GOLDSCHMIED & CHIARI alla Galleria Poggiali di Pietrasanta

 La mostraPaesaggi artificiali – Artificial Landscapes” a cura di Gaspare Luigi Marcone si inaugura il 31 agosto presso gli spazi della Galleria Poggiali – Project Room in via Garibaldi 8 a Pietrasanta per restituire il divenire della Natura e del Cosmo tra finito e infinito.

Dalla materia allo spirito, dalla visione all’emozione attraverso giochi di luci, riflessi costruiti con effetti legati alla fotografia e all’uso di superfici specchianti, le due artiste di richiamo internazionale Sara Goldschmied (Arzignano 1975) e Eleonora Chiari (Roma 1971) restituiscono un nuovo modo di percepire colori, suoni legati alla natura e al paesaggio tra terra e cielo, entro cui liberare e dare voce a sogni, aspirazioni, ma anche smarrirsi per ritrovarsi dopo più consapevoli del proprio essere legato fin dalle origini al movimento del cosmo che è energia.

Al paesaggio entro una visione metafisica che supera l’aspetto reale è dedicata la mostra GOLDSCHMIED & CHIARI, PAESAGGI ARTIFICIALI- ARTIFICIAL LANDSCAPES a cura di Gaspare Luigi Marcone che inaugura il 31 agosto prossimo alla Galleria Poggiali di Pietrasanta (Lucca) presso la Project room alle ore 18.30,

Le opere riferite a paesaggi artificiali realizzate per la Project Room di Via Garibaldi dal titolo “Untitled Views” inedite e altre della superficie specchiante e dalle tonalità verde esposte presso l’Ex Fonderia d’arte Luigi Tommasi, suggeriscono un dialogo infinito tra loro, volto a riflettere sul senso dell’esistenza legata al rapporto dell’uomo con la natura, sul senso del finito e dell’infinito, della verità e della finzione attraverso l’uso di forme prevalentemente circolari a indicare la continuità del cammino ora qui in questo tempo, e dopo, come un percorso senza fine che si rinnova ad ogni istante.

Goldschmied & Chiari alla Galleria Poggiali di Pietrasanta

I formati circolari restituiscono all’osservatore immagini di albe, tramonti, eclissi a ricordare come la nascita la morte e la rinascita siano insite nei processi legati alla natura e al cosmo: tutto torna e si ripete nel flusso dell’esistenza. Si può notare nella serie Untitled Views” come le immagini realizzate partendo da scatti fotografici poi stampate e inglobate su vetro e specchio, restituiscano attraverso la sorprendente bellezza e armonia di fumi e colori immortalati e lavorati, l’eterno movimento anche impalpabile dell’universo esterno fatto di ritmi infiniti di cromie e sinfonie che risuonano nella mente come sinergie di luci ad accendere quel richiamo di appartenenza allo stesso Cosmo.

Grazie alla superficie che ora si presenta riflettente e specchiante, ora cambiando punto di osservazione rimanda ad un dipinto, questi lavori dalla forma circolare risultano di grande impatto visivo e comunicativo tanto da perdersi in essi con lo sguardo e la mente, lasciando che ogni forma, sfumatura di colore conduca chi osserva a rivedere scorci, orizzonti luminosi, distese naturali dove ritrovare sensazioni vicine e lontane, emozioni mai dimenticate perché senza tempo.

Goldschmied & Chiari alla Galleria Poggiali di Pietrasanta

Per l’occasione verrà pubblicata una conversazione tra il curatore Gaspare Luigi Marcone e le due artiste.

Diversi i riconoscimenti e le mostre che le due artiste hanno realizzato da quando hanno fondato il duo nel 2001 per poi dal 2014 lavorare a Milano con il nome di Goldschmied & Chiari. A precedere l’esposizione presso il Museo Novecento di Firenze intitolata “Eclisse” svoltasi da marzo a maggio 2019, sono diverse mostre di successo di cui vanno menzionate le personali: “Eclisse” Museo Novecento, Firenze (2019). “Gioielli   di   famiglia”, The Open Box, Milano (2018).  “Fumo  negli occhi” Ex-chiesetta, Polignano a Mare (2018). “Untitled Views” Renata Fabbri arte contemporanea, Milano (2017), “Vice Versa”, Kristen Lorello, New York (2017)  e “Dove andiamo a ballare questa sera?” Atelier House, Museion – Museo d’arte moderna e contemporanea, Bolzano (2015).

E ancora tra le recenti collettive ricordiamo: “Powder and Light”, nm>contemporary, Montecarlo (2019),   “Foresta   urbana” Palazzo Belmonte Riso e sedi varie, Museo Riso – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Palermo (2018-2019). “Corpo a Corpo” Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2017), “Organic Matters – Women to Watch” 2015, National Museum of Women in the Arts, Washington D.C. (2015)-

Goldschmied & Chiari, le due artiste

Diverse e importanti le collaborazioni con Musei ed istituzioni quali: Museo Novecento Firenze (2019), OGR – Officine Grandi Riparazioni, Torino (2018), Visual Arts Center of New Jersey, Summit (2018); Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Roma (2017), Museo San Telmo, San Sebastián (2016). MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma (2015),  Fundació Joan Miró, Barcellona (2015), Fábrica de Arte Cubano, L’Avana (2014); Passerelle – Centre d’art contemporain, Brest (2014). E ancora Goethe Institut, Bruxelles (2013). Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea Rivoli (2012), La Galerie –Centre d’art contemporain, Noisy-le-Sec (2012), Hallwalls Contemporary Arts Center, Buffalo (2011). MOCA–Museum of Contemporary Art, Shanghai (2010). Musée de Grenoble, Grenoble  (2007) e molti altri.

Inoltre le due artiste Goldschmied & Chiari, hanno partecipato a The Fear Society evento collaterale della 53 Biennale di Venezia, Venezia (2009), alla prima edizione di Dublin Contemporary, Dublino (2011), alla quinta edizione di Video Zone International Video Art Biennial – Center for contemporary art, Tel Aviv (2010) e alla terza edizione di The Nanjing International Art Festival – New Baijia Lake Museum, Nanjing (2016).

Silvana Lazzarino

 

 GOLDSCHMIED & CHIARI

PAESAGGI ARTIFICIALI

ARTIFICIAL LANDSCAPES

a cura di Gaspare Luigi Marcone

Galleria Poggiali, Pietrasanta (LU)

Project Room – Via Garibaldi, 8

Ex-Fonderia d’arte Luigi Tommasi – Via Marconi, 48

dal 31 agosto al 6 ottobre 2019

inaugurazione 31 agosto ore 18.30 presso la Project Room – Via Garibaldi, 8

per informazioni; cell. 334.9236625; tel. 055.287748, info@galleriapoggiali.com

UFFICIO MEDIA Marco Ferri.  mail: press@marcoferri.info, 335-7259518.

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Mao Jianhua espone a Roma Complesso del Vittoriano

MAO JIANHUA. EMOZIONI NEL TEMPO PRESENTE E DELLA MEMORIA CON I SUOI CAPOLAVORI AL VITTORIANO

 Per riconciliarsi con una realtà dove il tempo sembra non arrestarsi e dove non sempre è facile riconoscersi, l’individuo ha bisogno di guardare ai desideri più remoti ai bisogni più semplici e soffermarsi ad osservare e ascoltare la natura che con i suoi paesaggi regala ad ogni occasione emozioni nuove e dimenticate. Non sempre è facile soffermarsi a pensare a quanto di profondo ci sia nei gesti più semplici come nel lasciarsi cullare con gli occhi e la mente dalla bellezza di un tramonto o di monti silenziosi che estendendosi all’rizzonite ispirano nostalgia e protezione. Troppo spesso la realtà di oggi dai ritmi frenetici distrae l’uomo da quegli attimi e momenti di sospensione in cui ritrovare se stesso. A riportare l’uomo verso i punti di riconciliazione con ciò che da sempre gli appartiene come il ricordo delle proprie origini e gli

Mao Jianhua in mostra al Complesso del Vittoriano di Roma

aspetti più autentici della propria natura primordiale guardando alla bellezza del paesaggio nella sua semplicità e purezza, è la mostra dedicata a MAO JIANHUA artista giapponese di fama internazionale (nato a Changshu, Jiangsu nel 1955) aperta a Roma al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini dal 13 al 26 settembre 2017. Patrocinata dalla Regione Lazio e da Roma Capitale, l’esposizione “THE TIMELESS DANCE Beyond the mountains sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, mette in luce i valori portati avanti, nella sua ricerca, dall’artista volto a rivedere il cammino dell’esistenza tra memora di sé del proprio passato e presa di consapevolezza attraverso il tempo dell’ascolto dell’universo intorno- specie quello del paesaggio- che mette in relazione con aspetti più autentici ancorati al mondo dell’infanzia, allontanando quanto vi è di artificiale in questa realtà.

Mao Jianhua che firma le sue opere con gli pseudonimi “Jizushanren” (uomo di Jizu, la montagna dove Mao si reca regolarmente per la meditazione) o “Zhuoweng” (che descrive un uomo che segue la propria natura primordiale e spazza via ogni pretenziosità e decori) prima di dedicarsi all’arte con incisioni e dipinti partendo da una riflessione sui fondamenti culturali e spirituali legati a certa tradizione cinese, è stato un imprenditore impegnato a livello internazionale. Affascinato dal Buddismo e dal Taoismo si è accostato alla meditazione interessandosi all’arte calligrafica cinese e alla pittura a partire dalle montagne Giallo, Daming e Jizu, posti privilegiati dove dare spazio alla contemplazione La mostra, che

sarà presentata alla stampa il 12 settembre 2017 alle ore 11.00, vedrà l’artista, affiancato dalla curatrice Martina Mazzotta, parlare delle proprie opere presenti in questo percorso organizzato in sette tappe che suona come un viaggio tra ricordo e immaginazione, riflessione e poesia. Realizzate con pennello e ad inchiostro su carta di cotone fatta a mano esse si riferiscono alle emozioni vissute dall’artista nell’accostarsi alla natura, per contemplarla e ascoltarla e ascoltarsi. E in questo entrare nei suoni, profumi, armonie diffuse della natura e del paesaggio l’artista è come avvolto da un abbraccio che fa muovere il suo corpo, i suoi occhi compreso il respiro.

Jianhua in mostra al Complesso del Vittoriano

Lo studio del paesaggio viene affrontato in modo sempre nuovo da Mao Jianhua che nel suo percorso formativo ha guardato ai famosi pittori della dinastia Qing a Wang Yuanqi e poi alla dinastia Yuan, e a quella di Ju Ran e Dong Yuan, per arrivare al famoso artista moderno Huang Binhong di cui ha colto l’originalità nella lavorazione dell’inchiostro sulla carta.  Dai paesaggi di Mao Jianhua, come emersi da un sogno in cui ritrovare quel senso di libertà e autenticità, ma anche di stupore e meraviglia, affiora la storia della sua terra, le sue armonie riferite a scenari che conducono lontano eppure vicino a toccare le proprie sensazioni ancora non del tutto sopite. Le rappresentazioni di Mao Jianhua danno vita ad una meravigliosa “cosmogonia” di rimandi, di evasioni visive e mentali. Nei tratti segnici del bianco e nero vi è l’idea del superamento degli opposti come anche di vita e morte visti come una sorta di conseguenza l’una dell’altra perché tutto è come sospeso in attesa che l’uomo recuperi il suo legame autentico con la natura.L’ organizzazione e il coordinamento generale della mostra sono a cura di Roberta Cardinali.

Silvana Lazzarino

 

MAO JIANHUA

THE TIMELESS DANCE

Beyond the mountains

A cura di Martina Mazzotta

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30; venerdì e sabato 9.30 – 22.00; domenica 9.30 – 20.30.

Via San Pietro in Carcere – ROMA

Ingresso libero

DAL 13 AL 26 SETTEMBRE 2017

Anteprima e inaugurazione martedì 12 settembre 2017

Info:www.ilvittoriano.com

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Francesco Oggianu va oltre il visibile

FRANCESCO OGGIANU

FOTOGRAFARE OLTRE LA REALTA’  IN MOSTRA A GROTTAFERRATA (RM)

Lo sguardo di Francesco Oggianu entra negli spazi a lui intorno e nelle emozioni delle persone che li abitano e percorrono, cogliendo con eleganza e disinvoltura attraverso il mezzo fotografico ogni espressione percepita o immaginata di quei luoghi e di chi li vive. Luoghi e spazi ripresi in contesti quotidiani, ma anche in momenti di svago. Il suo guardare va oltre la semplice restituzione di quanto accade a lui intorno, perché nel suo raccontare la vita cerca di andare al di la di quella immagine iniziale, svelandone il lato nascosto, forse misterioso che grazie ad un equilibrio di luci e ombre e ad un’inquadratura mirata, riesce a tirare fuori. Dal visibile trae l’invisibile per far parlare nostalgici pensieri, emozioni lontane che riaffiorano, o semplicemente stati d’animo legati a suggestivi scenari che regalano i diversi volti di una natura ora selvaggia, ora rasserenante.

Francesco Oggianu mostra fotografica

Francesco Oggianu
mostra fotografica

A Francesco Oggianu, fiorentino, ma residente da tempo in provincia di Roma, impiegato civile alle dipendenze del Ministero della Difesa con una grande passione: quella per il mondo delle reflex è dedicata una mostra “A MODO MIO dove sono presenti oltre 20 lavori, in corso a Grottaferrata (Roma) ospitata da PANGEA International Restaurant e aperta fino al 10 febbraio 2017.

A questa arte si appassiona fin da giovanissimo, ma è solo negli ultimi anni che inizia ad indagare appieno la realtà che lo circonda utilizzando la macchina fotografica. Una passione che lo porta a prendere parte a numerosi concorsi nazionali (anche vincendoli) e a numerose collettive in location prestigiose e all’interno di festival con richiami anche internazionali.

Dagli inizi in analogico alla dimensione digitale, Francesco Oggianu si è trasformato a sua volta, negli anni, in maniera radicale, osservando i vari contesti con ottiche per lui via via più sofisticate. Da pochissimo sta usando una EOS 6D, prediligendo grandangolari, ma usando un po’ tutti gli obbiettivi disponibili sul

mercato. Diverse le tematiche con cui si confronta, ma al primo posto restano sempre i paesaggi, senza dimenticare il ritratti e Macro come si può evincere dai suoi portfoli.

Tra le sue esperienze professionali più recenti va citata la partecipazione nel 2012 ad un workshop del Bianco e Nero con il francese Dominique Bollinger, tenutosi in provincia di Siena. Ma a dare una nuova impronta al suo modo di confrontarsi con il quotidiano è stato l’incontro con il grande Maestro del Colore Franco Fontana, con cui Oggianu ha trascorso giorni di corso in stile full immersion che lo hanno profondamente maturato. Da allora è scattato n lui il bisogno di cercare oltre le cose, oltre gli aspetti della realtà, mirando costantemente di “rendere visibile l’invisibile”, come direbbe il Fontana stesso, e di fotografare tutto quello a cui pensa.

Silvana Lazzarino

 

Francesco Oggianu

A MODO MIO

Mostra fotografica

PANGEA International Restaurant

Corso del Popolo 90 – Grottaferrata (RM)

Fino al 10 febbraio 2017

Ingresso libero

Per informazioni telefono:06-90273598 – 3313251504

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Intervista a Patrizia Canola

PATRIZIA CANOLA

RACCONTA LE EMOZIONI LUNGO IL MOSAICO DELLA VITA TRA NATURA E ANIMA

Attraverso i luoghi fisici e metafisici di una natura in divenire dove il paesaggio cambia il suo volto ora mostrando atmosfere intense e rasserenanti, ora malinconiche e nostalgiche ci guida il percorso visivo ed emotivo di PATRIZIA CANOLA artista di fama internazionale, che con la sua pittura cattura in modo sorprendente i ritmi della luce nel suo riflettere le diverse atmosfere delle stagioni. 2015-07 CAMPO DI GRANO - Olio su tela 80 x 90.JPG

Nata a Milano, ma attiva in Brianza. sito privilegiato dove da forma e vita ad opere avvolgenti che raccontano dei suoni e dei bisbiglii, dei respiri e silenzi della natura, Patrizia Canola, con quarant’anni di carriera ha all’attivo numerose mostre in Italia e all’estero di grande successo. Il fascino della sua arte dove la natura è protagonista tra silenziosi paesaggi invernali con neve e ghiacciai, distese di campi di grano e fiori dalla tinte accese, ruscelli, maestosi faggi e ancora cieli a perdita d’occhio di cui colpiscono i notturni dai riflessi argentati sta nel creare una compenetrazione visivo- emotiva senza eguali riportando in superficie desideri lontani, sogni in cui sperare, invitando a guardare oltre ed interrogarsi sul senso di questa vita di cui si percepiscono i limiti.

In esclusiva per “Il Dispari” Patrizia Canola ha rilasciato un’intervista che meglio illustra il suo percorso creativo.

da sin Silvana Lazzarino e Patrizia Canola

da sin Silvana Lazzarino e Patrizia Canola

 

INTERVISTA A PATRIZIA CANOLA

Quando è nata la tua passione per la pittura?   L’ho sempre avuta fin da bambina. In prima elementare mi ricordo ancora di un disegno dove ho ricreato la piazza di Ferrara con la chiesa, il campanile e in primo piano la mia bambola con le trecce nere e il vestitino a quadretti rossi e di lato le rondini. Quando con la mia famiglia ci siamo trasferiti in Toscana a Montecatini mi è capitato una mattina poco prima del sorgere del sole di restare affascinata dalla vista di una piccola valle le cui colline sfumavano verso il rosa mentre una leggera nebbiolina accarezzava l’orizzonte. Fu in quel momento che espressi il desiderio di diventare una pittrice per poter dipingere un giorno tanta bellezza.caola-fiori-viola

Quali sono stati i tuoi studi e quali gli artisti cui hai fatto riferimento nei tuoi inizi? Dopo le Magistrali ho frequentato la Scuola di Arte Pura Applicata a Merate. Prima degli impressionisti nel mio cuore erano i Macchiaioli come Fattori, Telemaco, Signorini, ma il mio studio è partito dai classici (pittori del Trecento e del Quattrocento) visti in Toscana tra questi Luca Della Robbia.

Come nasce la scelta di riferiti ai luoghi vicini e lontani, solari e più ombreggiati di una natura sempre in divenire con l’alternarsi delle stagioni? Dal fatto di essere rimasta affascinata dai luoghi suggestivi del nostro Paese come Montecatini, Asiago, La Spezia, diversi tra loro per colori e tipologia di paesaggio, luoghi in cui sono vissuta negli anni della mia fanciullezza e adolescenza.

Come procedi nel tuo lavoro e quali le tecniche usate? Lavoro con pennello e spatola, lo schizzo serve come suggerimento per collocare i dettagli della natura come ad esempio quando ho realizzato il bozzetto per Il “Faggio del tè”.serenita-cavallo-2014

La pittura all’aria aperta, un po’ come gli Impressionisti ti ha permesso di cogliere non solo l’attimo di una data situazione, ma anche il movimento della luce nel suo filtrare lungo lo scorrere dell’acqua di un fiume, o nell’ondeggiare delle canne della palude. Quanto è importante la luce nei tuoi dipinti e che valore assume? La luce è fondamentale perché nel dipinto i colori cambiano al variare delle ore del giorno e delle stagioni, luce che definisce ogni dettaglio come per i platani che d’inverno con la neve sembrano surreali. Ho imparato a cogliere la velocità di quell’attimo in cui la luce si poggia su un preciso elemento della natura.

Alcuni critici ti hanno definita pittrice impressionista e macchiaiola. Ti ritrovi in questa definizione? A grosso modo sì. Mi piace la macchia toscana, ma a colpirmi era in particolare la pennellata degli Impressionisti. Prima ero molto ancorata ai dettagli, adesso il mio stile sta cambiando verso una descrizione più essenziale per andare al cuore delle cose.piazza-s-marco-venezia

Diversi sono i soggetti rappresentati nei tuoi dipinti durante i tuoi 40 anni di carriera: dai vari luoghi della natura tra montagne, marine, boschi, alle nature morte, da alcune piazze di città come Portofino e Venezia ai ritratti, per poi passare ai cavalli intensi nei loro movimento e ai singoli alberi con il loro microcosmo silenzioso e nostalgico. Tra questi soggetti quale quello che ti ha dato un’emozione particolare?  La sfida più grande è stata realizzare “Piazza San Marco” con le persone e definire i colori di Venezia dove dominano il verde dei tetti e il rosa delle case e delle calli, Per questo dipinto ho realizzato un disegno molto dettagliato e preciso. Un critico d’arte di fronte a “piazza San Marco” disse “piazza San Marco un dipinto da far tremare le vene e i polsi”.

Da circa sei mesi ti stai orientando verso uno stile più legato ad un pensiero metafisico dove le figure non sono più definite e dove prevalgono colori molto chiari quasi tendenti al bianco. Cosa ti ha spinto a questa scelta? Il senso e le mille domande sulla vita e su quello che accade. Sono pensieri che avverto e in quanto tali ho scelto di utilizzare un colore adatto ad un pensiero astratto come in “Va pensiero” dove ho cercato un colore chiaro.

Va pensiero

Sulla linea di “Va pensiero” è “Futuro”. Qual’ è il loro significato? In “Va Pensiero” si parla di libertà: diritto di tutti spesso da conquistare che contempla anche la libertà di pensiero, idea resa attraverso figure impercettibili allungate verso l’alto. In “Futuro” ho voluto restituire la sensazione che si sta vivendo in questo tempo dominato dai social dove sempre più l’individuo smarrisce la propria personalità. Così ho pensato all’immagine del nostro DNA scomposto ad indicare una realtà virtuale in cui si è tutti omologati nelle azioni e nei pensieri. Le due scale appena accennate indicano le possibilità che ha l’uomo di procedere verso l’alto per ritrovare le vere emozioni, o verso il basso dove è destinato ad inaridirsi. “Futuro” sintetizza il mondo attuale che si sta chiudendolo in se stesso, l’unica cosa che può salvare l’uomo è la croce appena accennata nel dipinto a simboleggiare la resurrezione. Oltre alla croce sono la stella blu simbolo dello spirito e la triade dove è Dio la cui scintilla è in ciascun individuo. E’ un appello ad un risveglio di coscienze simboleggiato dalla triade. Si tratta di dipinti che riflettono lo stato emotivo dell’uomo tra desideri di libertà, speranze, ma anche dubbi legati ad un futuro dove si rischia di perdere la propria identità se si resta chiusi nel proprio egoismo.

Tra le opere più recenti quale quella cui tieni di più e cui sei legata per un motivo particolare? “Va pensiero” dove è accennato il viaggio dell’ umanità verso il desiderio di libertà.

A parte Alba Gonzales, scultrice di fama internazionale con cui hai esposto in diverse occasioni importanti, quale tra gli artisti contemporanei quello con cui vorresti esporre e perché?

Futuro

Andrea Trisciuzzi che stimo come artista e maestro. Come artista è bellezza e sentimento nella forma più alta: le sue opere sono un piacere per gli occhi e lo spirito. Andrea è un compagno di viaggio e un maestro e persona di grande spessore.

La tua arte è poesia delle emozioni perché riesce a restituire quel battito del cuore proprio come una lirica. Tra i grandi poeti di ieri e di oggi quale quello più vicino al tuo sentire?  Pascoli perché dentro di noi è sempre presente un fanciullino. Ma in assoluto il poeta che amo più di tutti è Shakespeare per il suo raccontare la vita e per il suo essere attuale. Queste le sue parole: “….siamo il palcoscenico della vita dove siamo attori, spettatori, perché recitiamo tanti ruoli.”

Quando la tua prossima mostra? La personale a Palazzo Zenobio a Venezia da febbraio a Marzo.2017 e al mio fianco sarà anche la famosa scultrice Alba Gonzales.

Complimenti per la tua carriera luminosa e costellata di successi. Bruno Mancini e la DILA, ma anche tutta l’isola di Ischia non vedono l’ora di incontrarti. Ti aspettiamo al Museo Etnografico del Mare di Ischia con i tuoi dipinti in cui ritrovare il mosaico della vita tra bellezza verità. Bene, ne sono molto felice.

Silvana Lazzarino

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Patrizia Canola e i respiri della natura

PATRIZIA CANOLA

LA SUA ARTE PROIETTA NEGLI ORIZZONTI DELLLA NATURA PER TROVARE NUOVI RESPIRI

Il colore e la luce che creano suggestive rifrazioni nel dare forma e vita ai ritmi infiniti della natura con i suoi volti sempre diversi di stagione in stagione, irrompono con equilibrio e armonia nei dipinti lirici e avvolgenti di Patrizia Canola.

Patrizia Canola

Patrizia Canola

Pittrice affermata e di successo Patrizia Canola ha all’attivo numerose mostre in Italia e all’estero: citiamo tra le più recenti quella promossa da AMACI per la giornata del contemporaneo che l’ha vista esporre insieme ad Alba Gonzales presso gli spazi del Museo Pianeta Azzurro a Fregene (RM) lo scorso ottobre 2015 e la personale presso la Chiesa Monumentale di San Francesco a Gualdo Tadino (PG) a cura di Catia Monacelli.

La natura protagonista delle sue opere, tra silenziosi paesaggi invernali con neve e ghiacciai, distese di campi di grano e fiori dalla tinte accese, ruscelli, maestosi faggi e ancora cieli a perdita d’occhio di cui colpiscono i notturni dai riflessi argentati, apre ad una sorta di

Riflessi

Riflessi

compenetrazione visivo- emotiva riportando in superficie desideri lontani, sogni in cui sperare. Ecco che gli infiniti luoghi della natura dove si alternano giardini in fiore, alberi secolari, striature argentee che in una notte vellutata, intrecciano geometrici arabeschi, invitano a guardare oltre, ripensando alla finitezza dell’individuo per interrogarsi sul senso di questa vita di cui si percepiscono i limiti.

.Mete viste, sognate, desiderate svelano un paesaggio dalle sfumature nuove e dalle tonalità che ora unendosi ora scomponendosi, variano presentandosi a volte vivaci e decise, altre volte chiare e pastello.

Così nella natura, che è infinita, Patrizia Canola, artista raffinata e sensibile, ha scoperto una fonte di ispirazione privilegiata per accostarsi e rivelare le emozioni della vita. Emozioni che riaffiorano anche dopo

Luci d'autunno

Luci d’autunno

tempo posando lo sguardo negli spazi della natura dove la linea di confine tra la terra e il cielo sembra svanire a suggerire una possibile interazione tra l’orizzonte fisico e metafisico.

La Brianza è col tempo diventato il sito più frequentato per dare vita alle sue opere dove filtrano le atmosfere fatte di suoni, bisbigli e rumori di una natura ancora intatta che si lascia catturare nella bellezza delle sue sfumature di colori ora cangianti ora riflessi, per poi nascondersi lasciando un alone di mistero al calar della sera.

Gli scenari descritti da Patrizia Canola sono quelli di un paesaggio in divenire, filtrato nei suoi diversi volti e manifestazioni dalla forza rivelatrice della luce. Luce che forma e fonde il colore a svelare i

Incanto d'inverno

Incanto d’inverno

dettagli di questa natura solare e rasserenante che rimanda all’eterno ciclo dell’esistenza nel passare delle stagioni. La luce da lei catturata sia diurna, sia crepuscolare, avvolge ogni singolo particolare del paesaggio o veduta: ecco che un bosco, un campo di grano, un torrente d’acqua cristallina e poi le mimose, le peonie e l’uva bianca, si riempiono di questa essenza che traspare in ogni loro dettaglio creando il senso del movimento. Intense le incursioni di luci a scandire le variazioni cromatiche in Rifrazioni (2014) e Atmosfera d’inverno sul fiume Adda (2015) che esaltano l’effetto delle trasparenze legate alla magia dei riflessi. La luce nei dipinti della Canola crea trasparenze e spessori, riflettendosi nell’acqua e liberandosi nel cielo: una luce che ora sembra irrompere e palpitare fra i rami e le cime degli alberi come in Luci d’Autunno (2015), ora fermarsi su quelle proiezioni di orizzonti dove i  ghiacciai diventano specchi per cieli quasi marmorei e custodi di verità come in Incanto d’inverno (2015). Verità sul senso della vita inafferrabile, ma percepibile attraverso colori intensi e vivaci, delicati e avvolgenti nel loro restituire profumi ed energia ad alberi, fiori, fili d’erba, ninfee che raccontano della continuità, del passare dalla nascita alla morte, per poi rinascere. E’ la rinascita del respiro cosmico che abbraccia il finito e l’infinito tra la terra e il cielo parlando all’uomo del mistero della vita.

Silvana Lazzarino

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