Péter Korniss al Museo di Roma in Trastevere

 I suoi scatti in mostra fino al 2 giugno raccontano la scomparsa della cultura contadina ungherese

Ha saputo come pochi catturare la realtà riferita alla cultura contadina ungherese in via di estinzione  di cui ha restituito usi, costumi di una popolazione legata a tradizioni che si perdono nel tempo. Al suo sguardo attento non è sfuggita la dura vita dei pendolari con particolare riferimento a András Skarbit che ha seguito per oltre un decennio. Questo è parte del lavoro svolto da Péter Korniss (Kolozsvár, Románia, 1937) tra le figure più significativi della fotografia contemporanea ungherese, cui è dedicata un’interessante esposizione  negli spazi del Museo di Roma in Trastevere dal 10 aprile al 2 giugno 2019.

Peter Korniss_Madre e bimba_Mother and Babe-in-Arms_1973

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dall’Ambasciata di Ungheria, Accademia d’Ungheria in Roma e Galleria Vàrfok di Budapest, la mostra dal titolo “Transiszione” arriva a due anni di distanza dall’ottantesimo compleanno del fotografo e dalla retrospettiva monumentale a lui dedicata dalla Galleria Nazionale Ungherese. L’esposizione a cura di Krisztina Kovács, direttore della Galleria Várfok di Budapest, attraverso un percorso cronologico diviso in quattro sezioni dove è dato risalto agli scatti più emblematici  dell’autore, restituisce la progressiva scomparsa della tradizionale cultura contadina nell’Europa orientale in seguito alla globalizzazione .

Con occhio attento e snsibile, Péter Korniss ha rappresentato i cambiamenti e i segni irreversibili che proprio la globalizzazione ha lasciato sulla cultura e sulla vita familiare delle comunità dei villaggi rurali. Il percorso espositivo segue cronologicamente l’attività del fotografo e reporter dalla fine degli anni Cinquanta al 2017: dai primi scatti del villaggio ungherese della Transilvania Szék (in romeno Sic), realizzate nel 1967, alla più recente e concettuale serie Guest Worker Women a Budapest (2014-17).

Ad aprire il percorso “Il passato 1967 – 1978” cui segue “Transizione 1989 – 2016”; alla vita dei pendolari tra la Transilvania e l’Ungheria è dedicata la terza sezione “The Guest Worker” la più nota, e il primo progetto fotografico a lungo termine realizzato nello scenario fotografico ungherese. Si tratta di opere realizzate tra il 1979 e il 1988, diventate ormai pietre miliari della fotografia – come la celebre immagine degli Armadietti per alimenti degli operai – la cui potenza espressiva offre ancora oggi spunti validi per gli artisti contemporanei ungheresi.

Peter Korniss_ Di fronte alla stazione ferroviaria occidentale di Budapest_In Front of the Western Railway Station_1984

A chiudere il percorso la quarta e ultima parte “Guest Worker Women a Budapest 2012 – 2015”, con le fotografie più recenti dell’artista dedicate alle donne transilvane provenienti dal comune Szék (in romeno Sic), che lavorano a Budapest indossando ancora oggi i loro abiti tradizionali rossi. Una forte sensibilità artistica quella di Péter Korniss:che si è rinnovata nel tempo.

La serie The Guest Worker (1988) è stata il primo progetto fotografico a lungo termine nella scena artistica ungherese ed è stata esposta in tutto il mondo, tra cui Monaco di Baviera, Stati Uniti, Praga, Bratislava, e una selezione è stata anche in mostra alla Royal Academy of Art di Londra.

Come fotoreporter per la stampa ungherese Péter Korniss. come per altre riviste internazionali, tra cui il National Geographic, GEO Magazine, Airone, Fortune e Forbes. Dal 1977, è stato membro della giuria del World Press Photo per tre anni.

Diversi e importanti sono i libri pubblicati sui suoi progetti tra cui: “Heaven’s Bridegroom” (1975), “Passing Times” (1979), “The Guest Worker” (1988), “Inventory” (1998), “Attachment” (2008) e “Continuing Memories” (2017).

Le sue fotografie sono presenti in diverse collezioni di gallerie e musei di sedici paesi tra cui il: Museo Ungherese della Fotografia (Kecskemét, Ungheria), Musée Nicephore Niépce (Chalon-sur-Saône, Francia), National Science and Media Museum (Bradford, Regno Unito), Museo Déri (Debrecen, Ungheria), Museo Laczkó Dezső (Veszprém, Ungheria), Galleria Nazionale Ungherese (Budapest, Ungheria), Getty Research Center (Los Angeles, Stati Uniti), The Archive of Modern Conflict (Toronto, Canada).

Silvana Lazzarino

Péter Korniss: Transizione

Luogo   Museo di Roma in Trastevere,

Piazza S. Egidio,1/b 00153 Roma

Orario: da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00

La biglietteria chiude alle ore 19.00

Chiuso lunedì (ad eccezione di lunedì 22 aprile 2019, giorno di Pasquetta in cui il museo darà aperto al pubblico), 1 maggio.

Per informazioni: 060606 (tutti i giorni 9.00-19.00)

dal 10 aprile al 2 giugno 2019

 

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Kenro Izu allo Spazio Damiani a Bologna con la mostra “Seduction”

L’artista giapponese è in mostra  dal 22 marzo 2019 nello Spazio Damiani con i suoi scatti che vanno oltre la realtà per restituire Immagini in cui l’ombra crea espansioni di corpi e oggetti

Dall’interesse per i luoghi sacri delle grandi antiche civiltà  a quello per le persone ai margini della società in particolare quella indiana, fino al richiamo per PompeiKENRO IZU attraverso la fotografia ha restituito aspetti della storia dell’uomo con sguardo attento e partecipe cogliendo quel senso di rinascita e smarrimento e quelle luci e ombre che attraversano l’esistenza. Allo stesso tempo anche lo studio della natura morta lo porta ad una interpretazione nuova del soggetto di cui cattura l’essenza spirituale insita nei corpi e negli stessi oggetti.

Nato ad Osaka in Giappone nel 1949, KENRO IZU si è formato a Tokyo alla Art at Nippon University, scegliendo poi di trasferirsi a New York nel 1974 dove attualmente vive e lavora.

Kenro Izul esposizione “Seduction”, Spazio Damiani, Bologna

A questo protagonista della fotografia contemporanea, le cui opere sono state esposte in diverse gallerie dall’Asia all’ Europa agli Stati Uniti tra cui: il Rubin Museum of Art di New York, l’Arthur M. Sackler Gallery di Washington, il Kiyosato Photographic Art Museum in Giappone, la Serindia Gallery di Bangkok e la Galleria Forma a Milano, è dedicata l’esposizione “SEDUCTION” presso lo Spazio Damiani a Bologna. La personale del fotografo giapponese, che inaugura il 22 marzo 2019 alle 18.30, aperta fino al 31 luglio, presenta 15 scatti della serie “Still Life” realizzati da Kenro Izu tra il 1991 e il 2017, in cui il concetto di ombra viene valorizzato in quanto fenomeno che restituisce un nuovo modo di osservare l’oggetto, i corpi e lo spazio dove essi si collocano ed inseriscono.

Si tratta di fotografie dai soggetti eleganti e raffinati prese dalle quattro sezioni in cui si articola la serie: Flora, Body, Blue e Orchard. Si procede da soggetti quali fiori, frutta e corpi umani cui viene restituita una nuova visione, a composizioni di oggetti dal sapore metafisico, per poi passare all’omaggio a Picasso del periodo blu con due cianotipie tratte dalla sezione Blue. Le forme astratte del corpo femminile, grazie a questa tecnica della cianotipia su platino sviluppata dal fotografo, emergono dal colore blu e dalle ombre profonde del platino.

Il suo lento processo creativo nello svelare l’essenza spirituale di corpi e oggetti, lo porta a rendere palese un atto di seduzione tra l’artista stesso e il soggetto osservato, Dalla cultura tradizionale giapponese egli riprende il fenomeno delle ombre che al pari della luce, definiscono i corpi, gli oggetti e gli spazi assumendo un valore positivo rispetto a quanto ritenuto nella cultura occidentale.

Viene utilizzata per tredici fotografie la tecnica di stampa al palladio, la più raffinata delle tecniche di stampa in bianco e nero attraverso cui le immagini presentano una vasta ampiezza nelle sfumature, dando valore alla resa del gioco di luci e ombre.

Il suo primo accostamento alla fotografia digitale avviene con la serie “ Requiem”  che fa riferimento alla vicenda della città di Pompei quasi duemila anni fa distrutta dall’eruzione del Vesuvio.

A seguito del viaggio in Cambogia nel 1993 in cui constata le condizioni di estrema povertà della popolazione con molte carenze nel sistema sanitario, si decide a fondare un’associazione no-profit, Friends Without A Border (Friends). per dare vita in Cambogia a Siem Reap, all’ospedale pediatrico Angkor Hospital for Children (AHC), che da allora ha curato oltre un milione e seicentomila bambini. Inoltre nel 2015 ha fondato un secondo ospedale pediatrico a Luang Prabang, in Laos, il Lao Friends Hospital for Children (LFHC).

Diversi i volumi da lui pubblicati tra cui “Sacred Places” (Arena Editions), “Bhutan sacred within” (Nazraeli), “Teritories of Spirits” (Skira Books), “Eternal Light (Steidle)”, “Seduction” (Damiani).

Numerosi anche i premi e riconoscimenti ricevuti tra cui: il National Endowment for Arts, il New York Foundation for Arts e la Guggenheim Fellowship.

Silvana Lazzarino

 

KENRO IZU

“Seduction”

Spazio Damiani,

Via dello Scalo 3/2 abc, Bologna

Orario: dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 18.00, il venerdì dalle 9.00 alle 16.30,

Inaugurazione venerdì 22 marzo 2019 ore 18.30

Dal 22 marzo al 31 luglio 2019

 

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Sandra Milo riceve il Nastro d’Argento alla Casa del Cinema

Sandra Milo riceve il Nastro d’Argento e proiezione documentario sulla sua vita.

In occasione della giornata dedicata alla festa della Donna l’8 marzo 2018, l’attrice SANDRA MILO, tra le icone più affascinanti del cinema italiano, verrà premiata con il Nastro d’Argento alla Casa del Cinema di Roma.

Sandra Milo premio Nastro d’Argento alla Casa del Cinema di Roma

Salvatrice Elena Greco in arte Sandra Milo, musa ispiratrice di Federico Fellini, prima della presentazione del documentario a lei dedicato “Salvatrice – Sandra Milo si racconta” che sarà proiettato giovedì’ 8 marzo elle 17.30 in programma all’interno della rassegna ItaliaDoc2018, riceverà da parte del SNGCI – Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani il Nastro d’Argento 2018 – Premio Speciale assegnato all’attrice per la sua partecipazione come protagonista al documentario diretto dall’esordiente Giorgia Wurth.

Sarà la presidente del SNGCI Laura Delli Colli a consegnare il premio all’attrice che saluterà il pubblico della sala Deluxe insieme al curatore della rassegna Maurizio Di Rienzo. Il documentario diretto dalla Wurth e a lei dedicato, ripercorre insieme le tappe di un’intera carriera dell’attrice mostrando al pubblico le particolarità caratteriali di una donna versatile, ironica e saggia ancor prima di essere diva.

Sandra Milo premio Nastro d’Argento alla Casa del Cinema di Roma

Il percorso parte da Tunisi dove ha inizio il viaggio della Milo di cui la regista Giorgia Wurth ha saputo con grande efficacia descrittiva sul piano delle azioni e delle emozioni, restituire un ritratto di donna sensuale, spontanea e semplice allo stesso tempo, molto amata in particolare dal pubblico maschile. Tutta la sua carriera viene seguita passo passo, dagli albori ai suoi ultimi atti facendo uso di un antico baule al cui interno sono racchiusi i momenti più significativi e singolari della sua vita. Sandra Milo senza indugi, da questo baule ripesca ad uno ad uno i molteplici articoli di giornale e le numerosissime foto che ritraggono episodi dei suoi anni di gloria. Emergono così anche sue eccezionali amicizie e poi si ripercorrono gli anni a Cinecittà dove Sandra Milo è pervasa dai ricordi per un racconto sempre più personale e intimo, dal temporaneo abbandono del mondo dello spettacolo al lungo amore per Federico Fellini.

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, due giorni dopo la proiezione alla Casa del Cinema il documentario. verrà trasmesso in prima serata sabato 10 marzo sul canale satellitare Sky Arte, network a sua volta premiato con un altro Nastro d’Argento Speciale conferitogli “per la qualità, l’originalità e il successo di un’offerta non solo televisiva che sulla cultura, l’arte, il design, lo spettacolo ha saputo accendere la curiosità di un nuovo pubblico”.

 

Silvana Lazzarino

 

Sandra Milo riceve il Nastro d’Argento

alla Casa del Cinema

proiezione del Documentario SALVATRICE – SANDRA MILO SI RACCONTA di Giorgia Wurth 60’

Largo Marcello Mastroianni, 1 Roma

in collaborazione con Rai; Rai Cinema 01 distribution

Informazioni tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it

Giovedì 8 marzo ore 17.30

Replica domenica 11 marzo, ore 18.00

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Borgate negli scatti di Pasquale Liguori

 BORGATE. LO SGUARDO DI PASQUALE LIGUORI NELLE PERIFERIE DI ROMA A COGLIERE L’AUTENTICITA’ DELLA VITA

Sebbene la borgata sia stata considerata una realtà legata ad un distretto periferico della città di Roma, oggi è parte integrante del tessuto urbano. Ad interessarsi alle borgate quali luoghi dove si respira autenticità, semplicità, contrasti e integrazione è Pasquale “Pas” Liguori, originario di Napoli, ma da molti anni residente a Roma dove vive e lavora come consulente aziendale con la passione per la fotografia. Ad affascinarlo sono state in particolare le periferie indagate attraverso la macchina fotografica sia sotto il profilo urbanistico, sia da un lato antropologico e sociale. Alla sua arte è dedicata un’interessante mostra a Roma aperta dal 15 settembre 2017 presso la Casa della Memoria e della Storia, che ripercorre gli scatti da lui realizzati come fossero parte di un reportage fotografico ripresi alle prime luci dell’alba nelle periferie di Roma. Promossa da Roma Capitale- Assessorato alla Crescita culturale – Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, l’esposizione “BORGATE mostra di Pasquale Liguori a cura di Daniele Zedda, mette a nudo in particolare quelle aree cittadine dove in periodo fascista furono istituite 12 borgate: Acilia, Gordiani, Pietralata, Primavalle, Prenestino, Quarticciolo, San Basilio, Tiburtino III, Tor Marancia, Trullo, Tufello, Val Melaina. Si tratta di distretti un tempo distanti e periferici, oggi integrati con il tessuto cittadino della Capitale. Affiora da queste immagini la presenza di una Roma autentica, affatto appariscente ripresa in particolare alle prime luci dell’alba di ogni domenica mattina a cogliere la parte più viva della città.

borgate negli scatti di Pasquale Liguori in mostra a Roma

Nel muovere i primi passi di questo viaggio”, afferma Liguori, “mi sono ispirato a un espediente linguistico condotto sul sostantivo Borgate. Immaginandolo composto col suffisso anglosassone -gate, l’ho allontanato dall’accezione comunemente scandalistica (come in Watergate, Sexygate etc.), per avvicinarlo al significato tradotto in porta, varco, meglio ancora in uscita fotografica nella parte più viva della città”. Le 12 borgate raccontano un silenzio apparente, quello coincidente col collettivo ristoro nelle prime ore del mattino del giorno festivo, dopo la routine dei giorni precedenti. In quei momenti, gli edifici raccolgono la massima presenza di vite mentre piazze e strade sono praticamente deserte.

Un progetto che guarda all’esplorazione di volumi, spazi e strutture con fattori confondenti ridotti; e alla registrazione simultanea di un’umanità non visibile, ma assoluta protagonista dei luoghi. Una testimonianza quella di Liguori  che, lungi dal riprendere spettacolari alterazioni post-produttive, si è soffermata sulla percezione del luogo e del rapporto tra territorio-uomo, misurandone linee, angoli e contrasti nei loro limiti e nelle loro possibilità di sviluppo sociale. Lontano da un’impostazione voyeuristica e retorica sullo stato di problematiche che non intende nascondere, Liguori resta fedele alla storia, alle trasformazioni delle borgate, e ai valori.  Le fotografie di BORGATE inducono alla riflessione e all’iniziativa consapevole in aree complesse dove tradurre in pratica i vantaggi possibili dell’integrazione di istanze e culture differenti, contrastando impersonali derive urbanistiche e incitando a una vita degna e migliore.

Il lavoro svolto di recente da Liguori entro i contesti abitativi di Roma, Napoli e Berlino si è focalizzato sullo studio dei luoghi e degli assetti territoriali dove la presenza umana viene raccontata attraverso le sue tracce eloquenti, in un approccio originale a metà tra reportage e ricerca sullo spazio urbano. Ad accompagnare la mostra è un ricco programma di appuntamenti sul tema delle borgate, sotto il profilo storico, urbanistico, sociologico e culturale che si svolgerà dal 5 ottobre al 6 dicembre 2017 nella sede della Casa della Memoria e della Storia. Diversi gli incontri tra cui citiamo (nell’ambito della giornata introduttiva del 5 ottobre) “Borgate “ufficiali” a Roma: origini, cronologie, tipologie e modelli abitativi” con l’intervento di Luciano Villani, Università degli Studi dell’Aquila, Centre d’histoire sociale du XXe siècle (Universitè Paris 1 Panthéon Sorbonne), “Roma tra fascismo e dopoguerra: la progressiva “zonizzazione” della città capitale con l’intervento di Lidia Piccioni, docente di Storia Contemporanea, Dipartimento di Storia Culture Religioni, Sapienza Università di Roma e “Studi su borgate e periferie romane. Ferrarotti e collaboratori “cui interverrà Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia, Sapienza Università di Roma. Il tema della “Lotta per la casa” sarà affrontato il 18 ottobre durante la giornata seminariale dove saranno proiettati: il docufilm “Sotto un cielo di piombo. Il movimento di lotta per la casa a Roma 1962-1985” di Massimo Sestili (2017, 65’) introdotto da Massimo Sestili e Nina Quarenghi e il documentario  “Good-buy Roma” di Margherita Pisano e Gaetano Crivaro (2011, 50′) introdotto da Margherita Pisano e Gaetano Crivaro.. Pasquale Liguori è autore di saggi riguardanti la riqualificazione delle periferie e la fotografia urbana e sociale.

Silvana Lazzarino

 

BORGATE

mostra di Pasquale Liguori

a cura di di Daniele Zedda

CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA

Via San Francesco di Sales, 5 060608

Orario; Lunedì – venerdì ore 9.30-20.00

15 settembre – 31 ottobre 2017

Inaugurazione 14 Settembre 2017, ore 18:00

ALL’INAUGURAZIONE Intervengono: Pasquale “Pas” LIGUORI, fotografo

Carlo CELLAMARE, docente di Urbanistica Università “La Sapienza”

Maurizio GAROFALO, art director e photo editor

Lidia PICCIONI, docente di Storia Contemporanea Università “La Sapienza”

con la partecipazione di Tano D’AMICO, giornalista e fotoreporter

Modera Guglielmo PEPE, giornalista, già direttore di National Geographic

Per informazioni: www.comune.roma.it, 06.6876543

Ingresso Libero

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Massimiliano Bartesaghi e le sue prospettive urbane

MASSIMILIANO BARTESAGHI IN MOSTRA AD ANZIO A VILLA SARSINA

Capace di cogliere immagini di spazi e luoghi restituite entro una visione nuova a partire da dinamiche differenti, MASSIMILIANO BARTESAGHI fa della fotografia il mezzo privilegiato per  raccontare il suo punto di vista e le possibili aperture visive ed emotive con cui filtrare ogni aspetto della realtà e dell’esistenza. Appassionato fin da giovanissimo di fotografia tanto da iniziare a realizzare i suoi primi scatti a soli 9 anni con una Kodak Instamatic regalo della Prima Comunione, si è formato da autodidatta passando alle reflex prima analogiche e poi digitali nel 2005, per giungere alla Canon 5D mark II che utilizza attualmente. Lo studio della fotografia portato avanti negli anni gli ha permesso di procedere con l’indagare quanto a lui intorno senza prediligere un genere particolare, ma lasciandosi guidare dalle emozioni e dalle sensazioni del momento.

A questo artista che nei suoi numerosi viaggi tra Roma, Parigi, Berlino, New York, Tokyo ha restituito con una diversa prospettiva gli scenari di queste straordinaria città è dedicata una suggestiva mostra nella cittadina di Anzio dal 29 agosto al 5 settembre 2017 presso gli spazi di Villa Sarsina. L’esposizione, che rientra negli appuntamenti legati al PHOTOFESTIAVAL “Attraverso le Pieghe del Tempo” di cui è direttore artistico la dottoressa Lisa Bernardini, sarà inaugurata il prossimo 29 agosto alle ore 18.00 con il taglio del nastro da parte dell’Assessore Laura Nolfi e la presenza di due nomi d’eccellenza quali  Anthony Peth conduttore radio-televisivo sempre piu’ in vista anche nella conduzione di eventi italiani nel campo della cultura e dello spettacolo e Loredana Finicelli critica d’arte e. curatrice ed esperta di tecnologie digitali applicate alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico. Oltre a questo la Dott.ssa,Loredana Finicelli è Dottore di ricerca in Storia dell’Arte moderna e contemporanea presso La Sapienza, Università degli Studi di Roma, e, dal 2007, docente di “Multimedialità dei Beni culturali” per l’Accademia di Belle Arti di Frosinone.

GEOMETRIE URBANE, questo il titolo della mostra, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura della Città di Anzio e curata da Lisa Bernardini Presidente dell’Associazione culturale “L’Occhio dell’Arte”,  sarà dal 22 al 25 settembre 2017 allo Spoleto  Festival Art in collaborazione con la storica dell’arte Loredana Finicelli.

il percorso espositivo presenta gli scatti di Massimiliano Bartesaghi disposti su pannelli fotografici 40×50 per restituire agli osservatori  visioni legate a mondi  paralleli riferite proprio alle sopracitate città. Il primo scatto legato a questo ciclo delle “Geometrie Urbane” è quello realizzato da Bartesaghi durante una vacanza a Berlino nel 2005, cui sono seguiti molti altri sempre entro un’ottica particolare con cui rappresenta le diverse architetture urbane.

Loredana Finicelli

Ci si trova di fronte a spazi nuovi eppure visti e conosciuti, dove strade e percorsi metropolitani visitati sono reinterpretati con linee e segmenti geometrici in costante divenire in cui la forza della luce crea continuità e alterazione della visione.

Le immagini degli scatti fotografici restituiscono una lettura libera quasi surreale dove si rinnovano i rapporti tra spazio e profondità: i palazzi alti e svettanti, le microstrutture in prospettiva di labirinti cittadini, le geometrie di interni di metropolitane fanno affiorare quella regolarità geometrica tra visione e illusione che creano stupore e fascino. Il segno periodico di linee decise e squadrate e le geometrie che riempiono lo spazio diventano protagonisti a suggerire un nuovo modo di percepire il rapporto tra piani e spazio. Attraverso questa nuova relazione tra piani e spazio si creano ritmi armonici ed equilibrati proprio come equilibrato e perfetto è l’universo matematico attraverso cui viene restituita una visione trasfigurata della realtà che per certi aspetti ricorda stilemi surrealisti.

La straordinaria architettura di quei luoghi lascia affiorare quel sottile e impercettibile reticolo geometrico insito dietro le cose da cui partire per poi successivamente dare forma a visioni interiori. Da una rappresentazione della realtà sotto un nuovo punto di vista si passa a scoprire un orizzonte legato alle immagini interiori. Sembra che geometriche prospettive delle città tra strade, grattacieli, cavalcavia, palazzi, monumenti, viali si condensino creando accostamenti tra il vicino e il lontano, il visibile e ciò che inizialmente è invisibile, per dare spazio ad una nuova visione fatta di rappresentazioni metafisiche con cui esplorare i luoghi della memoria emotiva.

Silvana Lazzarino

GEOMETRIE URBANE

 Fotografie di Massimiliano Bartesaghi

a cura di Lisa Bernardini Presidente dell’Associazione L’Occhio dell’Arte

Villa Corsini Sarsina- ANZIO

29 AGOSTO- 5 SETTEMBRE

INAUGURAZIONE 29 AGOSTO ORE 18.00

Ingresso libero

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