti: il Maestro Gianni Mirizzi con la sua fisarmonica, l’ideatore di “Movie Club Film Festival” David Cardarelli, l’attore Corrado Solari, l’attore Gennaro Momo, l’attrice Chiara K Pavoni, la compagnia “Oltreconfine“, Santo Tornabene e il Comitato Monteverde Nuovo presieduto da Tina Pelliccia, Silvio Parrello “er Pecetto” che ha declamato la poesia “L’airone”,
Davide Cortese vincitore della seconda edizione del concorso “Incontri con la poesia e il racconto” ideato dal Comitato, Antonietta Tiberia vincitrice dell’edizione 2016 dello stesso concorso.
Grazie a Xilema della preziosa presenza.
Spero di non aver dimenticato nessuno e a presto con tutte le foto dell’evento.

Michela Zanarella

Il Dispari 2017-06-05

 

Editoriale

Era il 18/05/2015 quando Gaetano Di Meglio Patron e Direttore del quotidiano Il Dispari ci affidava l’incarico redazionale di questa pagina.
Oggi, dopo due anni di ininterrotta collaborazione, ringraziamo ancora Gaetano Di Meglio insieme a quanti ci hanno inviato loro scritti (pubblicati quasi 400!) ed in particolare: Roberta Panizza, Liga Sarah Lapinska, Katia Massaro, Silvana Lazzarino, Angela Maria Tiberi, Francesca Luzzio,Tina Bruno, Michela Zanarella, Maria Luisa Neri, Emanuela Di Stefano, Paola Occhi, Antonella Ronzulli, Enzo Salvia, Antonio Fiore, Vincenzo Monfregola, Luciano Somma, Alberto Liguoro, Antonio Mencarini, Adolfo Giuliani, Salvatore Santoro.

Con l’augurio di continuare a ricevere la stima di voi lettori, celebriamo l’anniversario pubblicando un “bozzetto ischitano” inserito nel mio libro di racconti

“Per Aurora volume terzo”

… Una teoria secondo la quale la Germania avrebbe avuto dei vantaggi se l’Italia non fosse entrata in guerra al suo fianco?
Eccola.
Nell’autentica versione.
Ebbi personalmente modo di ascoltarla dal suo ideatore, da Questo Uno, al quale non voglio dare un nome.
Costui grande bevitore, nei momenti di euforia, di tanto in tanto andava «esplicitando» la sua teoria, personale inedita rivoluzionaria, delle ragioni per le quali la Germania aveva perso la seconda guerra mondiale.

«Così o come»

non si è mai grandi profeti se non s’insozzano di paure e d’illazioni le menti semplici, ugualmente non si penetrano le essenze recondite delle storie se non si galleggia senza pudori su frasi fatte, ipotesi eccellenti, rapporti indiscussi, prospettive calcificate, verità dogmatizzate, fatti… scusate, notizie di fatti mai verificati, eroi, vigliacchi, generali, ritirate, avanzate, strategie, reclusioni, folli indifese, potenza, potenti, potentati, potenzialità.

Inoltre, per ogni rivolgimento di situazione provocato da un cambio di condottiero, non solo bisogna adattarsi ad agitare nuove bandiere vociando «Arrivano i nostri», ma spesso si è indotti ad accettare di tesserarsi alla nuova «ideologia», e finanche, non di rado, occorre dedicarsi a rielaborare nostri «nuovi» particolari paragrafi (particelle pronominali e parcelle personali comprese).

A «Costui»

nessuno pensò mai di appiccicare sulla schiena l’etichetta d’opportunista venduto incoerente stupido ignorante.
Inizio:
-“La ragione! Una sola!
Tutti i presenti sapevano di doverlo invogliare con frasi tipo:
-“Davvero?
-“Ma quale?
-“Incredibile.
.”Fioooooooo…
-“Possibile?
-“Impossibile!
-“Uhhhh!”
-“È la verità?
-“Enorme!
-“Dicci.
-“Dimmi.
-“L’avevo sospettato.
-“Mamma mia!
-“ È uno scoop.
-“Sei un genio.
-“Avanti, racconta.
-“Stupiscici.
-“Sei unico.”
-“Racconta.

E Lui Colui Il Grande Bevitore

lasciandosi convincere dalle amichevoli lusinghe, sistemò un posacenere nell’angolo destro del tavolo, spostò una bottiglia sull’opposto spigolo sinistro, pose al centro dell’improvvisato ripiano scacchiera, con decisione, il pugno chiuso intorno al bicchiere colmo di birra commerciale dalla schiuma bionda:
-“Le guerre si perdono per troppi nemici, ma anche per alleati inadeguati.
Mettiamo il caso che io voglia penetrare nella villa di un ricco pappone per tentare di privarlo, con un improvviso attacco criminale, del cofanetto nel quale egli custodisca i gioielli -frutto d’estorsioni, ricatti, tangenti, usura, traffici di armi, d’uomini, di farmaci e di segreti-, poi aggiungiamo un’ulteriore ipotesi secondo cui la sfarzosa residenza bunker, oltre che da cinque gorilla umani -di origine italiana indiana indonesiana indiscriminata- provvisti di armi -semi automatiche a tamburo canne mozze dirompenti-, risulti protetta da un circuito -tele audio sensitivo cablato afferente combinato interagente- collegato con sette satelliti, sette stazioni terrestri, sette ripetitori ausiliari, sette velivoli urbani, sette posti di controllo, sette controlli di ascolto, sette postazioni di visione, sette visoni addestrati nella ricerca di uomini, sette strati di filo spinato elettrificato, sette stadi di verifica termica, sette, sette, sette… sette cani -misti tra dobermann pit bull mastino… bracco (quest’ultimo per identificare gli odori e dare l’allarme)-, precisato che un mio piano perfetto preveda il geniale superamento delle difese opposte dai gorilla ecc.… dalle trappole e dalle tagliole ecc…., ipotizziamo anche che nella elaborazione del mio progetto sia inserito lo sviluppo di una complessa azione vincente (mutuata dalla strapotente strategia della Partita di Donna così come fu adottata in 33 delle 34 partite del celebre match per il campionato mondiale di scacchi tra Capablanca ed Alechin nel 1927), supponiamo infine che questo stesso intento abbia funzione di fulcro intorno al quale sia stato attivato il gioco perverso di un Uomo Cattivo nel tentativo d’oppressione degli ebrei polacchi austriaci cecoslovacchi ungheresi francesi belgi olandesi… che faccio? Tento la sortita portandomi come alleato un «gatto» affamato spelacchiato privo di artigli di artiglieri e di artiglieria?
La villa è difesa da cani!
Io vado con un gatto?
I cani ci sbranano.
Così fu.

-“Va bene, ma non fermarti, continua.
“Proprio adesso.
“No, no.
-“Mi deludi.
-“Cosa racconterò ai miei nipotini, una storia monca?
-“Ti prego.
-“Fallo per me.
-“Fallo per chi vuoi, ma fallo.
-“Vuoi una birra nazional popolare?
-“Una birra a Costui!
-“Una birra ed una sigaretta.
-“Tutte bionde. Ah, Ah, Ah.
-“Non ridere, scema.”
-“La curiosità mi scuote le vene.
-“Tu, poi, figuriamoci…
-“Che vuoi dire?
-“Niente.
-“Bugiardo.
-“Ma sì, sei tutta scossa. Sei una scossa, va bene? E basta così. Dai, Costui, continua.
-“Ti farò una foto sul leone di bronzo.

Costui rimase affascinato

dall’accostamento che gli veniva proposto in coda a tanta affettuosa insistenza.
Una sua foto, sul monumento simboleggiante la custodia del palazzo reale, quale premio per una teoria storica! Magnifico!
Chiese conferma:
-“Quando?
-“Anche adesso. Quando vuoi.”
-“ Bene. Le belle idee vincenti non sono, all’origine, differenti…”.

Costui, con un inizio strascicato e pensante,

quasi paladino della necessaria concentrazione che doveva lentamente liberarsi dalle velleitarie sovrapposizioni d’altri futili pensieri e preoccupazioni, più o meno attuali, che durante la breve pausa si erano celati nelle menti dei provvisori ascoltatori, Lui, concesse il bis alla maniera del migliore Ungaretti, con un irripetibile ed unico stile televisivo:

-“… o distanti, nel formulario delle loro composizioni scientifiche filosofiche, da ubbriacanti teoremi destituiti di credibilità.
Io credo…

Questo fu l’incipit con cui avviò la successiva narrazione spettacolo.

Quindi ne proseguì l’esposizione in un suo personale folcloristico parossistico edonismo. Vagando tra due birre commerciali bionde fredde indifferenti, e nebulizzandosi fra sigarette bionde fuoco aspirate violentemente attraverso i baffi di colore giallo arancione indaco nero. Incipriandola con effetti mutuati dalla storia della cinematografia: il polso del protagonista alla fronte (nel gesto dello sconforto per la notizia di una disfatta), il cammina e cammina di Monica nel mitico Deserto Rosso, John Waine alle prese con Jane Russel (pareggio ai punti). Quando tutto ciò non gli parve sufficiente ad ammattire i docili astanti, utilizzò iconologie riconducibili al bagno nella fontana di Trevi, a Totò, ad Albertone e la pastasciutta. Fino al punto da osare d’inserirvi anche sporadiche fragili simbologie canore tipo «Voooolareee…».
Non ricordo di averlo notato proporsi con allegorici riferimenti politici, religiosi.
Li schifava entrambi.
-“… io credo che il vero disastro per il «cattivo» abbia avuto origine nella vanitosa attesa di un applauso.
Chi avrebbe potuto assecondarlo?
Chiaro, un altro «cattivo» meno potente.
Quasi sempre è per questo motivo che il numero Uno consente ad un piccolo inferiore di seguirlo nelle feste, nei festini, nelle orge, ed in quanto altro è prodotto dalla libidine di potenza, lasciando che ne apprezzi le molliche.
Devo dire che le briciole non sono uguali per tutte le valutazioni! Piccole porzioni di pane non hanno evidentemente ugual pregio di minime elargizioni territoriali.
L’impero! Un impero, anche se inutile, è pur sempre un impero.
Se ci regalano l’Isola d’Ischia in cambio del vilipendio di uno sputo in faccia, ci sembra di aver fatto un ottimo affare?
Dipende!
Dipende da chi – come – io – tu – se – ma – quando – dove – e via così.
Nel caso in esame, al Piccolo Inferiore era stato promesso che avrebbe potuto fare quello che voleva: Capo, Presidente, Duce, Super Duce, Super Capo, Extra Presidente.
Va bene, ma non basta, l’Africa non è niente di fronte all’Albania la Grecia Nizza e Savoia.
Vieni con me, caro, – disse il numero Uno – e sarai il faro dell’immenso golfo del Nuovo Mediterraneo, da Nizza a Cipro da Trieste a Gibilterra.
Per te mari e coste e Porti-giane più sensuali e variegate delle tue belle Corti-giane Abissine.
Il diavolo disse al diavoletto.
E il diavoletto che era bravo (alle elementari aveva avuto sei in storia), rispose «obbedisco».”
Costui, in fondo, era un uomo gioioso e collerico, sensuale rude e tenero, bislacco e profondo, futile e sottile. Un brivido per donne di sani tradizionali principi, per maschi timorosi di confronti e per tutte le belle statuine dei presepi viventi allestiti nelle piazze e nelle feste di paese.
Nessuna persona provvista di buon senso avrebbe voluto provocare un confronto con la sua dissacrante, violenta ed anarchica mancanza d’auto ironia:
-“Coloro che bussano alla porta, i bussanti, i bussatori – e così anche il liquido di una bottiglia dal tappo di sughero biondo come la schiuma della mia birra commerciale o come i baffi scoloriti dalle tremila sigarette che fumo in meno di cinquanta giorni – non sempre sono i migliori nel catalogo degli attesi.
Io credo che l’America avrebbe dichiarato guerra al Giappone per l’affronto delle Hawaii, ma non si sarebbe impegnata nello scacchiere europeo se l’Italia non fosse stata in lizza.
Senza la partecipazione del nostro Duce al conflitto, loro, le stelle e strisce, avrebbero comodamente sistemato l’orticello acquatico del vicino Pacifico non creandosi altre preoccupazioni.
Le fabbriche di cannoni ed ogive per proiettili dalle svariate caratteristiche, avrebbero continuato a creare benessere economico con minime perdite di vite umane, sia in regime di guerra, sia nel successivo tempo di ricostruzione.
Ma «la popolo ed il popolazione» nel continente a stelle e strisce era formato in maggioranza da itali americani.
«Non salviamo i nostri cugini zie e nipoti amici fratelli padri nonni madri cumparielli padrini sorelle consanguinei conoscenti?
Il cattivo li opprime.
Noi siamo la libertà.
Loro, gli Italioti, custodi delle nostre radici, delle nostre origini, delle nostre fedi, sono persone a noi care. I nostri consanguinei sono ingenui, semplici, affettuosi, docili, simpatici, gentili, ospitali.
Sono poveri scemi imbrogliati dal fottuto figlio di puttana.
Abbiamo lottato contro le Montagne Rocciose, gli Apache, il Fiume Colorado, Geronimo, ed il Deserto del Nevada, che facciamo, gli spettatori nella corsa alla conquista dell’Italia, l’origine delle nostre origini?
Non sia mai detto!
Andiamo.
WE GO

E vennero.

Non piangere, bambino, tua madre fu violentata da truppe marocchine, sì, sotto il comando di…, sì, sì, sì… ma non erano i cugini, neppure le settantamila, settecentomila, sette milioni, sette miliardi di tonnellate di bombe a tonnellate sui vicoli palazzi spiazzi giardini pubblici scuole chiese alberghi prostiboli… et de hoc satis.”

Bruno Mancini

Il Dispari 2017-05-29 – Redazione culturale

Editoriale

Mercoledì prossimo, 31 Maggio, sarà l’ultimo giorno utile per effettuare l’iscrizione al Bookcity 2017.

Ricordiamo che si tratta di una delle più importanti manifestazioni culturali italiane, sia per la serietà e competenza organizzativa e sia per il numero di eventi in essa proposti.

Infatti, BOOKCITY MILANO è un’iniziativa voluta dal Comune di Milano e dall’Associazione BookCity Milano (Fondazione Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondazione Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri), a cui si è affiancata l’AIE (Associazione Italiana Editori), in collaborazione con l’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e l’ALI (Associazione Librai Italiani), e vanta numeri davvero consistenti se si tiene conto che nella passata edizione ha proposto oltre 1.000 eventi, più di 1.700 ospiti, risultando premiata dalla straordinaria partecipazione di un pubblico ancora in crescita, più di 160.000 persone, che ha seguito con interesse ed entusiasmo gli eventi e gli incontri in 260 sedi (in tutti i quartieri di Milano e della Città Metropolitana) con più di 200 case editrici coinvolte, oltre 250 scuole, 1300 classi, 165 progetti didattici riservati allevati scuole e 99 incontri alle Università.

L’Associazione culturale Da Ischia L’Arte – DILA, unica voce dell’isola d’Ischia presente sia nell’edizione 2015 e sia in quella del 2016, ha riproposto la sua candidatura anche quest’anno.

Ancora pochi giorni e poi sapremo se il progetto presentato quest’anno avrà ricevuto l’auspicato Ok da parte della Commissione addetta alla selezione delle iniziative da inserire nel programma ufficiale della manifestazione.

Bruno Mancini

Corrado Solari: “Ad Ischia il fascino di mondi diversi”

E’ uno dei volti più particolari e interessanti del cinema italiano. Corrado Solari è nato a Rimini, ma vive da molti anni a Roma.

Nella sua lunga carriera da attore, iniziata nella prima metà degli anni Settanta, ha sempre interpretato ruoli impegnativi ed è riuscito a farsi apprezzare dal pubblico e dalla critica per la sua unicità espressiva. Recentemente ha lavorato nel film “Questione di Karma” diretto da Edoardo Falcone, insieme a Elio Germano e Fabio De Luigi.

Tra i film più noti che lo hanno visto protagonista ricordiamo: “Giù la testa” diretto da Sergio Leone, “Ma che colpa abbiamo noi”, “L’amore è eterno finché dura” regia di Carlo Verdone, “L’uomo delle stelle” regia di Giuseppe Tornatore.

Nel Cinema è stato diretto anche da: Pietro Germi, Elio Petri, Damiano Damiani, Steno, Carlo Carunchio, Marco Bellocchio, Umberto Lenzi, Stelvio Massi, Sergio Castellitto, Michele Placido, e tanti altri. Dal cinema al teatro fino alla televisione, abbiamo l’opportunità di intervistarlo per scoprire alcune curiosità professionali, oltre al suo legame con Ischia, isola tutta da vivere.

Corrado Solari, come ricorda il suo esordio da attore?

Nacqui a Rimini. Dopo vicissitudini da giramondo per mari e sogni, i più azzardati, anche ‘impossibili’, sentii di sbarcare ad una Scuola dell’attore a Trieste, città che artisticamente bolle sotto.

Avevo 18 anni. Dopo il triennio con promettenti soddisfazioni mi avviai nell’unica direzione possibile per un giovanissimo attore: Roma. Era il 1969. E lì le cose, i fatti, i personaggi, le vicende politiche, in quel periodo tutto era esasperato, saturo, spregiudicato, possibile, innamorabile.
Ci accampammo a piazza Sonnino a Roma in casa di un regista, autore e impresario che ci ospitò in cambio della nostra partecipazione ai suoi testi. E fondammo il Teatro la Paglia in via della Paglia a Santa Maria in Trastevere…ora sparito; anche se spesso vado a recuperare qualche memoria, ma non c’è proprio più. Facemmo diversi testi con discreto successo. I posti disponibili erano sempre esauriti in quegli anni era il momento dei teatri dì avanguardia: Ricci, Carmelo Bene, Teatro Camion, Beat 72, La Fede.
Ecco, esiliai con vigoroso andare verso il teatro‘La Fede, in uno di quei suggestivi magazzini a Porta Portese, compagnia di Manuela Kustermann e Giancarlo Nanni. E fu cosa bella e grandiosa. Eravamo in nove. Un pensiero intenso lo dedico a Fiammetta Baralla, Giancarlo Nanni che ci lasciarono pochi anni fa e a Meme’ Perlini che ci ha lasciato il 4 aprile 2017
”.

Un suo pensiero per Ischia?

Ischia mi è molto cara.
Spettacolo che dice di sé e non si schermisce a sapersi bella, la più bella.

65 mila anime che gioiscono d’abitarla e di accoglierne altrettanti in estate. Preziosa creatura degli dèi greci, Pithecausa appoggiata sul mar cobalto che ne culla le bellezze e le vanità discrete, ma prorompenti.
E poi romana dove Enea stesso vi fece scalo sulla rotta di Lavinio, Ostia, Roma.
Ischia vanta al visitatore il fascino e la personalità di mondi diversi, sovrapposti e misteriosi. Avvolge il suo essere sibillino e confonde il piacere all’interesse, il passeggiare o il pensare. Ischia si referenzia da sola: è sponsor di se stessa, nei giardini della Mortella fra un concerto e un sospeso musicale dove il canto sorge a dir che non basta mai.
Vorrei scrivere ancora di te Ischia, che lo scriver di te m’ innamora e vorrei, se donna di non lasciarti agli occhi altrui, se non per legger di te, temendo che altri di te s’innamora
”.

Michela Zanarella

MONICA FIORENTINO

HO CONOSCIUTO UN ANGELO CHE SI CHIAMA GODOT

Monica Fiorentino è una poetessa, dolcissima, che tocca il cuore del lettore in maniera semplice e diretta con versi poetici simili a raggi di sole e proposti con grande sintesi di pensieri e di immagini.
Bellissimo il suo blog “Lettera Ventunowww.haikusparsi.wordpress.com nel quale si possono leggere i suoi haiku in “Haiku Sparsi – Versi in giro per la rete”.
Libro profondo che raggiunge l’anima del lettore ed invita ad amare liberalmente, senza l’attesa di un ritorno.
Ho scelto alcuni versi che meritano la meditazione del lettore.

Vento,
a far l’amore
dentro me.
Noi due
soli, in piedi ci baciamo oltre
il muro della notte

Amami-
E silenti spogli l’anima mia

Angela Maria Tiberi

Il Dispari 2017-05-29 - Redazione culturale

ARTE DI KOKOCINSKI in mostra a Napoli

Nell’arte di Alessandro Kokocinski la maschera quale punto di separazione tra la finzione e la verità, quale mezzo per nascondere le emozioni, diventa strumento di indagine con cui toccare aspetti forti dell’esistenza con protagonista l’uomo, sempre più orientato a non mostrarsi col suo vero volto e troppo spesso etichettato e leso nella propria identità.

A questo artista che utilizza diversi linguaggi dell’arte tra pittura, scultura, installazione, fotografia e ancora video e performance, è dedicata un’interessante esposizione in corso a Napoli presso il Museo Archeologico Nazionale aperta fino al 5 giugno 2017.

Promossa ed organizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, la mostra “Kokocinski. La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown”, attraverso un corpus di oltre 70 opere comprendenti dipinti, sculture, disegni, bassorilievi, installazioni, filmati, versi poetici e libri d’artista, esplora il motivo della maschera, la cui iconografia si lega da sempre alla storia e all’arte tra mito, finzione e realtà per parlare dell’uomo, del suo essere sospeso tra verità e finzione e della sua perdita d’identità celata dietro una falsa rappresentazione di sé che spesso anche la società gli affibbia.

In quasi tutti i lavori di Kokocinski è presente la cartapesta, medium dell’effimero, con cui fa emergere la precarietà dell’essere nel constatare come la linea di separazione, tra pubblico e palcoscenico, tenda a scomparire fino a far coincidere l’aspetto legato all’atto del recitare a quanto è nell’agire legato alla realtà.

In questo avvicinamento tra l’apparire della recitazione e l’essere della vita, in questo loro finire per coincidere creando una sorta di reciproco scambio tra marionetta e uomo e uomo e marionetta, si smarrisce l’identità, imprigionata chissà dove.

Distribuito lungo sei aree – L’Arena; Pulcinella; Petruška; Sogno; Il Clown; Maschera Interiore- il percorso espositivo punta su tre grandi installazioni: “Olocausto del Clown tragico”, “Non l’ho fatto apposta”,”Sguardo al futuro nascente”, centrate sul rapporto tra finzione e realtà, dando forma a nuove configurazioni a partire anche da opere precedenti.

Come sostiene il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, che promuove e sostiene l’evento “La mostra del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre a rappresentare il punto più alto della produzione artistica di Kokocinski, può considerarsi anche una sintesi del suo percorso esistenziale.”

Al centro del discorso di Kokocinski è la malinconia del vivere con le sue ambiguità, le sue incertezze, catalizzata entro un’ottica ironica.

Gioiosità e malinconia si intrecciano nelle sue rappresentazioni in cui lo spettatore è invitato a guardare dentro se stesso a partire da questa giostra ironica propria del circo, dove il grottesco sostiene e stempera il dramma che affiora nella presa di coscienza di essere parte di una realtà alienante.

Vita, maschera e sogno si susseguono in un ritmo dove la stessa vita perde il senso e lo riacquista sotto altra luce per recuperare quell’individualità che coincide con il restituire identità al proprio essere.

Silvana Lazzarino

DILA

Eugenia Serafini Premio Internazionale e mostra

EUGENIA SERAFINI. PREMIO ALLA CARRIERA E L’ INSTALLAZIONI AL PLUS FLORENCE

Eugenia Serafini mostra hotel plus florence

Il fascino della natura legato a colori, suoni e profumi che non sempre giungono diretti per i ritmi frenetici cui la società ci teine spesso legati, sono al centro dell’arte di EUGENIA SERAFINI, capace come poche di dare voce a quelle emozioni e stati d’animo rimasti sopiti per troppo tempo e ora pronti a riaffiorare. Emozioni della vita  tra stupore e meraviglia legate agli infiniti volti della natura che l’artista descrive nei suoi dipinti dai colori intensi e brillanti, ma anche attraverso sculture e installazioni, con eleganza e creatività. Attraverso le sue opere  dove protagonista è la natura simbolo di vita e verità, bellezza e armonia,, Eugenia Serafini racconta dell’uomo e dei suoi percorsi fatti di sogni e speranze e della sua possibilità di soffermarsi a riflettere sul significato del proprio destino. In particolare soffermandosi sugli alberi, sorta di microcosmi pulsanti di vita, dalle diverse fogge e colori, dove uccellini e farfalle disegnano i loro pensieri, Eugenia Serafini invita chi guarda a riscoprire la magia dell’innocenza e la possibilità di tornare per un attimo ad essere fanciulli. Artista di fama internazionale, attiva tra Roma, Tolfa dove è nata e la Toscana, docente presso l’Università della Calabria, all’Accademia di Belle Arti di Carrara e all’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione Visiva di Roma, Eugenia Serafini non è soltanto una pittrice dalla rara sensibilità capace di creare ponti di armonia tra l’uomo e quanto è a lui intorno, ma è anche giornalista, poeta e performer di gran talento e spessore emotivo. Le sue opere si trovano in collezioni, musei e archivi di diversi paesi quali: Francia, Germania,  Egitto, Lituania, Norvegia, Romania, Ucraina, Uruguay, Argentina e molti sono i premi e riconoscimenti ricevuti tra cui i più recenti: “Premio Artista dell’amo” al  Premium International Florence Seven Stars Firenze 2016, la “Targa alla Carriera” dal Comune di Tolfa nel 2014 e il “Leone d’Argento” per la Creatività 2013 alla Biennale di Venezia.

Eugenia Serafini
mostra installazione hotel plus florence

Il prossimo 10 giugno 2017 Eugenia Serafini sarà premiata a Firenze dal Professore e critico d’arte Carlo Franza quale vincitrice ex aequo con Marisa Settembrini, altra importante artista, del Premium International Florence Seven Stars – Grand Prix Absolute 2017 .Il Premio, vanto della città di Firenze, si rivolge ai migliori tra i protagonisti dell’Arte, della Cultura e della Scienza, alle Imprese innovative, a quel made in Italy con capacità tali di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali, territoriali, culturali e ambientali. La cerimonia di premiazione che avverrà nel corso del Gran Concerto d’Estate fiorentina tenuto da valenti professionisti dell’Accademia Fiorentina di MusicaArea di Firenze sul “Belvedere” del Plus Florence, vedrà diversi premiati tra i quali: Raffaele Scaglione Artista dell’anno, Gaetano Cortese (Ambasciatore d’Italia) Premio per la Cultura, Pasquale Ferrante Premio per la Medicina, Laura Tosca Premio della Critica, Lucio Alfonzi Premio della Giuria, e in particolare da sottolineare Nicolò Brancato che riceverà il Premio per l’Archeologia. In questa occasione sarà inaugurata dal Prof Carlo Franza, che ne è il curatore, la suggestiva mostra di installazioni “Tra dimore di GiraLune e Gabbianelle” di Eugenia Serafini, collocata all’entrata, sulla balconata e nella terrazza del PlusFlorence dove resterà in mostra fino al 6 aprile 2018. Un’opera che sintetizza la poesia dell’esistenza attraverso un vibrare di forme e colori per aprire lo sguardo e il cuore alla riscoperta della bellezza nelle manifestazioni più semplici del creato dove sognare e stupirsi ancora. Un’opera questa della Serafini che invita a riformulare il modo con cui rapportarsi a questa esistenza guardando dentro se stessi attraverso la semplicità della natura, dove recuperare le vere emozioni che spesso vengono offuscate da egoismi e indifferenza in una società che ha perso il rispetto per la stessa vita. Il Prof. Carlo Franza definisce con queste parole l’installazione di ampio respiro di Eugenia Serafini: “Un lavoro singolare, unico, sensazionale, creativo, storico, educativo, rigenerante, capace di divenire svolta per tutta l’arte contemporanea”.

Silvana Lazzarino

 REMIO AD EUGENIA SERAFINI

Premium International Florence Seven Stars – Grand Prix Absolute 2017

Le verrà consegnato dal Prof Carlo Franza

Inaugurazione della INSTALLAZIONE di Eugenia Serafini

Tra dimore di GiraLune e Gabbianelle”

Entrata- Balconata- Terrazza del dell’hotel Plus Florence

Plus Florence, Firenze, Via Santa Caterina d’Alessandria, 15 – 50136

sabato 10 giugno 2017 ore 18.00

l’Installazione sarà visibile dal 10 giugno 2017 al 6 aprile 2018

 

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Il Dispari 2017-04-18

Il Dispari 2017-04-18

Il Dispari 2017-04-18

Editoriale

La scorsa settimana è stata particolarmente ricca di avvenimenti che dimostrano, ove ce ne sia bisogno, quanta grande è la popolarità dei progetti Made in Ischia proposti attraverso l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.
Mi riferisco alla massiccia partecipazione di pubblico che ha seguito il quadrangolare di calcio “Indietro nessuno” (del quale in questa pagina vi proporremo una succinta sintesi), mi riferisco alla vittoria del musicista di Jelgava – Lettonia – Alvils Cedrins nella seconda edizione del Premio internazionale di musica “Otto milioni” (in uno dei prossimi numeri di questa rubrica vi proporremo un suo profilo artistico ed umano scritto dall’Ambasciatrice DILA in Lettonia, Liga Sarah Lapinska), e mi riferisco, infine per oggi, alla variegata etnia degli Artisti che hanno gareggiato per conquistare il primo posto nella seconda edizione del Premio internazionale di arti grafiche “Otto milioni” vinto da Milena Petrarca, nata a Pozzuoli e già presente a Ischia con una personale dell’Ottobre del 2016 all’albergo Hermitage.
Per una esaustiva presentazione di ciascuno di questi tre avvenimenti sarebbe necessario impegnare tutta la pagina ma, dandovene oggi solo sommari riscontri, ci ripromettiamo di pubblicare ulteriori approfondimenti nei prossimi numeri.

Bruno Mancini

Alvils-Cedriņš

Premio Arti grafiche “Otto milioni” 2017– Autori finalisti provenienti da 10 Nazioni con 46 Opere

Vince MILENA PETRARCA

e poi di seguito Liga Sarah Lapinska, Sergey Kyrychenko, Einars Repše, Miguel Piñero.

Oltre ai voti espressi tramite web e a quelli inviati tramite coupons, la designazione dell’opera grafica vincitrice della seconda edizione del Premio internazionale di Arti grafiche “Otto milioni” 2017 si è avvalsa della preziosa attività svolta da Silvana Lazzarino, Socia Sostenitrice DILA, poetessa, giornalista, editorialista della pagina culturale del quotidiano “Il Dispari” diretto da Gaetano Di Meglio, che ha accettato l’incarico di comporre e presiedere la Giuria delegata a pronunciare un voto tecnico per le opere finaliste.

I giurati, che ringraziamo per la loro preziosa collaborazione, sono stati: AndreaTrisciuzzi e Alba Gonzales scultori di fama internazionale, Patrizia Canola pittrice di fama internazionale e Lorenzo Milani fotografo e grafico per cataloghi di mostre di eventi importanti.

Ha vinto Milena Petrarca,

Artista a trecento sessanta gradi, figlia d’arte, nata a Pozzuoli, ma attiva tra Latina e USA dove ha esposto in diverse rassegne.
Ha organizzato a New York il Cinquecentenario di Cristoforo Colombo con personali e collettive che le è valso il prestigioso riconoscimento “Artistic Achivement Award Gallery”.
MILENA PETRARCA non è soltanto una pittrice di fama internazionale, ma anche scultrice e poetessa di grande sensibilità, stilista e ritrattista.
Sue opere sono presenti in molti musei italiani e americani e nelle collezioni più prestigiose americane, francesi, inglesi e cinesi.
La nostra opinionista Silvana Lazzarino ha ottenuto da Milena Petrarca un’intervista esclusiva per “Il Dispari” della quale qui di seguito vi riportiamo le prime due domande e che pubblicheremo nei prossimi numeri.

Quando è nata la tua passione per la pittura?
Fin da piccola mi sono accostata all’arte, in particolare al disegno e alla pittura essendo cresciuta in una famiglia di artisti.
Mia mamma Maria Panetty Petrarca era drammaturga, autrice di opere teatrali, canzoni napoletane, nonché scopritrice di talenti e fu lei a fondare nel 1952 la scuola “Il Cumanum” che adesso mia sorella Rita Gemma continua a seguire.
Mio zio Tommaso Panetty era ingegnere meccanico, inventore di brevetti e pittore acquarellista e anche da lui sono stata stimolata nel dare vita alla mia creatività.
Inoltre dalla finestra del salone della casa dove abitavamo vedevo Pozzuoli e le meraviglie di colori di uno scenario per me davvero suggestivo.

Quindi hai respirato un’atmosfera densa di creatività?
Certamente.
La casa dei miei genitori e la scuola erano frequentate da diversi artisti e personaggi come Sofia Loren, Salemme, Gennaro Cannavacciuolo che poi nel tempo sono diventati famosi.
Inoltre mia mamma era una donna eclettica autrice di Opere Teatrali canzoni napoletane e poesie. Insieme a lei andavamo ai festival dedicati alla canzone napoletana in diverse città italiane: Napoli, Pozzuoli, Salerno, Castellammare di Stabia, Roma.


CS |DILA & Nazionale Cantanti lirici

Quadrangolare “Nessuno Indietro”

Domenica 9 Aprile 2017, presso lo Stadio Ridolfi (Campo di Marte) Firenze alle ore 18:00, c’è stato il debutto della Nazionale Cantanti Lirici N.C.L.).
Si è giocato un quadrangolare al quale hanno partecipato anche le squadre “Nazionale Attori”, “Medici Careggi” e “Vecchie Glorie del Calcio Fiorentino”.
L’evento è stato organizzato allo scopo di raccogliere fondi in favore dell’ospedale Careggi da destinare alla ricerca medico-scientifica.

La Nazionale Cantanti Lirici è stata creata su delega data dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” a Paola Occhi (Socia Sostenitrice DILA nonché sua Ambasciatrice di Arte e Cultura per l’Emilia Romagna e la Basilicata) la quale, oltre ad esserne la fondatrice, ne è anche la Presidente.

La principale finalità della Nazionale Cantanti Lirici consiste nel sostenere l’Arte e la Cultura con particolare attenzione alle varie attività musicali, organizzando eventi sportivi e artistici di carattere benefico grazie alla disinteressata partecipazione dei suoi iscritti.

La forte determinazione di Paola Occhi,

unita alla collaborazione dell’Associazione DILA, sono valide premesse affinché, dopo questo esordio, la Nazionali Cantanti Lirici riesca a far sì che molte persone di ogni età si avvicinino alla Musica in generale e alla Lirica in particolare seguendo un tipico percorso ideato per rendere l’approccio davvero molto semplice ed alla portata di tutti.

Il quadrangolare ha visto la N.C.L. classificarsi al terzo posto alla presenza di alcune migliaia di spettatori.

Alla fine dell’incontro, Paola Occhi, intervistata dal quotidiano “Il Dispari” diretto da Gaetano Di Meglio (l’intera intervista sarà pubblicata in un prossimo numero del giornale), ha parlando con grande emozione “dei suoi ragazzi” descrivendoli, con orgoglio, come indiscutibili grandi protagonisti della lirica che si sono dimostrati ottimi giocatori in campo mostrando un affiatamento davvero superlativo.

Paola Occhi non ha voluto tralasciare la ciliegina sulla torta ed ha desiderato mettere in luce anche le cinque colleghe che l’affiancano nella Nazionale, ricordando il momento nel quale hanno cantato l’Inno di Mameli accompagnate dalla Fanfara dei Marescialli dei Carabinieri e dalla Banda della C.R.I.

Le brillavano gli occhi ricostruendo la toccante suggestione che ha provato nello scorgere il pubblico, in piedi ed emozionato, cantare L’Inno di Mameli.

Vedere gli spettatori emozionati ha fatto sì che in lei l’orgoglio italiano si evidenziasse maggiormente.

Due realtà imprenditoriali emiliane, la Polisportiva Massese e la Grafica mirandola, hanno creduto, per prime, in questa neonata Nazionale.

La loro adesione, dimostrata regalando le divise di gioco e la relativa stampa, è tanto più degna di ammirazione in quanto le due Aziende, nonostante abbiano subito danni davvero enormi in seguito al terremoto del 2012, si sono attivate dimostrando, ancora una volta, che il cuore emiliano è grande principalmente in chi ha più patito.

NELLA FOTO:

Leonardo Castellazzi, Orlando Polidoro, Tiziano Barontini, Emanuele Cordero, Graziano di Pace, Luca Narcisi, Andrea Rola, Alessandro Petruccelli,Tommaso Barea, Alessandro Carmignani, Maurizio Galleni, Alberto Bianchi Lanzoni, Simone Frediani, Alex Fantoni, Paolo Guidoni, Marco Iezzi, Giampiero Ruggeri, Tiziano Barbafiera, Nicola  Ziccardi, Lisandro Guinis, Roberto Gianola, Marco Voleri. 

Il Dispari 2017-04-10

Il Dispari 2017-04-10

Editoriale

DILA e La Nazionale Cantanti Lirici

ammessa all’udienza di Papa Francesco.

A firma del Prefetto Georg Gänwein abbiamo ricevuto, via Fax, la seguente comunicazione:

“… In riscontro alla Sua stimata lettera del 12 marzo c.a., ben volentieri mi premuro accogliere la richiesta di partecipazione all’Udienza Generale del Santo Padre di mercoledì 24 maggio p.v. (in Vaticano, ore 10.00), a favore di una distinta Delegazione della Georg Gänwein, guidata dalla Presidente la Sig.ra Paola Occhi, assicurandoLe che il gruppo medesimo verrà menzionato nell’ambito dell’Udienza…”.

Saranno circa 80 i Delegati della nostra Associazione culturale Georg Gänwein” che parteciperanno all’incontro con il Papa, secondo un cerimoniale che non mancherà di mettere in luce la costanza e la serietà dei nostri progetti artistici e sociali ricevendo, anche per essi, la benedizione del Santo Padre.

Ulteriori particolari, e la composizione della Delegazione ve li forniremo nelle prossime puntate di questa rubrica.

Bruno Mancini

Tina Bruno

efficiente collaboratrice dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha iniziato una periodica attività di “opinionista” con il nostro quotidiano “Il Dispari” diretto da Gaetano Di Meglio

Tina Bruno, nata in un paesino della Calabria, vive a Roma dall’età di tredici anni.
Dopo aver lavorato una vita a contatto con bambini, si è dedicata alla scrittura pubblicando manuali formativi per il nido e la scuola dell’infanzia, libri di poesia per adulti e bambini e libri di favole e antropologia per adulti.
Ha preso parte a oltre 200 concorsi letterari di poesia e narrativa.

Nel 2015 è stata nominata dal MIUR per dare lezioni di favolistica in quattro scuole romane a bambini e insegnanti.
Quest’anno ha ricevuto il premio per il “Miglior libro per l’infanzia nel concorso Scriviamo Insieme” e il quarto premio nel concorso “Quasimodo”.
Per la poesia “Mia Madre”, partecipante al Premio ”Otto Milioni”, Tina Bruno ha ottenuto il secondo premio dalla speciale giuria di questo nostro quotidiano “Il Dispari”.

TINA BRUNO |INTEGRAZIONE MIGRANTE

Importanza delle frontiere aperte per accogliere e integrare quei migranti che per un motivo o per un altro sono costretti ad abbandonare le proprie terre e famiglie.

Integrazione è un termine che esprime le capacità, per chi accoglie, di tenere conto di chi si rivolge a lui non soltanto per essere soccorso ad inserirsi in una società (sia essa sociale, lavorativa, sportiva, scolastica), ma anche a convivere e ad agire alla pari di chi lo accoglie.

Vuol dire inoltre: fornire all’integrato la possibilità di assimilare la cultura, gli usi, i costumi e le tradizioni del paese che lo accoglie, ma anche rispettare le sue conoscenze sociali, offrendogli una vita migliore di quella che per motivi di guerra, pestilenza, fame, o per altre ragioni che lo hanno spinto ad abbandonarla affrontando viaggi pericolosi e arrivando in terre sconosciute senza la minima idea di ciò che dovrà affrontare.

Non basta accogliere

chi arriva nel nostro paese parcheggiandolo nei campi accoglienza, dove i servizi di qualsiasi genere sono insufficienti, inesistenti, (non stiamo qui a elencare) o dove manca la stabilità degli interventi, la libertà, il lavoro, altrimenti, ci troveremo, fra qualche anno con migliaia di persone che combattono per lavarsi il viso, o per bere un bicchiere d’acqua.

Oggi che le Nazioni sono sempre più globalizzate e multiculturali dobbiamo evitare ciò che accadde in America agli inizi del XX secolo, quando il razzismo condannava a morte chi sbagliava ed era diverso per razza, religione o cultura o com’è accaduto più tardi ostacolando l’uso di un servizio migliore, come l’Università di qualità a italiani, irlandesi, spagnoli.

Tutto questo è cominciato a cambiare quando la Ricerca con i suoi esperti e le loro teorie: sociali psicologiche e antropologiche hanno fatto capire ai Capi di Stato che ogni individuo ha una propria personalità da sviluppare che richiede ambienti adeguati, attività equilibrate, risposte positive ai propri bisogni e non si possono negare per nessun motivo, quindi la loro integrazione deve essere favorita con ogni mezzo, in modo da rispondere ai bisogni specifici di ognuno.

Valori umani, questi, che vanno collocati con il duplice obiettivo di indurre sia le società che accolgono, sia l’individuo accolto, al rispetto attivo della diversità e all’accettazione delle regole come norme interiori che garantiranno il bene comune e l’uguaglianza.

Essere uguale non vuol dire pensare allo stesso modo, ma avere gli stessi diritti, doveri, e la libertà di convivere e manifestare il proprio essere, inoltre, essere integrati vuol dire lavorare insieme, vivere insieme, possedere la propria casa, studiare e condividere il presente dove ognuno può imparare dall’altro e l’altro imparare da lui.

A mio parere ogni Nazione dovrebbe provvedere prima a governare l’ambiente per accogliere chi è obbligato a fuggire dalle proprie terre e poi accogliere e integrare.

Tina Bruno

LA GIARDINIERA: VERA ROKE

Vera Roke, come sempre, mi aspetta insieme alla sua bianconera cagnetta, dolcissima.
Nel piccolo giardino di Vera la quercia e le mele non sono ancora in aspetto primaverile.
Vera è nata vicino alla città di Tukums quando iniziava la Prima Guerra Mondiale.

Il suo fondamentale amore per la terra si riflette in tutti modi possibili, sia in alcune sue opere di ceramica, sia in alcune sue poesie.
Dapprima, come la sua mamma, preferiva disegnare, ma poi, grazia agli amici di sua madre, ha cominciato a visitare gli studi di ceramisti in Tukums.
Non solo li visitava con lo scopo di osservare il lavoro di esperti ceramisti ma, già dalla prima volta, lei prendeva tra le sue mani l’argilla morbida e flessibile come una massa di cioccolato, bruna, luccicante, ben ubbidiente.

Di solito realizzava figure di animali e di uccelli,.

Giovanissima, a 18 anni, ricevette il titolo ufficiale di “Maestra di Arte Popolare”, perché una sua opera (una scodella decorata di frutta con ricchi ornamenti attorno) venne apprezzata in modo particolare.
Così lei ha iniziato a viaggiare da una mostra all’altra.
Purtroppo, tanti suoi pregevoli lavori di ceramica adesso sono smarriti.
Alcuni si trovano nei Musei e nelle Fondazioni d’arte, tanti sono stati regalati ai lavoratori dell’agricoltura come premi per le loro attività.

Dopo i primi successi,Vera lavorava come ceramista a Tukums.
Poi ceramisti colleghi di Liepàja l’hanno invitata a lavorare con loro.
Al tempo dei sovietici in Liepàja si trovava un porto militare, e Vera, per la troppa burocrazia, non ricevette il permesso di andare a Liepàja.
Non sono molto distanti Tukums da Liepàja.

Ma quanta burocrazia!

Poi Vera si trasferì a Jelgava, ricominciando qui il suo lavoro di ceramista.
Ha costruito, nel tempo, tante opere originali.
Fiori grandi e colorati, come quelli preferiti nel suo giardino, peonie, frutta e bacche di fantasia, le ghiande delle querce, questi sono i motivi che ritornano spesso nelle ceramiche.

Le sue opere sono graziosamente decorate con rilievi che riproducono sempre gli stessi motivi, ma sempre composti in modo differente.
Vera, come ceramista, ha sperimentato anche tanta affinità con i colori.

L’argilla, per diventare di un rosso intenso, deve essere riscaldata a bassa temperatura, invece per quella blu, e più ancora per l’azzurra, occorre un calore altissimo.
Vera racconta come il suo cuore trema mentre lei aspetta che i suoi vasi e le sue figure di argilla sono nel forno.

Uno sbaglio, la mancanza di attenzione per scegliere e cambiare la temperatura del forno, e i vasi e le figure si possono facilmente spezzare.
La stessa tensione nervosa l’assale quando deve confezionare opere ceramiche da spedire alle mostre, ed anche per questo motivo Vera partecipa alle mostre sempre più raramente.

Lei conosce bene la fitoterapia

e beve tisane di erbe per curarsi.
Tante e diverse, alcune erbe ed erbacce le raccoglie nel suo giardino, altre durante le sue passeggiate.
La sua ceramica è armonica, i colori usati sono diversissimi: un arcobaleno sull’argilla.
I fiori e le erbe sono tutti insieme nelle sue opere così come lo sono nel suo giardino: le radici, il suolo, l’argilla, la forza della terra.

Vera mi accompagna fino alla soglia del suo giardino.
Accanto a lei c’è la sua cagnetta scodinzolante e quasi sempre felice.
A Vera, la forza è venuta dalla terra, dalla natura.
La purezza della natura, la tenacia nell’aspettare la nuova primavera.
Purtroppo Vera non è riuscita ad aprire il suo studio di ceramista.

Gli strumenti già comprati.

Ancora le barriere burocratiche nel tempo di perestroika.
Le tragedie personali nello stesso tempo.
Comunque,Vera continua a passare dalla terra all’argilla, sicura di se.
Il suo giardino presto rifiorirà di nuovo.

Liga Sarah Lapinska

Il Dispari 2017-04-03: Flora Rucco

Editoriale

Così o come: tratto dal volume “Per Aurora volume terzo”

Capitolo terzo: bozzetto ischitano, seconda parte (la prima parte è stata pubblicata nella edizione di lunedì 27 Marzo 2017)

… Vorrei poter cambiare almeno il corso delle mie giornate per farle iniziare dalla sera e cessare all’ora di pranzo, trasformando in sonno la pennichella pomeridiana, ed in attiva fioritura le faticose ore che le notti attuali concedono alle mie vibrazioni.

Questo racconto semplice come può essere la ricostruzione, mentre sono bendato, bendato, del mio profilo nasale, apparentemente svogliato, privo di fronzoli e inganni né più né meno di Cappuccetto Rosso, ma, in effetti, affaticato dai problemi che torcono i sogni in desideri, che intrecciano passioni ed affetti, ricordi e realtà, il nostro andare in carrozzella ed il tiro del cavallo, questo racconto mi chiamerebbe fazioso sfuggente incompleto se non menzionassi la perla nera di tutti gli abissi che sono stati perforati con malvagità sulla pelle e nel cuore della mia isola.

L’orca marina uccide per sopravvivere.

Il leone marino di oltre due quintali, caccia con volteggi essenziali.

“Così o come”

un rudere, nel tempo delle PINETE e dei CANNETI, il CASTELLO sprigionava il lezzo dei morti ammazzati in tentativi di conquiste e difese, i profumi di spezie cortigiane e principesche, gli odori unici ed irripetibili di mirti o di muschi trasportati da brezze contrastanti tra ceneri vulcaniche e spruzzi d’onde sfacciate, gli effluvi per nulla evanescenti di sterco di muli e cavalli, i vapori solfurei della grotta deposito per polveri da sparo, il fumo della bestia rosolata a fuoco lento nel cortile delle feste.

“Così o come”

un simbolo, nel tempo delle PINETE e dei CANNETI, il CASTELLO scopriva senza civetteria il suo interno, ove, rinchiusi racchiusi socchiusi, mitiche alcove, ruderi anonimi, antiche fortezze e nuove prigioni, in alcune notti fungevano da segreto richiamo per giovani coppie in cerca d’ispiranti atmosfere amorose, nei giorni di festa si confacevano a lussureggiante baita per famiglie in gita domenicale con la classica frittatina di maccheroni avvolta in due piatti ed una salvietta, e, non tanto raramente, si prestavano ad accettare il ruolo di solitario rifugio per sperduti intellettuali scappati dai disincanti di schematici palazzi cittadini.

“Così o come”

una gioia, nel tempo delle PINETE e dei CANNETI, il CASTELLO offriva la luminosità dei nostri orizzonti naturali sparsa senza ritegno sulle profonde tracce lasciate nella rocca maniero da eventi impetuosi e passionali. Per ora basta così!
IL CASTELLO.

Volete un residence, un ascensore, un botteghino, un ristorante, un cannocchiale sul golfo, volete una scia di storia coperta da muraglie di cemento, volete un isolotto bucato come una gruviera, squassato da malte e laterizi, illuminato con i fari ed i laser dei by night, stordito da urli urlacci musica musicaccia, volete una Vostra eredità intangibile trasformata in affare turistico: ecco a Voi IL CASTELLO!
Oggi potete chiamarlo “IL CASTEL LETTO”.
Albergo a “?” stelle.

“Così” trama e dubbio, “come” da rivolo a torrente,

il mio segreto addio saluta il:
VECCHIO BALUARDO, ex CASTELLO ed ora CASTEL LETTO.

C’era.

Grazie ai miei amici ed ai miei nemici, se mai ne ho avuti degli uni e/o degli altri, il CASTELLO non c’è più.

Il Dispari 2017-03-27

Il racconto “Così o come “ è tratto dal volume “Per Aurora volume terzo”
ISBN 9781409282013
Pubblicato il 7 maggio 2009
Pagine 166
Copertina morbida con rilegatura termica
€ 11,29 (IVA esclusa)
Stampa in 3-5 giorni feriali

Catalogo di Bruno Mancini

AL MUSEO DI VILLA TORLONIA DI ROMA LE CIVETTE ATTRAVERSO LE OPERE D’ARTE

Dall’aspetto enigmatico e sapienziale, schiva e solitaria, la CIVETTA, legata alla dea Atena, è al centro di una suggestiva e originale mostra che vede protagonisti diversi artisti contemporanei provenienti non solo dall’Italia, ma anche dall’Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Iraq, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Spagna.

Allestita presso i Musei di Villa Torlonia Casina delle Civette a Roma, la mostra TRECIVETTE SUL COMÒ CivettArte,promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è patrocinata dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma, dall’Ambasciata di Grecia a Roma, dalla LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli – dalla FUIS – Federazione Unitaria italiana Scrittori – dall’ Università di Trier (Germania) e dall’ Azienda Agricola Casale del Giglio.

Curata da Maria Grazia Massafra,

responsabile del Museo della Casina delle Civette, insieme alla critica d’arte e curatrice Stefania Severi, l’esposizione,aperta fino al 30 aprile 2017, attraverso un percorso tra visione ed emozione entro una dimensione sospesa tra sogno e realtà, ordinario e straordinario, riunisce 67 opere di altrettanti artisti che hanno rappresentato, con stili e tecniche diverse, sorprendenti raffigurazioni riferite a questo uccello notturno, misterioso e magico.

Così accanto ad Alba Gonzales, scultrice di fama internazionale presente con la scultura In attesa del Principe di forte impatto visivo con rimandi alla fiaba, ci sono Luigi Manciocco con Vas Sapientiae in vetro soffiato, Francesca Cataldi con Civetta in vetro fuso, rame ferro e legno, Lila Iatruli e Ματι Κουκουβαϊας con Occhio di civetta (acrilico su tela), Thomas Schöne con Nachteulein bronzo e ancora Diana Poidimani con Civetteria in tessuto e macramè,Maurizio Colombo con BadOwte Miro Bonaccorsi il cui ventaglio in stoffa e legno riproduce la rappresentazione di Melodia notturna, solo per citare alcuni tra i nomi di quanti espongono.

In sintonia con gli elementi decorativi

dell’edificio che ospita il Museo della Vetrata Liberty, le opere in mostra, che comprendono oltre a dipinti, sculture e ventagli, anche, aquiloni, gioielli, libri d’artista e ancorai burattini e video fino ad arrivare agli abiti, ai cappelli e ai monopattini, danno una visione completa delle più svariate tecniche di lavorazione e dei diversi materiali utilizzati: dal legno alla cartapesta, dal vetro al macramè, dalla stoffa al bronzo, senza dimenticare l’affresco e il gesso.

Viene così restituita una rappresentazione ironica, disincantata, della civetta ora surreale ed evocativa, ora poetica e fitta di mistero.
A realizzare l’immagine guida della mostra è stato il celebre vignettista Lucio Trojano: una civetta artista che, stando sul comò, dipinge la Casina delle Civette.

Per il periodo espositivo sono stati organizzati una serie di eventi: dagli spettacoli di burattini ai concerti, dai percorsi guidati alle conferenze, dalle visite delle scuole ai laboratori per bambini.

Alba Gonzales insieme alla pittrice Patrizia Canola hanno in programma di portare in mostra le loro opere ad Ischia, magari in occasione di una collettiva presso il Museo Etnografico del Mare.

Silvana Lazzarino

Angela Maria Tiberi | Oggi vi parlo di: FLORA RUCCO

Poetessa e Pittrice, nuova amica dei progetti Made in Ischia – DILA

Dottoressa in Conservazione dei Beni Culturali, specializzata in Museologia di genere e storia delle donne.
Segretaria Nazionale dell’Associazione “Calmana” Museo delle donne del Mediterraneo, si occupa di temi e ricerche storico-archeologiche-artistiche di genere.
Responsabile tecnico scientifico dell’associazione ARIEL per le interpretazioni sceniche del territorio pontino..
Referente del “Progetto creativo” (pittura-ceramica-psicomotricità-yoga) presso l’Istituto “A. Manuzio” di Latina.
Presidente dell’Associazione artistica e culturale “Exper’art” di SS. Cosma e Damiano (LT).

Ha pubblicato la prima raccolta di poesie “Ecos” nel 1988.

Alcune sue liriche sono state pubblicate nell’antologia “Poesia Contemporanea”.
Ha pubblicato il libro di poesie “Flussi Meridiani- Risveglio” con la collaborazione di Ermelinda Ponticiello per la parte grafico-pittorica.

Ha partecipato al Festival della poesia pontina negli anni 2010, 2011, 2012, 2013, mediante pubblicazione di sue poesie nell’Antologia dei Poeti Pontini, a cura dell’Associazione “Sabino Vona” di Latina.

Ha pubblicato poesie nell’Antologia “Poeti – Poesia”a cura di Elio Pecora nell’anno 2012.
Ha presentato poesie sul tema “Acqua” in occasione dell’evento “Sorella acqua” nelle Terme di Parrano (Terni)

Ha partecipato all’evento “Poesia e pittura” con l’artista Ermelinda Ponticiello presso la Biblioteca Comunale di SS. Cosma e Damiano (LT).
Sue poesie sono state proposte durante l’evento “Il percorso della dea” nel quale ha svolto anche la funzione di “critico d’arte

Alcune sue opere di poesia e di pittura hanno fatto parte dell’evento “Artiste contro la violenza” realizzato presso la Biblioteca Comunale di SS. Cosma e Damiano: progetto di cui lei è ideatrice insieme all’artista Ermelinda Ponticiello.

Artefice della presentazione

di poesie e di pitture presso il Complesso di S. Maria la Nova, antisala della provincia di Napoli dal nel Marzo 2014, per l’evento “Artiste/i contro la violenza”, con il patrocinio di: Istituto Italiano Studi Filosofici, Provincia di Napoli.

Ha partecipato all’Antologia “Donne, mistero e arte” a cura della casa Editrice “Il Saggio” e al “Premio Auditorium città di Isernia” con opere poetiche e pittoriche.

La sua poesia “Locus nidi” è stata presentata in un’interpretazione scenica realizzata durante l’evento di Land art “Locus nidi” organizzato da “Exper’art” presso il Bosco Camaldoli in Napoli.

Ha ricevuto il premio “Antologia” per la poesia al “Premio S. Valentino” da parte della Casa Editrice “Il Saggio”di Avellino.

Flora Rucco è stata l’ideatrice

di “Le madri della Patria” realizzato tra il 7 e l’8 Marzo 2015 in sintonia con il Centro Lilith di Latina.
Ha ricevuto il Premio Oscar Europeo per la Poesia e un Attestato per Meriti Culturali conferitole dall’Associazione Culturale “La Sfinge” e dall’A.P.H.I di Napoli.
Ha ricevuto il Premio “Cupido” al concorso “S. Valentino” 2016 ad Atripalda (AV) consistente nella pubblicazione antologica della la poesia “Sole d’amore”.
Ha ottenuto “La lode della giuria” al concorso “Il canto delle Muse” Bellizzi (SA) per la poesia “Corpo migrante” che merita. senza dubbio, il privilegio di inaugurare questa mia rubrica.

Corpo migrante

Nudo corpo migrante
senza più volto e un nome,
crocifisso, al filo della speranza,
senza più aspirazione
corpo di migrazione.
In fuga
da deserti e terre roventi,
muto e inerme, giunto
agli approdi marini.
Corpo sottile
inchiodato alla miseria
specchio dei miseri
per l’opulenza del Mondo.
Senza più un fil di voce
ma l’ombra di un sospiro
di una madre
impresso al cuore.
Dissolve crudele
l’urlo salmastro in mare
mediterraneo d’amare
turbato dal male.
Corpo allineato
come pattumiera del Mondo
Il varco della speranza
è di un corpo celeste
di stelle, alla terra straniera.

GLI ALBERI RINASCONO CON EUGENIA SERAFINI

GLI ALBERI DI EUGENIA SERAFINI CON I LORO MICROCOSMI IN MOSTRA A FIRENZE NELLA PERSONALE “ARBOREA ITALIANA” A CURA DI CARLO FRANZA

Con stupore e meraviglia, con passione ed emozione ci si lascia avvolgere dalle rappresentazioni tra visione ed emozione di Eugenia Serafini volte a raccontare dei volti di una natura densa di poesia e solarità che spesso viene dimenticata in questo continuo avanzare di un progresso pronto a  stemperare ogni colore costruendo giungle di cemento. Osservando i suoi dipinti si possono respirare profumi, ascoltare suoni e cogliere i colori di spazi aperti dove la vita prende nuova forma lasciando indietro paure e malinconie.

Gli alberi di Eugenia Serafini
mostra a Firenze

Ad EUGENIA SERAFINI artista, di fama internazionale, che con creatività e sensibilità poetica partendo dalla natura e dai suoi orizzonti racconta dell’uomo e dei suoi percorsi fatti di sogni e speranze, desideri e attese, volgendo l’attenzione in particolare agli alberi, è dedicata la mostra che inaugura a Firenze il prossimo 8 aprile 2017 al Plus Florence- Salone delle Regole alle ore 18.00. Curata dal Prof Carlo Franza, storico dell’arte di fama internazionale e critico del quotidiano “Libero”, l’esposizione ARBOREA ITALIANA che si inserisce entro uno spazio dove è presente il progetto “SCENARI”, attraverso un percorso dove si susseguono immagini di alberi nelle loro diverse sfaccettature e colori, si sofferma su quanto la natura rappresenti un bene prezioso per l’uomo da custodire ora e in futuro, e su come la stessa regali in ogni suo aspetto energia, solarità e armonia chiedendo in cambio solo rispetto. Accanto a questo affiora il bisogno per l’uomo di oggi, sempre più preso dai ritmi frenetici e dai condizionamenti e preconcetti,. di recuperare la magia dell’innocenza e la possibilità di tornare per un attimo ad essere fanciullo.

Gli alberi di Eugenia Serafini
mostra a Firenze

Nata a Tolfa (RM) piccolo e interessante borgo etrusco, e attiva tra Roma e la Toscana, docente presso l’Università della Calabria, all’Accademia di Belle Arti di Carrara e all’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione Visiva di Roma, Eugenia Serafini non è soltanto una pittrice dalla rara sensibilità capace di costruire ponti di speranza dove uomo e natura siano in armonia, ma è anche poeta, performer e installazionista di gran talento e spessore emotivo.

Le sue opere si trovano in collezioni, musei e archivi di diversi paesi quali: Francia, Germania, Egitto, Lituania, Norvegia, Romania, Ucraina, Uruguay, Argentina e molti sono i premi e riconoscimenti ricevuti tra cui i più recenti: “Premio Artista dell’amo” al  Premium International Florence Seven Stars Firenze 2016, la “Targa alla Carriera” dal Comune di Tolfa nel 2014 e il “Leone d’Argento” per la Creatività 2013 alla Biennale di Venezia.

Il colore delicato e deciso della sua arte che racconta dei battiti di una natura permeata dal respiro del vento, dal filtrare dei raggi del sole o dal sottile rumore della pioggia, da forma alle immagini degli alberi, sorta di microcosmi abitati dal mistero della vita. E’ la vita nella sua continua ciclicità che si manifesta in essi guardando all’uomo al suo destino nella sua ricerca di un senso profondo a questa esistenza dove forse si è invitati a guardare dentro se stessi per capire le proprie fragilità da cui ripartire. Gli alberi di Eugenia Serafini da quelli più grandi a quelli più piccoli esprimono libertà, energia e vitalità conducendo chi li guarda a recuperare sogni lontani e dimenticati, desideri sopiti per troppo tempo e finalmente riabbracciati. Nei venti acquerelli su carta in mostra si susseguono alberi dalle chiome azzurre, altri piene di fiori o attraversate da colorate farfalle, e ancora alberi che diventano riparo per le cicogne o altri che animano il mondo di Pan, fino a ritrovare l’albero che prende il posto di una ciminiera. Essi hanno una vita propria diventando custodi di verità e bellezza: sono rifugio per gli animali, da essi germogliano fiori, e attraverso le loro fronde sussurra il vento, mentre per un attimo il tempo si ferma su tanta bellezza di sogni e aspettative per un domani migliore.

Eugenia Serafini

Un viaggio con gli occhi e la mente attraverso gli alberi di Eugenia Serafini per rinascere nei volti di una natura libera sollecitando lo stupore fanciullo di un animo semplice e pieno di attese. Così accanto a LAlbero azzurro, L’Albero del sogno e L’Albero delle cicogne sono Pan ruba l’albero e L’albero e la ciminiera. Alberi che nel loro diventare linee ideali tra la terra e il cielo vogliono quasi legare l’uomo agli elementi della natura stessa di cui egli è parte integrante. Ancorato alla terra mediante radici, l’albero rappresenta l’immagine idealizzata dell’uomo attaccato alle sue origini e allo stesso tempo il suo essere proteso verso l’alto in sintonia con i rami degli alberi.. I rami dell’albero distesi verso il cielo indicano infatti il desiderio dell’uomo di andare oltre le semplici apparenze. Così’ l’albero da una parte simboleggia l’origine di ciò che è stato l’uomo, i suoi sogni e la sua fantasia e ingenuità e dall’altra con la sua chioma protesa verso l’alto rappresenta il futuro ricco di speranza.

Il vocabolario di immagini che questa volta ci consegna con questa mostra” come sottolinea il Prof Carlo Franza: “è la chiave di volta di una metafora antica quanto l’uomo. L’albero del Paradiso terrestre, l’albero della vita, l’albero genealogico, l’albero degli ulivi che attorniavano Cristo nell’orto del Getsemani, l’Albero della Croce, gli alberi cedri del Libano, l’Albero dell’Arca di Noè, l’Albero del sapere, l’Albero del bene e del male, l’Albero dei simboli, senza dimenticare che Platone osservava che l’uomo stesso è “arbor inversa” e cioè le radici sono i capelli, i rami le braccia, poiché è piantato nei cieli”.

Rigogliosi e imponenti gli alberi di Eugenia Serafini esprimono gioia e serenità, vigore ed energia mostrando attaccamento alla terra e desiderio di libertà ad esplorare cosa si celi oltre questa realtà.

Dipinti che poco a poco conducono ad un abbraccio avvolgente e rassicurante con la natura, a suggellare quel legame tra l’individuo e la natura in quanto madre che rassicura e incanta; ma anche un’occasione per riappropriarsi di quelle perdute origini dove tutto ha inizio e intraprendere un nuovo viaggio inaspettato.

Silvana Lazzarino

 

ARBOREA ITALIANA”

mostra di EUGENIA SERAFINI

a cura di Carlo Franza

PLUS FLORENCE – SALONE DELLE REGOLE

Via Santa Caterina d’Alessandria, 15 – 50136 Firenze

tel.+39 0556286347

Inaugurazione 8 aprile 2017 ore 18.00

8 aprile – 19 ottobre 2017

Ingresso libero

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